JESSE BROWNER.
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TUTTO ACCADE OGGI.
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Titolo originale: Everything Happens Today.
Traduzione di: Nello Giugliano.
2011. Edizioni e/o, Roma.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Wes cammina per le strade di una New York notturna. Sta tornando a casa e dovrebbe essere felice perch ha appena compiuto il grande passo che tutti i suoi coetanei sognano, il rito di iniziazione per eccellenza.
Wes, 17 anni, ha fatto sesso per la prima volta.
Eppure  triste, indicibilmente, profondamente triste. Perch  successo tutto nel momento sbagliato, con la ragazza sbagliata, per i motivi sbagliati.
 tutto fuori dal rigido e assai articolato copione che in ogni istante della sua vita Wes struttura mentalmente.
Un copione che ingloba in s tutti gli aspetti della sua esistenza, dalla madre gravemente malata e costretta a letto al padre scrittore fallito, dalle pagine di Guerra e pace a quelle del Maestro e Margherita, dall'amore idealizzato e impossibile per la bella Delia a quello pi protettivo per la sorellina Nora.
Un ritratto commovente. Un romanzo tenero e affettuoso. Grazie alle sempre avvincenti e intriganti elucubrazioni del giovane Wes, le pagine di Tutto accade oggi ci restituiscono i sentimenti e le emozioni di un'et in cui ancor pi della vita in s  importante il modo in cui la percepiamo, ancor pi di ci che siamo  importante il modo in cui ci crediamo percepiti dagli altri, un'et in cui nella mente scorre un interminabile flusso di pensieri, considerazioni e sensazioni che pu trasformare ogni banale momento quotidiano nella pagina di un infinito romanzo che ci vede come unici protagonisti.

L'AUTORE.
Jesse Browner  nato nel 1961 a New York, dove vive. Oltre ad aver pubblicato i romanzi Conglomeros, Turnaway e The Uncertain Hour  anche traduttore di Cocteau, Eluard e Rilke.

UN GIUDIZIO.
Una splendida narrazione dell'adolescenza, vista finalmente da una prospettiva pi profonda e matura dei tanti teen drama che affollano il nostro attuale panorama culturale.
The Uncertain Hour (libro precedente di Jesse Browner)  il romanzo pi avvincente che abbia letto da tanto tempo.
Michael Cunningham.


TUTTO ACCADE OGGI.

A Sophie e Cora.

Cogli i momenti di gioia, fatti amare e ama tu stesso!
Solo questo  vero nel mondo, il resto son tutte sciocchezze.
 la sola cosa che ci interessa.
Lev Tolstoj, Guerra e pace. 

Se ti sei fatto a piedi tutta la strada dall'Upper East Side al Greenwich Village nel cuore della notte, la vista di casa tua dovrebbe essere motivo di gioia. Wes provava tutto fuorch gioia mentre saliva i gradini della veranda. Aveva sperato che una lunga passeggiata attraverso la citt buia e silenziosa gli permettesse di vedere le cose in una nuova ottica, ma non aveva funzionato. In altre circostanze la sua avrebbe potuto essere un'avventura, ma non gli restava che una sequenza di immagini sfocate, diafani pensieri usa e getta simili a buste di plastica. Se fosse stato il personaggio di un libro - diciamo il principe Andrej di Guerra e pace - avrebbe colto quell'occasione per una sincera e turbolenta fase di introspezione che l'avrebbe inevitabilmente portato a una qualche nuova intuizione sulla natura umana in generale e sulla sua fragilit morale in particolare.
Ma lui non era il principe Andrej - era solo Wes, Wes l'idiota, il tizio che si era appena rovinato la vita fino alla fine dei tempi, e si sentiva ancora confuso e avvilito, come quando era partito da casa di Lucy, due ore prima. Si ferm sulla soglia e fece un lungo respiro, ma non serv a nulla: la tristezza non and via. Tutt'altro, sent una lacrima che gli si gonfiava nell'occhio, e si sporse in avanti per poggiare la fronte sulla superficie umida e fredda della porta.
Wes sapeva che era orribile, per uno giovane come lui, sentirsi triste in quel modo. Una sensazione in cui parevano mescolarsi elementi di spossatezza, vergogna, disperazione e perdita.
Un adolescente non avrebbe mai dovuto sentirsi cos. Non aveva una grande esperienza in questo genere di cose, ma sentiva d'istinto che quella tristezza era tipica di persone assai pi grandi, pervasa com'era di rimpianti, di nostalgia, della sensazione di aver sprecato le occasioni di mezza vita. Era il sentimento che potrebbe provare un perdente di mezza et quando si rende conto di aver preso una decisione sbagliata vent'anni addietro e di poter ricondurre a quel preciso istante tutto quello che gli  andato male da allora. Il tipo di sentimento, e Wes non faceva fatica a immaginarlo, che poteva provare suo padre.
Un'altra lacrima si strizz fuori dall'occhio e rimase impigliata in una ciglia, offuscandogli la vista. Con la chiave nella serratura, Wes cambi idea e and a sedersi sul primo gradino.
Si sentiva paralizzato dall'indecisione e dalla spossatezza.
Era rimasto sveglio in pratica per tutta la notte, ma non era fisicamente
stanco. Poteva spingersi fino al fiume, era a cinque minuti da l; guardar sorgere il sole e lasciarsi spazzare dal vento pulito poteva essere una sorta di purificazione, un balsamo lenitivo.
Non gli sembrava realistico, per. Wes non credeva che si sarebbe mai pi sentito puro. Di solito quello era il suo momento della giornata preferito. Adorava le strade del Village quando in giro non c'era nessuno, quando gli sembrava di trovarsi su un palco deserto che apparteneva a lui e solo a lui, ma adesso era tutto rovinato. Il sorgere del sole gli sembrava minaccioso e deprimente, quasi il nuovo giorno potesse scolpire nella roccia gli eventi della notte - come se finch era ancora notte ci fosse la possibilit di porre rimedio. Fintanto che lui avesse continuato
a indugiare l fuori quella notte, in qualche modo sarebbe rimasto tutto nel mondo dei sogni, ma se entrava in casa e si chiudeva la porta alle spalle avrebbe reciso il cordone a quegli eventi, donando loro una vita propria sulla quale lui non avrebbe potuto in nessun modo influire. A ogni buon conto, Wes era fottuto.
Nei giorni feriali, spesso i pendolari scandagliavano la zona perfino a quell'ora, a bordo delle loro auto in cerca di un parcheggio libero, ma di sabato mattina le vie del quartiere erano deserte. Il lontano rombo del motore di un camion dalla strada principale; il vento che veniva dal fiume faceva frusciare le poche foglie secche ancora aggrappate ai ginkgo, che sibilavano e gemevano con un suono di ghiaia mossa dal mare. Una manciata di nuvole autunnali, illuminate dal basso dalla citt, si stagliava nel cielo color magenta, e cominci a passare dal bianco crema al rosa  proprio davanti ai suoi occhi. Un tizio con una felpa con cappuccio, spalle incurvate e mani in tasca, gli lanci un'occhiata senza rallentare e poi spar. Wes si chiese come poteva apparire a un passante che non sapeva nulla di lui.
L'avrebbero scambiato per un tossico, un amante rifiutato, un barbone fuori di testa? Di solito Wes passava un bel po' di tempo a immaginare cosa pensassero di lui gli altri, amici o estranei che fossero; a volte si piazzava davanti allo specchio e cercava di vedersi con i loro occhi, ma era inutile. Era del tutto invisibile a se stesso, e per un attimo si chiese se era cos che si sentiva un vampiro - morto a ogni speranza, con tutta l'eternit che gli si stende davanti come un mare gelato e senza vita. Tutte le ragazze che conosceva stavano leggendo Twilight -, Wes non ci si sarebbe mai neppure accostato a un libro del genere, ma scommetteva di avere una o due cose da insegnare su solitudine e disperazione. Gemette e si pass lentamente una mano sul viso. Una cosa era sicura: nessun estraneo che passasse di fretta davanti casa sua l'avrebbe visto per quello che era davvero - un vecchio di diciassette anni che aveva appena perso la verginit.
Si alz, si volt di nuovo verso la porta nera e lucida, rovist nel cappotto in cerca delle chiavi ed entr in casa.
Nessuno era rimasto sveglio ad aspettarlo, ovviamente. 
L'ingresso era immerso nel buio, tranne che per il debole
bagliore azzurro di un faretto in cucina e la chiazza di luminosit di un'alba non ancora sorta fuori dalla lunetta a vetri piombati.
Nessun rumore a parte il lento assestarsi delle assi del pavimento
- era troppo presto persino perch si svegliasse la caldaia
gi nello scantinato - e il frigorifero che mormorava tra s. Wes era a casa. Adesso la notte era finita per davvero; non era pi possibile negare le sue verit, o scampare alle loro conseguenze, perch la notte non gli apparteneva pi. Quello che aveva fatto, gli errori che aveva commesso, appartenevano ormai per sempre al passato pietrificato, il passato dei libri di scuola, delle voci su Wikipedia e dei messaggi su Twitter. Wes non poteva fingere che non fosse successo; tutta la scuola l'avrebbe saputo luned mattina, e mai, mai pi - non importava quanto a lungo fosse vissuto, non importava cosa avesse fatto o dove fosse fuggito fino alla morte - non sarebbe mai pi stato la persona che era venerd mattina, con una scelta tra due futuri, luminosi di ragionevole
speranza. Quasi tutti quelli che Wes conosceva o riusciva a immaginare nella sua stessa situazione in quel momento avrebbero festeggiato. Quanti cazzo di film aveva visto su disperati
nerd dal cuore d'oro che cercavano di inzuppare il biscotto per la prima volta? E quando ci riuscivano - perch ci riuscivano
sempre, ovviamente - tutto cambiava per loro. Tutto cambiava
in meglio,  naturale. Tutti quelli che Wes conosceva si ispiravano a film del genere - arrapati e brufolosi prima, virili e riservati dopo. E la parte pi triste in tutto quel casino era che Wes si era pure bevuto tutta la storia sul rito di passaggio - una coraggiosa dimostrazione di sicurezza di s, una fonte di ricordi piacevoli sgorgata dalla fonte della giovent stessa. Che diamine,
disse a se stesso,  vero o no che ho appena passato la notte a letto con una ragazza bella e disponibile che ha scelto me e il cui odore mi  ancora rimasto addosso?  vero o no che non sono pi vergine,  vero o no che non lo sar pi finch avr vita? Ed era poi cos importante che guarda caso lei era la ragazza assolutamente sbagliata?
Ma era tutto sbagliato, e Wes lo sapeva. Pi lottava contro la sensazione di aver distrutto ogni sua futura possibilit di speranza
e rettitudine morale, pi quella sensazione gli stringeva il cuore - come con le manette cinesi, solo che in questo caso
rilassarsi non era sufficiente per toglierle. Wes si sfil le scarpe da ginnastica e le poggi cautamente sul pavimento accanto all'appendiabiti. Aveva gi posato le punte delle dita dei piedi sul primo gradino quando sent un rumore, un frusciare di carta, dalla cucina.
Trov suo padre, scalzo, in pantaloni di tuta e maglietta, che si sorreggeva con entrambe le mani sul piano di lavoro. La luce azzurrina dei faretti andava a colpire il punto di calvizie incipiente
sotto i capelli sempre pi radi in cima alla testa, e illuminava
i progetti architettonici che lui teneva stesi con le mani.
Wes li aveva gi visti quei disegni - erano stati tracciati per una radicale ristrutturazione della cucina, sospesa poi fino a data da destinarsi per via della malattia di sua madre. Chino a studiarli sotto il bagliore da acquario dei faretti, suo padre sembrava un criminale sventurato colto in flagrante, soprattutto quando, sorpreso dall'improvvisa apparizione di Wes, li arrotol in tutta fretta e li spinse via.
Ehi, ragazzo, ti sei alzato presto.
Anche tu.
Non riuscivo a dormire. Coscienza sporca, immagino. La battuta non faceva affatto ridere, per ovvi motivi.
Anche io.
Sei rientrato o stai per uscire?.
Sono appena arrivato.
Non c' un coprifuoco?.
No.
Suo padre annu e per coprire quell'imbarazzante silenzio bevve un lungo sorso d'acqua, inclinando la testa all'indietro.
Era strano: per quanto ne sapeva Wes, suo padre era in perfetta salute, e in tutte le altre circostanze non era nervoso n goffo, ma quando beveva gli tremava sempre visibilmente la mano, cosa che lo faceva sembrare un alcolizzato, o comunque molto pi vecchio di quanto non fosse. Wes immaginava che, in un qualche altro mondo lontano, se avesse dimenticato tutto di suo
padre avrebbe comunque ricordato che quando beveva acqua gli tremava la mano. Questo, o il fatto che gli venivano le lacrime agli occhi ogni volta che sentiva Brown Eyed Girl alla radio.
Com'era?.
Com'era cosa?.
La festa, o quello che era.
Ah, cos.
Un rumore di porcellana, come di una tazza che scivola sul piattino, sal dalla tavernetta al piano di sotto, che il padre di Wes aveva eletto a domicilio, ed entrambi si girarono verso la porta mezza aperta, dalla quale Wes vide, o credette di vedere, un'ombra che passava veloce lungo la parete accanto alla scala.
Guard negli occhi suo padre per un brevissimo istante, ma era inutile e lo sapevano entrambi. Nessuno avrebbe confessato nulla quella notte.
Dev'essere Crispy.
La porto a spasso quando mi sveglio, 'notte.
'notte, Wes.
Al pianerottolo del secondo piano Wes si ferm pronto a captare i suoni di un'insonnia ostinata. Sua madre aveva il sonno leggero, si svegliava facilmente per il pi piccolo dei rumori o per i suoi personali disagi, e anche a quell'ora era capace di fare domande se disturbata. Quanto a lui, Wes era solito alzarsi presto, ma durante la settimana spesso prima ancora di alzarsi sentiva la madre convocare Narita con il suo campanellino di vetro. A Narita non dava fastidio - era pagata per questo - e in teoria non avrebbe dovuto darne neanche a Wes. Non era poi chiss cosa, dover badare alla tua mamma una volta a settimana, prepararle un pasto o altro, eppure... Wes sapeva che non era cos, ma a volte gli sembrava che sua madre si svegliasse particolarmente presto di sabato, quando Narita se ne stava con la famiglia a Ozone Park e il campanellino di vetro non suonava per lei ma per Wes. Standosene l nel buio sempre
meno fitto, non era difficile immaginarla dietro la porta della stanza da letto, lo sguardo fisso sul soffitto, a emanare ondate di coscienza indagatrice in ogni angolo della casa. Non adesso, per; la porta era socchiusa, e dalla stanza Wes sentiva il respiro regolare e appesantito dalla sinusite. Ci nonostante, tra non molto avrebbe avuto bisogno di lui. Wes super la stanza di Narita e sal le scale verso la sua.
Il pianerottolo dell'ultimo piano, con il piccolo lucernario a campana, era la zona pi luminosa della casa, ma il vetro non veniva pulito da tanti di quegli anni che anche nella pi accecante
giornata d'estate la luce che vi passava attraverso era pallida
e debole. Ora, la chiazza grigiastra che annunciava l'alba si addiceva perfettamente all'umore di Wes, come se invece di andare a letto dopo una notte lunga ed estenuante a New York si stesse svegliando in un giorno di disperato squallore in una miniera siberiana. Entr barcollando nella sua stanza e si gett a letto, deciso a dormire, ma quasi subito sent gli abiti che gli si stringevano addosso in un modo che lo faceva sentire sporco;
si alz e si spogli fino a restare in biancheria e si stese sopra le coperte. Tuttavia anche i boxer, indossati solo dodici ore prima ancora caldi di asciugatrice e fragranti come pane appena sfornato,
gli sembravano contagiosi e inquinati, cos Wes si contorse
per toglierli e si infil nudo sotto le lenzuola. Ma adesso era il suo corpo che pareva pulsare emettendo fetide esalazioni, la pelle stessa coperta da uno strato di olio rancido impregnato di sudiciume, fumo di sigaretta, vodka vecchia e decadimento organico. Sospirando tra s, Wes si rese conto che era inutile provare ad addormentarsi se si sentiva cos sporco; rotol gi dal letto e percorse in silenzio il corridoio fino al bagno. Scavalcato
il bordo dell'antica vasca con tanto di zampe artigliate, prese il flacone di bagnoschiuma alla lavanda di Nora, si piazz sotto la doccia e fece scorrere l'acqua. Mentre si strofinava da capo a piedi, passando poi a shampoo e balsamo per i capelli, cerc di svuotare la mente e di convincersi che
il suo unico prblema fosse il sudore accumulato in una giornata come tante, sudore che poteva sciacquare via e veder sparire nello scolo. Ma neanche questo serv, perch quando vai contro te stesso e le tue convinzioni pi intime allora diventi per sempre una persona
diversa, e nessun bagnoschiuma al mondo potr cancellare quella macchia, e persino lavarti i capelli diventa un atto di inveterata
ipocrisia. Aggiungiamo l'ipocrisia alla lista dei fallimenti.
Torn in camera sua, lasci cadere l'asciugamano, si mise a letto, tir le lenzuola fin sotto il collo, si volt verso la parete e dorm.
Sogn di esser seduto a un tavolo lungo e lucente nella Rose Reading Room, una sala di lettura della biblioteca pubblica.
Davanti a lui c'era un taccuino coi fogli gialli, molte pagine girate e arrotolate dietro la copertina aperta. La pagina che aveva davanti era coperta di equazioni matematiche e diagrammi
tracciati con meticolosa calligrafia che lui per non ricordava di aver scritto e redatti con tanta precisione che proprio
non poteva credere fossero opera sua. Nel sogno era membro di una squadra di esperti incaricati di calcolare il numero delle lampadine contenute nei lampadari che pendevano
dal soffitto. Allo stesso tempo, guardandosi intorno nella sala, si rese conto che la Rose Reading Room era l'equivalente fisico del profilo Facebook di una persona, e che un compito collegato a quello principale era identificare l'individuo cui tale pagina apparteneva applicando la triangolazione alle centinaia di persone sedute al suo e agli altri tavoli. Calcolando chi aveva amici in comune con chi oltre che con l'ignoto utente, sarebbe riuscito a scoprire chi era quest'ultimo, stabilendo di conseguenza
anche il numero delle lampadine. Lui stava lavorando (
secondo il presupposto che l'utente fosse Barack Obama, ma quando guard fuori da una delle enormi finestre ad arco e vide un aereo inclinato verso il basso che avanzava rapido e silenzioso
verso la facciata occidentale della biblioteca a un tratto cap che quel profilo di Facebook era nientemeno che del
principe Andrej, e quindi lui non sarebbe mai riuscito a calcolare il numero delle lampadine. Si svegli ritrovandosi supino, e a giudicare
dall'angolazione della luce che si riversava dal cortile cap che aveva dormito appena qualche ora. La notte era finita, era successo tutto per davvero, e a un tratto questo nuovo giorno era l'inizio. Ricominci a piangere, ma in silenzio e senza lacrime. Un asciutto gonfiarsi degli occhi.
La caldaia si era attivata mentre lui dormiva; l'antico termosifone
sibilava e sferragliava, e la stanza gli sembr piccola e torrida.
Si alz di scatto e apr la finestra ai piedi del letto. Poggi le mani sul davanzale e sporse in fuori tutto il torace. Era una frizzante giornata di tardo autunno, con appena un accenno di fumo di camino e odore di boscaglia nell'aria. Il cielo, ora sgombro di nuvole, manteneva la promessa del magenta che aveva mostrato prima dell'alba, e il sole se ne stava freddamente sospeso tra i rami spogli. Da l Wes poteva vedere i cortili di quasi tutte le case dell'isolato, nonch il guazzabuglio di tetti, comignoli e serbatoi dell'acqua di mezzo Greenwich Village.
Alcune di quelle case erano malconce, trascurate e afflitte da antichi capanni di legno, pavimentazioni crepate di mattoni o ardesia, grovigli di erica scheletrica ed edera rigogliosa, architravi
storti in pietra calcarea e intonaco a pezzi. Appartenevano ai residenti di vecchia data, che erano l quando il quartiere non era ancora passato da popolare a residenziale, quelli come Wes e la sua famiglia. Le altre case erano state rimodellate, esibivano nuove pareti di vetro spesso sul retro e pesanti porte girevoli in lucido acciaio, ornamenti a stucco e terrazze decorate con cedri in vaso e costosi mobili da giardino, giardini rocciosi o siepi di ortensie ben potate. Queste appartenevano ai banchieri, ai manager di fondi di investimento e ai pezzi grossi dei media.
Wes guard gi nel suo cortile. Non ci cresceva nulla sotto l'antico sicomoro all'estremit opposta; c'era solo terriccio, un cortile dove il cane faceva i bisogni quando nessuno si prendeva la briga di portarlo a spasso. C'erano una vecchia cattedra in
legno con relativa sedia dove si sedeva suo padre nei giorni di sole, e la prolunga bianca di un'antenna televisiva che scompariva
nella finestra del seminterrato. Nel corso degli anni quel cortile era stato lo scenario di un gran numero di utopistici progetti
di costruzione: una casa sull'albero, stie e conigliere, un forno a legna per cuocerci il pane. Ciascuno aveva raggiunto un suo diverso stato di completamento prima di essere abbandonato
e cannibalizzato dal cortile. Ora non c'era altro che qualche misera chiazza di piante sempreverdi e felci grigie, un tavolo con sedie per esterni in ferro gommato color verde e un vecchio barbecue che a malapena si reggeva sul suo treppiedi. E c'era anche Nora, seduta sulla panca circolare ai piedi del sicomoro, le ginocchia tirate sotto il mento, una rivista per ragazzine nella mano sinistra, il pollice destro in bocca. Si dondolava mentre leggeva - sembrava assorta, non pazza.
Wes la chiam. Ehi, biscottino!.
Nora alz lo sguardo e sorrise. Ciao, paparino.
Che fai?.
Imparo lo slang dei vecchi tempi.
Mamma  sveglia?.
Gi.
Ha fatto colazione?.
Gi.
Il cane  andato a passeggio?.
Scendi gi, Tarzan.
Le sorrise di nuovo e le mand un bacio. Non poteva farne a meno. Ogni volta che vedeva sua sorella si sentiva pieno d'amore per lei. Nora era la bambina pi deliziosa, tranquilla, affidabile, gentile e intelligente del pianeta, e Wes voleva soltanto proteggerla
da tutte le brutture, voleva che lo chiamasse paparino
per sempre e voleva esser sicuro che non crescesse troppo in fretta o con le persone sbagliate. Ma poi ramment che lui per primo era diventato una persona sbagliata, precisamente il tipo di persona dalla quale andavano difese le sorelline, e forse
doveva proteggerla anche da se stesso. Si allontan dalla finestra
e torn a letto. Si infil sotto le coperte, stendendosi sulla schiena e poggiando la testa sulle mani, e alz lo sguardo verso una crepa nell'intonaco sul soffitto.
Sto sistemando un buco che lascia entrare la pioggia e impedisce alla mia mente di vagare, cos dicevano i Beatles in Fixing a Hole. Da piccolo Wes non aveva mai capito questa frase. Perch mai un buco avrebbe dovuto impedire alla sua mente di vagare? Di sicuro alla mente serviva proprio un buco attraverso cui fuggire nel mondo esterno. Ma adesso che era cresciuto,
e aveva una crepa tutta sua sul soffitto, credeva di capirla meglio. La sua crepa non lasciava entrare la pioggia, ma aveva un suo modo di impegnargli la mente, di costringerlo a concentrarsi
e non sognare a occhi aperti. Se avesse anche lasciato entrare la pioggia, l'effetto sarebbe stato ancora pi intenso. La mente, se doveva vagare libera, e soprattutto se doveva vagare in maniera produttiva, aveva bisogno di uno spazio ben sigillato,
sicuro, delimitato e senza distrazioni. Per questo Wes aveva sempre creduto che Paul McCartney avesse sbagliato a dipingere la sua stanza con colori vivaci per incoraggiare la mente a vagare, perch di sicuro le pareti bianche sarebbero state uno stimolo migliore. Forse questa del colore era una cosa generazionale. Una cosa che Wes e i Beatles avevano in comune, per, era la certezza che la sua stanza fosse il posto giusto per lui. Wes sentiva che l avrebbe potuto vivere in eterno senza mai annoiarsi, non importa che individuo squallido e infedele fosse.
Ripens al sogno; era diverso da tutti gli altri che ricordava, e non ci aveva capito granch. Certo, da qualche tempo si trovava
spesso a pensare al principe Andrej, ma era una bella sfida capire come questi o tutto il resto del sogno fossero collegati alla sua attuale situazione. Wes cerc di riflettere sui vari riferimenti.
Barack Obama - okay, di recente era al centro dei pensieri
di tutti. Facebook - idem. Aveva trascorso un bel po' di tempo nella Rose Reading Room, forse il suo posto preferito al
mondo, quindi anche quello era comprensibile. Ma le lampadine,
la calligrafia? E che significava l'aereo? Perch un sogno assolutamente curioso ed enigmatico diventava all'improvviso un incubo?
Wes aveva avuto un incubo vero e proprio poco tempo prima. Era scoppiata una guerra atomica, e una bomba era stata sganciata su New York. Wes si trovava in un qualche spoglio dormitorio di cemento, e sapeva di essere morto e finito all'inferno.
Ai nuovi arrivati veniva spiegato che erano liberi di vagare per la citt, ma dovevano rigorosamente tornare al dormitorio
entro le sei. La punizione per l'inadempienza era lasciata alla loro immaginazione. Wes non ricordava molto del resto del sogno, solo che la sua nuova casa era in un paesino della vecchia zona industriale del paese, sotto un cielo sempre nuvoloso e color fegato, e che a un certo punto si era ritrovato su un autobus, a guardare l'orologio. Mancavano dieci minuti alle sei, e si era all'improvviso reso conto di essere sull'autobus sbagliato, non aveva idea di dove si trovasse e gli sarebbe stato impossibile raggiungere il dormitorio per le sei. Wes si era svegliato
di scatto, col cuore in gola. Il punto, aveva capito poi in seguito,  che una linea molto sottile separa la vita reale dall'inferno,
basta mancare una scadenza e non ti renderai conto di aver varcato quella linea finch non sar troppo tardi. Basta fare un solo errore, e vagherai in eterno e senza meta per un paesaggio
desolato, disperato e senza un amico. Questo s che era un messaggio che poteva capire.
E poi ricord che, nel sogno di quella notte, la sala di lettura era del tutto diversa dalla realt; gli altissimi soffitti a volta con tutti quei candelabri parevano salire all'infinito e in tutte le direzioni,
come in fuga dai tavoli scintillanti. Era un po' come la biblioteca di Babele in quel racconto. Ecco qualcosa di interessante.
Borges descriveva la biblioteca come infinita, e questo significava che conteneva non solo ogni libro mai scritto, ma anche tutti quelli che sarebbero potuti esistere, nel passato e nel
futuro. Wes lo trovava interessante perch indicava che l'infinito
era un concetto in cui la differenza tra spazio e tempo diventava insignificante. Non c' differenza tra ci che  infinitamente
grande e ci che  infinitamente antico, nessuna differenza
tra ci che esiste da sempre e ci che esister per sempre.
Wes aveva sempre fantasticato di aggirarsi per quella biblioteca, che era costituita da un'infinit di unit esagonali, collegate in orizzontale tramite corridoi e in verticale da pozzi di ventilazione.
In ciascun corridoio c'era una scala a chiocciola che portava
sia in alto sia in basso a un livello contiguo, e un bagno per i bibliotecari, che sembravano semplicemente gli abitanti della biblioteca, dal momento che non c'erano utenti che potessero
prendere a prestito o consultare libri che poi i bibliotecari avrebbero dovuto rimettere sugli scaffali. Borges non diceva nulla su cosa i bibliotecari mangiassero o su dove dormissero o sulle altre loro necessit fisiologiche. Probabilmente riuscivano a lavarsi gli indumenti nei bagni, e li stendevano ad asciugare sulle ringhiere lungo i pozzi di ventilazione, ma era verosimile che ci fossero forti raffiche in quei condotti - magari persino degli interi sistemi climatici - e quindi ai bibliotecari sarebbero servite mollette per tener ferma la biancheria, per non parlare del sapone necessario a lavarla, e da dove venivano queste cose?
Alcuni bibliotecari sembravano stanziali, mentre altri erano pi nomadi, trascorrevano l'intera esistenza a cercare un libro in particolare. Come si cambiavano le scarpe quando erano lise?
C'erano maschi e femmine tra i bibliotecari e, se s, facevano sesso quando si incontravano? Si univano per la vita, o si limitavano
a stare insieme per un po'? Che succedeva quando le bibliotecarie restavano incinte? I bibliotecari erano risoluti e fedeli, o deboli e senza princpi, portati a tradire facilmente la persona che amavano? Borges non parlava di bibliotecari bambini,
o bibliotecari ostetrici, o scuole per bibliotecari. Wes sapeva che le sue erano solo futili speculazioni, ma lo irritava il fatto che Borges avesse pensato di fornire ai bibliotecari un
bagno in ogni corridoio, ma null'altro di quel che poteva servire per tirare avanti nel loro infinito continuum spazio/temporale.
Wes aveva passato un bel po' di tempo a riflettere su quel racconto da quando l'aveva letto per la prima volta, tre anni addietro. Da allora l'aveva riletto spesso e ancora non se ne stancava. Aveva sempre sospettato che la biblioteca infinita fosse una metafora dell'immaginazione, dell'infinito potere creativo e intuitivo della mente. Era probabilmente da quel racconto
che Wes aveva tratto l'idea della propria mente come una fonte infinita - o quasi infinita - di idee e nozioni. La mente era un ecosistema autonomo, creava le proprie condizioni climatiche,
proprio come la biblioteca, e dal momento che era l'unica artefice di tutti i problemi e tutte le soluzioni, era pi che possibile
che avesse, di fatto, creato l'universo stesso. Ed era esattamente
per questo che non aveva alcuna importanza dove la mente fosse fisicamente nel mondo reale - in una stanza sigillata,
tutta sola, in un'enorme biblioteca con un'infinit di sale e corridoi, era sempre lo stesso. Wes aveva sempre creduto di poter essere molto felice vivendo come un monaco. Non pativa mai la solitudine.
Ma a cosa gli serviva oggi tutto ci? La sua situazione era un problema concreto, forse persino una tragedia, non un enigma pseudo-mistico. Aveva tradito la donna che amava, andando a letto con una della quale non gli importava nulla, una che neanche gli piaceva troppo. Non era stata la mente di Wes a creare questo problema; non era qualcosa in cui si fosse imbattuto
durante il suo vagare nel labirinto dell'immaginazione; non era un esercizio metafisico. Era la realt - la realt reale, diversa dalla realt di un buco da riparare. E questo cosa significava?
Significava che vi erano coinvolte altre persone con i loro sentimenti.
Significava che vi erano coinvolte azioni che non era pi possibile annullare. Significava che c'erano conseguenze che non potevano essere evitate scrollando il mondo come fosse una palla magica finch non ti d la risposta che vuoi. Per
quanto uno lo possa desiderare, la vita non  una biblioteca di Babele - non puoi limitarti a vagare in giro per un corridoio alla ricerca di un qualche elusivo premio intellettuale. Devi trovare qualcuno che si occupi del bucato, che ti ripari i buchi nelle scarpe. Ecco cosa aveva fatto suo padre per decenni, e lui si era ripromesso di non fare mai. E invece era quello che ora doveva aspettarsi per il resto della vita. Mai, mai pi - neanche quando fosse andato al college, quando avesse capito come farsi una vita sua, quando avesse scritto i romanzi che era destinato a scrivere, quando si fosse sposato e avesse avuto dei figli - mai pi avrebbe potuto dire a se stesso che almeno era stato migliore di suo padre.
Wes scosse il capo, cercando di ripulirlo da tutti quei pensieri
estranei e quelle divagazioni che gli impedivano di esaminare
il problema concreto. Non aveva bisogno di riflettere su sogni o biblioteche, e soprattutto in quel momento non aveva alcun bisogno di riflettere su suo padre. Aveva bisogno di capire come aveva fatto a cacciarsi in quella terribile situazione e cosa poteva fare al riguardo, posto che potesse fare qualcosa. Decise che doveva affrontarla con metodo, passo dopo passo, cercando
di ricordare esattamente come tutto era andato a rotoli, dove aveva sbagliato, quali erano le insormontabili pecche caratteriali che gli avevano permesso di fare un cos orribile errore. Era troppo tardi per rimediare, e dubitava che sarebbe mai riuscito a perdonarsi, ma aveva la vaga idea che i caduti potessero nobilitarsi, in un modo piuttosto patetico, tentando di racimolare scampoli di redenzione dal disastro del loro fallimento
morale. Doveva cominciare dall'inizio.
Dire che quel venerd era sorto pieno di speranze sarebbe stato esagerato, ma di sicuro nulla suggeriva che sarebbe stato un giorno fuori dal normale. Aveva un incontro con la professoressa
Fielding alle 7,50, quindi aveva dovuto anticipare di venti minuti tutte le solite faccende del mattino, ma questo per Wes non era un problema. A differenza di quasi tutti quelli che
conosceva lui era assai mattiniero, capace di balzare dal letto col buio, la mente gi connessa, i pensieri sciolti e agili prima ancora che mettesse i piedi a terra. Al mattino Wes riusciva a ragionare meglio, e ogni volta che di sera i compiti di scuola si rivelavano un osso troppo duro sapeva che lasciandoli per il mattino seguente li avrebbe trovati pi digeribili. A volte, quando un libro gli piaceva in particolar modo, lo metteva gi a mezzanotte, chiudeva gli occhi, poi lo riprendeva alle quattro come fossero passati solo cinque minuti. Una volta suo padre gli aveva detto, con la sua solita, malinconica amarezza, che non avrebbe mai pi letto un libro con la passione e l'intensit che ci metteva da adolescente, ed era facile credergli. E non era solo la mente a funzionare bene nelle prime ore del mattino; Wes si sentiva anche meglio - pi lucido, pi forte, pi etico, l'ago vibrante di una bussola possente. Adorava essere l'unico sveglio nel suo mondo, portare a spasso il cane per stradine silenziose che ancora non erano state invase dalle moltitudini snervanti, dove poteva fingere che turisti, banchieri e agenti immobiliari fossero solo innocue astrazioni. Quando era ancora pi giovane la sensazione dell'intatto potenziale del giorno era quasi fisica, cos deliziosa e irresistibile che Wes voleva gettarsi nella vita come da un alto trampolino per i tuffi. Ora avvertiva ancora quello stesso senso di possibilit, balzava ancora incontro alla giornata, ma c'era meno passione, era pi come la sensazione che provi nel metterti in un letto fatto con lenzuola fresche di bucato, pulite e profumate. Puro, non ancora contaminato.
Ed era cos che si era sentito venerd mattina alle 5,30.
Doveva portare fuori il cane, fare la doccia, svegliare Nora, darle da mangiare e assicurarsi che fosse pulita e ben vestita.
Poteva occuparsene Narita, ma Wes non voleva affidare Nora alle cure di nessun altro. Poi, se ci fosse stato ancora tempo, avrebbe mangiato e letto il giornale, uscendo di casa per le 7,15.
Erano tutte cose che non vedeva l'ora di fare, o quanto meno non lo facevano sentire oppresso o sfruttato. E questa
sensazione non faceva che crescere nel corso della settimana, man mano che il cruciverba del Times diventava sempre pi difficile, finch di venerd a volte faceva fatica a completarlo. Per via dell'appuntamento,
avrebbe dovuto rimandare il cruciverba fino a sera. E poi c'era sempre qualcosa da cercare su Wikipedia, qualcosa
che gli era venuta in mente di notte e gli aveva disturbato il sonno. Era stata proprio una di queste ricerche a farlo imbattere
per la prima volta nel Manuale.
Venerd aveva svolto i suoi compiti mattutini con la solita solerzia. Il giorno prima aveva avuto una discussione col suo miglior amico, James, circa la percentuale d'acqua nel corpo umano. James sosteneva che fosse il novanta percento, Wes aveva ribattuto che era assai inferiore. Se n'era poi dimenticato fino a quel mattino, quando ci vollero meno di quindici secondi su Google per dimostrare che aveva ragione: sessanta percento, pi o meno. Non era un granch come vittoria, ma aveva dato il giusto avvio alla giornata. Nella lunga passeggiata verso la stazione
della metro a Union Square, si era concesso come ricompensa
di ascoltare IfYou're Feeling Sinister di Belle and Sebastian sull'iPhone. Non era nuovo, ma al momento era il suo album preferito, e ne razionava l'ascolto in modo da non privarsi troppo in fretta di quella gioia.
Quando era arrivato a scuola si era quasi dimenticato di chiedersi perch la professoressa Fielding gli avesse fissato quell'incontro cos presto. Wes era molto affezionato alla Fielding,
ma era in generale affezionato a tutti i suoi professori, avendo scoperto che le cose sgradevoli ma necessarie a scuola, come le lezioni di scienze, erano assai pi facili da far passare se pensavi con piet e compassione a quei professori che altrimenti
avresti disprezzato. Wes aveva capito gi da tempo che le persone di solito dure o impazienti erano quasi sempre infelici, forse persino in maniera direttamente proporzionale alla loro durezza, e si era addestrato a provare compassione per i docenti che lo apprezzavano di meno perch non andava
bene nelle loro materie. Ed era cos per tutte le scienze e la matematica,
e sempre pi anche per il calcio. Non era tuttavia assolutamente
cos per l'inglese, materia nella quale sapeva di esser ampiamente riconosciuto come uno tra i migliori della scuola, anche se non si sentiva tale. Amava leggere, certo, e sapeva di scrivere in maniera piacevole e fluida, di tanto in tanto persino disinvolta. Il saggio che aveva composto per la professoressa Fielding era senza dubbio di questo stampo - l'aveva scritto tutto a letto, in una volta sola. Ma sapeva anche una cosa su se stesso, una cosa che di solito grazie alle sue capacit riusciva a celare a tutti i docenti tranne quelli pi astuti, e cio che era un pensatore pigro e indisciplinato e troppo spesso si affidava alla splendida superficie delle parole per mascherare il suo disprezzo per il rigore accademico. Da qualche tempo la professoressa
Fielding dava l'impressione di averlo beccato. Era poco verosimile che l'avesse convocato per elogiare l'esito dei suoi ultimi sforzi.
Quel venerd mattina lo aspettava dietro la cattedra nell'aula
405. Aveva un volto gentile incorniciato da capelli biondi che le sue alunne pi maliziose insistevano essere opera di un parrucchiere di gran classe e molto costoso. Wes non ne sapeva niente di certe cose e non gli interessavano. Per quel che lo riguardava, le osservazioni sull'aspetto fisico dei professori erano solo tentativi di disumanizzare una persona che faceva un lavoro molto difficile per uno stipendio molto basso, e di solito
- almeno alla Dalton - lo faceva molto bene. Wes i professori li apprezzava, anche quando non erano un granch, ma era anche consapevole della differenza tra non rendere la vita volutamente
difficile a una persona e adularla servilmente. Wes riteneva
di essere ragionevolmente abile a muoversi lungo quel confine. Gli alunni troppo compiacenti erano visti con disprezzo dai loro pari e anche dal corpo docenti, e in generale non ottenevano
ricompense per quei loro sforzi. Ma questo incontro con la professoressa Fielding era qualcosa di insolito. Wes di norma
non causava problemi a scuola n vi prendeva parte, e non era ben sicuro di quale fosse il protocollo in simili circostanze. La professoressa Fielding gli aveva sorriso, piuttosto apertamente;
aveva una macchia di rossetto rosa su un incisivo, e subito Wes distolse lo sguardo, solo per ritrovarsi con gli occhi puntati su un'altra macchia rosa a forma di labbra sul bordo della sua tazza di caff, azzurra con una greca bianca. Il saggio che lui aveva consegnato due giorni prima era sulla cattedra accanto alla tazza, ed era minacciosamente privo di inchiostro rosso. Quando Wes aveva rialzato lo sguardo, la signora Fielding aveva smesso di sorridere, anche se in tutta onest non si poteva neppure dire che fosse accigliata.
Buon giorno, Wes gli aveva detto, indicando una sedia l di fianco. Grazie per esser venuto cos presto.
Wes le si era seduto accanto, senza ben sapere dove indirizzare
lo sguardo.
La professoressa Fielding sembrava aspettare che lui dicesse qualcosa - Wes aveva sempre qualcosa da dire - ma quando era rimasto in silenzio lei si era sporta sulla scrivania per prendere il compito e l'aveva delicatamente piazzato nello spazio che li separava.
Immagino tu sappia gi perch ti ho chiesto di venire a parlare
con me.
C' qualcosa che non va con il mio saggio?.
La professoressa Fielding aveva sbuffato, piano, poi sentendo
forse che come reazione non era appropriata aveva sospirato.
Non proprio, no aveva cominciato esitante. E scritto bene, privo di errori, nel giusto formato, riflessivo e con spunti interessanti. Ma non  in tema, e tu lo sai.
Ancora una volta Wes si era trovato senza parole.
Vuoi leggere a voce alta il titolo del compito, Wes?.
Wes aveva tirato a s i fogli e si era chinato su di essi, come se concentrandosi con impegno su quel singolo ordine potesse
dimostrare la sincerit delle sue intenzioni e di conseguenza mitigare le sue colpe. Si era schiarito la voce e con un tono serio e sommesso aveva letto la traccia in cima alla prima pagina.
Gli autori di Candido, Orgoglio e pregiudizio e Il naso enfatizzano i temi sociali e psicologici sia tramite l'uso del linguaggio
e dei tropi narrativi sia tramite l'intreccio e la caratterizzazione
dei personaggi. Discuti questa tesi usando un'opera di letteratura a tua scelta e tutti gli strumenti critici di cui disponi.
C'era stata una lunga pausa, evidentemente tutt'altro che fastidiosa per la professoressa Fielding.
Hai capito adesso?.
Wes aveva capito - aveva gi capito, ovviamente, prima ancora di mettersi a scrivere quel saggio, ma aveva creduto di farla franca - eppure per salvare le apparenze si era sentito di dover imbastire una parvenza di difesa.
Dice a tua scelta aveva mormorato senza convinzione.
Un'opera di letteratura, Wes. Questo  un corso di letteratura.
Wes aveva deciso di fraintenderla volutamente. So che non  europeo, ma....
Non mi importa che sia europeo o meno. Se mi fosse importato avrei chiesto un'opera di letteratura europea a tua scelta. Ma io ho chiesto solo letteratura e tu non hai scelto di scrivere su un'opera di letteratura. Di conseguenza, sei andato fuori tema.
Io direi che quella  un'opera di letteratura.
La professoressa Fielding aveva battuto sul bordo della scrivania
con la punta di tutte e dieci le dita, come Wes le aveva visto fare un migliaio di volte con gli alunni che non riuscivano a capire qualcosa di ovvio. Suvvia, Wes. Quante mie lezioni hai seguito nel corso degli anni? Conflitto, risoluzione, conoscenza di s, hybris, sottomissione, Iliade, Romeo e Giulietta, Un americano
tranquillo. Mi conosci. E sai cosa intendo.
Pensavo che... uno strappo alle convenzioni....
No, sei stato altezzoso, furbo e pigro. Pensavi che sarei rimasta cos abbagliata dalla tua iconoclastia e dal tuo ingegno da non accorgermi che l'hai praticamente scritto nel sonno.
Ed  per questo che te lo far ripetere. Non perch il Manuale dell'esercito americano per l'uso dell'M16 non sia un argomento idoneo per un corso di letteratura europea, anche se non lo , ma perch hai provato a farla franca in un modo non degno di te.
Va bene.
Applicati, Wes. Applicati. Sei troppo giovane e troppo intelligente per prendere certe scorciatoie. Se riposi sugli allori adesso, alla tua et, rischi di non rialzarti pi.
Grazie, prof. Lo apprezzo. Davvero. Per quando le serve il nuovo saggio?.
La professoressa Fielding si era girata verso di lui con un'ironica
aria di stupore negli occhi sgranati e aveva sollevato le mani, i palmi all'ins nell'universale gesto di impotenza. Tuttavia
Wes aveva pensato che quei palmi, inclinati sia uno verso l'altro che verso di lui, fossero in realt specchi, o le parabole di un radiotelescopio, che concentravano su di lui i fasci di energia raccolti dall'universo intero. Con le belle sopracciglia inarcate e la bocca aperta con le labbra corrugate, la professoressa gli stava inviando un qualche messaggio alieno intergenerazionale.
Era apparentemente espresso in una lingua a lui comprensibile, pronunciato da un viaggiatore intergalattico che si mostra in forma umana per non causare il panico. Non posso credere che  tutto qui quello che hai da dirmi dopo tutta questa storia
avrebbe dovuto leggere Wes in quel messaggio. In effetti, sapeva che in realt lei gli stava dicendo: Ti prego, sii una brava persona, sii quanto pi gentile possibile, perch io presto, molto presto, sar morta. Wes l'aveva ricevuto chiaro e forte, e subito si era rammaricato che la sua reazione alla critica della professoressa
Fielding non fosse stata pi generosa e riconoscente.
Consegnato il messaggio, lei aveva abbassato le sopracciglia, chiuso la bocca e voltato la faccia.
Luned mattina andr bene, Wes.
E adesso era sabato mattina e, malgrado il mondo intero fosse cambiato in quelle ventiquattro ore, Wes aveva ancora un saggio da riscrivere da zero. Non proprio da zero, visto che aveva una messe di appunti su Guerra e pace, eppure... Non che si sentisse proprio maltrattato, n che la professoressa Fielding fosse stata ingiusta nel valutare il suo compito, ma ora questo cavillare su intenti e semplici parole gli sembrava banale e meschino, alla luce degli ultimi eventi. Se solo la professoressa avesse saputo quanto svilito e corrotto si sentiva in quel momento, Wes era sicuro che sarebbe riuscita a trovare in s la compassione e l'empatia
necessarie a fargliela passare liscia. Ma nessuno l'avrebbe mai saputo, a nessuno importava. Se solo gli altri avessero visto l'amore e la generosit, il trasporto e la compassione che nutriva per tutti, l'avrebbero considerato la persona migliore al mondo.
Ma non sono cose che puoi dire alla gente. , Wes rotol sulla pancia e prese lo zaino da sotto il letto. Tra i fogli di carta con gli angoli piegati, i pesanti manuali e i fascicoli
vari pesc il manuale incriminato, che aveva cominciato a portarsi dietro per leggerlo di tanto in tanto nel tempo libero.
Wes l'aveva trovato online, seguendo un link di Wikipedia alla voce M16, nella quale si era imbattuto alla fine di una sfilza di link cominciata con una ricerca sullo schianto del B-52, dopo che da ubriaco suo padre si era vantato di aver ballato tutta la notte sulle note di Rock Lobtser e Private Idaho quando era al college. Era un semplice.pdf disponibile per il download e palesemente fotocopiato direttamente da una copia ingiallita dell'edizione del 1985, con tanto di dorso logoro e screpolato.
L'originale era sottile e grande quanto il palmo di una mano, probabilmente per entrare nella tasca di un soldato, ma la stampata
del file fatta da Wes copriva quasi 150 pagine ed era piuttosto
consistente. Scorse malinconicamente quei fogli, molti dei
quali segnati con l'evidenziatore giallo, quasi fossero un fascio di vecchie lettere d'amore o comunicazioni di mancata ammissione
al college, manufatti di un'epoca passata e ingenua di una vita diventata ora pi amara. Si ferm al suo brano preferito, sapendo che con ogni probabilit l'avrebbe letto per l'ultima volta.
La prima decina di pagine o gi di l era dedicata alle aggiunte e correzioni alle edizioni precedenti, poi veniva un avviso sul pericolo radiazioni dovuto al gas di trizio contenuto nel mirino a palo. L'M16A1 pesava 2,94 chili ed era lungo 99
centimetri. L'unica differenza tra l'M16 e l'M16A1 stava nel fatto che l'A1 era fornito di un componente di supporto anteriore. Il Manuale lo descriveva come leggero, con raffreddamento ad aria, funzionamento a gas, caricatore multiplo e alta maneggevolezza,
un classico pezzo di rock and roll sulla tua macchina preferita. Lo scopo dell'arma era fornire il potenziale
offensivo/difensivo per impegnare i bersagli sul campo. Wes
lo lesse come fosse una poesia - quale mente misteriosa aveva avuto il coraggio di balzare al di l dell'abisso tra sparare a degli sconosciuti
e impegnare i bersagli sul campo? Wes provava una comunione intellettuale quasi estatica con questo fratello scrittore,
con ogni probabilit gi defunto visto che l'M16 era entrato
in servizio negli anni Sessanta. Anche se Wes sospettava che, in realt, non fosse mai esistita questa persona e il Manuale fosse opera di una qualche commissione, nel suo saggio si era dilungato in riflessioni sull'autore, come si potrebbe fare per qualche epica antica, la Bibbia o Gilgamesh, inventando una mente cosciente dietro un testo maturato in secoli di tradizione orale. E creando un autore per il Manuale, Wes era giunto ad amarlo per quella lotta solitaria contro un lessico refrattario e intransigente. E su tutto questo aveva scritto in abbondanza, per restare nel tema del linguaggio e dei tropi narrativi. Credeva,
ne era sicuro, di esser stato appassionato e sincero sull'argomento.
Quando la pallottola raggiunge all'incirca la fine della canna, i gas in espansione per la combustione del propellente passano dall'apposita apertura al condotto interno. Il gas arriva al caricatore, espelle la cartuccia vuota e carica un nuovo proiettile.
Un click di elevazione di deriva equivale alla modifica di un blocco in elevazione o in deriva.
Gettate via i guanti bianchi per le ispezioni alle armi.
Durante la notte, mentre il teflon forma una pellicola lubrificante,
i solventi contenuti nel lubrificante CLP agiscono in ogni rientranza e fessura (proprio nei pori del metallo) in cerca di carbonio e residui di polvere da sparo.
Il linguaggio, Wes non poteva fare a meno di pensarlo, era puro e musicale, un trionfo della compressione minimalista al livello di qualsiasi cosa scritta da Carver o Beckett. Bastava pensare all'ambiguit nell'uso di quel proprio. Poteva significare
semplicemente a esser precisi, quasi lo scrittore stesse dicendo tra s: L'M16A1 non  una tortina inglese; in realt non ha n rientranze n fessure, ma dei pori microscopici che possono
intasarsi con polvere e olio. Ma poteva anche essere un'espressione
di emozione repressa, quasi a suggerire che l'esausto soldato poteva aspettarsi che i suoi sogni fossero soffusi di stupore
e meraviglia per l'instancabile laboriosit del lubrificante, che cerca con solerzia e non dorme mai. Ovviamente, un'analisi
attenta e intelligente avrebbe permesso entrambe le interpretazioni
insieme, poich  questo che d alla frase la sua risonanza, come di sicuro era nelle intenzioni dell'autore. Wes lo venerava per questo, e il Manuale era disseminato di simili gemme. A modo suo, la prosa del Manuale era perfetta e irresistibile,
e aveva l'innegabile vantaggio, rispetto a Guerra e pace, di contenere una messe di illustrazioni. Se l'autore del Manuale e Tolstoj fossero rimasti chiusi a chiave in una stanza con l'ordine
di scambiarsi filosofie di scrittura, Wes dubitava che il secondo avrebbe potuto insegnare granch al primo, tranne
forse l'uso della virgola seriale e la possibilit di cominciare una frase con una congiunzione. Wes si sentiva come uno studioso che si fosse imbattuto in un capolavoro perduto e avesse il compito
di restituirlo al mondo - con gentilezza, in modo persuasivo,
per evitare che il suo potere venisse usato nel modo sbagliato o rovinasse proprio quelli che, debitamente istruiti, potevano trarne beneficio.
Ma doveva accontentarsi di Guerra e pace. Era l'argomento che aveva scelto all'inizio per il compito finch non gli era capitato di scoprire il Manuale, ma quel romanzo lo irritava profondamente.
Eccolo l, poggiato sulla scrivania accanto al dizionario;
mentre ieri sembrava mogio e desolato, ora trasudava un'aura di sprezzante vendetta. Non meritava, non si era guadagnato tutta la passione che Wes aveva profuso nella lettura del Manuale, ma poteva scrivere quel saggio a occhi chiusi. La professoressa Fielding non gli avrebbe dato pi di un B+ come voto perch sarebbe stato privo di convinzione e capacit di andare oltre, ma Wes non poteva farci nulla. Gli sovvenne che forse sarebbe riuscito a piazzare Linguaggio, poesia e tropi narrativi in Manuale d'uso per Fucile, 5,56 mm, M16 (1005-00-856-6885),
5,56 mm, M16A1 (1005-00-073-9421) in qualche rivista letteraria,
cosa che avrebbe ben compensato i danni causati da quel B+ alle sue prospettive per il college. Suo padre avrebbe saputo indicargli la pubblicazione giusta cui sottoporlo, ma poich Wes non sopportava l'idea di chiedere un favore al padre avrebbe dovuto arrangiarsi da solo. Quanto poteva essere difficile?
Paris Review, Granta - avevano tutte un sito web.
L'iPhone trill con eleganza da una qualche tasca di uno degli indumenti gettati nel mucchio accanto al letto. Era solo un messaggio, di sicuro non valeva la pena alzarsi per leggerlo, ma il momento era strano. Quasi tutti quelli che conosceva erano stati alla festa di Lucy, e Wes sapeva di essere l'unico folle capace di stare sveglio gran parte della notte, crollare mezzo ubriaco e dormire per un paio d'ore, poi alzarsi e andar
via mentre era tutto buio e attraversare a piedi mezza citt per tornarsene
a casa. Gli altri avrebbero dormito fin dopo mezzogiorno.
Chi mai poteva mandargli un messaggio a quell'ora?
Wes si chiese che ora fosse, ma non aveva orologi se non quello dell'iPhone. Immaginava di dover andare a dare un'occhiata a sua madre, ma visto che Nora le aveva gi portato la colazione non c'era troppa fretta. L'iPhone trill di nuovo, come avrebbe fatto ogni minuto finch Wes non avesse letto o risposto a quel messaggio, ma visto che aveva scelto quel suono proprio perch aveva un effetto rasserenante - una sottile lama di metallo che colpiva due volte un costoso bicchiere da vino in cristallo - invece di instillare un qualche senso di urgenza, cosa che altre suonerie sembravano mirate a fare, continu a fissare il soffitto.
Sent Nora che saliva per le scale, il passo scattante e leggero,
un grosso topo. Sapeva che il fratello l'aveva sentita;
come Wes, aveva imparato per necessit a salire le scale in silenzio completo, e questo era il suo modo per annunciarsi.
Invece di bussare si sarebbe fermata fuori alla porta per contare
fino a tre, dandogli il tempo di dirle di non entrare se non aveva voglia di vederla, cosa rara ma di tanto in tanto necessaria.
Ed eccola l.
Vestita con pantaloni alla pescatora verdi e una polo bianca a maniche corte con lo stemma della sua scuola, entr di gran carriera e si lasci cadere sul letto accanto a lui. Gli prese la mano libera tra le sue e carezz la punta delle dita.
Mi sto annoiando.
Perch indossi la divisa scolastica?.
Non ho trovato niente di pulito.
Pi tardi faccio il bucato. Chiama qualche amica. Ti ci accompagno io.
Non c' nessuno. Sono tutte in vacanza. Nel Connecticut.
Lo pronunci di proposito connect-i-cut, taglio i legami.
Tutte?.
Dovevo andare a giocare da Claire, ma  in castigo.
Perch  in castigo?.
Si  fatta una foto in mutande col cellulare e l'ha mandata a Leo.
Perch ha fatto una cosa del genere?.
Leo le piace.
E disgustoso. Quanti anni ha?.
Undici. Leo le ha risposto e le ha detto che la odia e l'ha mandata a fare in culo, e adesso nessuno vuole pi parlare con lui, ma io sono sicura che  stata Katrina a dirgli di fare cos.
Chi  Katrina?.
Sua sorella. La conosci. Vuoi vedere Bobby?.
No.
Vuoi giocare a Mastermind con me?.
Non posso. Sto facendo i compiti.
Sei steso a letto.
Li sto facendo mentalmente. Dov' pap?.
Non so.
Trovalo. Ci giocher lui con te.
Come no, testa di rapa. Nora si alz e usc rabbiosa, ma chiuse la porta cos piano che non si sent neanche lo scatto della serratura.
Wes detestava sentirle dire come no. D'altro canto aveva ragione - pap non avrebbe mai e poi mai giocato a Mastermind con lei, neanche se fosse riuscita a trovarlo, ed era stato un po'
crudele da parte sua suggerirle una cosa tanto assurda. D'altro canto, fino a poco tempo prima non le sarebbe neppure venuto in mente di usare un'espressione tipo come no. Stava crescendo;
da un giorno all'altro sarebbe diventata un'adolescente, non pi la dolce e pensierosa bambina che si preoccupava sempre per i sentimenti di tutti e non metteva mai il broncio, che riusciva a dare una sferzata di ottimismo a qualsiasi circostanza.
Avrebbe smesso di andare nel suo letto quando la notte non riusciva a dormire, oppure lui avrebbe dovuto trovare un
pretesto per mandarla via visto che le stavano crescendo le tette.
Wes aveva sempre creduto che Nora fosse la parte migliore di lui, che avrebbe sempre potuto trovare qualcosa di buono in s quando la guardava, e se lei avesse smesso di essere com'era Wes non avrebbe saputo pi dove cercare quella sua parte buona. Gli ricord quel brano incredibilmente triste di Mary Poppins quando i due gemelli crescendo perdono la capacit, comune a tutti i bambini, di parlare il linguaggio segreto della natura e comunicare con tutti gli animali e persino con le cose inanimate come il vento. Wes aveva letto il libro l'anno prima con l'idea di scrivere un saggio comparativo sulla crescita dei bambini nella narrativa, aveva intenzione di paragonarlo a Oliver Twist e Meno di zero, ma si era a tal punto imbarazzato piangendo inconsolabile per il destino dei gemelli che aveva accantonato l'intero progetto. Ora pens che forse avrebbe dovuto giocare a Mastermind con Nora, e fare il bucato, e dare un'occhiata a sua madre, prima che fosse troppo tardi per tutto.
Cominci a contare, e quando non accadde nulla ricominci da zero. Questa volta, arrivato a sedici, si alz.
Si mise seduto sul bordo del letto con le mani intrecciate tra le ginocchia e il capo chino, solo perch gli sembrava una posizione
figa e se per caso in quel momento fosse entrato in stanza qualcuno di interessante l'avrebbe reputato estremamente filosofico
e profondo. Si ricordava di Katrina, o quanto meno ricordava
le sue mani, poich aveva passato gran parte dell'ultimo anno alle medie a fissarle. Erano molto pallide, con le dita stranamente
lunghe e sottili, le unghie spesso smaltate. Si diceva che avesse fatto una sega a qualcuno nel castello di tubi al parco giochi, ma nessuno sapeva dire esattamente chi fosse il fortunato
o quando si fosse svolto l'evento meraviglioso. Wes non ricordava altro di lei - n il colore dei capelli n il cognome - o dov'era andata al liceo, anche se quasi tutti quelli che frequentavano
un liceo privato nell'East Side si conoscevano tra loro e una ragazza che faceva lavoretti di mano doveva di sicuro essere
popolare. Il cellulare trill di nuovo, e visto che la pila di panni in cui era nascosto si trovava giusto tra i suoi piedi Wes pot giustificare
lo sforzo necessario a recuperarlo. Il messaggio era di Lucy. Diceva: Ehil.
Wes poggi il cellulare sul pavimento, sistemandolo tra i panni ammucchiati come fosse un uovo o una bomba pronta a esplodere. Il messaggio era ancora aperto, e lui rimase a fissare
il testo. Ehil. Invece di cercare il suo numero, Lucy aveva aggiunto il messaggio alla sequenza delle loro conversazioni interrotte della notte addietro, le sue frasi in fumetti bianchi, quelle di Wes gialli. Era tutta la storia della loro serata in versione
ridotta, persino pi concisa ed espressiva del Manuale.
31 ottobre 2008, 8,16 pm Giallo: Dove abiti?
Bianco: 623 park 11A
31 ottobre 2008, 10,16 pm Bianco: possiamo parlare?
Giallo: Dove 6?
Bianco: dietro d te
31 ottobre 2008, 11,49 pm Bianco: Vuoi ballare?
Giallo: bnkdl
1 novembre 2008, 00,02 am Giallo: Dove 6?
Bianco: Stanza da letto
Giallo: Troppe. Quale?
Bianco: trovami
1 novembre 2008, 9,28 am Bianco: Ehil
Mentre fissava lo schermo del cellulare, Wes fu colpito dal fatto che lui aveva doviziosamente messo la punteggiatura a tutti i messaggi, mentre Lucy sembrava non sapesse neppure quali tasti usare per farla comparire sul suo BlackBerry. In qualche modo gli sembrava che la cosa avesse un significato
speciale che non voleva analizzare. Si sentiva nauseato e contemporaneamente
in preda al panico, e lo schermo dell'iPhone divenne nero. Lui rimase a fissarlo ancora un po', imponendo alla mente di spegnersi come faceva al ristorante quando non sapeva cosa ordinare e si affidava all'istinto per prendere la decisione giusta. Quando nausea e panico si furono placati un po' raccolse il cellulare e lo accese. Lo sfondo dello schermo era una foto di lui e Nora in piscina, si tenevano a vicenda le braccia sulle spalle. Era stata scattata sei anni prima in Toscana, durante l'ultima vacanza di famiglia. I suoi coetanei che avevano visto la foto lo prendevano in giro, ma non gli importava. Lo rendeva sempre felice guardarla, ma non questa volta. In realt ora sentiva
un'infinita tristezza, che era meglio del panico, ma non molto. Wes sblocc la tastiera del cellulare e premette il tasto per i messaggi.
Di' a Bobby di venire da me scrisse. La barra dell'invio si era appena riempita che gi arriv la risposta. Ok. Wes si infil di nuovo sotto le coperte. Venti secondi dopo c'era Nora sulla soglia, il labbro superiore alzato a mostrare i denti nel tipico ghigno di Bobby.
Hai chiamato? disse Bobby speranzoso, la voce distorta dal tentativo di Nora di tenere il labbro arricciato mentre parlava.
Raccontami una storia, Bobby.
Okay. Lo sai che mi sono risposato?.
Racconta.
Wes perse il filo della storia quasi all'inizio, ma non era importante. Quello che contava era il suono della voce di Bobby, raschiante e strascicata allo stesso tempo. Bobby il giovane
topo bisessuale era il personaggio di Nora pi famoso e meglio sviluppato, con un'intera biografia alle spalle che comprendeva
l'episodio in cui veniva cacciato di casa dai genitori a tre anni per via di un'incurabile dipendenza dal formaggio, un periodo (se Wes ricordava bene) da prostituto in centro, dove
conosceva il suo primo fidanzato Lee, un imbroglione poi morto di AIDS, e da l il matrimonio con un grillo di nome Raquel; Bobby e Raquel avevano avuto diversi figli, di cui Wes non riusciva mai a tenere a mente i nomi e che erano cresciuti abbastanza da avere a loro volta dei figli. Quando Raquel era morta di cancro al seno Bobby era tornato per strada ed era finito coinvolto in una serie di avventure con numerosi personaggi
itineranti, ed era pi o meno da qui che riprendeva la sua storia. Wes non ricordava neppure come fosse nato Bobby; era sembrato venire fuori gi pienamente formato un paio d'anni addietro, quando la malattia della loro madre aveva cominciato a farsi pi seria. Sulle prime, Bobby aveva felicemente monopolizzato
i pranzi e le cene della famiglia, facendoli ridere fino alle lacrime mentre il cibo restava a freddarsi nei piatti. Era sempre divertente, sempre allegro a dispetto delle terribili tragedie
cui pareva destinato, e non sapevi mai quando aspettarti la sua comparsa. Ma col progressivo diradarsi dei pasti consumati
insieme e infine con la loro cessazione, quando tutti avevano
cominciato a ritirarsi nell'intimit delle proprie stanze, Bobby aveva assunto il ruolo di psicologo della famiglia, convocato
ogni volta che c'era bisogno di trarre sollievo dalla sua particolare prospettiva filosofica. Wes sapeva di non essere l'unico
a fare affidamento sui consigli di Bobby: a volte sentiva la voce paziente e irriverente di Bobby che faceva prediche alla madre nella stanza di lei, direttamente sotto la sua. In realt Nora era quasi sempre Bobby con la madre, di questi tempi.
Wes non era sicuro che il padre si rivolgesse mai a Bobby, poich i suoi momenti di maggiore bisogno coincidevano con quelli di maggiore confusione, ma sapeva che Bobby non si faceva scrupolo a render note le proprie opinioni anche se non richieste - spesso quando rischiavano di essere assai sgradite. In passato c'erano state anche altre creature, incluso Enochs il mostro sputazzante di Wes, e Sunny, il miglior amico di Enochs, un ragazzo che viveva sul Sole e che
aveva continuato a ripresentarsi per un po', pallido e malato,
anche dopo che Wes aveva smesso con certi giochetti. Bobby li aveva eclissati tutti, era lo Yahweh di quell'Olimpo, ma Wes supponeva che potessero essere ancora vivi chiss dove, aspettando con patetica e desolata
speranza che la loro religione tornasse a vivere.
Qual  il problema?. Bobby irruppe con la voce nei suoi pensieri e prese Wes per mano.
Come? Nessun problema. Wes si gir dall'altro lato.
Leslie sta piangendo.
Leslie non sta piangendo.
Allora forse Leslie ha delle piccole meduse negli occhi?
Leslie sta piangendo. Bobby capisce sempre quando Leslie  triste. Non essere triste, Leslie. La vita pu sempre diventare molto, molto peggiore, e di sicuro lo far.
Non voglio essere triste, Bobby, ma non ce la faccio.
Ma perch, Leslie, perch?.
La vita  triste, Bobby. Cazzo quanto  triste.
Questo Bobby lo sa. Leslie sciocchina. Tutti i nipoti di Bobby sono dei tossici, persino il piccolo Ramsey. Ma Bobby  triste? Nossignore! La vita  triste ma Bobby  felice. Perch rendo conto che ti ho chiesto io di venire, ma in realt non credo di essere dell'umore giusto
Come vuoi, paparino. Tanto in ogni caso Bobby non se la fa coi perdenti.
Non appena Bobby usc di scena Nora gett le braccia al collo di Wes e scoppi a piangere. Wes la strinse a s e si premette
contro una spalla il volto bollente e umido.
Non piangere, biscottino. Non  niente. Mi passer presto.
Le parole erano come cenere bagnata nella sua bocca, ma Wes si costrinse a ripeterle, di continuo, finch uno di loro due, uno qualsiasi, non ci avesse creduto. Va tutto bene. Andr tutto bene.
adesso.
Nora piagnucol in silenzio. Quando i singulti si furono placati,
rimase cos immobile addosso a Wes che questi si chiese se non avesse pianto fino ad addormentarsi. Si sent di nuovo nauseato,
nauseato e pieno di un dolore cos grande da sembrargli sufficiente per dieci, cento persone. Ricord cosa aveva pensato alle prime ore di quel mattino in veranda, che nessun giovane avrebbe mai dovuto provare quella struggente sensazione della futilit e della desolazione di ogni cosa, nessuno che avesse davanti a s un mondo intero di possibilit, e malgrado tutto Wes sapeva che questo valeva anche per lui. Ma non riusciva a stare meglio. Era come se si trovasse davanti a uno specchio che lo rifletteva per come sarebbe stato di l a dieci, venti, trent'anni, la maledizione di una limpida premonizione che nessun adolescente
avrebbe mai dovuto sopportare. Nessuno di quelli che conosceva, nessuno dei suoi coetanei provava le stesse sensazioni,
tranne forse James nei suoi momenti migliori; vivevano tutti la loro vita come animali, ignari di cose come il futuro, e Wes li odiava e invidiava in egual misura, tutti a ballare, bere e scambiarsi messaggini. Nulla gli sarebbe piaciuto di pi che essere insensibile e sconsiderato, capace di stringere i pugni per esultare con frasi come Cazzo, s!, ma era una causa persa.
Non era mai stato uno di loro, non lo sarebbe mai stato, eppure sembrava che spndesse la propria vita a provarci, a fingere, e guarda in che disastro si era cacciato. Tutto quello che aveva fatto, nel bene e nel male, ridotto in polvere.
Mamma ha suonato il campanello. La voce di Nora era normale, serena, persino un po' impaziente, come se avesse ritrovato il controllo da un bel po' e stesse solo aspettando il momento giusto per rompere il silenzio.
Io non ho sentito niente.
L'ha suonato. Tocca a te.
Okay, fammi vestire e dille che sar l tra un minuto.
Nora, esentata da quel dovere, zampett via dalla stanza e scese con passo pesante le scale. Wes sapeva, tra tutte le sue
innumerevoli debolezze, che non avrebbe mai dovuto piangere davanti a Nora, mai mostrarsi a lei diversamente dal fratello maggiore forte e ottimista. In realt lui doveva essere l'uomo di casa, competente e attento, solerte, un coraggioso pioniere con una corazza di fermezza e determinazione, soprattutto per il bene di Nora, visto che chi altri c'era a prendersi cura di lei?
Che razza di infanzia era la sua? Wes almeno aveva una manciata
di bei ricordi su cui fare affidamento. Nora era stata costretta a farsi forza, a essere la cheerleader di casa; per fortuna pareva avesse le giuste qualit, eppure non era giusto. Dopo ogni sbronza di autocommiserazione o spossatezza, Wes si sentiva
sempre rinato e capace, deciso a liberare Nora dal suo fardello,
ma non durava mai a lungo, e presto lui se ne tornava in camera sua, a nascondersi nei libri, e Nora rimaneva da sola a scorrazzare qua e l in quella vecchia casa cadente pervasa di un silenzio innaturale, a giocare ai videogiochi, a stare in videochat e a fare i compiti da sola in una sala da pranzo che nessuno usava pi. Questa volta, si ripromise Wes mentre si infilava i jeans della notte prima e una maglietta pulita, avrebbe fatto la cosa giusta: avrebbe permesso a Nora di fare i compiti in camera sua quando glielo chiedeva; l'avrebbe aiutata con matematica
e scienze; avrebbe lasciato che gli leggesse un racconto ad alta voce invece di farla sentire solo una bambina; si sarebbe assicurato che avesse vestiti puliti da indossare a scuola; non l'avrebbe
pi presa in giro perch parlava a voce troppo alta o troppo in fretta e perdeva il filo del discorso a met frase; l'avrebbe
accompagnata a piedi a scuola, qualche volta; avrebbe fatto un discorso serio a suo padre sulla necessit di essere un genitore coscienzioso per la figlia preadolescente. Scalzo, Wes attravers in silenzio il corridoio per andare in bagno a darsi una sciacquata al viso. Guardandosi allo specchio, e provando un sorriso che faceva soltanto sembrare ancor pi acquosi e stanchi i suoi occhi azzurri, pens che se anche non poteva essere abbastanza forte da diventare una bella persona, forse
aveva davvero in s quello che serviva a essere un fratello migliore. Mentre si osservava a un tratto gli venne da pensare a Lucy e a quanto l'avrebbe terrorizzata vedere dove abitava lui, anche solo per cinque minuti, e nell'immaginare quel suo bel faccino distorto da disgusto e incomprensione, con quell'abbronzatura
da mari esotici e il nasino all'ins e le sopracciglia come folte, scure scimitarre, prov un certo trionfo, quasi fosse gi diventato il buon fratello che ambiva a essere. Probabilmente,
a Lucy, Nora non sarebbe neanche piaciuta.
Si asciug la faccia, scese le scale e si ferm davanti alla porta della stanza di sua madre, la superficie gommosa e irregolare per strati e strati di smalto lucido bianco. Esit solo per un istante prima di bussare con delicatezza e farsi avanti, con la porta che sussurrava benigna contro la folta moquette bordeaux.
Si ferm sulla soglia, per abituare gli occhi a un'oscurit mitigata
dal tenue bagliore della televisione. Il nuovo televisore LCD
a schermo piatto emetteva una luce assai meno violenta di quella del vecchio tubo catodico, ma era anche meno chiara, e Wes non si era ancora abituato al cambiamento. Era un miglioramento, credeva, e ora la stanza sembrava pi un acquario per pesci tropicali
che il laboratorio di un film di fantascienza, ma dubitava che sua madre, con la vista sempre pi debole, avesse minimamente
notato la differenza. L'odore pervasivo di urina, toast imburrati e antisettico per uso topico restava immutato, e lo sarebbe rimasto a lungo finch finestre, avvolgibili e tendine avessero sigillato la stanza contro il mondo esterno. La reazione naturale per chiunque entrasse la prima volta nella stanza di sua madre sarebbe stata di spalancare tutto per far entrare aria e luce, ma Wes ormai non affrontava neanche pi l'argomento. La luce le faceva male agli occhi, e l'aria le causava brividi incontrollati,
anche quando era tiepida. Quella stanza era ormai il suo habitat naturale, e toccava agli ospiti adattarsi o sopportare, come avevano fatto lui e Nora. Wes sollev il naso per cogliere nell'aria qualsiasi accenno di pus o necrosi, ma le piaghe da
decubito parevano esser sparite da quando, dopo l'ultima crisi, sua madre aveva recuperato una parziale mobilit.
Ciao, mamma. Come ti senti?.
Wes? Vieni qui, tesoro.
Wes si port accanto al letto, sistemato in modo da tenerle dritta la parte superiore del corpo affinch avesse una maggiore visuale. Le lenzuola erano pulite e piegate in cima, cosa che doveva aver fatto Nora, e lei teneva le braccia ai lati del corpo, infilate nelle maniche di un camice d'ospedale di sottile e scadente
cotone stampigliato. La testa poggiava su un nido di cuscini appena sprimacciati, i capelli cos sottili e incolori da lasciar intravedere il bianco delle federe. Wes si poggi al lato del letto, che era cos alto da costringerlo quasi a stare in punta di piedi, e si pieg per dare un'occhiata pi da vicino.
Come ti senti?.
Sono proprio uno schianto. La voce di sua madre era sibilante e acuta, come se dovesse farla passare attraverso una serie di canne per tirarla fuori; eppure, era un bel po' pi forte di un mese prima, e non pi strascicata. Tu come stai, tesoro?.
Wes non era mai sicuro di sapere cosa intendesse sua madre con quella domanda. A volte era sinceramente attenta alla sua risposta; pi spesso era solo la malattia che parlava attraverso di lei, come fosse il pupazzo di un ventriloquo, e in realt stava dicendo: Tu fai solo finta che sia tutto a posto. Di solito Wes era riluttante a metterla alla prova, ma ora lasci che nella voce gli si insinuasse una nota di ambiguit.
Sto bene, mamma.
Che c', tesoro?.
Oh, mamma, non lo so. Io....
 solo che ho un po' fame. Mi porteresti del budino?.
Nora non ti ha gi fatto fare colazione?.
No, quella bestiolina.
Non ti ha fatto fare colazione?.
Wes, non sono stata chiara? Non mi ha fatto fare colazione, accidenti.
Okay, okay, stai calma. Ci penso io. Posso accendere la luce per un momento?.
Mi d fastidio agli occhi.
Solo un momento. Li puoi chiudere. Voglio vedere come va la pelle.
Fai pure.
Wes si alz e accese la luce sul comodino e fin dritto contro il montante di sostegno del macchinario che serviva a sollevare sua madre. Non si fece male, ma imprec comunque tra s contro quell'oggetto. Era una specie di altalena sospesa sul letto, ma invece del normale seggiolino aveva una sorta di imbracatura in nylon, di quelle che calano dagli elicotteri nelle operazioni di salvataggio. In teoria, la madre di Wes poteva rotolare su un fianco, piazzare l'imbracatura sotto le natiche, e premere un pulsante per farsi sollevare e depositare nella sedia a rotelle accanto al letto. L'idea era di farla sentire indipendente, ma di fatto per lei era quasi impossibile mettere l'imbracatura nella giusta posizione e non la usava da mesi. Wes e Nora avevano provato a giocare con quell'attrezzo mentre la madre era in ospedale, ma non era stato affatto divertente. Stava l solo in attesa del giorno in cui lei non sarebbe pi riuscita ad andare in bagno da sola, neppure se accompagnata da uno dei figli, ed era per questo che Wes la odiava, con le estremit in bronzo duro e le etichette gialle con i contorni arancioni. Il tizio dell'assicurazione,
seduto al tavolo del soggiorno, aveva detto che conveniva
tenerla l piuttosto che smontarla e toglierla solo per doverla poi reinstallare sei mesi dopo.
Wes accese la luce e torn al fianco di sua madre. Il viso poteva fare un po' spavento, sotto quell'aura di ciocche incolori,
ma lui ci faceva caso raramente perch il declino era stato molto graduale. Wes aveva solo vaghi ricordi di sua madre come donna sana - una spiaggia da qualche parte, dove era
stesa sulla schiena e si puntellava sui gomiti, e Wes riusciva a vederle il sorriso negli occhi dietro gli occhiali da sole; qualche passeggiata fino a scuola, mano nella mano e una canzone cantata
insieme; un ufficio luminoso in centro, dove lei progettava le copertine dei libri su enormi monitor e gli insegnava come usare i programmi per i collage digitali. Gli sembrava di ricordare
che fosse una donna socievole, che portasse foulard colorati intorno alla testa, legati sulla nuca, che piangesse guardando
ET. Che suonasse le sigle della tv sul pianoforte al piano di sotto. Era strano che fossero cos pochi i ricordi, considerando
che i primi sintomi della malattia si erano manifestati soltanto quando Wes aveva sette o otto anni; immaginava che la sua mente avesse in realt impacchettato e messo via chiss dove quella parte di memoria. Era come se sua madre fosse stata sempre male. Nessuno parlava mai di guarigione o cose del genere. Solo nelle rare occasioni in cui Wes si univa a Nora nelle sue approfondite disamine degli album fotografici di famiglia, l'unica prova che la madre fosse mai stata altro che un'invalida, il danno risaltava in netto contrasto. Occhi infossati
del colore della ceramica invecchiata e bordati di rosso, labbra grigie e cascanti, una lingua color fegato che non stava mai ferma, leccava e lambiva - per un momento Wes not ogni cosa con allarme, poi lasci che sbiadisse fino a sparire dalla sua coscienza. Ora, sotto la luce della lampada, gli interessava solo il colore della pelle. La neurite ottica che aveva di recente attaccato l'occhio buono era stata curata con massicce dosi di steroidi, che le avevano tinto di giallo la pelle. Era ancora secca e trasparente come carta da lucido, ma sembrava si fosse epurata
di gran parte delle tossine, anche se con quell'illuminazione
era difficile dirlo. Wes le diede un bacio sulla guancia, spense la lampada e di nuovo si appoggi alla parte rialzata del materasso.
Sua madre stava guardando La gioia di dipingere, e Wes le si sedette accanto a guardarlo per qualche minuto. Tutta questa
storia dell'ossessione per La gioia di dipingere era cominciata come una specie di scherzo di famiglia quando un giorno Wes era tornato da scuola e aveva trovato Nora come ipnotizzata.
Per un po' ne avevano fatto una tradizione, lanciavano frecciatine
a Bob Ross per la sua capigliatura afro e l'ossessione per le creature dei boschi e le sue frasi tipiche. Se ne andavano in giro a dire cose come  il tuo mondo e caccia via il diavolo, e Wes aveva persino cominciato a chiamare Nora la sua nuvoletta
felice. Ma poi un giorno, dopo essersi messa definitivamente
a letto, sua madre gli aveva chiesto di trovare La gioia di dipingere sulla tv via cavo, e lui l'aveva registrato, ma a quel punto davano la trasmissione solo una volta a settimana e lui si era offerto di trovarle qualche dvd. Alla fine, tuttavia, non era importante, dal momento che a lei non pareva dispiacesse guardare
e riguardare all'infinito lo stesso, limitato numero di episodi.
Era spesso agitata e, anche se non era sempre chiaro perch o se riuscisse effettivamente a guardare la tv, c'era qualcosa
nell'inflessione gentile e monotona di Bob Ross che la placava.
Ormai in pratica guardava solo quello, oltre a Gossip Girl, del quale era appassionata quanto Nora. In effetti, anche Wes era affascinato da Bob Ross e aveva persino preso in considerazione
l'idea di ispirarsi a lui per il protagonista del suo primo romanzo, anche se era preoccupato per i risvolti legali e forse non avrebbe corso il rischio.
Mentre se ne stava seduto accanto alla madre a guardare Bob Ross che metteva insieme un misero paesaggio naturale dell'Alaska,
Wes pens alle migliaia di casalinghe e pensionati banali e felici in tutto il paese con il garage adibito a laboratorio di pittura
per seguire ogni movimento di Ross con i loro pennelli a ventaglio e l'alizarina per il rosso, e pens al confino di sua madre in quella stanza e alla sua salute in declino. Era convinto che lei non avrebbe mai guardato Bob Ross se fosse stata in salute. Sembrava cos assolutamente ingiusto, ma d'altronde potevi mai dire per davvero che una persona era pi degna di
un'altra, o che quanti dipingevano insieme a Bob Ross facevano miglior uso della consolazione che lui offriva rispetto a una donna che restava a letto tutto il giorno e guardava senza sosta le stesse repliche vecchie di dodici anni? Wes pens a quel gioco che fanno i bambini, magari quando hanno sei o sette anni e diventano per la prima volta consapevoli della mortalit e dei risvolti morali di certe decisioni. Se arriva uno con una pistola e ti dice che uccider tua madre o tua sorella, tu chi scegli?.
Non si trattava mai di chi amavi di pi; di fatto, c'era sempre una risposta giusta. Se la scelta era tra salvare tua madre o tua sorella tu salvavi la sorella perch era pi giovane e aveva pi tempo davanti a s; se la scelta era tra tua madre, tua sorella o il tuo cane, salvavi il cane, perch era innocente e senza colpe, anche se una manciata di ragazzini pi lungimiranti salvavano la sorella, poich era segno di un maturo altruismo sacrificare il cane per un'altra vita umana, seppure inferiore. Wes non aveva mai davvero capito che gusto ci fosse in quel gioco, perch il vero mistero, che ti toccava ignorare, era come la situazione fosse venuta in essere. Wes era sempre distratto dagli interrogativi
su quali circostanze potessero spingere una persona a proporti una scelta del genere. Perch mai qualcuno doveva avere la necessit di uccidere tua sorella o il tuo cane? E se anche fosse, perch offrire la scelta a un bambino di sei anni?
Questi aspetti secondari rovinavano sempre il divertimento che si supponeva ci fosse nel gioco, sia per Wes sia per il bambino che lo faceva con lui. Wes supponeva che, come con le bambole o nelle gare, i bambini afferrassero d'istinto il bisogno di inscenare
in sicurezza le decisioni appena vagamente comprese che vedevano fare ai loro genitori, ma solo negli ultimissimi tempi, quando era parso che sua madre fosse infine giunta alla fase terminale
della malattia, aveva compreso l'importanza per la sua vita di tali preparativi. Ed era ancor pi vero per Nora. Madre o fratello? Madre o cane? Potevi giocarci anche da solo, se non c'era nessuno in giro.
Era un gioco che, palesemente, anche gli adulti facevano da soli. Wes aveva vaghi ricordi della casa un tempo piena di ospiti vivaci, cene festose e alcoliche che andavano avanti fino a tarda notte e gli arrivavano ovattate in camera attraverso le assi del pavimento e il cuscino, ma gradualmente gli ospiti avevano smesso di venire quando sua madre non era stata pi in grado di camminare ed era diventata umorale e solitaria. Sulle prime Wes aveva creduto che non venissero pi perch non erano dei veri amici e non si divertivano pi a stare con sua madre, ma poi aveva capito che era stata lei a mandarli via. L'aveva fatto perch si vergognava troppo di ci che era diventata? O perch era troppo orgogliosa per permettere che altri la vedessero in quelle condizioni? O magari persino perch non gliene era mai importato davvero di loro e aveva approfittato dell'aggravarsi della malattia per staccarsene? Dopo un po' la cosa non aveva pi avuto importanza. Quando le era diventato troppo difficile salire al secondo piano avevano preso in considerazione l'idea di installare un montascale, ma questo non avrebbe risolto il problema dei gradini all'ingresso e della sedia a rotelle, soprattutto
in inverno, cos avevano deciso di trasferirla in tavernetta, dove almeno aveva una via d'accesso all'esterno. Quando c'era bel tempo di tanto in tanto passavano a trovarla alcuni amici di lunga data, si sedevano all'ombra screziata di luce e le accendevano
le sigarette. Ma lei non era mai gentile o paziente e dopo un po' avevano smesso di venire. E a quel punto era ormai evidente anche che il padre di Wes provava un segreto - e in seguito neanche pi segreto - rancore per aver dovuto rinunciare
al suo studio con le portefinestre per far spazio alla malattia della moglie. Una sera d'estate, mentre sedeva con Wes sul balcone della sala da pranzo con la ringhiera in ferro lavorato che dava sul cortile posteriore, cullando in una mano il terzo bicchiere di scotch il padre si era lamentato amaramente
di come fosse ridotta la sua vita privata, tra il lavoro, il ruolo di genitore e i problemi con l'assicurazione, e che l'unico
spazio che poteva chiamare davvero suo, dove poteva ritirarsi e scrivere e anche solo pensare, era la stanza da letto in tavernetta,
e adesso anche quella non c'era pi, e poi si era paragonato
alla sorella di Shakespeare e aveva reagito con grande stizza quando Wes aveva subito riconosciuto l'allusione. E poi aveva addirittura cambiato casa per un po' - Wes questa parte se l'era quasi dimenticata - senza pi farsi vedere finch non era diventato chiaro che la moglie sarebbe rimasta a letto per sempre. A quel punto lei era tornata nella stanza da letto al secondo piano, dove era rimasta tranne che per le ospedalizzazioni,
e il padre di Wes aveva adibito ad appartamento la tavernetta, dove ormai dormiva, scriveva e si scopava le sue studentesse.
Era stato suo padre a distruggere il piacere di guardare in famiglia La gioia di dipingere, quando da ubriaco aveva accusato Bob Ross di essersi svenduto.
Mi fa proprio incazzare che la mediocrit viene sempre pi ricompensata in questo paese mentre i veri artisti fanno la fame per strada. Voglio dire, questo tizio sar un miliardario, e tu guarda la merda che tira fuori!.
Non bisogna avere degli ideali per potersi svendere, pap?.
Ce li aveva degli ideali, questo stronzo, non pensare. Certo che ce li aveva! Tutti ce li hanno. E adesso guardalo.  una rovina per tutti noi.
Come fa a essere una rovina per te?.
Credi che non mi svenderei in un attimo se potessi? In un attimo! Ma non posso. Non sono una specie di distributore. E
che proprio non ci riesco - deve significare qualcosa per me.
Deve venire da qualche parte.
Be', secondo Bobby  una gran brava persona. A Bob Ross piacciono gli animaletti come Bobby, e Bob Ross ama tutti gli americani. Ed  morto da dieci anni.
Lasciati dire una cosa, Bobby. Non mi importa se  morto.
Bob Ross  un frocio. Un frocio ricco, sfruttatore e senza talento.
Nessuno voleva sentirgli ripetere quella parola, cos erano tornati tutti a guardare la trasmissione in castigato silenzio, ma da quel giorno prendersi gioco di Bob Ross era parso perdere parte del suo fascino, e avevano smesso di guardarlo en famille.
Bob Ross stava dando gli ultimi ritocchi al suo paesaggio, usava un coltello da pittore per raschiare strati di neve lungo il fianco della montagna. La madre di Wes gli prese la mano tra le sue. Era sempre un momento topico della trasmissione quando Bob Ross metteva la neve; con nient'altro che un coltello, un po'
di vernice bianca e qualche svolazzo della mano dava tridimensionalit
alle sue composizioni, creando massi e crepacci e ombre e pendi aggettanti laddove un istante prima non c'erano che piatte spianate di colore. Suo padre aveva ragione - era solo destrezza, nient'altro - ma restava comunque irresistibile. Wes poteva senz'altro simpatizzare per chi preferiva guardare e ascoltare Bob Ross piuttosto che affrontare la realt. Sua madre gli strinse la mano e lui la guard e le fece un caldo sorriso.
Il budino.
Ah, gi. Torno subito.
Nora era in cucina, in piedi davanti al frigo a togliere la pellicola
di plastica da una mozzarella impanata. Indossava il parrucchino
a striscioline blu che avevano comprato a Crispy per Halloween, ma che aveva dato al cane un'aria cos umiliata e afflitta che nessuno se l'era pi sentita di metterglielo. Nora fece a Wes un timido sorriso, al quale lui reag con uno sguardo torvo, e il sorriso spar. Diversamente dalle altre stanze che davano sul retro, in cucina non c'erano tende o avvolgibili, e la luce che veniva dal cortile, senza foglie sull'albero a filtrarla, era sgradevolmente forte eppure allo stesso tempo morta ed esile.
Wes spinse via Nora e sollev il telaio a ghigliottina della finestra
con distratta brutalit.
Fa troppo caldo qui dentro.
Che ti prende?.
Niente. Dov' Crispy?.
Credo sia con pap. Che succede?.
Sei sicura di averla portata fuori?.
Non l'ho portata. Me l'hai chiesto, e io ti ho detto che non l'ho portata.
C' altro che non hai fatto?.
Che cosa non ho fatto?.
Il budino di mamma? Avevi detto di s. E cos difficile in questa casa di merda... Oh, vaffanculo. Dammi solo quel cazzo di budino. Ci penso io.
Nora stava gi piangendo copiosamente quando arriv al lavello, le sopracciglia arrossate e il parrucchino scivolato in parte su un lato della testa. Mise una mano nella vasca.
Gliel'ho dato. Ecco il cucchiaio, vedi? Ecco la tazza, vedi?
Te l'avevo detto. Gli mostr un cucchiaio sporco, con alcuni chicchi di riso ancora appiccicati e una patina di panna secca.
Vedi? Vedi? Vedi?.
La rabbia di Wes subito si sgonfi. Ogni volta che piangeva Nora sembrava avere cinque anni in meno; anche quando era solo una bambina, le sopracciglia le si arrossavano cos quando Wes la spaventava con un rumore improvviso, per esempio lasciando cadere di proposito una forchetta sul vassoio in metallo del suo seggiolone o arrivandole alle spalle di nascosto per battere le mani dietro la sua testolina di setosi ricci biondi.
Peggio ancora, lui sapeva che non appena le avesse detto una parola di rammarico e fatto un gesto di scusa sua sorella avrebbe accettato con gratitudine, senza esitazioni, e con tutto il suo cuore immenso, come faceva da bambina. Era la seconda volta in una giornata - in una mattinata - che la faceva piangere, e la seconda volta che doveva prenderla tra le braccia per arrestare quelle lacrime. Nora era una persona migliore di quanto lui sarebbe mai stato, ma Wes non era sicuro di quante volte ancora se la sarebbe potuta cavare con cos poco.
Mi ha detto che non gliel'avevi portato, biscottino. Mi dispiace.
Non si ricorda, Wes. Si dimentica le cose.
Lo so, lo so. Mi dispiace davvero.
Bah.
 un Bah, ti perdono o un Bah, sei uno stronzo?.
Lei ridacchi contro la sua maglietta, ma non rispose.
Stai a sentire. So che ti annoi. Dammi un po' di tempo -
fammi portare questo su da mamma e lasciami cominciare coi compiti - e pi tardi ti porto fuori.
Dove mi porti?.
Una corsa col cane?.
Bah.
Il museo?.
Bah.
Un film?.
Che film?.
Taxi to th dark side?.
Bah.
Scegli tu. Ma non roba da ragazzine. E porta a spasso il cane, per favore.
Bah.
Wes sciacqu nel lavello il cucchiaio sporco, lo scroll per far cadere le gocce d'acqua e prese dal frigo una monoporzione di budino. Sal le scale in punta di piedi, tre gradini per volta, e di nuovo si ferm davanti alla stanza di sua madre prima di bussare.
Questa volta entr senza aspettare. Bob Ross aveva iniziato
un nuovo quadro, una sommessa scena boschiva con un sentiero ricurvo, cespugli in fiore e una radura soleggiata appena dopo la curva, ma sua madre sembrava dormire. Wes non ne era del tutto sicuro, poich era nella stessa posizione di prima e spesso chiudeva gli occhi anche da sveglia, ma il ritmo del respiro era quello del sonno. Per accertarsene, lasci che il cucchiaio tintinnasse contro il ripiano in vetro quando lo poggi
sul tavolino. Lei apr per un attimo gli occhi, poi li richiuse. Wes vide che si muovevano dietro le palpebre rosa, cercavano chiss cosa alla cieca, poi sua madre si lecc le labbra. Sembrava proprio
una lucertola indolente stesa su una roccia, ma nella stanza buia quella similitudine assumeva un tono sinistro.
Di tanto in tanto Wes finiva col chiedersi come sarebbero state le cose quando sua madre se ne fosse andata. Quando sua madre fosse morta. Di solito era capace di sopprimere tali pensieri,
rammentandosi che la malattia non era di per s letale, e che anche in quelle condizioni debilitate lei poteva facilmente sopravvivere ancora a un attacco o due di polmonite, come era sopravvissuta all'ultimo. Ma ogni tanto i dubbi si insinuavano quando lui non era attento e se la spassavano nella sua mente, rimbalzando uno contro l'altro e lottando per il dominio prima che li afferrasse e li zittisse. E poi, soprattutto quando era troppo stanco, stufo o depresso, in alcune occasioni era proprio lui a lasciarli a briglia sciolta e ascoltava con una sorta di orrido fascino quello che avevano da dire. La prima cosa che sarebbe successa, poco ma sicuro, era che suo padre sarebbe tornato a occupare la stanza da letto. Tutte quelle cose - l'imbracatura, la moquette, le tende pesanti, la televisione, il letto da ospedale -
sarebbero sparite. E anche se suo padre non ne parlava mai, Wes sapeva che, malgrado l'eredit di sua madre e l'assicurazione
sanitaria, la malattia gravava pesantemente sull'economia familiare, quindi dopo la sua morte ci sarebbero stati soldi per la ristrutturazione della casa. Wes era sicuro quasi al cento percento
che suo padre avrebbe voluto rifare tutto da capo. La cucina sarebbe stata la prima ad andare - suo padre era ossessionato
dai progetti per la cucina nuova, con il freezer Sub-Zero incassato sotto il piano di lavoro e la macchina del gas a sei fuochi della Wolf - ma poi sarebbe toccato alla stanza da letto, e non sarebbe pi rimasto nulla a ricordare che lei vi aveva trascorso
anni come prigioniera moribonda. Ma Wes sapeva anche che se ogni qualvolta fosse passato l davanti avesse sentito il
ticchettare di una tastiera da computer invece del rasserenante mormorio di Bob Ross non avrebbe avuto alcuna importanza.
Quella stanza sarebbe rimasta infestata per sempre, anche se suo padre non se ne accorgeva neppure. Quanto a Nora, la morte della madre sarebbe stata un disastro. Gi adesso si teneva aggrappata al relitto come una naufraga stretta a un pezzo di legno galleggiante, nel disperato tentativo di convincersi
che potesse tenerla a galla per sempre. Per Nora era fondamentale
poter andare dalla madre, anche quando lei era mezzo stordita dagli antidolorifici per le piaghe da decubito o aveva insozzato il letto, e leggerle qualcosa o guardare insieme Gossip Girl, o anche solo stendersi accanto a lei e succhiarsi il pollice. Trattava la madre come una bambina sola potrebbe trattare il suo pupazzo preferito, era molto brava a convincersi che fossero entrambe a tenere in piedi la conversazione, che sua madre potesse sollevare da sola la tazza, che fosse in grado di capire le sue ansie e preoccupazioni e darle consigli. Cosa avrebbe fatto Nora quando tutto fosse finito? Quante erano le probabilit che il padre si comportasse da uomo e facesse qualcosa?
Wes voleva credere di poter compensare quella carenza, almeno fin quando Nora non fosse cresciuta abbastanza da provvedere da sola al proprio benessere emotivo, ma si rendeva conto che nel migliore dei casi sarebbe stato un sostituto tristemente
inadeguato. E poi cosa sarebbe successo? Nora se ne sarebbe semplicemente andata alla deriva? Avrebbe cominciato ad assumere droghe, marinare la scuola, andare a letto con tutti? Si sarebbe chiusa in se stessa, diventando distante e spenta e irraggiungibile, o avrebbe usato tutta la sua arguzia e la sua vitalit come scudi - la ragazza simpatica che aveva sempre una risposta brillante per tutto e una battuta per ogni occasione, anche la pi profonda - cos che Wes sarebbe dovuto restare l a guardare il suo splendido sorriso tendersi e contorcersi trasformandosi in una maschera odiosa?
Ma ancora peggio di quando perdeva tempo a chiedersi
come tutto sarebbe crollato dopo la morte di sua madre erano i momenti in cui Wes si scopriva a ragionare sui modi in cui la vita sarebbe diventata migliore, pi semplice, meno pesante.
Sopprimeva sempre questi pensieri nel momento stesso in cui si ritrovava a formularli, e restava con il nauseante fetore del disprezzo per se stesso, ma era troppo tardi. Le immagini evocate
in quel fantasticare restavano, colorate e vive, a irriderlo quando lui meno se lo aspettava. Era soprattutto dei piccoli fastidi, piuttosto che delle implicazioni cosmiche, che Wes immaginava sarebbe stato grato di sbarazzarsi. Niente pi budini al riso nel frigo, niente pi pasti da imboccare, basta col doverla guardare mentre tentava di nutrirsi da sola, a malapena in grado di tenere in mano il cucchiaio che viaggiava tremante verso le sue labbra secche e mancava il bersaglio, cos lui doveva grattarle via il cibo dalle guance e dal mento e portarlo a una bocca spalancata e succhiante come una lampreda. Niente pi chiamate nel cuore della notte, niente pi pannoloni per adulti, niente pi attese davanti alla porta del bagno costretto a sentire grugniti e gemiti. Basta doverla girare su un fianco e lavar via le macchie di merda dalla schiena con un asciugamano bagnato.
Niente pi corse a casa nel fine settimana con la bocca dello stomaco
stretta dalla nauseante sensazione che durante la giornata si fosse esaurita la scorta di un qualche suo importantissimo farmaco.
Basta sedere vicino a lei e raccontarle tutta la giornata quando lei era a malapena consapevole che fosse l, quando lui sapeva benissimo che sua madre era a migliaia di chilometri da l. Basta passare davanti alla sua stanza furtivo come un ladro se gli serviva un po' di tempo per se stesso, e basta affliggersi, ogni volta che si prendeva un po' di tempo per se stesso, perch si sentiva egoista e irrispettoso. Niente pi imbarazzo nel portare amici a casa dopo la scuola. Basta odiarsi per come ce l'aveva con lei. Basta essere sempre adirato, basta prendersela con Nora. Basta sentirsi un bruto vuoto ed egocentrico ogni volta che, malgrado tutti gli sforzi per non farlo, si lasciava scivolare
in qualche sogno di libert. Basta far finta, con se stesso e con Nora, che la madre non sarebbe morta, e che non sarebbe stato un sollievo per tutti, lei stessa inclusa, quando fosse successo.
Basta.
Wes sgusci via dalla stanza e chiuse la porta con cura infinita.
Dal pianerottolo sent l'iPhone che lo chiamava. And in camera sua e fu in qualche modo sorpreso di trovarlo proprio dove lo aveva lasciato, ad aspettarlo come un cane fedele nel nido dei suoi panni sporchi. Si gett sul letto, con l'intenzione di ignorare il telefonino, ma quello era insistente e non avrebbe trovato pace finch lui non avesse riconosciuto la sua sonante esistenza. Ruot su un fianco e lo prese dal pavimento. Un messaggio
di testo, uno vocale e una e-mail. Quello di testo - x favore, chiamami - era di Lucy. La e-mail era di James: Da oggi sei un uomo, figlio mio. Quello vocale era di Delia; poich aveva il numero in rubrica, il tasto per chiamarla diceva Delia.
Mentre fissava quel nome, Wes sent il cuore che accelerava e le guance che diventavano bollenti, e le lettere sul display parvero incresparsi e pulsare. Premette il tasto cancella e lasci cadere il telefono sul pavimento.
Come la cucina, la sua stanza era adesso inondata da una luce che sembrava un vapore sottile e velenoso. Era una luce acquosa, ma mancava molto all'inverno; le giornate erano ancora troppo lunghe, troppo calde, troppo invitanti. Wes bramava
l'inverno, quando era meglio chiudersi in casa da soli. Gli piaceva che fosse buio quando si svegliava, buio mentre andava a scuola e buio quando tornava, adorava le intime passeggiate da solo al freddo di una strada crepuscolare, il solitario romanticismo
dei suoni invernali - il vento che passa veloce tra i rami nudi degli alberi, le foglie secche che crepitano su un marciapiede
non spazzato, il silenzio ovattato che cala prima d'una nevicata. Invece odiava l'estate, le cose luminose, aperte e senza ombra. Odiava svegliarsi alla luce del sole, gli
infiniti e pigri tramonti che in qualche modo ti facevano sentire un po' malsano se volevi trascinarti a letto con un libro mentre nel cielo c'era ancora un caldo bagliore color pastello. Odiava il modo in cui le strade del Village restavano affollate fino a tarda sera, piene di gente che vagava senza meta in pantaloncini con grandi tasche laterali e reggiseno sportivo, pregustandosi senza gioia il loro primo bicchiere, una passeggiata lungo il fiume con la famiglia, qualche stupida notte brava in citt, uno qualsiasi di quei tanti e banali piaceri prefabbricati. L'estate trasformava ogni newyorchese in un turista a Disneyland; cosa imperdonabile,
sfumava la differenza tra cittadini e provinciali, una distinzione
che Wes riteneva dovesse restare sempre ben netta e inconfondibile.
Pens a Il mondo nuovo, candidato di riserva per il suo saggio di letteratura europea, e al profondo senso di solidariet che provava per Helmholtz Watson quando gioiva per l'esilio alle Falkland. A Helmholtz veniva offerta la possibilit di scegliere
una qualsiasi isola nel mondo intero - le Hawaii, Tahiti, i Caraibi - ma lui chiedeva di esser spedito in un posto caratterizzato
dal maltempo, un posto pieno di venti e tempeste, proprio
come avrebbe fatto Wes. Fino a quel momento Il mondo nuovo, malgrado anche l'abbondanza di sesso occasionale tra persone di ogni et, gli era sembrato il pi stupido dei romanzi.
Ma veniva quasi redento dalla richiesta di Helmholtz. Un posto dove potevi passare tutto l'inverno rintanato coi tuoi libri, i tuoi taccuini, i tuoi pensieri. Wes sospettava che questo non fosse un desiderio normale per un diciassettenne, ma non poteva farci niente. Tutto quello che voleva era sentirsi circondato da venti ululanti e cieli bassi tinti di ogni sfumatura del grigio. Per lo stesso motivo, ogni volta che giocava a Risiko con Nora eleggeva
sempre la Kamcatka a sua casa base e la difendeva fino alla fine. Sarebbe stato bello, supponeva, avere con s una persona, un corpo, con la pelle chiara e i capelli rossi come Delia, per farci sesso di tanto in tanto, ma d'altronde questo
poteva facilmente diventare un problema, qualora questo corpo si fosse rivelato dotato di bisogni propri. Se mai doveva essere uno scrittore serio, rifletteva Wes, avrebbe dovuto imparare ad abbracciare la solitudine e il silenzio, anche se prevedeva che non avrebbe sofferto la solitudine. Per quel che ricordava, non aveva mai voluto altro che esser lasciato da solo, come Helmholtz, in un posto dove la mente potesse espandersi e riempire il vasto silenzio, dove un uomo potesse trovare pace dalle chiacchiere, le tentazioni e le opinioni - una casetta di pietra con una sola stanza, piccole finestre sbarrate e un grande camino, ruscelli scesi dai ghiacciai dove fare il bagno, scenari puri e incontaminati
dove l'occhio potesse riposare nei momenti di vuoto prima che l'ispirazione colpisse. Al mattino caff nero fatto con la moka, e un bel pezzo di pane nero spalmato con uno spesso strato di burro artigianale e marmellata di mirtilli rossi. Di notte un fuoco ruggente, una costoletta di montone sul braciere, un singolo malto torbato, una pipa, magari una vecchia radio per gli sceneggiati e i risultati sportivi. Ma, si chiedeva Wes, dove avrebbe trovato una continua fornitura di legna da ardere su quella rocciosa pianura vulcanica? O di caff, whiskey, tabacco, montone. A Helmholtz, poich era tecnicamente in custodia dello Stato, li avrebbero consegnati a domicilio, gratis, portandogli
magari anche una ragazza di tanto in tanto, perch quelle persone erano molto attente agli effetti pacificanti dei rapporti sessuali estremamente impersonali e disinibiti. Ma Wes doveva essere realistico se voleva sopravvivere e lavorare - dopo tutto, gli scrittori nel mondo reale non hanno il lusso di venire esiliati da benevolenti dittature, devono sostentarsi col proprio ingegno.
O trovi il modo di vivere con poco, o ti svendi a una vita di banalit
e compromessi nel mondo accademico o in quello della pubblicit. Wes aveva in animo un numero alla Helmholtz, ma pensava che sarebbe stato meglio cominciare con qualcosa di pi moderato, finch non avesse affinato le sue capacit di sopravvivenza. Un posto tipo Terranova o le Highland scozzesi,
magari, dove prendere galli cedroni con le trappole e coltivare orzo e andare in paese una volta a settimana per le provviste e una pinta di birra al pub del villaggio. E dove vagare tra il ginestrone
profumato con stivali di gomma, un fucile da caccia a tracolla
e un labrador fulvo alle calcagna. Ma, anche cos, dove prendere i soldi per l'affitto, la macchina, il cane, gli stivali? Per quanto tempo avrebbe dovuto lavorare nel mondo decaduto prima di poterne fuggire? Suo padre, dopo tutto, aveva fatto la corte a un sogno simile per una vita intera, ed ecco cosa ne aveva ricavato: un matrimonio senza amore, figli indifferenti, un lavoro che odiava, l'esilio nel seminterrato. Non poteva neppure
permettersi di abitare da solo in un altro appartamento, cosa che sarebbe andata bene a tutti. Non c'era da stupirsi se era un tale perdente. Wes era assolutamente deciso a evitare il destino del padre, a non lasciarsi intrappolare da tutte quelle complicazioni - in parte perch non gli era difficile immaginare che si sarebbe comportato esattamente come lui se si fosse trovato
nelle stesse situazioni - ma gli sembrava tutto cos assurdamente
lontano, era assurdo immaginare di preservare la necessaria purezza d'animo e di pensiero mentre aspettava e pianificava la sua fuga dal mondo.
Gli sovvenne che forse doveva rivalutare Il mondo nuovo come opzione per il saggio, in quanto sarebbe stato ben pi facile e veloce di Guerra e pace, ma non sopportava l'idea che qualcuno potesse considerarlo una scelta prevedibile, e in ogni caso era inevitabile che qualcun altro lo avesse gi scelto. A ogni modo, nonostante Helmholtz, Wes aveva sinceramente odiato Il mondo nuovo come romanzo; la professoressa Fielding non avrebbe apprezzato il tono di altezzoso disdegno che di sicuro sarebbe venuto fuori se avesse scritto di quell'opera. Si gir verso la scrivania come se potesse ordinare a Guerra e pace di fluttuare per la stanza fino a lui, ma non accadde. Solo il pensiero
di alzarsi, prendere quel tomo mostruoso, tornare a letto, poggiarsi con la schiena sui cuscini e passare a sfogliare le 1200
pagine di sottolineature era scoraggiante oltre ogni misura, e gli ricord tutto quello che di sbagliato c'era nella sua vita, ma fu proprio la rabbia ridestata dall'ingiustizia di tutta quella situazione
a dargli la forza di alzarsi e fare quello che andava fatto.
Qualche istante dopo era di nuovo sistemato sotto le coperte con tutta l'attrezzatura necessaria disposta ad arco davanti a s: libro, portatile, cuffie, telefono, taccuino, evidenziatore giallo e post-it.
Aveva gi svolto quasi tutto il lavoro preliminare; decine di post-it si levavano come boe di segnalazione dalle pagine in cui aveva sottolineato brani rilevanti mentre leggeva, e sui risguardi in fondo al libro erano scarabocchiate diverse pagine di appunti.
Ora doveva solo unire i punti numerati. Il problema era che quando aveva preso gli appunti aveva una qualche teoria in mente, ma adesso era sinceramente incapace di ricordare quale fosse. Non aveva molta importanza: non avrebbe avuto difficolt
a farsene venire in mente un'altra. In quanto studente al penultimo anno di liceo, tutti i voti che riceveva sarebbero stati importanti nelle domande di ammissione al college, e Wes voleva fortemente prolungare la serie positiva di A in inglese, ma mentre passava da un post-it all'altro si sentiva in ansia poich non aveva mai provato il minimo guizzo di ispirazione o immedesimazione
con i personaggi di Guerra e pace. In realt, ricord che al tempo aveva pensato che fosse poco pi di una sorta di Via col vento con i samovar. Aveva gi letto libri anche pi lunghi - Il Signore degli Anelli, tanto per dirne uno - ma Guerra e pace sembrava chiss perch pi fitto, come se le parole pesassero
di pi sulla pagina, un romanzo gravato dal fardello della sua stessa importanza, quasi gli anni gli avessero dato una patina di lustro che lo faceva apparire pi venerabile di quanto non fosse in realt. Era una lettura abbastanza semplice, riteneva,
piuttosto scorrevole, ma al tempo stesso goffa e irritante, come scalare una parete rocciosa con un compagno affetto dalla gotta.
Il libro si apr a pagina 467 e Wes cominci a leggere. Il principe
Andrej stava ascoltando Natasa cantare ed era palesemente sul punto di innamorarsi di lei. Come al solito, Andrej si lambiccava
il cervello con le sue elucubrazioni filosofiche. Un'improvvisa,
vivida consapevolezza della terribile opposizione tra qualcosa di infinitamente grande e indefinibile che albergava in lui, e qualcosa di angusto e carnale che egli stesso, e persino lei, era. Wes fin per distrarsi quasi subito. Che doveva significare quel brano, che la nostra vera essenza non  il corpo? Era la tragedia
di un'anima grandiosa confinata in una fragile, decadente gabbia di carne? Un'intuizione tutt'altro che sconvolgente. Eppure,
mentre si costringeva a continuare la lettura, Wes ricord con vivida chiarezza cosa esattamente aveva pensato quando aveva segnato quel brano. Era l'idea che all'epoca pi lo ossessionava,
tre settimane addietro, quando aveva letto tutto il libro in un fine settimana - l'idea che la vita , o dovrebbe essere, una continua guerra interiore tra le diverse fazioni della natura umana. Soltanto perch Tolstoj era cos maldestro con la caratterizzazione
dei personaggi Wes era riuscito a riconoscere nella sua opera l'estremizzazione da cartone animato di un problema realmente complesso e sottile che stava cercando di risolvere lui stesso.
Quello che Wes era infine giunto a capire mentre guardava il principe Andrej innamorarsi di Natasa  che Tolstoj aveva suddiviso i suoi personaggi tra quelli che lottavano contro il destino, come Andrej e Pierre, e quelli che lo accettavano, come Boris e Berg, ed era decisamente dalla parte dei primi - persone impegnate in una perenne battaglia interiore contro la propria natura e contro le idee acquisite su quale fosse il modo giusto di vivere, anche se questo le rende tristi e trasforma ogni minima
decisione in un pantano di confusione e solitudine. Era un problema che Tolstoj aveva illustrato come una questione di bianco o nero, mentre Wes sentiva che era pi complicato, perch sapeva per esperienza personale che non esisteva
nessuno che lottasse sempre contro il destino o che lo accettasse sempre, ma nonostante questo la rappresentazione era realistica e inquietante. Wes, come Tolstoj, sentiva di ammirare quelli che lottavano, o cercava di ammirarli, anche se non sempre riusciva ad afferrare i loro dilemmi interiori. Lottare contro il destino significava essere soli, sentirsi sempre confusi e soffrire di solitudine,
ma solo perch lotti per una causa giusta, solo perch scegli la via pi difficile, non significa che ti ammiri per questo.
Di solito ti irriti senza fine, perch non riesci mai a sentirti a tuo agio, e magari finisci addirittura per odiarti proprio perch sei diventato la persona che ambivi essere. Cominci a detestare quelli come Andrej e Pierre proprio per le cose che li rendono ammirevoli, e ammiri teste di cazzo come Boris e Berg proprio per le cose che li rendono detestabili. Gli ascrivi qualit che non hanno, come una profondit di pensiero che giustificherebbe la loro arroganza e la loro sicurezza, anche se sai in fondo al cuore che sono arroganti e sicuri precisamente perch non affrontano nessuna lotta interiore, e se lo facessero non potrebbero essere arroganti e sicuri. Come funzionava la faccenda? Pi ragioni, pi senti che dovresti ragionare meno, e pi senti, pi pensi che dovresti sentire meno? E la cosa peggiore era che chi davvero pensava e sentiva meno non pareva soffrire un simile senso di inadeguatezza - le persone intelligenti vorrebbero essere pi simili a quelle stupide, ma le persone stupide pare non vogliano affatto essere pi simili a quelle intelligenti. E questo non sembrava
per niente giusto.
Natasa stava ancora cantando, e Andrej ancora si angustiava.
Era leggermente strano, e anche un po' disgustoso, che tutti quegli uomini adulti si eccitassero tanto per un'adolescente,
e Tolstoj lasciava che lo facessero senza la minima indicazione
che fosse inappropriato. Quanti anni aveva Andrej -
quasi trenta, pi o meno? Aveva baffi e basette lunghe, era un soldato, un veterano indurito dalla guerra, ricco e acculturato.
Con ogni probabilit si era scopato un sacco di contadine e
prstitute. E Natasa aveva solo quindici anni, era pi giovane di Lucy. Aveva braccia sottili e un seno appena accennato, diceva Tolstoj. Wes sapeva cosa significava - una donna adulta russa, anche la pi bella, doveva avere spalle e braccia arrotondate da un po' di grasso, grandi poppe rigonfie che erano diventate cascanti, un po' di pancetta. Ma Natasa era probabilmente simile a una top model, o alla star di qualche film per ragazzini, con labbra carnose, tettine dure e sode, ventre piatto e ossa dei fianchi sporgenti che avrebbero fatto un figurone con dei jeans a vita bassa. Al giorno d'oggi un tizio come Andrej verrebbe considerato un pervertito totale se solo guardasse una ragazza del genere. Ma Andrej non pensava al corpo di Natasa, probabilmente;
mentre era l, ad ascoltare la canzone, non cercava di riconoscere il profilo dei capezzoli sotto il vestito o di immaginare
come potesse essere a letto. Lui stava pensando all'anima intonsa della ragazza, che risplendeva nei suoi occhi chiari e nella voce trillante, un faro di purezza, ottimismo e sincerit in un mondo cinico e decaduto. Tutto molto bello, ma avrebbe fatto smosciare chiunque, secondo Wes, e lei era comunque una ragazzina, checch se ne volesse dire. Una matricola, che diamine.
Invece Hlne, quella s che era una donna, in tutti i sensi.
Se Wes fosse stato in Guerra e pace, se fosse stato Andrej con tutti quei soldi e le conoscenze, ci avrebbe per prima cosa provato
con Hlne, senza dare a Pierre il tempo di metterle addosso le sue mani grasse e goffe. Qualsiasi uomo la vedesse finiva per desiderarla. Wes era rimasto stupito per quanto profonde fossero le scollature dei vestiti che indossavano a quell'epoca le donne aristocratiche, per come Hlne metteva in mostra senza posa i suoi seni belli e alti. Gi la parola alti
era sufficiente a fargli venire un brivido lungo la spina dorsale.
Probabilmente erano incipriati, anche. La scena in cui lei si piega verso Pierre e lui pu all'improvviso figurarsi tutto il suo corpo nudo sotto il vestito.
Wes pens a Lucy e Delia e alle differenze tra di loro. Fisicamente,
senza dubbio, Lucy era Natasa fatta e finita, anche se di pelle pi scura, ma molto pi simile a Hlne come carattere
- manipolatrice, poco sincera, godeva del suo potere sugli uomini, altezzosa e sprezzante con chi non aveva nulla da offrirle. Wes era sicuro di una cosa - non avrebbe mai potuto innamorarsi di una come Lucy. Delia, d'altro canto, era una donna adulta come Hlne; certo, con la pelle chiara e le lentiggini
e i capelli rossi e i ricci legati in una semplice coda di cavallo non sembrava molto simile a Hlne, ma era dignitosa e aveva un'autorit tranquilla, era pacata e di costituzione robusta, niente affatto una piccola e guizzante macchina da seduzione come Lucy o Natasa. Wes non aveva mai visto Delia con addosso un abito da sera dalla scollatura profonda, ma l'aveva
vista in costume da bagno e senza dubbio aveva spalle morbidamente arrotondate e seni alti e belli. Eppure, n Lucy n Delia erano come Marja o Sonja, sincere e devote, ma deboli e alla merc dei capricci del destino. Questo lui non l'avrebbe
sopportato, una donna che gli si aggrappava addosso ed era impotente senza di lui, una donna che non lo criticava mai per quanto male la trattasse, ansiosa di compiacerlo ma parimenti pronta a sparire sullo sfondo; una che prendeva sul serio le proprie promesse, ma pronta a sopportare se gli altri non le mantenevano; convinta di avere in s una qualche scintilla
di divinit, eppure non particolarmente sorpresa che nessuno
la vedesse; desiderosa di romanticismo e amore, eppure sempre a met strada dal convincersi che in realt non esistessero.
Wes decisamente non l'avrebbe sopportata una donna cos.
Sent bussare alla porta, e suo padre si affacci in camera con un sorriso imbarazzato.
Hai cinque minuti?.
Sto facendo i compiti, pa'.
Suo padre entr, tenendosi su un fianco un portatile aperto.
Solo una domanda veloce. Non ti dar fastidio. Che compiti stai facendo?.
Wes sollev Guerra e pace e lo agit stancamente guardando
al contempo lo schermo del suo computer, che si era spento per mancanza di attivit. Premette un pulsante sulla tastiera e lo schermo riprese vita. Suo padre attravers la stanza e gli prese il libro di mano. Era scalzo, con una maglietta bianca e un paio di bermuda a quadroni che potevano anche essere dei boxer. Aveva da poco lavato i capelli, che gli stavano schiacciati sulla testa, ed emanava un forte profumo di Monsieur
Balmain.
Guerra e pace? Avevo la tua stessa et, forse uno o due anni in meno, quando lo lessi per la prima volta. Molto potente.
Ebbe una grande influenza sulla mia formazione. Cominci a sfogliarlo, come a voler far rivivere cari ricordi.
Vuoi scrivere il saggio al posto mio?.
Devi imparare a pensare con la tua testa, figliolo. Lasci cadere il libro sul letto e apr il portatile senza sedersi. Wes not per la prima volta che suo padre aveva dei peli nelle orecchie, piccoli, ricci, grigi e marroni, simili a peli pubici, e abbass lo sguardo sulle sue dita dei piedi, dove di recente erano spuntati anche a lui piccoli ciuffi di peli color castano chiaro.
Che ti serve, pa'? Ho molto da fare.
Suo padre pieg verso il basso il portatile per mostrargli lo schermo, sul quale si vedeva una pagina di Facebook.
Cosa ne sai di Facebook?.
So che non  per i vecchi.
Sbagliato, compare. Ce ne sono pi di quanti credi come me.
Che vuoi sapere?.
Vedi, mi sono iscritto un paio di mesi fa, tipo per sbaglio.
E non l'ho mai usato, ma poi la gente ha cominciato a mandarmi richieste di amicizia. E cominciata lentamente, ma adesso all'improvviso  una valanga, decine e decine di persone che
vengono fuori dal nulla, persone con le quali non parlo da decenni.
E allora?.
Penso che vorrei sapere che cosa posso fare con questo sito.
Che significa che ti sei iscritto per sbaglio?.
Non lo so. Nora voleva che le cercassi una cosa e il suo portatile
era rotto o non riusciva a trovare l'alimentatore. Non ricordo. Ma vedi, com' successo qui, qualcuno ha taggato una mia foto del college.
La foto mostrava il padre di Wes, all'et forse di diciannove anni, seduto in fondo a una fila di studenti su un muretto all'estremit
di una specie di cortile o terrazzo, assolutamente pretenzioso,
nella moda pre-grunge di inizio anni Ottanta, con un soprabito a spina di pesce di diverse taglie pi grande preso in qualche negozio dell'usato, le spalle incurvate alla Bob Dylan per ripararsi da un freddo inesistente, visto che gli alberi subito dietro di lui erano pieni di foglie.
A parte tutti quei ricci castani e gli occhiali da vecchio con le lenti blu, era molto simile a com'era adesso. Il look che palesemente
cercava di imitare era quello di un artista squattrinato, uno scrittore o un musicista, in procinto di diventare celebre, indifferente alla fame e al freddo che fanno parte della vita di un genio giovane e incompreso. Come molti degli alunni altrettanto
affettati della Dalton, suo padre sarebbe anche riuscito in quella messinscena se non fosse stato iscritto a un istituto elitario
in cui un semestre costava pi di quanto la maggior parte della gente guadagnasse in un anno. Wes non riconobbe nessun altro nella foto, tutti uomini o ragazzi, e in realt non era chiaro se suo padre era parte del gruppo o se ne stava semplicemente ai margini. Wes pass il cursore su ognuno di loro; alcuni erano stati taggati, altri no.
Hanno scritto male il tuo nome. Lo vedi quel punto interrogativo?
Chi ti ha taggato non ti conosceva molto bene.
Gi, me n'ero accorto. Lo posso modificare?.
Basta che vai qui, dove dice tagga la foto, metti il cursore sulla tua faccia e dicchi. Ci puoi scrivere quello che vuoi.
Ma la gente lo sapr che sono stato io a correggerlo?.
Non ne sono sicuro. Credo di s.
Lasciamo stare, allora. Che altro posso fare?.
Che intendi?.
Hai presente, postare le mie foto, trovare amici, unirmi ai gruppi, questo genere di cose.
Pa', davvero non ho tempo. Non puoi imparare da solo? Ci riescono tutti.
Certo, ho solo pensato che... magari era una cosa che potevamo
fare insieme.
Nostalgia. Giovent bruciata. Amari rimpianti. Passo.
Ti posso aggiungere agli amici?.
Genitori e figli non possono essere amici. Sarebbe una farsa. Ora, se mi vuoi scusare.... L'iPhone squill, e Wes spinse suo padre di lato con grande teatralit, prese il telefono da terra e lo alz a mo' di un talismano tra loro due, quasi fosse una croce d'argento e suo padre un vampiro. Era Lucy. Wes non aveva affatto voglia di parlarci, ma qualsiasi cosa era meglio che aiutare suo padre a fare la figura del cazzone totale su Facebook.
Lo conged con un'occhiataccia, gli indic la porta e rispose al telefono. Suo padre si strinse nelle spalle e usc senza far rumore.
Wes?.
Oh, Lucy.
Dove sei?.
A casa, faccio i compiti.
Ero preoccupata per te, dopo che sei sparito a quel modo.
Ho provato a contattarti tutto il giorno.
Lo so, mi dispiace. Ho questo saggio da scrivere per luned e non ho ancora cominciato.
Ci possiamo vedere pi tardi?.
Come ti dicevo, devo mettermi al lavoro....
Lo so, ma sar giusto per qualche minuto. Ho davvero bisogno di vederti.
Lucy, un'altra volta.
Ti prego. Cinque minuti. Vengo io in centro.
Wes non era molto esperto di crudelt spicciola, e in realt era gi impressionato di quanto fosse riuscito ad andare avanti.
Ormai aveva esaurito tutto il repertorio.
A che ora?.
Quando va bene a te. Diciamo oggi pomeriggio?.
Adesso che ore sono?.
Non lo so. Aspetta. Le undici e venti.
Diciamo intorno alle tre? Lo sai dove abito?.
Sei nell'annuario scolastico. Lo trover. Sono stata davvero bene ieri.
Allora ci vediamo intorno alle tre.
A dopo?.
A pi tardi.
Wes proprio non capiva. Perch Lucy l'aveva chiamato?
Perch voleva vederlo? Ventiquattro ore prima sarebbe a malapena
riuscita a riconoscerlo tra una fila di uomini, e adesso...
cosa? Senza volerlo, Wes rivide una serie di diapositive mentali dei momenti memorabili di quella notte - memorabili per lui, di sicuro, ma non poteva proprio illudersi di essersi a tal punto distinto dai tanti amanti di Lucy da averle reso impossibile amare qualsiasi altro uomo. Era forse riuscito chiss come, senza neanche volerlo, a toccarla in un modo in cui non era mai stata toccata - da un punto di vista emotivo? La verit era che Wes la conosceva pi che altro di fama, ci aveva parlato raramente
fino al giorno prima, e non era affatto nella posizione di poter fingere di sapere o prevedere cosa lei potesse pensare su un argomento qualsiasi, meno che mai su di lui. Si augurava di essere il tipo di persona capace di giudicare gli altri per i loro meriti e di levarsi al di sopra di pettegolezzi e speculazioni, ma in realt non aveva mai avuto motivo di mettere in dubbio che
Lucy si fosse guadagnata per davvero la reputazione che aveva, semplicemente perch non si era mai soffermato a pensarci.
Lucy era la bomba sexy del secondo anno, quella con le labbra carnose che lasciava mandrie di sfigati delle medie a bocca aperta e imbambolati quando passava fluttuante nei corridoi.
Per quel che Wes ne sapeva o credeva di sapere sul tipo di ragazzi che le piacevano - ricchi, ben vestiti, sicuri di s, in gamba ma non troppo intelligenti - lui decisamente non era in corsa per quella che si diceva fosse la migliore scopata del liceo, e dal momento che i suoi interessi e desideri puntavano da tempo in una direzione assai diversa non si era mai neppure considerato un possibile pretendente. Era Delia la ragazza che voleva, che aveva sempre voluto. E sapeva in fondo al cuore che quando Delia fosse stata finalmente sua ne sarebbe valsa la pena di quella lunga, umiliante attesa, perch avrebbe confermato il primato di amore e fede e pazienza, oltre a farlo scopare. Le Lucy di questo mondo erano per i ragazzi con ambizioni un po'
meno elevate.
Wes ripens al momento fatale di venerd mattina quando, pochi minuti dopo l'incontro con la professoressa Fielding, aveva ricevuto il tweet di Lucy. La scuola era ancora per lo pi deserta, anche se alcuni mattinieri come lui cominciavano a turbare la serenit dei corridoi vuoti. Poich il suo viaggio quotidiano
verso la scuola comprendeva una lunga passeggiata e un giro nell'affollata metropolitana, Wes di solito arrivava all'ultimo momento, quando l'atrio della scuola era in piena frenesia e lui non aveva tempo per gingillarsi. Ma con quindici minuti di anticipo sulla campanella, quel venerd mattina si era trattenuto nell'atrio. Non aveva mai notato tutti i manifesti elettorali che ricoprivano le pareti, e si prese un attimo per studiarli.
Cosa strana, qualcuno, probabilmente in direzione, con uno strano concetto di par condicio o per prevenire le controversie, aveva pensato di preservare equilibrio o neutralit affiggendone
per McCain quasi altrettanti che per Obama, anche se molti dei manifesti di McCain erano sfigurati da baffi e corna o, nel caso di Sarah Palin, da falli eretti, di solito puntati alla bocca. Quasi tutti quelli che Wes conosceva erano per Obama e si sentivano profondamente esaltati e coinvolti dalla campagna elettorale, anche se erano per lo pi troppo giovani per votare; i pochi alunni dell'ultimo anno che avevano tale diritto si pavoneggiavano
da mesi e avevano reso note le loro opinioni ora cos interessanti
a chiunque prestasse loro ascolto. Per quasi tutti loro, Bush era presidente sin da quando avevano ricordi di politica, quindi l'imminente cambio di rotta sembrava una faccenda estremamente personale, in un modo in cui ben pochi argomenti
potevano esserlo per un gruppo di adolescenti privilegiati,
e persino i ragazzini delle medie si comportavano come se fossero personalmente responsabili dell'elezione del primo presidente
nero. Ma la colpa segreta di Wes era che non poteva seguire la corrente, almeno non con convinzione. Credeva di disprezzare Bush quanto gli altri, ma temeva che, come per il mercato immobiliare, l'entusiasmo isterico per Obama fosse solo una grossa bolla destinata a scoppiare. Se passi tutta la vita all'opposizione e finisci per identificarti con la minoranza morale frustrata, oppressa e sfruttata, come gestirai la vittoria?
I repubblicani lo sapevano bene; erano maestri di vittimismo anche quando erano al potere, non erano mai loro a dettare legge neppure quando la infrangevano, ma i democratici e i ragazzi a scuola non ci arrivavano, e ci sarebbero rimasti male.
L'America di nuovo a testa alta e rispettata dalle altre nazioni, l'alba di una nuova era, tutto che cambia e si rinnova da un giorno all'altro - Wes proprio non riusciva a crederci, anche se avrebbe davvero voluto. Gli sarebbe piaciuto essere libero di godersi quel momento, ma a quanto pare non era tipo da farselo
venire duro.
Supponeva di aver preso dal padre. L'immagine del volto di suo padre, livido e distorto per la rabbia, si sovrappose ai
lineamenti calmi e forti di Barack Obama disegnati in rosso, bianco e blu con uno sguardo di visionaria intensit puntato verso una nascente speranza futura. Il padre di Wes odiava Bush con una passione quasi erotica, imprecava selvaggiamente contro ogni dichiarazione o decreto del presidente. Era come un tossicodipendente
e la sua droga era quell'odio, ma Wes proprio non sapeva in cosa credesse suo padre. Il suo modo di esprimere le proprie convinzioni, a parte lamentarsi che qualcuno, da qualche
parte, gli aveva rovinato la vita, consisteva per lo pi nel rammentare la gloriosa utopia che era il Lower East Side agli inizi degli anni Ottanta. Si beava disgustosamente dei suoi ricordi di una citt piena di criminali, drogati, beatnik in l con gli anni, 250 dollari al mese per un monolocale in un condominio
senza ascensore ad Alphabet City e artisti sconsiderati che affollavano i marciapiedi di Avenue A alle tre del mattino, per rendere il mondo un posto sicuro per chiss poi cosa.
Quanto era stato crudele e falso dire a uno come suo padre che se non hai niente allora non hai niente da perdere. Lui non aveva niente e aveva perso tutto, e aveva passato il resto della vita ad assicurarsi che tutti quelli che gli stavano intorno capissero
bene che erano complici di quel reato. Soprattutto sua moglie, che l'aveva spesato con due decenni di amara delusione, che non costa affatto poco. Il padre di Wes, malgrado tutta la sua cosiddetta larghezza di vedute, era l'anti-Obama, e Wes non poteva fare a meno di chiedersi, mentre fissava il bel volto del senatore, quale altro prezzo avrebbe dovuto pagare lui per una vita di esposizione a quel ceppo virulento di psicogenesi.
Perso nei suoi pensieri, aveva sentito una mano calargli con forza su una spalla, e si era voltato a destra per trovare James, con il suo immancabile odore di caff, un sorriso da pazzo dietro i capelli biondi e il BlackBerry proteso verso il volto di Wes.
Visto questo tweet?.
Cos'?.
Controlla sul tuo telefono.
Wes si era quindi tolto lo zaino di spalla, aveva rovistato nelle tasche laterali, aveva preso il telefono e l'aveva acceso per accedere a Twitterific. C'era un nuovo tweet da PrincessLucy.
Diceva: Quando il gatto non c'... Festa a casa mia, stasera alle
9. Ci vediamo, topolino!.
E questa chi ?.
 Lucy, amico. Hai presente, Lucy la bomba sexy del secondo anno. James aveva fatto una risatina strana.
E allora perch mi  arrivato? Io non sono iscritto al suo tweet.
Ora s, amico mio. Ti ho iscritto io. Su sua richiesta.
James sembrava assolutamente serio, eppure per Wes la cosa non aveva alcun senso.
Come su sua richiesta? Ma neanche la conosco. Dev'essere uno sbaglio.
Nessuno sbaglio, Wes. Le piaci. Sei stato convocato. Hai ricevuto la chiamata. Opporsi  inutile, stronzo fortunato.
E ora, steso sul letto con Guerra e pace che giaceva muto tra le ginocchia sollevate, Wes si sent inondare dalla piena potenza della vergogna. Gli cominciarono a fischiare le orecchie, gli si appann la vista e sent la pelle scottare come carboni ardenti.
La vergogna era anche dentro di lui, serpeggiava tra gli anfratti del suo corpo come quel vecchissimo videogioco con il verme che diventa sempre pi lungo, scavandogli dentro fino all'anima.
L'amore non aveva trionfato, ovviamente, eppure lui ancora non capiva bene come fosse potuto succedere. Per gran parte dell'anno, sin dal momento in cui si era concesso di ammettere che era innamorato di Delia, non aveva fatto che prepararsi a una simile evenienza. Pi e pi volte aveva provato mentalmente scene in cui si trovava costretto a rifiutare, in modo gentile ma con fermezza, le avances di donne che lo fermavano
per strada, in biblioteca, al bancone del pesce da Citarella,
in metropolitana, su una panchina mentre ammirava i quadri Fragonard al Frick, in fila per il pane da Russ and
Daughters, in un elegante salotto a Park Avenue, nella sala buia del Film Forum mentre guardava Fino all'ultimo respiro, e gli si offrivano incondizionatamente per un'ora, un pomeriggio, un weekend di passione scatenata e magari anche perversa. Poich era attratto dalle donne adulte, categoria alla quale apparteneva nominalmente Delia, e poich sentiva che il suo entusiasmo da cucciolo e la poca esperienza sarebbero stati irresistibili per la classica casalinga annoiata. Le donne in queste sue fantasie tendevano
a somigliare alle giovani madri che affollavano il marciapiede
fuori dalla Dalton ogni pomeriggio in attesa della prole, con jeans attillati e coda di cavallo. Niente celebrit, tranne forse l'attrice Blake Lively o la scrittrice Marisha Pessl, la cui foto nel risvolto di copertina Wes aveva passato diverse ore a consolare per la sua disperata infatuazione. A quelle donne avrebbe detto: Mi dispiace. Sono lusingato. Lei  molto attraente, davvero. In altre circostanze l'avrei accontentata con gioia. Ma, sa, sono innamorato, e il sesso spregiudicato e anonimo
con una bella sconosciuta non ha alcun fascino per me.
Lei non  mai stata innamorata? Allora sa come mi sento. No, neanche un pompino sul sedile posteriore del taxi. Mi dispiace.
Era vero che avances del genere non gli erano mai state fatte, ma Wes sentiva che, illuminato com'era dall'interno dalla luce dell'amore
puro, come le donne incinte che si dice emanino uno speciale bagliore, era solo questione di tempo. E quando fosse successo, lui sarebbe stato pronto, saldo come una roccia.
E poi era successo. Dal preciso istante in cui James l'aveva definito uno stronzo fortunato, lasciandolo stordito e immobile in mezzo all'atrio della scuola, Wes aveva passato la giornata a costruire scenari su scenari di eroica resistenza. Lucy non era certo una panterona, ma si diceva fosse aggressiva e fantasiosa.
Pi volte Wes si ripet, mentre riviveva ogni permutazione concepibile
della scena di seduzione, che uomo avvisato  mezzo salvato. Quali tattiche e tecniche poteva dispiegare Lucy per indebolire la ferma decisione delle sue vittime recalcitranti?
Quasi tutti i ragazzi, owiamente, non ci avrebbero neppure pensato a opporre resistenza; in realt, quasi tutti i ragazzi, sin dal primo, sottile incoraggiamento, avrebbero cercato di prendere
il comando per tributare l'esito al proprio fascino irresistibile,
quindi a Lucy sarebbero serviti un paio di minuti semplicemente per rendersi conto che lui la stava rifiutando - e non con ritrosia, ma con determinazione e integrit morali assai profonde - un ragazzo che non dava alcun segno esteriore di esser diverso da tutti gli altri ma che si era invece rivelato differente
da chiunque lei avesse mai conosciuto. D'altro canto, quando tale idea le si fosse fermamente impressa nella mente avrebbe soltanto pungolato il suo appetito e stimolato i suoi istinti di predatrice, e allora Wes avrebbe dovuto stare in guardia. Come si sarebbe comportata? Magari mentre parlavano
tranquilli in un angolo appartato della casa con i bicchieri in mano - club soda nel suo, un cosmopolitan in quello di lei -
Lucy si sarebbe all'improvviso sporta verso di lui e gli avrebbe sussurrato qualcosa a un orecchio, l'alito caldo e umido, un'unghia
rossa a sfiorargli il collo. Oppure forse mentre ballavano lei gli avrebbe spinto una coscia tra le sue fissandolo dritto negli occhi. Wes non credeva che sarebbe stato qualcosa di volgare o pi scoperto di cos; non era da lei, ma con ogni probabilit doveva essere pronto a tutto. E se fosse chiss come giunta alle sue orecchie la voce che Wes era vergine, era meglio aspettarsi che una tale sfida la accendesse di una frenetica voglia di essere la prima.
Alla fine, era bastato un solo messaggio di testo - trovami
- perch Wes si mettesse a cercarla senza esitare un istante, e cos adesso si vedeva per ci che era davvero. Non gli piaceva l'idea di collegare il clich del preservare se stesso a quello che lui aveva fatto per Delia - sarebbe stato troppo mieloso per metterlo
in parole anche solo mentalmente, figurarsi suggerirlo a James il quale, unico tra i ragazzi di sua conoscenza, poteva forse comprendere i suoi motivi anche se lo insultava senza piet. E
in ogni caso non sarebbe stato del tutto vero, poich Wes aveva fatto pi o meno ogni cosa tranne quello nel corso dei vari appuntamenti prima di conoscere Delia. Non che Wes fosse un puritano; riteneva che il sesso sicuro tra adolescenti consenzienti fosse una cosa molto bella e sana. Ci nonostante, sapeva cosa significava fare quello che aveva fatto lui quella notte. Non era stato infedele a Delia, la quale non sospettava nulla e non si aspettava niente da lui, ma aveva comunque tradito lei e se stesso. Non riusciva a focalizzare bene in cosa esattamente consistesse
il tradimento, ma era sicuro di non poter pi tornare indietro, di aver distrutto qualcosa di cui prima era orgoglioso.
Proprio perch aveva fatto ci che praticamente chiunque altro al posto suo avrebbe fatto si sentiva sminuito, un pagliaccio.
Forse aveva davvero creduto di essere diverso da tutti gli altri, ma adesso si sentiva un cane con addosso un parrucchino azzurro di Halloween, umiliato e ridicolo. Si sentiva come suo padre - il cane in parrucchino azzurro per antonomasia.
E nulla di tutto ci, ovviamente, serviva a spiegare perch Lucy adesso sembrava cos ansiosa di vederlo. Lui era solo una tacca sulla sua cintura, ormai; entro luned mattina tutta la scuola avrebbe saputo che aveva colto il suo primo frutto ed era andata avanti, e anche quelli che erano pi invidiosi - soprattutto loro -
si sarebbero stufati di quella storia. Che altro voleva da lui?
Wes guard il libro che teneva in grembo, le frasi parevano galleggiare. Era persino pi pesante di prima, e lui si sentiva migliaia di chilometri lontano da quel romanzo, a malapena riusciva
a ricordare di cosa parlasse. La piccola selva di post-it era come un'ossessione, e Wes scosse il capo, sgomento per aver anche solo immaginato che quel saggio sarebbe stato una A sicura o quanto meno un compito fattibile. Torn alle ultime pagine, dove aveva scribacchiato delle idee man mano che leggeva, sperando
che potessero rinfrescargli la memoria, ma gli furono di ben poco aiuto:
 lo stupido comportamento di Pierre a Borodino.
 812. Stupore perch Andrej viene ferito a Borodino, lo si crede morto. Sembrava che la lezione della sua vita fosse il perdono, che sarebbe tornato insieme a Natasa.
Quando, in seguito,  esattamente questo che succede, disgusto per la prevedibilit di Tolstoj.
 La morte di Petja. Una forzatura a che scopo, se non il pathos? Alla fine, la sua morte  necessaria perch Natasa si concentri sulla madre e sul dolore di qualcun altro, ma  solo una svolta nella trama. Vale cos poco la vita di un ragazzo? Mai identificato con Petja, una specie di boy scout, ma fa rabbia lo stesso.
 Tutti imparano la lezione che hanno bisogno di imparare
(elenco).
 p. 1071. E non c' grandezza dove non c' semplicit, divinit e verit. Tutto il libro in una frase.
Wes guard l'ultimo appunto, volendo fortemente che significasse
qualcosa, qualsiasi cosa, come era sicuro che dovesse, ma era privo di emozione come l'illeggibile grafia di un dottore su un ricettario. Wes sospir e spinse il libro sul pavimento, insieme a penne e fogli. Si tir su a sedere; il portatile scivol sulla coperta e urt contro la sua gamba sinistra, si richiuse e cadde nello spazio tra il letto e la parete. Wes strinse i pugni e se li premette contro le guance, digrignando i denti, scalciando coi piedi e facendo vibrare tutto il cranio in un grido silenzioso che lo fece sentire stordito e patetico, ma non gli offr alcuna catarsi. Con un gesto maestoso e spontaneo, spazz via le coperte, ruot col corpo intero facendo perno sulle natiche e piant fermamente i piedi sul pavimento. Pens che forse era il
caso di portare il cane a spasso lungo il fiume, lanciarle qualche palla da tennis, fare qualcosa di normale per sgombrare la mente da tutta quella confusione.
Lasciando i panni sporchi sul pavimento accanto al letto, Wes attravers la stanza e prese dal cassettone biancheria pulita, jeans neri e una maglietta bianca. Infilati i boxer, si ferm a torso nudo davanti allo specchio. Fino alla notte prima aveva creduto che dopo averlo fatto sarebbe sembrato diverso. In realt, aveva pi volte immaginato questo momento - il momento
in cui per la prima volta ci si rivede in uno specchio dopo aver perso la verginit. Nella sua fantasia, la differenza tra prima e dopo era sottile e difficile da descrivere, ma comunque inconfutabile
e palese per tutti, amici e sconosciuti allo stesso modo, come lo era per lui. Ovviamente non era una cosa fisica - lui restava alto uno e ottanta e pesava sempre sessanta chili, tutto costole sporgenti e spalle strette, ma braccia ben formate che spesso le ragazze e i gay elogiavano e chiedevano di toccare.
Capelli castani irsuti, roba da hippy, grandi occhi azzurri piuttosto
attraenti e zigomi alti e piatti che davano, in generale, l'impressione
che avesse due anni in meno, un difetto che per Wes aveva sempre sfruttato per interpretare un personaggio che era sia teneramente ritroso sia intellettualmente aggressivo e tuttavia
alla mano e sempre aperto a punti di vista meno evoluti.
Ma sarebbe cambiato il portamento, cos immaginava; nessuna camminata impettita, certo, e solo di tanto in tanto la consapevolezza
di tale cambiamento, ma meno timidezza nell'occupare il suo spazio, lasciando oscillare le braccia in archi disinibiti, con le dita un po' curve, il passo pi leggero, molleggiato, non pi in punta di piedi ma sui talloni, come un personaggio di R.
Crumb. Per lo pi, comunque, la differenza sarebbe stata visibile
sul volto, nella fermezza dello sguardo e nella serena compostezza
dei lineamenti. Avrebbe sorriso meno spesso, meno apertamente, ma con una profonda e imperturbabile base di sicurezza. Sarebbe stato come un monaco tibetano, capace di
rallentare i battiti del proprio cuore e sopportare gli idioti senza lasciarsi coinvolgere, e senza ben capire perch la gente, uomini e donne, gli tributasse pi rispetto, ammirazione e desiderio.
Ma ora Wes vedeva nella propria immagine riflessa che non era successo nulla di tutto ci. Le spalle non erano pi dritte; il torace ossuto, glabro tranne i due ridicoli ciuffetti di peli intorno ai piccoli capezzoli bruni, non era gonfio per un nuovo, inviolabile mistero; le labbra erano flosce ed esangui, gli zigomi sfuggenti. Gli occhi pareva avessero preso lo smorto colore grigio-verde di una giornata d'inverno al largo dell'Atlantico del Nord. Cosa c'era l che potesse aver attirato l'interesse di una delle tipe pi sexy della scuola? Wes si guard in cagnesco e si infil la maglietta. Poi si pass il deodorante sotto le ascelle
- era l'Old Spice originale, il cui aroma gli aveva donato una grande gioia segreta nel corso degli anni, anche se adesso gli offriva ben poco piacere.
Si affacci in camera di sua madre prima di scendere le scale.
Era sveglia e teneva la luce accesa, sembrava vigile come non la vedeva da un po' di tempo, seduta quasi eretta, gli occhi lucidi che, se fosse stata una persona in salute, le avrebbero dato l'aria di chi ha appena pianto. Nel suo caso significava solo che era sveglia e attiva. Aveva i capelli lavati e pettinati da poco, ma come al solito questo aveva l'effetto di farla apparire peggio e non meglio. Una briciola di budino di riso appiccicata al labbro inferiore. Nora stava acciambellata al suo fianco, come una bimba, le ginocchia quasi sotto il mento, leggeva a voce alta da un libro poggiato su un cuscino.
Porto a spasso il cane. Serve qualcosa prima che esco?.
No, grazie, Leslie caro.
Il cinema!.
Che ci fai tu qui?.
Bobby legge per mamma. Wes la guard, affranto. Era l per l'altruistica missione di tenere compagnia alla madre, o era cos stufa che avrebbe fatto di tutto pur di ammazzare il tempo?
Nora si infil il pollice in bocca, e in quella luce fioca era impossibile
interpretare la sua espressione.
Fammi portare Crispy, poi ci andiamo, lo prometto.
Wes fece per avviarsi.
Aspetta, Leslie.
Mamma!.
Va bene, Wes. C' una cosa che vorrei, Wes, se non ti dispiace.
Sentiamo.
Animelle.
E che roba ?.
Informati. Mi hai chiesto cosa voglio. Io voglio le animelle.
Ne abbiamo in casa?.
Non credo, amore. Forse dovrai andare al supermercato.
Wes scese di corsa le scale, chiamando il cane, che si materializz
dal pianterreno scodinzolando e con le orecchie all'indietro
in una posa remissiva. Wes indoss una vecchia felpa grigia col cappuccio che era sull'attaccapanni accanto alla porta di casa e gratt il cane sul sedere mentre prendeva il cellulare dalla tasca posteriore, andava su iPedia e digitava animelle.
Prese il guinzaglio dall'attaccapanni e lo agganci al collare di Crispy mentre aspettava che si caricasse la risposta. Aveva aperto la porta, con Crispy che tirava tendendo il guinzaglio, quando la risposta arriv. Sopra il testo c'era la foto di un qualcosa
di marrone, bulboso e lucido su un letto di riso cremoso.
Animella  il nome popolare dato a timo e pancreas, ghiandole
presenti in ovini, bovini e suini. La ghiandola del timo  composta da due parti collegate tra loro, dette cuore e gola, entrambe posizionate nel collo dell'animale. Le animelle di
cuore sono pi sferiche, e circondate simmetricamente dalle animelle di gola, di forma pi cilindrica.
Sebbene siano entrambe commestibili, le ghiandole di cuore
sono generalmente preferite per il sapore e la consistenza pi delicati, e quindi sono pi costose.
Wes riport Crispy in casa, chiuse la porta, sganci il guinzaglio,
lo rimise sull'attaccapanni e torn in camera di sua madre. Nora stava ancora leggendo, e adesso che si era seduta Wes pot vedere che il libro era Between Meals di A.J. Liebling, un testo che lui stesso aveva letto a sua madre, dall'inizio alla fine, per ben due volte negli ultimi anni. Lei sembrava adorarlo perch parlava di Parigi e di cibo, ma Wes non ci aveva mai trovato
un senso, visto che la sua dieta ormai si riduceva fondamentalmente
a budino di riso ad alto contenuto di grassi e che a Parigi c'era stata una volta sola per la luna di miele, periodo che lui immaginava volesse dimenticare. E invece sua madre non ne aveva mai abbastanza. Lei e Nora lo guardarono con curiosit quando entr nella stanza, tenendo davanti a s l'iPhone colpevole, prova di un crimine non ancora risolto.
Mamma! Mi prendi in giro?.
Che c', Leslie? Cosa c' che non va?.
Animelle? Ma  disgustoso!.
Non sapevo che fossi cos rigido, amore.
Fa' vedere a Bobby!. Wes diede il telefono a Nora, che lo scrut come fosse un oracolo o la tabella oraria dei treni.
Non sono rigido, qualsiasi cosa significhi, ma non posso cucinare una cosa del genere.
Certo che puoi. Sei un cuoco fantastico. Puoi cucinare di tutto.
Mamma, ti prego, non mi fare questo... A ogni modo non credo che sarebbe una buona idea. Da un mese mangi solo budino di riso. Ti sentirai male.
Questo  un problema mio.
Puah! Che schifo! Bobby si abbuffer!.
Wes si sedette sul bordo del letto e prese la mano della madre, che era calda e secca.
Mamma, non mi va... sei sicura di volerle? Voglio dire, sei stata fuori fuoco per un po'. Sei sicura che non... voglio dire,  davvero questo che vuoi? Ghiandole?.
S, sono sicura. Ti prego, fallo per me. Magari possiamo organizzare persino una cena di famiglia. Come ai vecchi tempi.
Le hai mai mangiate?.
No. Mai.
Allora perch?.
Bobby lo sa perch.
Ah, davvero?.
 questo libro. Mamma ha fame di Parigi.
Parigi  dove io e vostro padre siamo stati in luna di miele.
La conosci la storia.
No, non la conosco.
Falla raccontare a Bobby!.
Okay, Bobby, racconta.
Ma' e pa' andarono a Parigi, e andarono in un piccolo ristorante
romantico con le candele e i paralumi rossi, un bis... un bis....
Un bistrot.
Un bistrot. E mamma non ci capiva niente del menu che era tutto in francese tranne una cosa, riso e vitello, cos ordin quello. Solo che non era riso e vitello.
Era ris de veau. Animelle.
E pa' era cos fiero di lei che l'aveva ordinato, perch la faceva sembrare un sacco so-fis-ti-cata. Ma quando arriv il piatto lei quasi vomit. Cos quando pa' and in bagno lei rovesci
tutto nella borsa e fece finta di averlo mangiato. E non l'ha mai confessato a pa'.
Wes cap cosa stava succedendo. Ogni volta che sua madre aveva una momentanea ripresa l'effetto su Nora era quello di uno sballo da zuccheri, diventava sovreccitata e si comportava in modo sciocco, cosa che la madre incoraggiava, contenta di
essere al centro dell'attenzione di qualcuno. Questo spiegava le animelle e le chiacchiere da ragazzina. Entrambe sarebbero svanite
ben presto, lasciando Wes a pulire i resti, ma certo non poteva prendersela con sua madre perch si sentiva pimpante.
E ora ti dispiace per quello che hai fatto. Vent'anni dopo.
Sua madre aveva chiuso gli occhi, e la mano era scivolata via dalla sua e strisciava sulla trapunta come un granchio, alla cieca ricerca del telecomando. Nora rivolse a Wes uno sguardo d'allarme,
ma il volto della madre non mostrava alcun segno di aver riconosciuto il rancore nella sua voce.
Esatto. Mi dispiace, e le voglio assaggiare. Che te ne pare?
Non  mai troppo tardi per imparare qualcosa di nuovo.
Gi, Leslie. Che te ne pare?.
Nora era troppo piccola per ricordare un'epoca in cui la madre era in piena salute, ma Wes no, e lui trovava disorientanti quegli sbalzi. Ci era gi passato, periodi di rapido peggioramento
seguiti da una ripresa graduale che non la riportava mai a come era prima dell'ultima crisi, e la polmonite e le piaghe da decubito e l'incontinenza, la sapeva troppo lunga per permettersi
di credere che stesse guarendo. Quasi lo faceva infuriare, come se sua madre li stesse prendendo in giro, cosa che ovviamente
non era vera. Anche con quella luce bassa Wes vedeva Nora che sondava il volto della madre in cerca dei segni di una rinascita, quasi fosse arrivata la primavera, e avrebbe voluto urlarle contro, urlare contro entrambe, perch rendevano le cose pi complicate del necessario. Per il pi breve degli istanti, all'improvviso vide l'immagine del principe Andrej, pallido ed emaciato sul letto di morte, tutto acceso da un bagliore mistico per le prospettive di una nuova vita. Nora non aveva nulla di cui pentirsi, aveva solo dodici anni, ma Wes sapeva che era consumata
da paura e senso di colpa - lei non capiva i propri sentimenti,
ma Wes s - e ogni volta che la madre sembrava migliorare era come se le fosse stata sospesa la pena, per un po'
lei, come Natasa, si riempiva di ingenue speranze nel futuro e
della sensazione di essere stata assolta e redenta. Solo che Nora non aveva mai fatto niente di male, era l'unica a non aver mai fatto niente di male.
Tu resta qui, Nora. Me ne occupo io. Ridammi il telefono, per favore.
Crispy lo stava ancora aspettando davanti alla porta, e scodinzol
in una scoraggiata manifestazione di ottimismo quando Wes scese dabbasso. Lui si sedette alla base della scala e torn alla voce di iPedia sulle animelle. In fondo alla pagina c'era un link a una ricetta di Top Chef, ma quando segu il collegamento scopr che il primo ingrediente era l'uva passa, e sua madre la odiava. Si alz con un sospiro e un grugnito e and in cucina, dove trov suo padre in piedi davanti al frigorifero, intento a tagliare fette da un pezzo di provolone, per poi arrotolarle e infilarsele in bocca. Wes lo ignor e and alla fila di libri di cucina allineati su uno scaffale storto sopra il piano di lavoro.
Ce n'erano tanti, trenta o quaranta, uno per ogni etnia del Queens, ma non ricordava di aver mai visto qualcuno consultarli. Wes era lo chef ufficiale di casa da qualche tempo, ed era vero che poteva cucinare in pratica di tutto se aveva a disposizione una ricetta, ma tra i compiti di scuola e i test psicoattitudinali negli ultimi giorni tendeva ad attenersi alle cose semplici, mantenendosi
sui piatti che sapeva Nora avrebbe mangiato - maccheroni
e formaggio, spaghetti con verdure saltate, cotolette di pollo impanate, bistecca, il tipo di cibo che avrebbero potuto mangiare se fossero stati nell'indiana, immaginava.
Suo padre era un cuoco migliore, ma di rado aveva voglia di cucinare ormai, e si rifiutava di abbassarsi a uno standard da bambini.
Mi dai dei soldi? Devo fare la spesa per la cena.
Con la mano libera suo padre prese il portafogli dalla tasca posteriore dei pantaloncini e glielo pass.
Prenditi quello che ti serve. Che cucini?.
Animelle.
Mi stai prendendo in giro.
Me le ha chieste mamma.
Non contate su di me. Io manger cereali. Non le sopporto le animelle. Non riesco neanche a guardarle.
Mamma vuole che sia una serata in famiglia. Devi esserci.
Mi ridai il portafogli?.
Suo padre usc dalla stanza e Wes torn ai ricettari. Dopo esser andato a vuoto con i primi cinque o sei trov quello che stava cercando in The Union Square Caf Cookbook - Animelle ripassate con funghi e indivia - anche se l'idea dell'indivia saltata
gli sembr troppo gallica, e pens che poteva sostituirla con cavoli cinesi, se li trovava. Copi l'elenco degli ingredienti in un nuovo memo sulla app taccuino dell'iPhone. Mentre digitava, lo sguardo vag lungo i vari passi della ricetta. Le animelle andavano tenute a mollo per un'ora in acqua ghiacciata, che bisognava cambiare ogni quindici minuti; poi dovevano bollire per tre minuti, bisognava asciugarle, farle rinvenire con acqua fresca, tagliare via il grasso e i tessuti connettivi, e tenerle premute
sotto un piatto pesante per cinque ore. Solo allora si potevano
infarinare e friggere finch non assumevano un colore bruno dorato. Wes si trascin di nuovo su per le scale e si affacci
nella stanza di sua madre.
Mamma, ci vorranno tipo sette ore. Sei sicura che....
Leslie, devo proprio dirtelo?.
Okay, okay. Dov' Nora?.
Non lo so, Leslie.
Wes usc di casa e si diresse a est, le mani affondate nelle tasche della felpa. Le strade erano affollate ormai, per lo pi da persone che Wes reput turisti e gitanti di altri quartieri e della periferia perch camminavano troppo piano e non sembravano abbastanza intelligenti per abitare al Greenwich Village. I marciapiedi
erano stretti, e anche quando c'era poca gente erano pieni di ostacoli da evitare - alberi e aiuole recintate, bidoni della spazzatura, idranti. Adesso erano zeppi di invasori, tutti
che si immaginavano come parte integrante della vita della citt;
Wes doveva mettersi di fianco per poter passare. Quanto li odiava, con i loro passeggini super tecnologici, le scarpe da ginnastica
immacolate e le borse della spesa e le targhe del New Jersey, tutti che convergevano nel suo quartiere da posti che nessuno avrebbe voluto visitare, men che mai abitarci. Erano tutti cos tronfi e soddisfatti di s perch avevano un grande potere d'acquisto e un tavolo prenotato in un ristorante esclusivo,
ma erano il tipo di persone che non avrebbe mai saputo cosa fosse il senso di appartenenza, cosa significasse sentirsi parte di un posto come Wes era parte del Village. Erano il tipo di persone che trasloca non appena pu permettersi di comprare
una casa pi grande in un posto pi ricco. Pensavano alla citt come a un luogo impervio, un luogo dove guidare male e comportarsi peggio e dare sfogo ai pi bassi istinti di possesso;
la consumavano come fosse a loro disposizione e al tempo stesso inesauribile, ma non avrebbero mai capito quanto in realt la citt fosse tenera e fragile, perch loro per primi non erano n teneri n fragili. E come potevano, visto che vivevano in scatole circondate da giardini come campi minati, senza mai un contatto umano, senza mai guardare un estraneo negli occhi, senza mai capire cosa significhi essere davvero un essere umano?
Conoscere un quartiere piccolo come quello, e conoscerlo meglio di molti altri, e comprendere il proprio posto in esso senza dubbi o complicazioni, questa per Wes era una benedizione.
Un qualche coglione del suo corso aveva scritto una pretenziosa
analisi pseudo-marxista de Il mago di Oz, concludendo che Dorothy era una zotica reazionaria che preferiva tornare all'ignoranza e allo squallore della sua sporca fattoria nella zona pi arretrata del paese, con le sue libertarie promesse di individualismo,
piuttosto che guidare i cittadini della Citt di Smeraldo
fuori dai confini dell'oppressione. Wes si era opposto con veemenza, ed era stato a sua volta bollato come reazionario, ma la sua rabbia non aveva nulla a che vedere con la politica.
Il fatto era che il Kansas di Dorothy e il Village di Wes avevano molto in comune, e la famiglia allargata di Dorothy aveva tanto in comune con la famiglia ideale di Wes. Quelli del corso avevano espresso il loro parere, e tutti tranne Wes erano stati d'accordo che nei panni di Dorothy avrebbero scelto di restare nella terra di Oz. Ma Wes non li sopportava i giramondo, perch cos'altro c' da vedere al di fuori del proprio monologo interiore, dell'infinit
della propria mente?
Gir a destra su Bleecker, incontrando un'ondata di turisti ancor pi fitta. Una lunga fila di persone felici - adolescenti europei, famiglie del Midwest, gruppi di giapponesi in visita guidata - si snodava dall'ingresso di Magnolia Bakery fin oltre la curva. Wes fischiett il motivetto di Nella vecchia fattoria mentre passava accanto a loro, ma dubitava che qualcuno tra i suoi bersagli fosse abbastanza intelligente da capire che li stava insultando.
A Wes venne in mente La guerra tra New York e il New Jersey. Circa quattro anni prima suo padre aveva noleggiato una macchina e tutta la famiglia si era concessa una gita di un giorno per andare a un canile nel sud del Jersey dove speravano di adottare un cane. Avevano trovato Crispy nei primi cinque minuti, un'adorabile cucciola di otto settimane, bianca con chiazze nere, una delle quali su un occhio - forse un incrocio con un pointer, ma forse anche un pastore australiano, nessuno sembrava saperlo con certezza. Di ritorno a casa si erano fermati
fuori da un pittoresco paese lungo il fiume per fare un picnic sulle rive del Delaware, e l gli era venuta l'intera trama di La guerra tra New York e il New Jersey in un unico lampo di ispirazione. Doveva essere ambientato nel mezzo di una guerra civile scoppiata per la secessione di Staten Island, con la milizia di New York che occupava gran parte del New Jersey e stava per arrivare alla capitale. Il personaggio basato su Wes era un adolescente volontario di Manhattan che era stato assegnato a una fattoria sulle rive del fiume appena fuori da un bel villaggio
identico a quello del picnic. Il suo compito era di monitorare il traffico sul fiume e impedire che i contrabbandieri portassero
beni di conforto a Trenton, che era sotto assedio. Il ragazzo sarebbe stato un tipo pensoso, intellettuale, ma convinto
sostenitore della causa di New York - il trionfo della civilizzazione
urbana liberale contro l'ignoranza e il conformismo della periferia - ma poi si sarebbe innamorato della figlia del lattaio proprietario del caseificio la cui casa lui occupava, e le sue certezze avrebbero vacillato. Ci sarebbe stato anche un malvagio agente immobiliare che aveva messo gli occhi sulla fanciulla, e il personaggio di Wes avrebbe dovuto ucciderlo per difendere l'onore della sua amata, ma anche se il suo valore e il suo coraggio li avrebbero avvicinati, tragicamente lui non sarebbe comunque riuscito a fare sua la ragazza perch la distanza culturale tra loro era eccessiva. Ovviamente, Wes non era mai andato oltre le prime tre pagine, ma era la prima volta che immaginava cosa significasse essere uno scrittore. L'idea di quel libro gli era rimasta dentro anche molto tempo dopo che l'aveva bocciata perch infantile e didattica, e ancora c'era, o quanto meno c'era il titolo, insieme alla sensazione che esistessero
delle differenze inconciliabili tra chi sceglie di vivere in periferia e chi resta fedele alla citt, luogo di nascita della civilizzazione.
Wes alz il capo e scopr di essere all'angolo della Settima Avenue. Persino l, a quasi un chilometro dall'entrata dell'Holland
Tunnel, il traffico del weekend era intenso, fin quasi all'immobilit.
Mentre sentiva un'altra onda di irritazione montargli dentro, Wes si ramment che doveva esercitare la consapevolezza,
come gli aveva insegnato Delia, e concentrando l'attenzione
sulle emozioni riusc a placarle. Un vero buddhista non si lascerebbe mai intrappolare in nodi di energia negativa. Non era forse possibile che ciascuna di quelle persone, per quanto mediocri sembrassero, fosse un oceano di paura e sofferenza in tutto e per tutto reale e concreto come quello dello stesso Wes?
Al posto dell'irritazione ora provava un'ondata di amore platonico
per tutti quegli abitanti della periferia che riempivano di puzza e rumore le strade della sua citt, poich la condizione di chi era arretrato e ottuso meritava compassione e pena, non impazienza e disprezzo. Mentre aspettava che scattasse il semaforo,
cerc di ricostruire la sequenza di pensieri che l'aveva portato a questa rivelazione, ma non riuscendoci scroll mentalmente
le spalle, ben attento a ci che stava facendo, e decise che non era affatto stata una sequenza di pensieri, ma un momento di pura illuminazione. Attravers la strada e cerc di tenere la mente sgombra, ma quando arriv al negozio di chitarre
si ferm e avvert una fitta di invidia consumista, e allora si concentr ad ammirare invece l'oggettiva bellezza degli strumenti,
e si sent soffuso d'amore per le chitarre, chi le aveva costruite e chi prima o poi le avrebbe comprate, non malgrado ma proprio per via del fatto che probabilmente lui non sarebbe mai stato uno di loro.
Gir a sinistra su Jones Street e un attimo dopo si ritrov davanti alla macelleria, un buco di negozio che era l da generazioni
e lo faceva sentire uno del posto perch non c'erano mai turisti l e non rientrava in nessuna guida e c'era la segatura sul pavimento. Quando si formava la fila era fatta da gente del quartiere come lui, gente che sapeva qualcosa che gli altri ignoravano
e chiamava i macellai per nome, e quando ordinavi non si limitavano a prenderti la carne dalla vetrina ma la tagliavano davanti a te su pesanti tavolacci da macellaio che erano lisci e logori per il tempo e l'usura. Erano sempre occupati, ma aspettare
non era mai un problema perch i macellai all'opera erano qualcosa di meraviglioso e molto zen. Se i buddhisti mangiassero
carne la comprerebbero qui, pens Wes, ma quando arriv il suo turno si sent nervoso e timido. La massiccia signora ispanica
col camice bianco che prendeva gli ordini dietro il bancone si chiamava Teresa. Wes lo sapeva, ma era piuttosto sicuro che la donna non conoscesse il suo nome, e cos non sapeva mai
bene come rivolgersi a lei. Non era neanche certo che lo riconoscesse
da una visita all'altra. Si chiese come gli altri clienti avessero reso noto a Teresa il loro nome. Wes voleva che conoscesse
il suo perch lui e suo padre erano clienti da una vita e sapeva quanto sarebbe stato gratificante sentirsi salutare per nome davanti agli altri avventori, e prima di andare l al negozio spesso provava a immaginare varie situazioni in cui guidare la conversazione in modo che fosse necessario per Teresa chiedergli
il nome, ma non sembrava che ne esistesse uno. Se le avesse detto semplicemente: Ehil, Teresa, come sta oggi?, era poco probabile che lei gli rispondesse: Sto bene, grazie, e tu come ti chiami?, anche qualora non avesse reputato impertinente
un ragazzo della sua et che la chiamava per nome.
Il prossimo chiam lei, e Wes avanz strusciando i piedi.
Avete delle animelle?.
La donna socchiuse gli occhi e gli fece un sorriso da cospiratrice,
come se le avesse appena dato una parola d'ordine segreta.
Vitello o agnello?.
Non lo so. Non le ho mai preparate. Qual  meglio?.
Il vitello  migliore, ma anche l'agnello  buono. Quanto te ne serve?.
Non lo so. Per una persona quanto ce ne vuole?.
Lei inarc le sopracciglia e il sorriso si fece pi ampio. Vedo cosa abbiamo. Spar nella sala sul retro, e Wes si congratul con se stesso per non essersi presentato. Studi le vecchie foto in bianco e nero appese alla parete, che mostravano com'era il negozio una, due e tre generazioni prima, con tutti i macellai ora morti e che un tempo lavoravano l. Sembrava che ci fosse stata un'epoca in cui erano tutti italiani, alcuni di loro pi giovani di Wes, i pi grandi con baffi, capelli lucidi e pelle piuttosto scura, ma adesso i macellai erano tutti messicani. Wes si chiese cosa stessero facendo tutti i giovani italiani che avrebbero potuto diventare macellai, e se qualcuno di loro fosse pi felice adesso.
Mentre osservava i messicani che tagliavano via il grasso da grandi pezzi di carne con dei lunghi coltelli ricurvi o riducevano in cotolette dei petti di pollo, si chiese se sarebbe stato felice come macellaio. Da una parte, pens, poteva essere un lavoro stupendo per chi era coscienzioso, per un perfezionista convinto
che la vita offra infinite occasioni per migliorarsi e impegnarsi
a fondo, uno come Wes. Chiaramente, potevi fare il macellaio per tutta la vita e non accontentarti mai del livello di bravura acquisito nella tua arte, e questa era una cosa buona.
D'altro canto, Wes credeva che sarebbe giunto il momento in cui, in quanto artista concentrato nell'affinare il suo talento e alle prese con dilemmi filosofici e letterari, il suo interesse per il cibo si sarebbe gradualmente spento, non lasciando altro che il basilare bisogno di placare la fame man mano che lui diventava pi ascetico e ultraterreno; al massimo entro i vent'anni, quando avesse finito di crescere e non gli fossero pi servite tante proteine,
di sicuro avrebbe smesso di mangiare carne, soprattutto per via delle implicazioni karmiche ed ecologiche. Ebbene, sarebbe stato davvero interessante riflettere sulle implicazioni etiche e morali dell'essere un macellaio buddhista vegetariano, e quella pratica doveva essere un esercizio estremamente difficile
e valido per l'autocontrollo, ma Wes non era sicuro di essere all'altezza. E se, dopo decenni di una vita dedicata alla forma e al vuoto mentale, gli fosse risultato semplicemente tutto troppo noioso? In teoria Wes non credeva alla noia perch c'era sempre qualcosa da fare con una mente sgombra, ma tant'.
Teresa torn da lui con un foglio di carta da macellaio in una mano, sul quale poggiava una sostanza rosa, lucente e maculata, stretta in una rete di capillari simili a fili e punteggiata di globuli di grasso. Poteva sembrare forse l'embrione gigante di un topo.
Teresa inclin la mano verso Wes affinch potesse valutarne la qualit, e diversi altri clienti in attesa si sporsero contemporaneamente
per dare un'occhiata, uno di loro spingendosi persino a emettere un sussulto basso e stupito.
Sembra buono.
Questo pesa un chilo,  il pezzo pi piccolo che ho.
Troppo, vero?.
No, va bene. Lo prendo.
Una vecchia signora con un soprabito di tweed e uno spesso foulard grigio intorno al collo diede un colpetto al gomito di Wes, un po' scettica. Come lo vuole cucinare? gli chiese con un lieve accento italiano di vecchio stampo.
Bisogna tenerlo a mollo, bollirlo e poi pressarlo. Dopo lo si pu friggere e servire con funghi o uva passa.
Sei tu il cuoco?.
 facile. Solo un po' laborioso. L'anziana signora annu con aria di approvazione e gli diede una piccola strizzata all'avambraccio.
Era un po' come la scena di un film, e Wes sent una certa dose di orgoglio gonfiargli il petto. Alz lo sguardo per vedere se Teresa si era accorta di quel momento speciale tra i suoi clienti, ma lei stava incartando le animelle a capo chino.
Ora si sarebbe ricordata di lui, e la volta successiva Wes avrebbe fatto in modo di presentarsi.
Prosegu lungo Jones Street, gir a est sulla Quarta Ovest poi subito a nord sulla Sesta Avenue, diretto da Citarella.
Anche se l'involto di carta marrone con le animelle era leggero e poco ingombrante, sembrava pesante e scomodo, come se nascondesse il cuore rivelatore e stesse urlando a tutti i passanti.
Pur avendo in mente di diventare un giorno vegetariano, Wes era ancora un avido mangiatore di carne e in genere non ci vedeva un problema etico, quindi era perplesso da questa strisciante sensazione di star facendo qualcosa di sbagliato.
A meno che ignorasse qualcosa sulle animelle, in teoria non erano diverse da qualsiasi altro taglio di carne, visto che l'animale
dal quale provenivano doveva morire per fornirle. Wes pens che forse la domanda di Teresa c'entrava qualcosa:
Vitello o agnello?. Ricord che quando lei gliel'aveva chiesto, per un istante cos fugace che se n'era accorto solo quando era
passato, nella mente gli era sbocciata l'immagine, quasi l'illustrazione
in un libro per bambini, di un vitello e un agnello con uno slash tra di loro e un punto di domanda sulla destra. C'era qualcosa nei vitelli che lo inquietava, anche quando ci pensava solo distrattamente, perch gli sembrava che nascessero per soffrire. Gli agnelli, almeno, erano allegri e chiassosi, ma i vitelli parevano in qualche modo tristi sin dalla nascita, perch praticamente tutti i cuccioli dei mammiferi sono graziosi ma i vitelli sembravano segnati dal marchio della morte dal principio,
come il vitello condannato nel Dona Dona. E, mentre andava verso la biblioteca di Jefferson Market e guardava l'ora sulla torre dell'orologio, Wes non pot fare a meno di pensare al vitello che era morto per dare a lui il suo pancreas o il timo, e nella mente vide una sorta di storia accelerata delle sue animelle,
che era in realt la breve e dolorosa biografia di un essere vivente che magari non aveva mai neppure assaggiato il latte materno perch l'avevano subito portato via in un carrello
per metterlo in un recinto di cemento e nutrirlo da contenitori
di acciaio inossidabile, maltrattato e deriso e tollerato solo quel tanto che bastava perch qualche sconosciuto dagli occhi vuoti usasse un coltello e dei guanti di gomma lunghi fino al gomito per affondare nei recessi del suo corpo caldo e terrorizzato alla ricerca del lucente gioiello rosa delle viscere.
Ovviamente Wes sapeva che il processo di macellazione non era affatto questo, che le animelle sarebbero state tra le ultime parti a venire separate dopo lo smembramento del corpo, ma in quel suo montaggio erano le animelle a tenere insieme tutto l'animale, e una volta raccolte quelle le altre parti - i vari tagli di carne, la pelle, la testa, le ossa e le interiora - tutte cadevano a pezzi, tessere di un mosaico o un pianeta che esplode nello spazio infinito, via verso le mete prestabilite, su vassoi di polistirolo
nei banchi frigo dei supermercati, alle concerie o in grosse vasche di acqua bollente. E quando facevi una simile astrazione, quando ti concedevi di pensare al corpo come un
contenitore o qualcosa di assemblato, piuttosto che una spugna grondante e imbevuta di dolorosa coscienza, andava un po' meglio. Potevi immaginare l'anima del vitello che si levava libera ed esuberante dal massacro, e quel minuscolo interstizio nel suo corpo vivente nel quale era stata intrappolata
diventava un'aberrazione, un intralcio che lo spirito della creatura in seguito avrebbe potuto guardare ridendone. Era in queste occasioni che tornava utile il buddhismo, anche solo un'infarinatura. Wes era davvero contento di stare per diventare
buddhista.
Un anno prima una ragazza era caduta o si era buttata sotto un treno nella stazione della Settantasettesima. Wes non la conosceva, ma i suoi amici dicevano che lottava da anni contro la depressione. Ci nonostante, la direzione ne aveva approfittato
per organizzare una serie di eventi a presenza obbligatoria per genitori e studenti contro il problema della droga, durante i quali i partecipanti sedevano in cerchio e davano voce alle reciproche
incomprensioni. Per favorire la schiettezza, genitori e figli erano stati messi in cerchi separati, e fu cos che Wes si era trovato seduto accanto a Delia. Era un anno avanti rispetto a lui, ma l'aveva gi vista, ovviamente, nei corridoi o per strada, ed era da tempo attratto da lei perch per aspetto e comportamento
era diversa da tutti gli altri l alla Dalton. Wes la trovava molto bella, con quegli strani capelli rossi e la pelle chiara, il naso importante e la femminile curva delle labbra, ma era abbastanza
insolita da permettergli di immaginare che nessun altro avesse mai riconosciuto la sua bellezza, e che se lei l'avesse guardato
a fondo negli occhi sarebbe rimasta stupita, poi gratificata e grata, nel vedersi compresa, apprezzata e desiderata per la prima volta in vita sua. Quando ti immaginavi certe ragazze nude era tutto un dimenarsi e grugnire, ma quando immaginavi Delia nuda, con le spalle tonde e i fianchi larghi, pensavi di svegliarti
in un letto di piume in una gelida casetta nella brughiera, con una di quelle cosce forti, lisce e profumate sopra il tuo
addome. Ed era precisamente questa la fantasia che Wes aveva visualizzato mentre si tenevano per mano nel loro cerchio, malgrado
l vicino la voce di suo padre si alzasse sopra il mormorio generale per insistere che non sempre le droghe rappresentano una minaccia letale per adolescenti sani e maturi.
Wes non aveva motivo di sospettare che lamentarsi amaramente
di suo padre non fosse il modo perfetto per attaccare bottone mentre facevano una pausa per i biscotti e il succo di frutta.
Che fa tuo padre?.
 uno scrittore fallito.
 questa la sua professione?.
Insegna scrittura creativa alla New School.
Che significa scrittore fallito?.
Ha pubblicato un romanzo in vent'anni.
Allora  uno scrittore vero, giusto?.
Il fallimento  nel suo cuore. Se glielo chiedi, lui stesso ti dir che  uno scrittore fallito.
Ci ha rinunciato?.
Dio, no.
Allora non  un fallito. Pensa a Melville o a Balzac.
Scrissero le loro cose migliori in giovent. Fidati,  un fallito.
 una cosa davvero orribile da dire di qualcuno che ami, cos priva di misericordia.
Va anche a letto con le sue studentesse. Lo fa in casa.
Allora deve essere un uomo davvero infelice. Dovresti compatirlo.
E fu cos che Wes aveva scoperto che Delia era buddhista, e che lui la amava disperatamente. Aveva meno di un anno pi di lui, ma lo faceva sentire un bambino bizzoso, e l, in quel preciso
istante, Wes aveva fatto voto di diventare degno di lei, di colmare
la distanza tra loro due. Per i restanti minuti della pausa si era limitato a esprimersi con saggi cenni del capo mentre lei
discuteva di meditazione, del vuoto mentale e dell'amorevole gentilezza che cercava di esercitare nei confronti dei suoi genitori.
Era calma, posata; la delicata modulazione della sua voce agiva su Wes come una mano fresca su una fronte febbricitante.
Era tutto quello che lui voleva essere e disperava di avere, e con saggia serenit e calma sicurezza aveva continuato a esserlo per tutto l'anno che Wes aveva impiegato per mettersi alla pari con lei. Era sempre controllata e mai di fretta, come se non sudasse neppure e si svegliasse con l'alito che profumava di petali di rosa, e malgrado le curve del corpo voluttuoso era sempre per certi versi intoccabile. Era difficile immaginare Delia che si lasciava infilare la lingua in bocca o palpare le tette da un qualche atleta dalla parlantina sciolta; proprio non sembrava fatta per quel tipo di rapporti. Anche nelle sue fantasie, Wes riusciva
in qualche modo a saltare gran parte dei momenti osceni perch era quasi impossibile immaginare Delia in uno stato di eccitazione sessuale. Ovviamente, poteva anche essere il tipo di ragazza - donna - attratta dagli uomini maturi, laureati in filosofia
o istruttori di yoga, ma questo aggiungeva solo un senso di urgenza al progetto di crescita di Wes, perch era sempre possibile
che riuscisse a conquistarla prima che lei si rendesse conto di quale tipo d'uomo la attirava. Aveva deciso che non avrebbe neppure tentato di fare sesso con lei finch non si fosse sentito sicuro di esser diventato il tipo di ragazzo - uomo - che Delia potesse ammirare a livello intellettuale, emotivo e spirituale -
finch non avesse potuto guardarla negli occhi e vedere lo stesso stupore che avrebbe visto lei nei suoi se solo fosse riuscito a convincerla a guardare per davvero. Se voleva essere sincero con se stesso doveva ammettere che non si era trattato di un voto di castit quanto di un modo per non essere umiliato, ma si era comunque fiduciosamente impegnato nel migliorare se stesso, cosa che apporta delle ricompense che vanno oltre la promessa di perdere la verginit con la donna che ami. E fino al fatidico incontro con Lucy della notte prima Wes aveva sinceramente creduto di esser prossimo a
colmare quella distanza, malgrado l'innegabile fatto che, ad appena sette mesi dal diploma, Delia non aveva ancora poggiato la coscia sul suo addome. E ora, mentre arrivava all'alimentari, il pensiero della coscia di Delia, che restava un oggetto di desiderio idealizzato e frustrato, e quello della coscia di Lucy, che profumava di pompelmo e vaniglia, si confusero nella mente di Wes finch nell'insieme
del loro calore carnale non divennero la zampa disincarnata
di un agnello, che volava gioiosa nello spazio non dimensionale del karma.
Le porte di vetro automatiche si aprirono al suo arrivo, e Wes and verso le verdure, perdendo il filo dei propri pensieri. Conosceva
bene quel negozio perch ci si fermava diverse volte a settimana
di ritorno da scuola a fare la spesa per la cena. Ma quando si piazz davanti all'espositore delle verdure con l'elenco degli ingredienti sull'iPhone nella mano destra e il cestino di plastica nella sinistra, come aveva fatto in maniera praticamente identica
un'infinit di volte in passato, gli sovvenne che si trovava in quello stesso punto, centimetro pi centimetro meno, appena diciotto ore prima, minuto pi minuto meno, eppure chiss come, in quel brevissimo intervallo, era diventato una persona completamente diversa e il mondo era completamente cambiato.
Ricord se stesso diciotto ore prima, chi era e cosa stava pensando.
Dopo aver letto il tweet di Lucy aveva trascorso il resto della giornata ad arrovellarsi su come si sarebbe difeso dalle sue aggressioni, qualora ce ne fossero state, o riflettendo sulla possibilit
che fosse tutto un errore - o, peggio ancora, uno scherzo -
e che lei non avesse il minimo interesse sentimentale per lui, e poi era uscito da scuola, saltando l'incontro del gruppo di lettura,
ed era andato l a fare la spesa per la cena, e quei pensieri avevano continuato a imperversargli nella testa quando si era piazzato in quello stesso punto. Ora, a malapena consapevole degli altri clienti costretti ad aggirarlo visto che bloccava
il corridoio, Wes scosse il capo e sorrise con indulgenza per
quella sua precedente versione, il cui esercizio di autoinganno era stato cos palese che c'era voluta una forza di volont quasi miracolosa per non infrangere l'illusione. Era come se avesse sequestrato un intero settore del suo cervello analitico e ne avesse dato il controllo a un'entit esterna, proprio come quando permetti ai tizi dell'assistenza tecnica di controllare a distanza il tuo portatile per una riparazione, e all'improvviso qualche tizio a Mumbai muove il cursore sul tuo monitor mentre i tasti della tastiera sono morti. Cos era stato tutto il giorno precedente - una specie di avatar che non ne sapeva nulla del vero Wes che controllava i suoi pensieri - ma se ne rendeva
conto solo adesso. Era cos ovvio, almeno alla persona che lui era oggi, che tutto quello scenario di resistenza vs incomprensione
era un imbroglio che aveva perpetrato ai danni di se stesso. Ovviamente non aveva mai voluto davvero che fosse tutto un equivoco, e ancor pi ovviamente non aveva alcuna reale intenzione di resistere a Lucy, se fosse stata davvero interessata
a lui. Altrimenti non avrebbe semplicemente evitato di andare alla festa? Invece si era ritrovato in quello stesso supermercato
dopo la scuola a cercare di decidere cosa preparare per cena in base a come avrebbe potuto fare buona impressione, pi tardi quella notte, descrivendole il piatto esotico e sofisticato
che aveva preparato per la sua famiglia. Era entrato nel negozio con l'intenzione di comprare gli ingredienti per costolette
di maiale ai ferri e patate al forno, ma aveva dato una sola occhiata ai tuberi e si era reso conto di quanto sarebbe stato da sfigati cercare di vantarsi di una pietanza cos banale. Invece, aveva finito con lo spendere una fortuna in zafferano,
riso carnaroli e capesante della baia di Nantucket per cucinare un risotto che nessuno tranne suo padre avrebbe davvero gustato, e che Nora aveva addirittura rifiutato a vantaggio di un sandwich con marmellata e burro d'arachidi, e tutto nell'eventualit di usare il risotto per fare impressione su una ragazza che forse era
interessata a lui ma probabilmente no. E aveva fatto tutto ci senza confessare neanche una volta a se stesso la verit. Alla fine, a un certo punto della serata, aveva detto a Lucy del risotto,
e lei era rimasta debitamente impressionata. Come un coglione, le aveva persino promesso di cucinarglielo un giorno o l'altro. Eppure non era facile confessare a se stesso che era il tipo di ragazzo convinto che vantarsi delle sue imprese in cucina fosse un buon modo per sedurre le ragazze. Wes si era pentito di non aver fatto le costolette di maiale.
Ora poteva solo stupirsi di quel suo precedente s e della sua capacit di illudersi, e forse invidiarne un poco l'ingenuit.
Quanto era fortunato, in un certo senso, quello stupido verginello,
che ignorava come di l a poco si sarebbe impegnato a distruggere tutto ci in cui credeva. Forse, malgrado tutto, si era fatto un favore. In realt, forse quello che aveva fatto la notte precedente era stato spogliarsi dell'ultima, logora pelle dell'infanzia
- non la verginit, ma la capacit di vedere il mondo per come lo volevi, e non per come era in realt con tutta la sua ipocrisia,
gli inganni e l'egoismo. Di sicuro questa nuova chiarezza di visione doveva essere l'unico, vero requisito della maturit, se mai ce n'era uno, senza il quale non era possibile sopravvivere
nel loro mondo. Era ci che permetteva a suo padre di guardare i figli negli occhi ogni mattino. Era ci che dava al vitello quell'aria cos triste e lo rendeva vecchio anche nell'infanzia.
Tolstoj lo donava ai suoi personaggi sempre quando era troppo tardi perch potessero servirsene, o quanto meno glielo faceva guadagnare fino in fondo costringendoli a saltare nel cerchio
di fuoco. Forse era per questo che aveva pianto al mattino, ancor pi che per aver tradito Delia. Avrebbe preferito non avercela questa chiarezza di visione; di pi, avrebbe preferito non averne bisogno. Wes pens a quello che Luigi XVI aveva scritto nel suo diario il 14 luglio 1789: Rieti. Niente. Luigi XVI
non aveva chiarezza di visione, e quell'appunto di una sola parola l'aveva condannato. Senza chiarezza di visione, i
momenti pi importanti della vita vanno e vengono senza che tu ne sia consapevole. Wes si era sempre rimproverato perch non teneva un diario, ma per chiss quale motivo - probabilmente semplice pigrizia - non aveva mai coltivato l'abitudine. Altrimenti
avrebbe potuto sfogliarne le pagine e tornare alla sbadata innocenza che aveva portato alla disfatta del giorno prima.
Altrimenti avrebbe saputo esattamente cosa scrivere per il giorno attuale. Tutto. Tutto  accaduto oggi. Gli venne in mente che sulla via di ritorno poteva fermarsi in cartoleria e prendere un taccuino. Se mai c'era stato un giorno buono per cominciare un diario era quello, ma poi pens che no, non sarebbe stato un diario ma un romanzo. Sarebbe cominciato con le parole Tutto. Tutto  accaduto oggi, e si sarebbe chiamato lutto  accaduto oggi.
Senza ben ricordare come fosse successo, Wes guard nel cestino e scopr che l'aveva riempito mentre sognava a occhi aperti. Controll il contenuto con la lista della spesa: funghi, cavolo cinese, scalogno, aglio, pomodori e prezzemolo. L'unica cosa che mancava era il brodo di vitello, che veniva preparato fresco e tenuto in un banco frigo all'ingresso del negozio, insieme alle zuppe fatte in casa, i sughi per la pasta e il guacamole
in tubetti di plastica. Mentre si piegava a prendere una confezione di brodo, lo sguardo gli cadde sui vassoi di crudits gi tagliate, carote, sedano e peperoni rossi a fettine - venduti insieme alle salse. Il sedano gli ricord il primo bloody mary che James aveva gi pronto per lui la sera prima quando era arrivato da Lucy alle 9,30. Era fresco e denso per via del rafano e del pepe nero, e c'era un bastoncino di sedano per mescolarlo, con ancora attaccate le delicate foglie verde chiaro. In precedenza, durante il giorno, Wes aveva silenziosamente promesso di limitarsi
all'acqua tonica durante la festa in modo da essere abbastanza
sobrio per resistere a Lucy, ma aveva accettato il bloody mary senza esitazioni. Non si erano parlati mentre brindavano sulla soglia, e il secondo pensiero di Wes era stato su una storia
che gli avevano da poco raccontato di terza mano, la storia di una festa dove una ragazza si era ubriacata a tal punto che era andata via, era svenuta ed era annegata in una pozzanghera, e tutti i ragazzi che avevano portato alcol alla festa erano stati arrestati con l'accusa di corresponsabilit nella sua morte, insieme ai genitori del ragazzo che aveva dato la festa, anche se non erano in casa e non avevano idea di quello che vi stesse accadendo. E nel momento in cui si portava il bicchiere alle labbra Wes aveva immaginato i genitori di Lucy nel loro cottage a East Hampton o chiss dove e si era chiesto che opinione avevano
della figlia per fidarsi abbastanza di lei da lasciarla da sola in citt per il weekend, e aveva pensato a tutte le cose che non sapevano di lei, e a come era incredibilmente triste per loro, e a quanto incredibilmente ipocrita e manipolatrice doveva essere Lucy per dare una festa come quella a loro insaputa sapendo poi di farla franca. E poi, mentre sorseggiava il cocktail, che era molto forte e bruciava dentro malgrado il colore rosa quasi traslucido,
con James che lo prendeva per una spalla e lo portava verso la festa, dove si sentivano i Velvet Underground, Wes aveva scrutato tra i circa trenta ragazzini nella stanza, in cerca non di Delia ma di Lucy, poi per aveva visto proprio Delia, in piedi accanto a un paio di portefinestre con un'altra ragazza dell'ultimo anno e quasi avvolta dalle tende in damasco veneziano
lunghe fino al pavimento, ed era andato dritto da lei. Era pi o meno a met della stanza quando Delia si era distolta dalla conversazione e doveva averlo visto, ma poi si era girata immediatamente
verso la sua amica. Di solito portava vestiti lunghi, larghi e colorati che nascondevano il suo corpo, con pantacollant
neri e collane e braccialetti di tipo sudorientale, ma quella sera, not Wes, era vestita in modo piuttosto atipico, con jeans aderenti alla marinara, una maglietta senza maniche e scarpe con la zeppa di sughero e nastri che salivano intrecciandosi fin sui polpacci. I meravigliosi capelli rossi, che di solito lasciava fluttuare liberi, erano legati in stretti codini che lasciavano
intravedere una striscia di cuoio capelluto bianco dalla sommit della testa alla nuca, dove poi spariva in una nube di ricci sciolti, una cascata tropicale vista da lontano. Non appena la vide cos Wes si sent guardingo e protettivo, ma poi quasi subito se ne vergogn, tanto che arross e si pass il bicchiere freddo sulla fronte prima di raggiungerla. Le diede un lieve colpetto su una spalla, e Delia si gir parzialmente verso di lui con un vago sorriso
- appena sufficiente a riconoscere la sua presenza, e troppo breve e rapido per poter pensare che non sapesse gi chi c'era dietro di lei. Ma proprio mentre Wes si preparava ad andar via prima che qualcun altro vedesse cosa Delia aveva fatto, lei allung una mano e lo prese delicatamente per il polso in modo che la ragazza con cui stava parlando non se ne accorgesse, e un istante dopo ruot su se stessa e gli si mise molto vicina e lui si ritrov a guardarla dall'alto negli occhi, che erano pesantemente
cerchiati con il kajal. Era stato uno strano momento per Wes, perch sebbene sapesse gi che non era vero, aveva sempre pensato che Delia fosse pi alta di lui, ma malgrado tutto il tempo passato insieme si erano trovati raramente abbastanza
vicini perch la cosa avesse importanza. Adesso poteva annusare il profumo del suo shampoo alla mimosa, e per un momento si sent stordito. Delia continu a tenergli il polso mentre parlava.
Sono cos contenta che sei qui gli disse, quasi in un sussurro,
poi si allung a dargli un bacio su una guancia, ma poich aveva labbra molto carnose che spesso Wes immaginava di baciare, fu molto diverso dal solito saluto e gli mand una piccola
scossa elettrica nel corpo.
Sono contento anch'io. Voglio dire, non mi aspettavo di trovarci anche te.
No, non te lo aspettavi. L'aveva detto con un sorriso malizioso
che, come i vestiti, era cos in contrasto con il suo consueto comportamento che Wes si ritrov confuso e un po' allarmato.
Delia non era tipo da prenderlo in giro, e di rado era civettuola
o scherzosa, cosa che contribuiva al rispetto e alla stima incondizionata
di cui godeva ampiamente a scuola, e forse anche all'inesistenza
di pettegolezzi e alla mancanza di corteggiatori nella sua orbita. Wes aveva imparato come doveva mostrarsi con lei -
sincero, attento, moralmente impegnato e appena un po' meno che provocatorio; per un po' si era chiesto se questa deferenza potesse avere effetti sulla loro compatibilit sessuale, se mai si fosse arrivati a tanto, ma aveva da tempo accantonato tali preoccupazioni.
Sebbene lei a volte fosse un po' intimidatoria o intellettualmente
sprezzante, faceva comunque parte dei motivi per cui la amava. Ma tutto in Delia quella sera - il modo in cui era vestita, il trucco, il linguaggio corporeo cos rilassato, i sussurri e l'aria di mistero - era nuovo e lo confondeva, e Wes si sent impreparato e indifeso. Non era sicuro gli piacesse.
Che significa no, non te lo aspettavi?.
Significa che volevo fosse una sorpresa. Per te.
Be', sono sorpreso, direi. Credevo che neanche la conoscessi
Lucy.
A quelli dell'ultimo anno non serve l'invito.
Perch eri cos sicura che sarei venuto?.
Lei gli strinse il polso in un modo che, se non l'avesse conosciuta
meglio, Wes avrebbe interpretato come provocante. Si chiese se Delia non avesse bevuto. Non era affatto nel suo stile, ma d'altronde nulla in lei sembrava a posto quella sera. Non aveva bicchieri in mano, n l'alito le sapeva d'alcol, ma questo non voleva dire nulla. Tra il profumo dei capelli, la stretta al polso e il bacio, Wes si sentiva decisamente inebriato, e pens che con ogni probabilit c'era una spiegazione semplice per quel comportamento strano, se solo lui avesse trovato un momento
per respirare e tornare in s.
Credo mi ci voglia un bicchiere.
Ne hai gi uno, Wes. Vieni a sederti con me sul divano. Non conosco nessuno qui.
Anche se non era nella lista, Wes prese una confezione di
gambi di sedano, venduti con il loro piccolo contenitore di salsa di cipolle francese, perch erano lo snack preferito di Nora, ancor pi della mortadella.
Mentre tornava a casa, batt la mano sinistra sulla tasca della felpa e trov un vecchio paio di cuffie che credeva di aver perduto
da tempo. Si ferm, poggi piano le buste della spesa a terra tra i piedi, prese l'iPhone dalla tasca posteriore dei pantaloni
e colleg le cuffie. Quando premette il tasto per selezionare l'iPod, trov Ballad of a Thin Man ferma in pausa a met, dove l'aveva lasciata il giorno prima mentre faceva il cruciverba prima di cominciare a preparare il risotto. Il cruciverba era difficile,
come tutti quelli del venerd, e la musica, invece di essere come al solito un mezzo per concentrarsi, lo distraeva. Ora, piuttosto che rovistare nella playlist con tutte quelle buste che
lo intralciavano, Wes si limit a far ripartire l'album da capo, e
il cuore ebbe una piccola, deliziosa accelerazione al colpo di tamburo iniziale di Like a Rolling Stone. Ascolt la musica per qualche istante prima di rimettersi a riflettere, e lo fece solo per trovarsi a rivivere la discussione che aveva fatto tante volte con suo padre sul fatto che il rock aveva creato un legame tra le generazioni che non esisteva prima degli anni Cinquanta. Suo padre sottolineava sempre che lui e Wes ascoltavano un sacco di canzoni uguali, per lo pi degli anni Sessanta e Settanta, laddove
lui, il padre di Wes, non provava il minimo trasporto per lo swing o i musical dell'epoca della Depressione che erano stati la colonna sonora della giovent di suo padre. Ma Wes rispondeva
che questo cosiddetto terreno comune tra loro era artificiale,
visto che lui era nato solo negli anni Novanta e quando lui era bambino suo padre non ascoltava Dylan o Hendrix ma schifosi gruppi pop come i Monkees e gli Herman's Hermits.
Semmai, la musica era una barriera alla mutua comprensione.
Suo padre adorava dichiarare che il suo primo, vero ricordo era di quando se ne stava seduto in veranda nella casa di famiglia a Flushing nel 1965 e sentiva i Beatles che si esibivano allo Shea
Stadium, ma Wes era stato in quella casa su Delaware Avenue e dubitava fortemente che fosse abbastanza vicina per sentire qualcosa dallo Shea. E questo era cos tipico di suo padre -
usare famosi riferimenti culturali per dimostrare di esser stato al centro di qualsiasi cosa fosse successa sin dall'estate dell'amore,
come un cane che piscia su tutti gli alberi che vede - che Wes tendeva a mettere in dubbio qualsiasi cosa suo padre dicesse con l'autorit della propria et riguardo ad argomenti sociali, letterari, artistici o politici. Pi o meno riguardo a tutto, in realt - erano tutte bugie o distorsioni della verit al servizio del fragile ego da perdente di suo padre. Caso voleva che Wes fosse persino d'accordo col padre nel dire che il rock aveva raggiunto
il suo apice negli anni Sessanta, ma non poteva ammetterlo
senza offrirgli un'apertura, un varco in cui infilare il suo velenoso carico di vanagloria. Cos quando un giorno suo padre era tornato a casa agitando istericamente per aria una copia della rivista Rolling Stone per condividere con Wes i misteri e le gioie di quella primissima classifica delle canzoni migliori di tutti i tempi, con Like a Rolling Stone in vetta, Wes si era sentito
costretto non solo a zittirlo (sottolineando che qualsiasi classifica in cui non ci fosse Spiders from Mars non valeva un cazzo), ma anche e persino a rivalutare i propri gusti. Quando, pi tardi quella sera, aveva scorso la classifica e aveva scoperto che era davvero strapiena di roba degli anni Sessanta aveva deciso di disconoscerla privatamente e smetterla per un po' di ascoltare Highway 61 Revisited. Era tipico degli adulti della generazione di suo padre pensare che il mondo ruotasse intorno a loro e rovinare tutto per il resto dell'umanit con le loro stupide
classifiche.
Ma restava il fatto che Like a Rolling Stone aveva cos fedelmente
seguito Wes in tutta la sua vita che non poteva fare a meno di credere che avesse per lui un messaggio speciale, segreto. Quando aveva undici anni ne aveva imparato da solo gli accordi sulla chitarra e aveva mandato a memoria il testo
ascoltando l'LP originale di suo padre, salvo poi sentirsi dire da quest'ultimo che le parole non erano do th bump and grind
ma threw th hums a dime. Wes non aveva mai pi ripreso in mano la chitarra (quasi), e fino alla notte della festa aveva pensato
che una delle peggiori delusioni della vita fosse scoprire la parola o la frase corretta di una canzone che avevi sempre capito male. E poi c'era stata quella volta qualche anno dopo, in terza media, quando aveva condiviso con Forrest Schaeffer l'idea di scrivere una poesia astratta usando solo le parole in rima di quella canzone (Time fine dime grind prime didn'tyou
/ Cali doli fall kidding you / About out loud proud / Meal feel own home unknown stone eccetera), e Forrest gli aveva rubato l'idea e aveva presentato la poesia per un compito d'inglese, e l'insegnante ne aveva capito il senso e gli aveva dato una lode extra per la rielaborazione creativa. E poi, quando Wes si era trasferito alla Dalton e si era trovato tra tutti quei ragazzini viziati e ricchissimi, era stata Like a Rolling Stone a dar voce a tutti i suoi sentimenti di rancore e umiliazione. Certo, andavano a un'ottima scuola, ma un giorno sarebbero stati tutti soli perch non avevano un vero patrimonio emotivo. E, proprio come diceva la canzone, molti di loro erano viziati, ma magari un giorno avrebbero dovuto imparare a badare a se stessi come aveva fatto Wes per gran parte della sua infanzia, e qualcuno forse avrebbe finito col vivere in strada senza sapere dove andare, ma non Wes, perch la sua bussola spirituale segnava sempre il nord. E in quel momento arriv a casa, dove trov Nora seduta sui gradini della veranda e impegnata in una vivace conversazione con James, il quale teneva tra i piedi due bottiglie
di birra, assai malamente nascoste in sacchetti di carta. Wes si tolse le cuffie dalle orecchie.
Che ci fai qui?.
Bel modo di salutare un amico. Che te ne pare, Nora?.
Bobby dice: Che ci fai tu qui, Leslie? Credi di essere il padrone o cosa?.
Quella birra  per me? Dai qua. Wes sal le scale, spinse le buste della spesa contro lo stipite della porta e si mise a sedere sul primo gradino, a destra di James. James viveva in un appartamento
- con sei stanze da letto in una bifamiliare tra la Quinta e Mad, certo, ma comunque un appartamento - e la cosa che pi gli piaceva fare era sedersi sui gradini di casa di Wes e bere birra, e a ragione. Nulla al mondo fa di un uomo un re pi che la possibilit
di sedersi in cima alle scale e trattare con degnazione i passanti,
pi che mai nel Greenwich Village. Wes sedette l, ginocchio contro ginocchio col suo miglior amico, e si sent subito meglio. James si gir verso Nora che prosegu trafelata la storia che gli stava raccontando, a quanto pareva la stessa storia che aveva raccontato a Wes la mattina sui suoi amici Claire e Leo e i messaggi erotici. James sembrava rapito, e Wes pens che forse non era tanto per via dell'affetto che provava per Nora quanto per un pruriginoso interesse per Katrina, che James non aveva mai incontrato ma che di sicuro conosceva di fama e ordine su Facebook. Nell'aria si sentiva profumo di pastella fritta e salsicce italiane, e Wes immagin dovesse esserci una fiera da qualche parte nel quartiere, per quanto fosse gi autunno inoltrato. Di solito, gi solo il pensiero di una fiera gli avrebbe acceso il viso con una bollente ondata di indignazione, ma stava troppo bene l sui gradini con la sua adorata sorella, il suo migliore amico, la luce screziata del sole che giocava con le finestre della casa di fronte, una brezza leggera a rinfrescargli le guance. Chiuse gli occhi e ascolt i suoni della strada. Non c'era al mondo un posto migliore di quello dove si trovava in quel momento, pens, e si tribut un modesto elogio perch era un buon apprendista del buddhismo, ma gi mentre si complimentava ramment tutti i motivi che aveva per essere infelice - Lucy, Delia, sua madre malata, le animelle da cucinare, il saggio non ancora scritto, il cane da portare a spasso, suo padre, la sua triste sorellina - e sent una fitta di panico. Un buddhista doveva sgombrare la mente da pensieri ed emozioni negativi o esaminarli spassionatamente uno
per uno man mano che si presentavano? Non riusciva a ricordare.
E pi cercava di rammentare ci che aveva letto e ci che Delia gli aveva insegnato, pi la mente si affollava di pensieri che di sicuro non avrebbero dovuto esserci, e ognuno si scindeva diventando due, poi quattro, finch all'improvviso non ebbe la testa piena di una miriade di immagini che ronzavano una attorno all'altra come insetti rabbiosi: monaci tibetani collegati a macchine
per la risonanza magnetica funzionale, mandala fatti con sabbia colorata, sukha e dukkha, il vuoto dell'esistenza, le particelle
subatomiche che cessano di esistere nell'istante in cui nascono, il mondo, Chico, e tutto quello che c' dentro,
Diogene in un barile, un bimbo africano accovacciato nella polvere, l'operazione ai calcoli del Dalai Lama, Nora che si succhia il pollice.
Ma poi, nel mezzo della sua confusione, Wes ricord un'istruzione
pratica e vi si aggrapp. Una volta qualcuno gli aveva spiegato che i monaci buddhisti memorizzano dipinti complessi e poi li richiamano alla mente durante la meditazione, concentrandosi
per ore su ogni minimo dettaglio. Delia gli aveva insegnato
che, contrariamente a quel che si credeva, non  necessario svuotare la mente quando mediti;  in realt preferibile avere un'immagine sulla quale concentrare i pensieri per rallentarli.
Wes fece un respiro profondo e rivolse l'attenzione interiore al battito del proprio cuore, come volesse rallentarlo, e nel frattempo
visualizz tutte quelle idee estranee nella sua mente come granelli di sabbia agitati da un mare mosso, e ora, con il ritorno della calma, pronti a tornare lentamente sul fondo. E quando l'acqua si fu schiarita, ecco sorgere l'immagine di un vitello steso nell'erba, le zampe ripiegate sotto il corpo, la testa poggiata a terra. Wes si vide andargli vicino. Era ferito o sofferente? Non riusciva a capirlo, ma negli occhi splendeva la luce di un infinito dolore e di un'infinita pazienza. Wes si vide sedersi accanto al vitello e poggiargli la testa sul collo, sentendo i movimenti del suo respiro, e poi dalla tasca posteriore estrasse un piccolo astuccio e lo apr. Era il kit per la pulizia dell'M16, che normalmente andava
tenuto nello scompartimento in fondo al calcio del fucile. Tra i bastoncini, i tamponi, le spazzole e gli scovolini, Wes prese uno spazzolino da denti, poi richiuse con cura l'astuccio e lo ripose in tasca. Quindi cominci a strigliare metodicamente il manto del vitello, concentrandosi su una piccola chiazza appena sopra la spalla. Da dove lui spazzolava si sollevavano granelli di polvere;
scintillavano nell'aria ruotando nella dolce luce del sole, e poi la brezza li portava via. Wes alz lo sguardo e vide che lui e il vitello erano in cima a un grande prato che digradava dolcemente verso un ruscello luminoso e serpeggiante, e di l dall'acqua la terra verde saliva e scendeva verso una grande foresta all'orizzonte, e lui cap che sia lui sia il vitello erano morti e si trovavano in paradiso,
e comprese che erano uniti per l'eternit, e non avrebbe mai avuto altro compito che continuare a strigliarlo. Guard il vitello, sorrise e disse: Bene. Il vitello alz un po' la testa e gli sorrise di rimando con un amore cos raggiante e generoso che era chiaro che il vitello era Dio. Il vitello chin il capo a terra e disse: Oh, compare.
Ma che, ti sei addormentato?.
Cosa? No....
James aveva un braccio sulle spalle di Wes e lui e Nora si stavano
spanciando dalle risate.
Oh, Leslie, eri cos carino con la testa sulla spalla di Jamie, la sua fidanzatina.
Devi dormire un po', Wesbica. La notte  stata lunga?.
Wes si alz, facendo cadere la birra dalle scale. Ancora avvolta nel sacchetto di carta, la bottiglia scese un gradino, poi un secondo, e si ferm, intatta e senza aver versato quasi nulla. Wes scese a prenderla, poi alz lo sguardo su James e Nora.
Non posso uscire, amico. Ho troppo da fare.
Tipo?.
Scrivere il saggio, portare a spasso il cane, cucinare, fare i compiti.
Portare Nora al cinema.
Portare Nora al cinema.
Non mi sembra chiss cosa. La cena la preparo io.
Aspetta di vedere cosa prevede il menu. Dammi una mano con questa roba.
Raccolsero insieme le buste e Wes fece strada in casa dritto fino alla cucina, dove suo padre era in piedi accanto alla finestra
a mangiare un sandwich fatto col pane bianco, del quale Wes credeva avesse una sua scorta privata, dal momento che loro in casa non tenevano mai pane bianco. Si gir quando li vide entrare e fece un sorriso incerto continuando a masticare.
Lascia quella roba sul ripiano. Pa', lo conosci James?.
Non credo. Si fece avanti e strinse la mano a James. Wes cominci a svuotare le buste. Non aveva senso metter via la roba, visto che doveva usarla tutta. Quando arriv ai gambi di sedano li diede a Nora, che senza dire niente si mise all'opera scartando l'involto di cellophane.
Wes non porta spesso gli amici da queste parti.
Wes non ha amici, a parte me.
Questo spiega tutto. Sei alla Dalton, James?.
S, signore.
Ti piace?.
Certo, perch no? Ci sto da una vita.
Cosa state leggendo?.
Mi scusi?.
Cosa state leggendo? Gli autori che studiate per il corso di inglese.
Io seguo questo corso facoltativo in letteratura americana.
Melville, Wharton, Fitzgerald, roba del genere. Non so cosa verr dopo.
Oh. Roba pesante, ragazzo. Fammi sapere quando arrivate alla Beat generation. A ogni modo, devo tornare al lavoro. Ci si vede, ragazzi. Prese il sandwich e se ne torn nel seminterrato.
Ci fu un lungo silenzio, al quale Wes si aggrapp con una sorta
di spirito possessivo, punteggiato solo dal rumore di gambi di sedano masticati. Alla fine, James si schiar la voce.
A cosa sta lavorando tuo padre?.
A un libro.
Non lo sapevo che era uno scrittore.
Non lo . E un insegnante.
Questo non  vero, Leslie. Lui  uno scrittore. Insegna solo per i soldi.
No, lui  un insegnante che crede di essere uno scrittore che crede di insegnare solo per i soldi. C' una differenza, biscottino.
Sei cattivo, Leslie. L'ha pubblicato davvero un libro.
Come si intitola?.
Si intitola Il quartiere dei fornai.  ambientato a New York, tanto tempo fa. E una storia d'amore, e ci sono le rivolte per il pane e le barricate e cose cos.
Tu l'hai letto, Nora?.
Pap non vuole. Dice che c' troppo sesso, anche se io gi so tutto tutto.
E tu, Wes?.
Aspetter il film. Biscottino, perch non vai sopra e ti prepari
per andare al cinema? A proposito, che andiamo a vedere?.
Zack e Miri fanno un porno.
E di.
La ragazza del mio migliore amico.
Merda, non c'era niente di meglio?.
A Bobby piace Dane Cook. Bobby Dane Cook lo a-a-ma.
Cristo, e va bene. Quando e dove?.
Union Square, due e mezza.
Che ore sono adesso?.
Non so. Le due?.
Okay, vai, vai. Usciamo tra dieci minuti. Wes cominci a scartare le animelle mentre Nora saliva rumorosamente le scale diretta in camera sua.
Allora? Oh Ges Cristo santo, che cazzo  quella roba?.
 il timo di un vitello. Lo cucino per cena. Mi passi quel libro?.
 veramente disgustoso.
Merda, l'avevo dimenticato. Bisogna cambiare l'acqua ogni quindici minuti.
Di che parli?.
Questa roba va tenuta a mollo un'ora per pulirla da tutto il sangue, ma bisogna cambiare l'acqua ogni quindici minuti. Io devo portare Nora al cinema.
Ascolta, Wes, anche se la tieni a mollo per un anno non sar meno disgustosa.
Quindi secondo te va bene anche se la lascio nella stessa acqua?.
Certo. Che cazzo ne so? Ora, cortesemente, la smetti di cazzeggiare e mi racconti quello che sono venuto a sentire?.
Che sei venuto a sentire?.
La polpa. Il succo. I dettagli scabrosi. Com' andata con Lucy l'altra notte? Hai colto il suo frutto?.
Oh, non ne voglio parlare.
Mi stai prendendo per il culo! Io ti organizzo una cosa con quella pollastra suprema e tu non mi racconti niente? A me, amico?.
Perch parli cos? Lascia stare,  che non sono ancora pronto a parlarne.
Non sei pronto a parlarne? Ma che ti prende? Credi che lei non ne stia parlando? Credi che mezza scuola non sappia gi che l'ultimo dei verginelli arrapanti non  pi tale? Ti assicuro che lo sanno tutti, amico mio. Ma con me, con il suo cosiddetto migliore amico, il suo unico amico, lui non  pronto a parlarne, apri e chiudi le virgolette. Sei proprio un sacco di merda, lo sai questo?.
Puoi abbassare la voce, per favore? Mia madre  al piano di sopra. Parler, parler, se la cosa ti rende felice.  solo che in questo momento mi sento strano.
Eccoci qua. Ci hai scopato?.
S.
E vai!. James attravers con un balzo la cucina e strinse Wes in un abbraccio e vortic per la stanza, poi lo liber e gli mise le mani sulle spalle. Quante volte?.
Non lo so. Pi di una. Tre, forse.
Lei  focosa focosa?.
Direi di s.
Bella passera? Succosa?.
Dammi tregua.
Allora, com' andata? Dov'eri? Lei che ha detto?.
Mi ha mandato dei messaggi.
Che significa che ti ha mandato dei messaggi? Eravate alla festa.
Stavo in sala da pranzo o in cucina, e mi arriva questo messaggio.
Sono in stanza da letto, vieni a cercarmi.
Ges, te l'ha mandato lei? Che puttanella.
Ehi, Leslie, sono pronta. Andiamo. Chi  una puttanella?.
Nessuno.
La fidanzata di Wesbica.
Leslie ha una fidanzata? Non me l'avevi detto.
Non c' nessuna fidanzata, Nora. Fammi mettere questa roba in un po' d'acqua e andiamo. Aspettatemi fuori.
Wes detestava che Nora dovesse sentire certi termini. Non sapeva per quanto tempo fosse rimasta l ad ascoltare James, ma anche se aveva sentito solo puttanella era pi che abbastanza.
Era vero che sapeva gi tutto - una delle sue amichette una volta si era innocentemente riferita alla sua sinagoga, B'nai Jeshurun, usando solo le iniziali, BJ, come blow job, pompino, e Nora aveva ridacchiato come una sguaiata campagnola - ma questo non significava che Wes non facesse di tutto per rimandare l'inevitabile. Nora stava crescendo troppo in fretta, secondo lui, e i suoi compagni di classe, soprattutto le ragazzine, erano gi ben pi sessualizzati di quanto lo fosse lui alla loro et. Non
sopportava che sua sorella sapesse cos'era una puttanella o, peggio ancora, che potesse immaginare cosa faceva una puttanella,
o che qualcuno un giorno potesse dare a lei della puttanella
o, cosa peggiore di tutte, che lei un giorno potesse pensare a se stessa come a una puttanella. Voleva che crescesse sana e fiera, sicura e forte, immune al condizionamento degli altri e ai problemi relativi alla percezione di s che affliggevano lui e quasi tutti quelli che conosceva. Soprattutto perch Wes conosceva
tanti ragazzi come James, il quale per gran parte del tempo era una persona davvero decente e premurosa ma diventava
uguale a tutti gli altri quando si trattava di ragazze, soprattutto
per questo Wes non voleva che sua sorella si trovasse nella condizione di credere necessario dare sesso in cambio di qualcos'altro,
come autostima o popolarit. L'idea che altri potessero
parlare di Nora come lui parlava di Lucy era quasi insopportabile, sufficiente a farlo strozzare se solo ci pensava.
Era un po' strano essere coinvolti nell'educazione sessuale di sua sorella, ma Wes non credeva che lei stesse avendo la giusta guida dai genitori, e Katrina faceva lavoretti di mano a tredici anni, e anche se non era vero la gente lo diceva in giro, il che era praticamente peggio. Di l a due anni Wes sarebbe andato via per il college, e Nora a quel punto ne avrebbe avuti tredici, e chi avrebbe badato a lei, chi le avrebbe insegnato cosa  giusto e cosa no?
Dopo aver messo le animelle in una ciotola d'acqua, aggiungendo
una spruzzata di succo da un limone di plastica per poi infilare il tutto nel frigo, Wes trov Crispy che lo aspettava davanti alla porta. Le gratt un po' tra le orecchie, sussurrando:
Torno presto, e usc di casa. Nora e James erano seduti in cima ai gradini, lei con le mani a coppa sulle orecchie, ascoltava l'iPod di James e seguiva il ritmo con la testa.
Wes diede uno schiaffo sulla nuca a James e salt gi per le scale, lasciandosi dietro gli altri due. La strada era ancor pi affollata di prima, ma Wes avanzava risolutamente, le mani
ficcate in fondo alle tasche della felpa. Si trov la via sbarrata da una lenta famiglia di cinque persone, obesi e ignari, e mormor:
Newyorchese in arrivo mentre li aggirava. Un attimo dopo, trov James al suo fianco.
Rallenta, amico mio. Tua sorella non ce la fa a starti dietro.
Wes rallent, si volt e vide Nora, circa sei metri pi dietro, felicemente
impegnata a scorrere la playlist di James, con un enorme paio di cuffie sulla testa.
Vorrei che non usassi certi termini, soprattutto quando c' Nora.
Quali termini?.
Puttanella e passera e tutto il resto. Non  da te, e di sicuro non  da me.
Scusami se ho offeso la tua delicata sensibilit. Sono solo felice per te, tutto qua. Questo  un grande giorno.
Gi, be', te l'ho detto, mi sento piuttosto strano per questa cosa.
 successo qualcosa di assurdo l'altra notte? Le hai tipo dato un acido di nascosto o roba del genere?.
Ma che cazzo, sono serio. E che proprio non mi sento bene per questa cosa, hai capito?.
Non ti seguo.
Non lo so. Immagino... immagino che volevo solo fosse un po' pi... speciale.
Ges, sai cosa sembri adesso? Devi provare a essere un po'
pi uomo in queste cose.
Gi, lo so.
Si tratta di Delia?.
Credo di s. Voglio dire, non l'ho mai neppure baciata n siamo usciti insieme, eppure chiss perch pensavo... Per un anno non ho pensato ad altro, e ora ho mandato tutto a puttane prima ancora di cominciare. Ti ricordi quella volta che passai il fine settimana a casa sua? Voglio dire, non mi dispiacque neppure
che quella notte dormimmo in stanze separate o che lei
non venne a infilarsi nel mio letto. Ero semplicemente cos felice di stare dove c'era Delia, e i suoi genitori erano cos simpatici
e gentili, mi ero fatto l'idea che ci fosse qualcosa di straordinario,
tipo che fossimo destinati l'uno all'altra o roba del genere. Mi ero fatto l'idea che dovevo essere davvero eccezionale
per meritarmela, che se mi fossi comportato diversamente da tutti gli altri ci sarebbe stata questa splendida tipo ricompensa
- no, non una ricompensa, volevo solo farle capire che non sono come tutti gli altri... Voglio dire, che potevo fare?.
Potevi chiederle di uscire con te.
Ma  proprio questo il punto, sarebbe stato troppo...
Volevo che vedesse cosa stavo facendo, tutto quello che stavo facendo perch la amavo in modo davvero tipo puro. Per lei, per ci che . Pensavo: quando sar pronto, quando mi sar trasformato,
quando non sar solo un atteggiamento ma diventer la persona che voglio lei creda io sia, allora lo vedr, lo capir, verr da me. Ma lei non ha fatto niente, voglio dire non ha fatto niente di male. Non  che si  rivelata una specie di stronza che scopava con me solo perch poteva e poi mi ha spezzato il cuore e allora io sono andato a cercarne una qualsiasi. Hai presente quella canzone di Elliott Smith, dove dice che ti fai del male perch non sei capace di finire quello che hai cominciato? Ecco, quello stronzo sono proprio io. Mi sono spezzato il cuore da solo.
Percorsero la Tredicesima Ovest in silenzio, e James prese con la destra la mano sinistra di Wes e gli diede una stretta, ma poi la tenne per qualche secondo, e quelle due mani intrecciate penzolarono tra loro come la fune che ormeggia una nave al suo molo. Wes si volt persino a osservarle, nella loro sorprendente concretezza, poi si gir indietro per accertarsi che Nora li stesse ancora seguendo. Proprio in quel momento lei si ritrov ad alzare lo sguardo dallo schermo dell'iPod di James e gli sorrise timidamente, forse un po' spaventata, e fece uno scatto con la testa per allontanare la frangetta dagli occhi, e per un attimo
Wes ebbe la visione di lei come l'anima pi bella sulla Terra.
Avrebbe voluto correrle incontro, come in un film, e prenderla tra le braccia e dirle quanto le voleva bene, ma non voleva metterle
paura e in ogni caso credeva che per quel pomeriggio ci fossero stati gi abbastanza melodrammi. James gli lasci andare la mano e continuarono a camminare.
Posso dirti solo una cosa? gli domand James quando ebbero raggiunto l'incrocio con la Quinta Avenue.
S, certo.
Vedi, senza offesa, ma a me sembra che tu racconti due storie diverse. C' la storia che credi di raccontare, e fondamentalmente
 quella nella quale tu sei il cavaliere con l'armatura lucente impegnato nell'impossibile avventura di conquistare l'amore
d'una bella fanciulla o quello che , e fallisci perch non sei, tipo, abbastanza puro di cuore. E poi c' la storia che ho sentito io, quella dove tu non fai che aspettare qualcosa che potrebbe non succedere mai, vale a dire che sia lei a chiederti di uscire, perch sei troppo cagasotto per rischiare. Voglio dire, vuoi che sia lei a fare tutto, e poi quando lei non lo fa dai la colpa a te? Non  colpa sua se non ti ama, ma non  neanche colpa tua, Wes. Non devi essere cos severo con te stesso. Ieri notte avresti dovuto spassartela. E ora guardati.  tutto incasinato, in un sacco di modi.
Ci puoi scommettere.
E ora Wes sent di essere tornato allo stesso punto da cui era partito quel mattino. Dopo tutto, non era cambiato niente. Tutto era successo, e nulla era successo. Wes non era una persona diversa; era rimasto la stessa, identica persona di ventiquattro ore prima, non pi saggio, pi in gamba, pi felice, pi niente. Pens di nuovo a Elliott Smith, e alla strofa su chi combatte i problemi con problemi ancora pi grandi. Ogni volta che sentiva quella frase gli veniva da pensare a scatole dentro altre scatole. Hai un tot di problemi e li metti in una scatola e quelli diventano un singolo
problema. Poi accumuli diverse di queste scatole e le metti
in una scatola pi grande, e di nuovo diventano un problema solo.
Elliott Smith, per esempio, aveva messo tutti i suoi problemi in una scatola cos grande che in ultimo c'era finita dentro la sua stessa vita, la vita era diventata il solo e unico problema, con un solo e unico modo per risolverlo. Ma la vita, vivere, non era un problema per Wes, non si sarebbe mai suicidato, in nessuna circostanza,
quindi anche la pi grande delle sue scatole doveva essere pi piccola di quella di Elliot. Qual era, dunque, la sua scatola
pi grande? Delia era un piccolo problema a s stante o condivideva
la scatola con altri problemi simili? E, in tal caso, quale problema pi grande rappresentava quella scatola? Certi problemi
sembrava si presentassero anche in taglie diverse. Si poteva dire che Wes era indeciso, pauroso, un sognatore, timido, solitario
e cos via e mettere tutto in una scatola etichettata Delia.
Ma si poteva guardare al suo amore per Delia come a un semplice, piccolo problema, uguale a sua madre, sua sorella, suo padre, che stavano tutti insieme in una loro scatola. A ogni modo, Wes non era pi vicino alla soluzione di quei problemi di quanto lo fosse il giorno prima o lo sarebbe stato quello seguente. E in ogni caso Elliott Smith non parlava di risolvere i problemi; parlava di combatterli.
Wes non sapeva neppure da dove cominciare.
Allora, cosa dovrei fare?.
Credo che tu l'abbia gi fatto.
Pensi che dovrei lasciar perdere questa cosa con Delia?.
Quale cosa con Delia? Non c' nessuna cosa con Delia.
Non c' mai stata nessuna cosa con Delia. E tutto nella tua testa, come una scheggia di proiettile. Ascolta, tutto quello che ti dico  pensaci. Tieni, ti ho portato un regalo.
James prese dalla tasca posteriore dei pantaloni un portafogli
strapieno, nel quale rovist con la punta delle dita prima di estrarne una strisciolina di carta stropicciata. La pass a Wes.
Me lo sono segnato un paio di sere fa mentre leggevo Il
grande Gatsby.
Wes prese il regalo. Su un lato della strisciolina c'era scritta
una frase, penna a sfera blu nel tipico scarabocchio di James.
Diceva: La personalit  una serie ininterrotta di gesti ben riusciti.
Wes la rilesse con cura diverse volte per esser sicuro di capirla.
Che dovrebbe significare?.
Speravo potessi dirmelo tu. A ogni modo, ho pensato a te quando l'ho letto. Fammi sapere quando riesci a capirci qualcosa.
Erano arrivati al cinema tra la Tredicesima e Broadway. La folla che usciva dal mercato di Union Square rendeva complicato
anche starsene sul marciapiede a fare una chiacchierata.
Wes era convinto di avere ancora qualcosa di importante da dire a James, ma non riusciva a capire cosa. Nora si tolse l'imbracatura
dell'iPod di James e glielo restitu con un inchino.
Vi ho visti mano nella mano. Siete amanti?.
Wes non mi vuole. Dice che sono troppo grasso.
Non sei grasso. Sei un gran bell'opossum. Non capisco cosa ci trovi in Wes, per. E cos... cos....
Capisco cosa vuoi dire, ma non  vero. In realt  un tipo a posto. Dovresti apprezzarlo di pi.
Oh, ma io lo apprezzo eccome. Lo apprezzo con tutto tutto il cuore. Ma resta comunque uno sfigato.
Non lo so. Immagino di vedere in lui qualcosa che nessun altro vede. O quasi nessun altro. Voglio dire, io conosco Wes solo da tre anni, ma siamo diventati grandi amici dal primo giorno. Tu non hai mai provato una cosa del genere, Nora?.
Bobby dice: Ti serve un fazzoletto, principessa?.
Lo prender come un no. Peccato, potevamo avere un futuro da paura, io e te insieme.
Non vuoi vedere il film con noi?.
Piuttosto mangerei quelle animelle. E in ogni caso ho da fare. Ma sono serio - devi dirmi che significa quella frase, Wesbica. Ho un saggio da consegnare per mercoled. Stammi bene, Nora.
Wes e Nora guardarono James dileguarsi tra la folla, poi Nora prese Wes per mano e lo trascin nel cinema. Lui le compr del popcorn e una bibita light, poi presero posto nella sala mezza vuota proprio mentre cominciavano i trailer. Wes sprofond nel sedile, mise i piedi sullo schienale di quello davanti e poggi il mento sulle nocche. Stava ancora pensando a Elliott Smith.
Wes aveva un'idea sulle persone che erano morte. Aveva quest'idea
che viviamo dietro un velo sottilissimo che ci impedisce di vedere il mondo vero, e nel momento stesso in cui muori il velo viene tolto e tu vedi e capisci all'istante e con perfetta chiarezza
ogni errore che hai fatto e tutta l'infelicit di cui  intrisa la tua vita e di cui sono intrise le vite di chiunque tu abbia mai conosciuto, di chiunque abbia mai vissuto. E allora ti giri, vuoi correre indietro e rimettere tutto a posto, condividere la notizia con tutti - sei appena morto e non ti rendi conto che  gi troppo tardi per rimediare. Ci eri cos vicino, ce l'hai avuto per tutta la vita proprio davanti agli occhi senza riuscire ad afferrarlo, e magari in rari momenti in cui eri pieno di inspiegabile tristezza o compassione ne hai persino intravisto uno scorcio fugace, ma non ci hai mai provato, o mai abbastanza, a superare quel velo quando ti era possibile farlo. Elliott Smith doveva essersi sentito proprio cos dopo esser morto con quel coltello di cucina piantato
nel petto. Wes non aveva mai conosciuto qualcuno che si fosse suicidato, ma l'aveva fatto uno zio di James e il suo ricordo lo tormentava un poco. James adorava quello zio, che era il fratello
minore della madre e aveva appena dieci anni pi dello stesso James. Erano molto legati, e lo zio aveva persino vissuto con la sua famiglia per diversi anni quando lui era piccolo.
Questo zio era passionale e imprevedibile, aveva sempre scoppi d'ira, ma James sapeva - perch suo zio gliel'aveva spiegato pi volte, ma anche perch lo sapeva e basta - che quella rabbia nasceva dal puro amore. Ma poich era cos esigente, e soprattutto
con chi sosteneva di amare, per lo zio di James nessuno era
mai abbastanza puro o onesto, e questi aveva finito con l'isolarsi da tutto e da tutti. Era venuto fuori anche che - cosa che James non poteva assolutamente aver saputo da piccolo - questo zio era gravemente depresso e smetteva di continuo di prendere le medicine. Alla fine, era andato a vivere da solo nel sud della Francia e aveva tagliato i ponti con la famiglia, e James aveva creduto
di aver tradito anche lui lo zio in qualche modo mostrandosi
disonesto o non abbastanza amorevole, e quando era arrivata la notizia che lo zio si era suicidato erano passati due anni dall'ultima
volta che James l'aveva visto o sentito. Wes pensava spesso allo zio di James, perch c'era qualcosa in ci che l'amico gli aveva raccontato che gli ricordava suo padre - certo non l'idealismo
romantico, e neppure la totale solitudine della sua situazione, ma la rabbia che, normalmente, avrebbe dovuto esser sfogata come amore. Non era poi cos difficile scegliere tra i due, amore e rabbia, ma lo zio di James e il padre di Wes non erano riusciti a fare la scelta giusta, e questo aveva distrutto le loro vite. E Wes pensava spesso al momento in cui, con la pistola ancora calda in bocca, il defunto zio di James si era risvegliato alla verit e si era battuto una mano sulla fronte, esasperato dalla sua stessa stupidit, ma era troppo tardi, e che casino s'era lasciato dietro. Wes pensava che probabilmente era troppo tardi anche per suo padre; aveva gi investito troppo in tutti gli ammennicoli di cui i ciechi hanno bisogno per evadere da questo mondo - ma pi di ogni altra cosa era questo che Wes sperava di evitare nella sua vita. Non il suicidio, ma quell'orribile,
irrimediabile sensazione che sarebbe stato cos facile fare molto pi di quanto avevi fatto, essere pi gentile e pi generoso con quanti meritavano la tua gentilezza e generosit.
Alz lo sguardo dalle proprie nocche e vide che il film era gi cominciato. Aveva trascorso i primi minuti perso nei suoi pensieri,
ma il film sembrava parlare di un qualche ragazzo irresistibilmente
bello e affascinante che veniva pagato da altri uomini per uscire con le loro fidanzate recalcitranti e comportarsi in
modo cos odioso che quelle tornavano di corsa da loro, castigate e riconoscenti. Nel giro di qualche minuto Wes fu in grado di prevedere
tutta la trama, e anche di decidere che il film era completamente
inadeguato per Nora. Si guard intorno per vedere se nel pubblico c'era qualcun altro piccolo come lei, ma pareva ci fossero solo gruppi di ragazzine adolescenti e solitari uomini di mezz'et. Sullo schermo, il gigol di turno si aggirava in un bar pieno di belle donne, che si voltavano tutte al suo passaggio e cercavano
un contatto visivo palesemente lubrico. Dal momento che il miglior amico del gigol aveva gi dimostrato di essere un nerd dalle buone intenzioni e il cuore puro, era ovvio che prima o poi avrebbe chiesto al gigol di prestare i suoi servigi con la ragazza di cui era innamorato e che il gigol, a sua volta, si sarebbe innamorato
della ragazza del suo migliore amico e avrebbe vissuto un cambiamento esistenziale dal quale sarebbe stato impegnato a districarsi per tutto il corso del film. Ma perch, si chiese Wes disperato, i film dovevano sempre martellare sul fatto che le donne sono attratte da cazzoni vuoti ed egoisti? Era una pessima lezione per Nora, e inoltre non era vero. Persino alla Dalton gli atleti dovevano essere gentili e sensibili se volevano avere una possibilit con le tipe pi belle, e un sacco di cervelloni intellettualoidi
avevano la fidanzata, anche se non era sempre uno schianto. Wes non credeva che Delia fosse attratta dal tipo del cattivo ragazzo, anche se in verit non gli risultava che avesse mai chiesto un appuntamento a qualcuno n conosceva qualcuno che l'avesse chiesto a lei. E poi, ecco Lucy - poteva prendersi chi voleva tra gli studenti della scuola, e probabilmente non pochi dei loro padri se l'avesse voluto, e aveva scelto lui, Wes.
Merda mormor tra s. Che ore sono?.
Shhh fece Nora, senza spostare lo sguardo dallo schermo o la cannuccia dalle labbra.
Devo andare.
Nora si gir verso di lui con aria allarmata. Non puoi! Io che faccio?.
Devo vedere una persona. Me n'ero completamente dimenticato.
Devo andare.
Wes!.
Tu puoi restare. Ci vediamo di sotto davanti alla scala mobile quando  finito il film. Non parlare con nessuno. Se qualcuno prova a sedersi vicino a te, spostati vicino a quelle ragazze laggi, okay?.
Wes!.
Mi dispiace davvero, biscottino. Devo scappare.
Wes non era nemmeno a met della scala mobile quando sent vibrare il cellulare nella tasca di dietro. Senza fermarsi lo tir fuori. Era Delia a chiamare, ed erano le 2,54. Wes fece per premere il tasto ignora ma il dito cambi idea e premette invece rispondi. Si port il telefono all'orecchio.
Pronto?.
Ciao, sono Delia.
Oh, ehi.
Non ti  arrivato il mio messaggio?.
No, quale messaggio?.
Te l'ho mandato prima. Non ti  arrivato?.
Che diceva?.
Be', ti chiedevo se dopo ti va di uscire.
Quando?.
Tipo stasera, magari?.
Non posso. Ho troppo da fare, e devo cucinare per mia madre.
Oh. Ti sei divertito l'altra notte?.
Hmm.
Mi sei mancato. Voglio dire, abbiamo chiacchierato e tutto il resto, ma sembravi un po' lontano. Avevo davvero voglia di parlare con te. Che ti  successo?.
Sono tornato a casa presto. Non mi sentivo molto bene. Di che volevi parlare?.
Oh, di tutto. Sei libero domani?.
Probabilmente. Forse. Dipende a che punto sar coi compiti.
Ti posso chiamare domattina?.
S, certo. Mi piacerebbe tanto vederti.
Anche a me. Ti chiamo.
Wes dovette fermarsi per riprendere fiato, anche se non aveva corso. Non era affatto da Delia voler solo uscire.
Quando mai l'aveva chiamato solo per uscire? Possibile mai che fosse una coincidenza se tra tutti i giorni l'aveva chiamato proprio oggi? Si chiese cosa sapesse Delia della notte precedente,
e se fingesse soltanto di essere all'oscuro. Qualcuno l'avrebbe
considerato un comportamento da manipolatrice, ma Wes credeva che fosse la cosa pi assennata da fare, e in ogni caso per quanto la riguardava lui non aveva nulla da nascondere.
Sarebbe stato sorprendente, un po' strano persino, se a Delia non fosse arrivata nemmeno una parte dei pettegolezzi che di sicuro avevano girato per tutto il giorno, ma d'altronde lei era sempre stata un po' in disparte dalla vita scolastica, come se mentalmente fosse gi nel futuro, a Yale o alla Brown o in qualsiasi altra universit della Ivy League che di sicuro l'avrebbe
accettata, un posto dove avrebbe finalmente potuto studiare filosofia e religione con gente del suo livello intellettuale.
Quindi Wes riteneva fosse davvero possibile, dopo tutto, che non ne sapesse niente, quanto meno non ancora. E se anche avesse sentito qualcosa, come di sicuro sarebbe successo,
come avrebbe reagito? Forse sarebbe stata felice per lui, ma era pi verosimile che trovasse il tutto un po' disgustoso e sordido. Forse sarebbe rimasta un po' delusa, poi con una scrollata di spalle si sarebbe detta che era il tipico comportamento
di un ragazzo, pensando che forse si era sbagliata su Wes, che lui non era cos diverso dagli altri, dopo tutto. C'erano
delle restrizioni nel buddhismo, di sicuro, l'importanza dell'autocontrollo e la capacit di resistere alle distrazioni poco salutari, ma Wes era quasi sicuro che riguardassero per lo pi monaci e suore; ci nonostante sembrava quasi impossibile
immaginare che Delia venisse a sapere quello che aveva fatto e continuasse ad avere di lui la stessa opinione.
Ricord quando lei l'aveva invitato per un weekend al mare con la sua famiglia, a Napeague. Poco tempo dopo quella prima conversazione all'incontro sulla droga, l'aveva avvicinato nei corridoi e gli aveva dato una specie di manuale di buddhismo per principianti. Wes l'aveva letto tutto quella stessa notte e gliel'aveva restituito il giorno seguente chiedendole di imparare altro. Dopo di ci, era diventato a tutti gli effetti un suo allievo, scavava tra le letture che lei gli consigliava, facendo domande mirate, scettico quanto bastava per dimostrare che stava prendendo
tutto molto sul serio ma attento a non apparire mai annoiato o cinico. Aveva persino assistito a uno dei suoi corsi, tenuto da un famoso maestro che veniva in citt da Boston solo una volta al mese. A Wes quel tipo di studio piaceva davvero, e cercava di inserire nel suo programma quotidiano alcuni dei dettami pi semplici di quella disciplina, come la consapevolezza
e le tecniche di meditazione basilari, ma era sempre tormentato
dalla persistente sensazione che forse lo faceva solo per impressionare Delia o entrare nelle sue grazie. Dopo tutto, aveva intenzione di lasciarsi sedurre e defiorare da lei, quando lei l'avesse ritenuto opportuno.
Quando era piccolo Wes credeva di essere molto ricco perch la sua famiglia viveva in una villetta nel Greenwich Village.
Nessun altro alunno della scuola elementare, nemmeno uno, abitava in una villa. Ma quando era arrivato alla Dalton con una borsa di studio aveva scoperto di non essere affatto ricco, e che fino a quel momento neppure aveva capito cosa significasse essere ricchi. Suo padre gli spieg che quando avevano
comprato la casa dando un acconto preso dal suo anticipo per il libro, molto tempo prima che Wes nascesse, quella parte del Village vicina al fiume era ancora un quartiere isolato e un po' spaventoso, e le propriet immobiliari costavano poco. E
anche se la madre di Wes aveva ereditato una cazzutissima
vagonata di soldi quando erano morti i suoi genitori - soldi che avevano permesso ai suoi figli di frequentare costose scuole private
e a lei di essere accudita a domicilio ora che era malata -
non si sarebbero mai potuti permettere quella stessa mossa al momento attuale. Cos nei primi giorni alla Dalton Wes si era un po' fissato sulla faccenda dei soldi e tendeva a scoraggiare gli amici dal venire a giocare o dormire da lui, perch casa sua era un po' malmessa e cenciosa rispetto alle loro. Per lo stesso motivo era riluttante ad accettare inviti nelle case di vacanza negli Hamptons o nella contea di Litchfield. Poich era cresciuto
osservando cos da vicino suo padre, sapeva gi cosa voleva dire essere combattuti tra disprezzo e invidia, e non aveva certo bisogno di sbatterci il muso. Ma non c'era stato neppure
un attimo di esitazione quando aveva accettato la proposta di Delia.
Era un bel sabato mattina dell'estate di san Martino quando Wes prese alle prime ore del mattino un taxi per Amagansett e Delia and a prenderlo con la Mercedes station wagon di famiglia.
Nei dieci minuti di viaggio, si premur di sminuire la sua casa. Era solo un vecchio cottage cadente, disse, comprato decenni prima quando Napeague non era in voga. Ci aveva vissuto
Theodore Roosevelt quando i Rough Riders erano di stanza a Montauk, ma poi era stata caricata su una chiatta e trasportata
nella sua posizione attuale. In realt non era un granch, ma si trovava in un bel posto. Wes resse il gioco, condividendo
la storia di come anche la sua famiglia viveva in una bella casa che ora non avrebbe certo potuto permettersi, ma sapeva che lei gli stava mentendo, e lo apprezz. Non erano molte le ragazze alla Dalton che avrebbero avuto la stessa premura.
L'auto svolt in un quartiere residenziale, fatto di brutte case moderne da villeggiatura con minuscoli giardini spazzati dalla sabbia e disposte a griglia. Per un momento Wes si chiese se Delia non gli avesse invece detto la verit riguardo alla modestia
della sua abitazione, ma poi la strada fin e lei prese un viale
traboccante di glicini e susini americani, e quando tolse le chiavi dall'accensione il ruggito delle onde era l'unico rumore udibile.
Non c'era nessuna di queste case quando i miei genitori comprarono la nostra disse con un noncurante gesto della mano mentre lo guidava lungo un sentiero secondario che portava
dietro l'abitazione. Ma non ti accorgerai neppure della loro presenza.
Dal retro della casa partiva un ampio patio, con una vasca vecchio stile in cedro e un tavolo da picnic rotondo in ferro battuto
con panche incorporate. Da l si vedevano soltanto le dune ondulate coperte di ammofila, e la casa pi vicina era a centinaia
di metri da l, in fondo alla riserva naturale. L'oceano non lo vedevi, ma sentivi il rumore. Alla fine del patio c'era un cancello
basso, si apriva su un sentiero sabbioso che serpeggiava tra le dune e spariva sulla cresta. Delia spalanc le braccia come a voler accogliere il panorama, e si gir verso di lui con un sorriso di gioia. Wes pens che era un bene che tutto ci appartenesse a lei, se la faceva sorridere a quel modo, perch un giorno avrebbe scoperto che lui valeva quanto tutte le dune, le spiagge e le riserve naturali, e avrebbe sorriso allo stesso modo quando l'avrebbe guardato. Delia gli fece fare il giro della casa; e davvero
non era in alcun modo pretenziosa, ammobiliata a casaccio nel tipico stile delle case di vacanza, e vi erano state fatte ovviamente
pi aggiunte, visto che ogni stanza pareva trovarsi su un livello diverso, da raggiungere tramite scale nascoste fatte di assi nude e logore. Quando l'aveva invitato Delia non aveva fatto parola riguardo alle sistemazioni per la notte, e Wes aveva dato per scontato che, con i suoi genitori presenti, non era quello il momento che aveva scelto per far salire di livello la loro relazione;
ci nonostante, quando lei gli mostr la stanza che sarebbe stata sua - la stanza della domestica, pi in basso della cucina e accanto alla lavanderia, nonch dal lato opposto della casa rispetto alla sua - visse uno stordente momento di delusione
nel vedersi trattare come un caro cugino pi giovane.
Delia sal di sopra a cambiarsi, e gli consigli di abbondare con la protezione solare, malgrado la tarda stagione. Wes si infil rapidamente il costume da bagno e sopra indoss un paio di pantaloncini con i tasconi laterali, poi fece in tutta fretta una decina di flessioni prima di spruzzarsi la costosa protezione che gli aveva lasciato Delia. Lei scese a cercarlo, con addosso un bikini rosso a pois e piccoli fiocchi sui fianchi, coperta da una specie di caffettano etereo e trasparente che metteva in risalto la forma dei suoi seni. Gli propose di spalmargli la protezione sulla schiena, ma lo spray era cos leggero che non dovette strofinarlo
pi di tanto.
In spiaggia, Delia trov un paio di sedie sdraio pieghevoli di tela con degli asciugamani umidi stesi sopra, e disse che appartenevano
ai suoi genitori, anche se questi non erano in vista. In realt, sull'ampia striscia di sabbia bianca che si stendeva per chilometri e chilometri in entrambe le direzioni, c'era solo una manciata di persone, che passeggiavano a coppie o insieme a un cane, e nessuno era in acqua. La marea era calma e regolare, produceva onde alte fino alla vita con un delicato merletto di spuma. Delia assicur a Wes che l'acqua conservava ancora gran parte del calore estivo e nuotare era una delizia.
Vuoi fare il bagno? le chiese lui.
Prima voglio scaldarmi lei rispose, allungandosi su un telo a strisce con un ginocchio un po' sollevato e il caffettano che sventolava trasparente tra le sue cosce. Wes fu un po' sorpreso di vedere che aveva lo smalto rosso sulle unghie dei piedi. Senza togliersi i pantaloncini o la maglietta, si stese sulla sabbia, accanto a Delia ma a ragionevole distanza. L'odore della protezione
solare era vagamente erotico, ma Wes non riusciva a capire se venisse da lui o da lei. Diede un'ultima occhiata a Delia sotto il caffettano, poi chiuse gli occhi e cerc di svuotare la mente, anche se il petto di lei che si alzava e abbassava rimase come inciso a fuoco dietro le sue palpebre. Wes cadde in una trance leggera, e ne fu destato dal ritorno dei genitori di Delia.
Il resto della giornata trascorse esattamente come deve trascorrere
un'idilliaca gita al mare se vuoi che resti tra i migliori ricordi di giovent per il resto della tua vita. Il padre di Delia, che esibiva capelli grigi lunghi e ispidi e una certa pancetta, era docente di filosofa all'universit di New York, anche se non era buddhista - quella era la via personale di Delia, disse con malcelato
orgoglio -, e ardeva di genuina curiosit per gli interessi intellettuali di Wes, la sua crescita e le sue speranze per il futuro.
Divenne presto chiaro dal tipo di domande che Delia l'aveva descritto come una sorta di suo allievo, pi che come un potenziale
interesse romantico, ma Wes fu comunque felice di crogiolarsi
ai raggi dell'approvazione di suo padre. La madre, una scrittrice, era bella come Delia, forse addirittura di pi, ma non scolpita o anche snella come tante madri a Park Avenue. Delia gli avrebbe in seguito fatto capire che tutti i soldi venivano dal lato della madre, lasciati in eredit da un nonno famoso ingegnere
industriale. Delia aveva una sorella maggiore, Mariah, che studiava alla scuola di design di Rhode Island e il cui adorabile
volto, pallido e lentigginoso come quello di Delia ma pi sottile e spigoloso, sorrideva da numerose istantanee attaccate al frigo con delle calamite. Quando tocc a Wes parlare della sua famiglia, si mise in cattiva luce dilungandosi un po' troppo, e con una nota di pathos e autocommiserazione, sulla malattia di sua madre e sulle responsabilit che gli erano ricadute addosso, ma poi sent di esser riuscito a redimersi con gli entusiastici
ritratti di Nora e della sua fervida immaginazione.
Quanto a suo padre, abbozz una descrizione appena sufficiente,
anche se conferm l'accenno di Delia al fatto che aveva scritto un romanzo tanto tempo addietro dal quale era quasi stato tratto un film, ma nessuno dei genitori di lei l'aveva letto o ne aveva sentito parlare. Delia e Wes andarono a fare una lunga passeggiata in spiaggia, interrotta da qualche tuffo in acqua, poi lei indoss di nuovo il caffettano prima di essersi del tutto asciugata e, poich le irritava la pelle, se lo tolse con un
movimento languido da sopra la testa, mostrandogli le ascelle pi incantevoli che Wes avesse mai visto. Parlarono dei compiti di scuola, dell'inevitabile vittoria di Hillary Clinton alle primarie,
della morte di Sri Chinmoy e di buddhismo. Wes non fu capace di guidare la conversazione verso i pettegolezzi di scuola, men che mai verso qualche storia di fidanzati passati o futuri. A pranzo mangiarono un'insalata caprese con baguette ancora calde e salsa tapenade, poi i genitori di lei si ritirarono al piano di sopra per un sonnellino e Wes e Delia andarono a East Hampton per fare un giro in libreria e comprare il pesce per la cena. Delia gli regal un libro sulla felicit scritto da un monaco buddhista francese che aveva rinunciato a una promettente carriera
nella genetica molecolare per vivere in un monastero tibetano
nel Nepal. Quando tornarono a Napeague i genitori di Delia erano svegli. Lei e Wes andarono a fare un'altra nuotata e una lunga passeggiata, durante la quale le loro spalle si sfiorarono
per due volte, la prima per caso, anche se Delia non parve notarlo in nessuna delle due occasioni. Per cena c'era un semplice
filetto di persico spigola, condito con olio piccante e aglio e grigliato su un barbecue a gas che stava nel patio per servirlo poi con olive, ceci speziati e asparagi freddi marinati. Delia, vegetariana, non prese il pesce, ma sia lei sia Wes bevvero il ros di Bridgehampton come gli adulti. Parlarono di politica e di Heidegger, delle cui opere Wes non sapeva nulla ma il padre di Delia era un esperto. Prima di andare a letto, la madre di Delia tir fuori la Polaroid 600 e fece una foto alla figlia e Wes, a braccetto
poggiati alla ringhiera del patio. Wes non le era mai stato cos vicino, e l'esperienza fu molto provante e si sent lieto di stare per andare a letto. Quando l'istantanea si fu sviluppata se la passarono di mano in mano, poi Delia la mise con le altre attaccate al frigo. Wes strinse la mano al padre di Delia e diede alla madre un bacio per guancia, e Delia gli augur la buonanotte
con un bacio sulle labbra, ma Wes suppose che fosse solo il vino e che non avesse davvero intenzione di farlo perch
subito dopo si gir senza incrociare il suo sguardo. Mentre andava nella stanza della domestica, Wes si ferm davanti al frigo per ammirare la loro foto; sembrava molto naturale in mezzo a tutti quei fascinosi sconosciuti, e immagin che un giorno qualcuno l'avrebbe notata e avrebbe chiesto a Delia se quello era il suo fidanzato.
A letto, Wes prov a leggere il libro del monaco francese, ma aveva un'erezione rabbiosa, che si rifiutava di toccare, innanzitutto
perch credeva che Delia si sarebbe disgustata a immaginarlo
che si faceva una sega nel letto della domestica, e poi perch c'era sempre la remota possibilit che lei venisse da lui durante la notte. Non gli aveva dato il minimo motivo per crederlo,
e lui si ripet che era impossibile pi e pi volte come un mantra, ma non riusciva a scrollarsi di dosso la sensazione che sarebbe successo proprio perch era impossibile. Da qualche parte nella casa - Wes sospettava che fosse nella stanza dei genitori
- da una televisione veniva una conversazione in toni bassi e leggeri. Wes si sforz di sentire; erano due voci o tre? Non sopportava l'idea che Delia e i suoi potessero star prolungando quella giornata senza di lui, e magari addirittura parlando di lui.
In tal caso, uno dei genitori avrebbe di sicuro chiesto a Delia se aveva delle intenzioni romantiche nei confronti di Wes, e allora lei avrebbe dovuto esprimere a parole cose sulle quali forse non aveva riflettuto fino a quel momento, e questo le avrebbe rese reali e definitive per lei come non lo sarebbero mai state se non glielo avessero chiesto. Ovviamente questo poteva andare a suo vantaggio se la domanda l'avesse spinta a riconoscere sentimenti
di affetto che aveva tenuto repressi, o perch Wes era pi giovane o perch era in teoria suo discepolo, e allora forse dopo tutto Delia avrebbe deciso che restava una cosa sola da fare per rendere ancor pi perfetto quel giorno perfetto. Ma non and cos, e Wes si svegli al canto degli uccelli il mattino seguente nella stessa posizione in cui si era addormentato.
Come poteva affermare con certezza di essere innamorato?
Come poteva saperlo, ora che saperlo era cos importante? 
pi facile dire che sei innamorato se non lo sei mai stato prima, perch  un sentimento cos diverso da tutti gli altri che hai mai provato, o  pi facile se lo sei gi stato perch lo riconosci? E
se non ricordi il sentimento,  perch non l'hai mai provato davvero
o perch ogni volta  diverso? Wes gemeva sotto il peso di questi misteri sensuali, ma anche solo contemplarli era interessante.
Not, comunque, di aver dormito piuttosto sodo per essere innamorato, e questo era un po' preoccupante. Di sicuro non si doveva poter dormire cos bene da innamorati. E mangiare?
Si rese conto di avere una gran fame. Forse non era amore dopo tutto, o era del tipo che ti permette di dormire e mangiare, e anche pensare un sacco al sesso, invece che alla grande sofferenza che provi. Ma di sicuro questa era una specie di amore di serie B, e Wes non credeva di provare una gran sofferenza,
ma questo amore che sentiva di sicuro non poteva essere cos banale. Ci avrebbe pensato ancora dopo colazione.
Non ricordava molto di ci che era accaduto il giorno seguente, se non che lasciarono la citt di mattina presto e si fermarono
a mangiare aragosta al vapore in un ristorante che affacciava
su un'insenatura. A tavola, Wes raccont la storia di sua madre cresciuta in una famiglia kosher a Inwood, e della prima volta che aveva mangiato aragosta, pensando che fosse una specie di pesce, e di come aveva reagito male quando le avevano detto cos'era in realt. Questo avrebbe dovuto portare con naturalezza alla storia della sua prima lezione di guida, quando era andata a sbattere contro l'unica auto in un parcheggio altrimenti
vuoto, ma invece i genitori di Delia si attaccarono alla parte sbagliata del primo racconto e cominciarono a fargli domande sul suo essere ebreo. Wes era per sua natura reticente sull'argomento, e lo fu in particolare in quell'occasione, poich sperava di tenerli concentrati su sua madre malata e incamerare una riserva di compassione che potesse portare a un secondo invito per il fine settimana.
Mentre attraversava Hudson Street si rese conto che tutto questo era successo undici mesi addietro, e non era pi stato invitato a Napeague, anche se aveva fatto diverse piacevoli chiacchierate al telefono coi genitori di Delia ed era convinto di aver fatto una buona impressione. In realt, da allora la sua relazione
con Delia non aveva fatto alcun passo avanti in concreto
- non si scambiavano segreti pi intimi di quelli che gi si scambiavano
prima, posto che preferire Twain a Dickens fosse un segreto intimo; non parlavano pi spesso di prima, in media una o due volte a settimana a parte gli occasionali incontri nei corridoi
di scuola; non si toccavano distrattamente su un braccio o sulla nuca come gli amici intimi fanno senza accorgersene, anche se Wes di sicuro se ne sarebbe accorto se lei l'avesse fatto;
e Wes non era ancora riuscito a dire a Delia cosa aveva provato quando le aveva sfiorato per caso la spalla sulla spiaggia.
C'era qualcosa di sbagliato in tutto ci, qualcosa che si rendeva conto l'avrebbe dovuto turbare gi da tempo se non fosse stato cos fissato sulla fatica di migliorarsi per Delia. Il modo in cui aveva faticato e faticato senza fare nessun vero passo avanti era in realt perfettamente tolstoiano nella sua totale mancanza di consapevolezza e, apparentemente, di risultati tangibili. Quindi cosa poteva avere da dirgli Delia di cos importante e cos all'improvviso?
Quando svolt l'angolo, Wes vide Lucy seduta sui gradini di casa sua, a met dell'isolato. Era strano e un po' sconvolgente vederla cos perch, malgrado tutto quello che era successo tra loro, gli sembrava quasi di guardare un'estranea, come se dovesse andare da lei e presentarsi e cominciare da zero, come avevano fatto la notte prima. Quella sensazione trepidante di possibilit aperte era ci che gli era rimasto con maggiore chiarezza,
e Wes la rivisse mentre percorreva l'isolato. La notte prima alla festa James gli aveva dato la caccia e lo aveva pungolato
perch facesse la sua mossa, ma Wes era profondamente turbato e distratto dalla conversazione con Delia.
Delia si sta comportando in modo strano stasera. E che ci fa qui, poi?.
Strano come?.
Non lo so. E tutta... sensuale. Non l'ho mai vista cos. Mi sta facendo uscire di testa.
Lascia perdere Delia, amico. Cerca di restare concentrato.
Sei qui per Lucy, ricordi?.
Lo so, ma non l'ho vista da nessuna parte.
Non guardare, ma  proprio qui, ferma, e ti sta fissando.
Ora mi alzo e vado via, ti riempio un altro bicchiere, e quando mi allontano tu ti giri, come per cercare me, e incontri il suo sguardo. Vado.
Wes fiss il bicchiere e cont fino a cinque, ma quando si volt Lucy non c'era. Si alz, si fece largo tra una ressa di ragazzini
danzanti e vag in un corridoio che pareva portare al resto della casa. In fondo, dopo una mezza dozzina di porte chiuse, una soglia fortemente illuminata portava senza dubbio alla cucina, che anche da fuori Wes vide zeppa di persone. Torn verso il soggiorno, ma lo sguardo gli cadde su alcune foto di famiglia alla parete, incorniciate con un certo sussiego e disposte in modo simmetrico tra le modanature e i rivestimenti in quercia. Wes sapeva che niente poteva farlo sembrare meno figo che starsene tutto solo in un corridoio buio a scrutare fotografie
durante una festa, ma non poteva farne a meno. Le foto erano essenzialmente tutte uguali: una bella coppia dal portamento
solenne e gli abiti classici, che sorrideva davanti all'obiettivo
in una variet di luoghi esotici, con due graziose ragazzine, la pi giovane delle quali era Lucy. Eccoli sopra un divanetto bianco sul ponte di un panfilo, probabilmente da qualche parte nel Mediterraneo; a cavallo, con lustri stivali alti fino al ginocchio e caschetto da equitazione; in un caff all'aperto
in una piazza di Roma o Barcellona; accovacciati accanto a un ghepardo addomesticato in una riserva naturale africana.
In tutte le foto i capelli del padre erano perfetti e immobili, la
madre si riparava dal sole con l'ampia tesa di un cappello o con una mano sulla fronte, tranne che nella prima, dove sedeva con una camicia da notte in raso rosa su un letto di lusso, sorretta da grossi cuscini, e con una neonata tra le braccia e uno sguardo di stanca apprensione. In tutte le foto la sorella di Lucy sorrideva
in modo coraggioso e sicuro, e sempre pi raggiante man mano che cresceva, ma Lucy continuava a cambiare, e Wes pens che la serie di scatti raccontasse la storia di una distanza sempre maggiore tra lei e la sua famiglia perfetta e antisettica.
Le Lucy pi piccole avevano un'aria di gioia aperta che lasciava gradualmente il posto a un ghigno triste e congelato man mano che lei cresceva, per finire con una smorta rassegnazione e straniamento.
In quelle foto non sembrava affatto ipocrita e manipolatrice;
solo triste. Wes era sconvolto dal fatto che qualcuno potesse volutamente scegliere di esporre una narrazione cos tetra in un luogo visibile a tutti. Come potevano non esser consapevoli
della storia che vi veniva narrata? Pens agli scatti attaccati alla rinfusa al frigo di Delia a Napeague, e a come anche quelli raccontavano una storia di famiglia; e pens agli amati album di Nora con le foto di tempi pi felici, conservati sotto chiss quale letto, e che nessuno si prendeva la briga di aggiornare da chiss quanto tempo, come se la storia di famiglia fosse giunta a una sorta di fine prematura e vergognosa e venisse conservata, archiviata solo perch l'unica cosa peggiore di riviverla
era evocare la voglia di cancellarla. Tolstoj si sbagliava su questa e su tante altre cose - la famiglia di Delia era unica nella sua felicit, laddove le famiglie infelici si differenziavano solo in base alla misura in cui erano disposte a riconoscere il loro fallimento.
I genitori di Lucy neppure lo sapevano di essere stati colpiti dalla sventura, di essere contagiati da quella peste, mentre invece ogni singolo membro della famiglia di Wes si trascinava
per il mondo con il marchio di Caino sulla fronte. Il che rendeva la ricerca dell'illuminazione spirituale portata avanti da Delia un atto d'accusa doloroso e sarcastico, come
un milionario che con degli investimenti giudiziosi diventa miliardario, mentre noialtri continuiamo a cercare monetine sotto i cuscini del divano. Il cellulare vibr nella tasca posteriore di Wes.
Bianco: possiamo parlare?
Giallo: Dove 6?
Bianco: dietro d te
Wes si volt, ed ecco Lucy, con jeans attillati, canotta bianca e sandali dorati, poggiata allo stipite di una porta aperta su una stanza buia. Wes ne sapeva abbastanza da poter riconoscere la sua prima reazione come deliquio, o ci che in un libro sarebbe stato definito deliquio.
E stava ripensando a quel deliquio adesso mentre si avvicinava
alle scale di casa sua, cercando di recuperare parte del suo potere. Lucy non si era ancora accorta del suo arrivo. Wes immagin se stesso come un satellite e Lucy come la Terra, poich da lontano i soli lineamenti visibili del suo viso erano le folte sopracciglia nere, come la Grande Muraglia cinese. Indossava
una camicia bianca da uomo, un paio di jeans e gli stessi sandali della notte prima. Era seduta con le mani infilate sotto le cosce e le ginocchia tirate fin quasi sotto il mento. I capelli corvini erano raccolti in una semplice coda di cavallo che le ricadeva sulla spalla destra. La vista del collo magro e nudo scaten
un flashback di sconvolgente nitidezza visiva, Lucy sospesa sopra di lui, la coda di cavallo nera che dondolava allo stesso ritmo dei piccoli seni a forma di pera, e Wes ricord che in quel momento aveva pensato che lei era proprio come sarebbe stata Natasa se avesse fatto sesso con il principe Andrej prima di perdere tutta la sua bellezza per un dolore devastante.
Wes arross nel preciso istante in cui Lucy lo vide. Sembrava triste e preoccupata, il che non fece che sottolineare la somiglianza
con Natasa. Wes si ferm davanti al primo gradino e la salut solo con un cenno della mano. Lei fece lo stesso, e sorrise
con aria desolata.
Che c'?.
Lucy si strinse nelle spalle in un modo che a Wes non disse nulla. Non riusciva neppure a immaginare cosa lei stesse pensando,
perch fosse l, cosa potesse volere da lui, a meno che non si trattasse di altro sesso, comunque impossibile con due adulti in casa, quand'anche Wes fosse riuscito a mettere da parte tutto il resto, cosa della quale dubitava. Probabilmente voleva solo parlare di ci che era successo tra loro la notte prima, il che, suppose Wes, era del tutto giusto e ragionevole, ma sembrava anche un insopportabile obbligo del quale entrambi potevano tranquillamente fare a meno. In momenti come questo, riflett, farebbe di sicuro comodo avere una biblioteca di Babele in cui potersi perdere, e questo lo port per un attimo a ragionare sul fatto che allora qualsiasi cosa lui e Lucy potevano dirsi l'avrebbero dovuta dire in lingue reciprocamente
incomprensibili, e che quando la gente sembrava riuscire
a comunicare, come avevano fatto loro due la notte addietro, di solito era solo una pia illusione. Nel frattempo, per, non c'era nessuna biblioteca di Babele, nessuna struttura infinita, niente lampadine da conteggiare, neppure una stanza con un buco nel soffitto da riparare; c'erano solo la casa e la strada, e Wes doveva passare davanti a Lucy per entrare in casa, mentre Lucy doveva passare davanti a Wes per arrivare alla strada.
Mio padre  in casa. Non c'era bisogno di aspettare fuori.
Lo so, ho bussato. Ha detto che saresti tornato subito, quindi ho pensato che era meglio aspettarti qui fuori. Parl a voce cos bassa che Wes riusc a malapena a sentirla.
Vuoi fare due passi?.
Lucy si strinse di nuovo nelle spalle, e Wes pens che forse stava per mettersi a piangere.
Sai, ho delle cose da fare in casa. Entriamo. Wes sal i gradini
due alla volta, le chiavi gi in mano, senza neanche dare a Lucy il tempo di alzarsi. Le sfior una spalla con i jeans, producendo
una sorta di sussurro raschiante che gli fece pensare a
carta vetrata su vetro, ma quando apr la porta Lucy fu subito alle sue spalle, come una bimba spaventata che aspetta in fila dietro il padre in mezzo a una folla imponente. Senza voltarsi, Wes attravers l'ingresso, and dritto in cucina e apr il frigorifero.
Si pieg e prese la ciotola, che posizion sul piano di lavoro. Lucy era in piedi accanto a lui e guard nella ciotola.
L'acqua era di un rosa sbiadito, appena un po' pi chiara del bloody mary della notte precedente.
Che roba ?.
Animelle. Abbastanza disgustoso, vero?.
No, io le adoro le animelle.
Davvero?.
Con castagne e salsa al porto. Gnam.
Le sai cucinare?.
No, ma c' un ristorante a Parigi....
Le preparo per mia madre. Non so se sono capace.
Basta che siano belle croccanti. Non hanno chiss quale sapore.
Okay.
Lucy osserv in silenzio Wes che svuotava la ciotola, sciacquava
le animelle, poi le versava in un piccolo tegame tutto ammaccato, le copriva con acqua fredda e le metteva a bollire.
Lui si piazz davanti al fornello, guardando fisso e con livore la pentola come se l'avesse offeso e le stesse facendo il malocchio, ma con Lucy accanto potevano anche essere due genitori che guardavano fieri il figlio dormire in una cesta.
Forse dovresti coprirla. Altrimenti l'acqua non bolle.
Con la pentola coperta sembrava per certi versi da stupidi starsene a fissarla, ma Wes ci prov lo stesso, e Lucy si un a lui.
A un certo punto lei mormor tra s qualcosa che suonava come
Refuso.
Cosa?.
Lucy si limit a scrollare il capo e continu a fissare la pentola.
Forse Wes se lo stava solo immaginando, ma senza nulla
da fare sembrava che l'atmosfera fosse un po' pi leggera, quasi fosse passato un momento di crisi e il futuro del pianeta ora non dipendesse pi dalle sue future parole. Cerc di pensare ad alcune delle cose che si erano detti la notte addietro, qualcosa che sapeva potesse interessarle, ma non gli venne in mente nulla. Sapeva che avevano parlato per un po', ma per via dei bloody mary e altre cose quei ricordi si rifiutavano di obbedire alla sua chiamata, cos lasci che la mente si rilassasse e vagasse un po', e quella svolazz per un momento o due prima di atterrare
sulla salsa al porto. Era stata una cosa stranamente specifica
da dire, come se Lucy avesse fatto riferimento al proprio segno zodiacale o al cognome da nubile della madre, e la salsa al porto si era ricavata una piccola nicchia tutta sua, come un cane che scava nella sabbia per farsi una tana fresca in cui riposare.
Wes non era nemmeno sicuro di aver mai assaggiato della salsa al porto, o se l'avrebbe riconosciuta qualora gliel'avessero piazzata davanti, e sapeva di non esser mai stato a Parigi, ma sia la salsa che la citt erano territorio chiaramente familiare per Lucy, qualcosa cui poteva accennare senza arrossire o dover inventare. Wes pens che poteva chiederle di Parigi, ma aveva la sensazione che ne avessero parlato la notte prima e non avesse caratteristiche del tutto positive per lei, e poi si rese conto che era per via di quella foto nella quale posava con un'aria palesemente
depressa davanti alla ringhiera di uno dei piani superiori della Torre Eiffel. Restava la salsa al porto.
La personalit  una serie ininterrotta di gesti ben riusciti.
Scusa?.
Cosa significa, per te, La personalit  una serie ininterrotta
di gesti ben riusciti?.
La personalit  una serie ininterrotta di gesti ben riusciti?.
L'ha scritto Fitzgerald nel Grande Gatsby. Hai idea di che intendesse dire?.
Non ho mai letto Il grande Gatsby.
Non importa. Dimmi cosa ti viene in mente. La personalit
 una serie ininterrotta di gesti ben riusciti. La prima cosa.
La personalit .... Non lo so. Pu significare di tutto, immagino.
No, non pu. Fitzgerald aveva in mente una cosa ben precisa
quando l'ha scritto. Non deve per forza significare quello che lui pensava significasse quando l'ha scritto, o quello che ha detto che significava dopo averlo scritto, ma deve significare qualcosa. A te cosa dice?.
Io non.... La voce di Lucy si spense in impotente frustrazione.
Ascolta, potresti rispondere con una cosa del genere.
Potresti dire: Che intende con ben riusciti'?. Oppure: Che intende con gesti'?. Sta dicendo che un gesto  ben riuscito se comunica l'esatto significato che era mirato a comunicare? O
che qualsiasi gesto che superi il baratro fino al gesto successivo  ben riuscito? Un gesto  un'azione, un'espressione della volont, un atteggiamento, o  solamente un tentativo di comunicare?
Forse la nostra intera concezione di individualit si basa su come cerchiamo di descriverci agli altri?.
C'era un guanto da forno sul piano di lavoro accanto al fornello,
e Lucy ci infil dentro la mano e tolse il coperchio dal tegame, nel quale l'acqua bolliva furiosamente. Rimise il coperchio
sulla pentola e con la mano sinistra abbass il gas per lasciare a sobbollire. Si tolse il guanto e lo ripose sul ripiano.
Magari non sapeva neppure cosa stava dicendo. Magari l'ha scritto solo per sembrare pi in gamba di tutti, e per evitare di dire quello che intendeva davvero. Quanto ci mette a cuocere questa roba?.
Circa tre minuti, credo. Wes guard sul libro di cucina, che era aperto alla pagina necessaria. Dai tre ai cinque minuti.
Lucy controll l'orologio, uno Swatch sorprendentemente infantile, il cinturino decorato con stelle e la faccia di un
qualche animale, un gatto o un procione, vestito da supereroe.
Era un gesto ambiguo che riusciva a comunicare sia che stava tenendo il tempo di cottura sia che stava perdendo la pazienza.
Ma cosa significa in realt da tre a cinque minuti? Sono quei tre minuti che sembrano cinque quando ti annoi? Se ci sono 120
secondi tra tre e cinque minuti, devono avere davvero 120 significati
diversi?.
Lo stava prendendo in giro, e a Wes piacque, piacque molto.
Delia non lo prendeva mai in giro, e prendeva raramente in giro la gente in generale a dirla tutta, e Wes nutriva il sospetto che chi si trattiene dallo sbeffeggiarti ti disprezza segretamente.
Certo, capiva bene che si pu prendere in giro anche chi si disprezza di pi, ma in genere lo fanno i politici o parenti. Non pens neppure per un istante che Lucy lo disprezzasse, ma la sensazione di finire nel mirino di qualcuno che poteva esserti sinceramente affezionato e poteva addirittura tenerci a te era deliziosa e stordente, e Wes lasci a met quello che stava facendo,
qualsiasi cosa fosse, per fissare Lucy con un'aria di sincera
ammirazione. Allo stesso tempo era consapevole anche che sorriderle con calore e guardarla erano modi di mascherare il fatto che non era riuscito a venirsene fuori con una risposta arguta e spontanea. Le fece allora un cenno, un po' come se stesse annuendo e un po' come se le stesse facendo un inchino, inteso a comunicare l'umile ammissione da parte di un intelletto superiore d'esser stato temporaneamente battuto. Era parte di un lessico di indicatori di significato che aveva perfezionato in compagnia di Delia, e gli era tornato utile in diverse situazioni delicate. Ripresero a guardare la pentola sul fuoco, e dopo poco Lucy controll l'orologio e annunci che erano passati dai tre ai cinque minuti. Wes indoss il guanto e port il tegame al lavello, dove tolse il coperchio e sottopose le animelle a un flusso di acqua fredda dal rubinetto.
Di nuovo Lucy gli si mise accanto e segu con attenzione il procedimento. Ora, ovviamente, quella vicinanza aveva un
sapore del tutto diverso, ma dopo tutto lei era una persona strana, per come gli stava intorno eppure rifiutava con forza di esser trattata con condiscendenza. Wes aveva la tentazione di sentirsi adulato, eppure era troppo confuso da Lucy e non era sicuro che la reazione fosse adeguata, e in quel momento gli torn una specie di ricordo della sera prima, quando era rimasto parimenti confuso per come lei si comportava in maniera aggressiva in circostanze in cui altri si sarebbero intimoriti,
e in modo passivo proprio quando lui si aspettava che mostrasse autorit. Di nuovo, non riusciva a fissare un'immagine
per richiamarla alla memoria; restava tutto una sorta di intuizione vaga e fluttuante, come una citazione familiare da un libro che hai dimenticato di aver letto.
Con la cottura le animelle si erano trasformate in una versione
di se stesse pi compatta, pi chiara e assai pi gommosa,
il giocattolo per cani pi brutto del mondo. La superficie si era raffreddata con l'acqua di rubinetto, ma Wes ancora sentiva un debole calore pulsare all'interno. Le parti viscide e filamentose - che il libro di cucina chiamava tessuti connettivi
- erano adesso appendici gommose e amorfe, mentre quegli sgradevoli bozzi pareva si fossero sgonfiati dall'interno, come camere d'aria difettose. Il tutto aveva assunto un colore grigio-autopsia. Wes raccolse la massa tra le mani, tenendola ben dentro il lavello come se potesse provare a fuggire.
Non mi sembra molto croccante, Wes.
Non  ancora pronto. Devo ancora pressarle e friggerle.
Mi pare una buona idea.
Passami quelle forbici, per favore.
Wes tagli via il grasso e le membrane, e mise le animelle tra due piatti puliti.
Ci serve qualcosa di pesante per tenerle premute. Guarda in frigo.
Un cartone di latte?.
Non  abbastanza.
Wes rovist negli stipi, ma il bottino fu misero. C'erano alcuni barattoli di ceci, un pacchetto di lenticchie verdi francesi e un litro di olio extravergine di oliva siciliano, che tutti insieme sarebbero appena bastati, ma che andavano messi in equilibrio su quella carne traballante. Non c'era altro che andasse bene.
Wes si guard intorno, disperato. Entr il cane, attirata dall'odore
di scarti di bollito, e Lucy si accovacci per darle una grattata
tra le orecchie.
Come si chiama?.
Si chiama Crispy, croccante.
Che buffo.  dolcissima.
Vieni con me. Ho un'idea. Wes port Lucy via dalla cucina, gi per le scale verso la tavernetta, oltre le portefinestre e nel cortile sul retro, dove suo padre, in pantaloncini e maglietta bianca larga, alz lo sguardo dal portatile che teneva sulla vecchia
cattedra sotto il sicomoro, sorrise e li salut.
Salve di nuovo. Vedo che hai trovato l'ometto.
S.
Pap, questa  Lucy.
Io e Lucy ci siamo gi presentati.
Stiamo facendo dei compiti insieme.
Wes, caso vuole che io sappia che Lucy non  del tuo stesso anno.
Le sto dando ripetizioni.
Okay. Cosa posso fare per voi?.
Niente. Ci servono dei mattoni.
Per cosa?.
Oh, per quello che . Di, Lucy.
Wes oltrepass suo padre e l'albero per andare verso un cumulo di vecchio materiale edilizio che un tempo era stato un forno di mattoni per pane e pizza, o meglio lo era quasi stato prima che l'inerzia della famiglia e la mancanza di interesse non avevano messo fine alla sua costruzione. La cima della cupola era crollata, e dallo sportello ad arco si potevano comodamente
prendere diversi mattoni. Wes spazz via alcune ragnatele, che gli rimasero appiccicate alle dita, poi allung il braccio.
Prendine due anche tu. Dovrebbero bastare.
Mentre tornavano verso casa coi mattoni in mano Wes si ferm per un Urico chiacchiericcio, e alz lo sguardo tra i rami del sicomoro. Gli ci volle un po', ma alla fine individu l'uccello a met altezza, su un ramo sporgente.
Cos'?.
Un rigogolo, un maschio. Lo vedi il ventre arancione? In questo periodo dell'anno non dovrebbero essercene pi in giro.
Eccoti servito il riscaldamento globale.
Studi gli uccelli?.
Non proprio. E solo che mi piace sapere che succede nel mio quartiere.
Di nuovo in cucina, i mattoni restarono bene in equilibrio sul piatto, a due a due, e le animelle si compressero con una soddisfacente
esalazione. Wes le rimise in frigo e si pul le mani sporche sui jeans con un sospiro. Crispy, che era rimasta l di guardia, si alz e scodinzol con timida speranza.
Mi sa che devo portarla fuori. Vuoi venire?.
Sinceramente? Preferirei restare qui, se non ti dispiace.
Oh, be', certo. La posso portare pi tardi. Andiamo in camera
mia.
Lucy sal per prima, e Wes si ritrov con gli occhi all'altezza del suo culo, fasciato e avvolto dai jeans attillati, anche se in parte celato dai lembi della camicia. Si chiese se lei riusciva a percepire la delicatezza con cui distolse lo sguardo, e se in tal caso l'avrebbe apprezzato. Senza guardarlo davvero, cerc di ricordare com'era, nudo, ma non ci riusc. Era possibile che la notte prima non l'avesse guardato, o magari neppure visto? Era possibile che non vi avesse prestato la debita attenzione? Be', s, fu costretto ad ammettere, era perfettamente possibile, data l'attenzione che avrebbe dedicato in esubero alle parti di lei che immaginava gli altri adolescenti avrebbero trascurato e che,
rese oggetto di tenere carezze e baci leggeri come aria, gli sarebbero
valse l'ammirazione e la gratitudine di una ragazza non abituata a una dedizione cos matura e a una generosit cos solerte. Non ricordava in realt di aver fatto cose del genere, ma l'aveva immaginato abbastanza spesso da poter dare per scontato
di aver davvero disegnato cerchi concentrici con la punta delle dita alla base della schiena di lei, o di averla baciata dietro le ginocchia, o di averle leccato le ascelle, o fatto altre cose che alle ragazze dovrebbero piacere ma che non ottengono dalla maggior parte dei loro coetanei. Era questo, in effetti, a distinguere
gli uomini dai ragazzi; Wes non si sarebbe neppure sognato di afferrarle il culo, o di strofinare la faccia tra le tette, o di darci gi come un martello pneumatico. Lucy non era forse l in quel momento almeno in parte perch lui l'aveva trattata come una donna, e non come un oggetto? Eppure, con il bordo della camicia che gli danzava davanti, si ritrov a rammaricarsi di non essersi preso un attimo per esplorare anche le zone pi ovvie. Era un po' come andare a vedere la Gioconda e guardare solo il paesaggio sullo sfondo. In cima alle scale Lucy si gir con una domanda nello sguardo, e Wes si port un dito alle labbra, fece il gesto universale per indicare qualcuno che dorme e le fece cenno di salire ancora. Lei super in punta di piedi la porta della stanza di sua madre.
In camera di Wes, Lucy and dritto verso il letto e ci si lasci cadere sopra, con le caviglie penzoloni oltre il bordo e la schiena poggiata alla parete, come se ci si fosse gi seduta per una vita intera. Wes punt alla scrivania, dove
prese il quaderno Moleskine e una penna e cominci a trascrivere la frase di Fitzgerald prima di dimenticarla.
Che fai?.
Qui tengo le mie citazioni preferite.
Posso vedere?.
Certo. Glielo lanci, e lei lo prese al volo raccogliendolo su un palmo. Wes la guard sfogliare con calma il taccuino, il
capo chino, intrecciando distrattamente la coda di cavallo tra le dita della mano sinistra.
Ce ne sono un sacco. Da quanto tempo ce l'hai?.
Non lo so - forse quattro, cinque anni.
Questa mi piace: Non riesco ad accettarmi cos come sono ma, ultimamente, sono rassegnato ad accettare questa incapacit
ad accettarmi cos come sono. Sei tu?.
 uno scrittore inglese, Geoff Dyer.
Voglio dire, l'hai scritta qui dentro perch ti fa pensare a te stesso?.
Non credo. E stato tempo fa, ma credo di avercela messa come monito a me stesso per non diventare come mio padre.
Cos'ha che non va tuo padre? A me sembra a posto.
Non  crudele o chiss che. E solo un po' debole e... perso.
Ha vissuto un momento di gloria venticinque anni fa e non riesce ad andare oltre. Immagino che le cose non gli siano andate come voleva, ma non riesce ad andare avanti. Lavora allo stesso libro da venticinque anni, credo, ma non lo terminer mai. E parecchio patetico, in realt.
Non lo so. Non mi pare cos terribile. La fragilit umana e tutto il resto.
Sembri Delia.
Ah, davvero?.
A ogni modo, lui e mia madre, loro non, tipo, non stanno pi... insieme. Vive qui solo perch non si pu permettere un appartamento. E per prendersi cura di me e mia sorella, apri e chiudi virgolette.
Strana situazione.
Ci puoi scommettere. Soprattutto quando quelle pollastrelle
delle sue studentesse restano qui la notte per finire meglio i compiti.
Vuoi dire....
Gi. Gran bell'esempio per la figlia.
Che casino. E abbastanza buffo il fatto che tu segua le sue
orme. Avrei detto che l'ultima cosa che volevi fosse diventare uno scrittore.
Cosa ti fa pensare che sar uno scrittore?.
Ma guarda queste citazioni. A fare uno scrittore non sono i suoi libri, ma il suo mito. E il suo mito dipende dagli altri. O
questa: Non fidarti mai del narratore, fidati della storia. In pratica sono tutte sulla scrittura, dalla prima all'ultima. Se hai cos paura di essere come tuo padre, non dovresti diventare un avvocato, un dottore o qualcosa del genere?.
A volte mi sembra di pensare sempre e solo a questo. Hai presente tutte le volte che hai sentito i tuoi amici dire che non vogliono essere come i genitori, no? Ora, non credi che i genitori
dicessero la stessa cosa riguardo ai propri genitori? Eppure il mondo  sempre pieno di gente che fa le stesse, vecchie cazzate.
Da qualche parte, in ogni posto e momento, deve esserci un sacco di gente che sta per diventare proprio ci che aveva giurato di non diventare. Ovviamente sei sicuro che non succeder
mai a te, ma qual  il trucco? Voglio dire, mi sono sempre chiesto perch certe persone reagiscono ai genitori diventando come loro e altre diventando l'opposto.
Quindi tutto quello che devi fare  scoprire cos' l'esatto opposto di tuo padre e diventarlo?.
Sai, non sono pi cos sicuro, potrebbe essere gi troppo tardi per me. Voglio dire, mi faccio tutte queste fantasie di fuggire
in un posto silenzioso e isolato dove starmene in pace e scrivere,
hai presente? Giusto per capire chi sono davvero, come Lawrence e roba del genere. Ma poi a un certo punto mi sono reso conto che questa storia l'avevo gi sentita. Magari  mio padre che vuole andar via e non io. Penso, che cazzo, persino i sentimenti li ho presi in prestito da qualcun altro. Che fai quando non ti puoi pi fidare neanche dei tuoi desideri? Magari le cose che credo di volere non le voglio affatto.
Per il saggio la vita  un problema; per l'idiota una soluzione.
Marco Aurelio.
Un tipo in gamba.
Anche tu sei un tipo in gamba. Troverai una soluzione.
S, be'....
Wes pens a Il mondo nuovo, all'odioso Bernardo Marx e a come si era adoperato per sedurre Lenina Crowne, quando lei non aveva bisogno o voglia di essere sedotta. Bernardo poteva averla in qualsiasi momento al prezzo di una partita a Kingball, il golf a ostacoli, o anche meno, ma aveva insistito per farne un grande, triste casino, per ficcarle in testa la sua moralit disonesta
prima di scoparla come avrebbe fatto chiunque altro. A
Lenina non serviva niente di tutto ci - lei aveva i suoi desideri e basta, nel bene e nel male. Venne in mente a Wes che Lucy era un po' cos - non riguardo al sesso, e di sicuro non era stupida
e conformista come Lenina, ma non sembrava avere bisogno d'essere sedotta in alcun modo, non sapeva che farsene
delle finzioni e non avrebbe assecondato le insicurezze di un'altra persona. Wes non sapeva perch pensava queste cose di lei, visto che a malapena la conosceva, ma c'era qualcosa nel modo in cui aveva sorriso quando gli aveva detto che era in gamba, e non c'entrava niente col fargli coraggio, o con l'infondere
sicurezza a un ego fragile, o con il lusingarlo, ma era una semplice esortazione a riconoscere qualcosa di cui lui era gi ben consapevole. Ebbene era vero, malgrado tutti i difetti Wes sapeva di essere in gamba, a volte, per certe cose, ma alcune persone riuscivano a farglielo dimenticare molto facilmente.
Lucy non aveva ancora neppure accennato al motivo per cui aveva tanto insistito per vederlo, ma Wes cominciava a farsene un'idea. Sent suonare il campanello dalla stanza di sua madre.
E mia madre. Probabilmente ha bisogno di aiuto. Non ci metter molto.
Posso conoscerla?.
Vuoi conoscere mia madre?.
Certo, perch no?.
 malata. Non sono sicuro che sarebbe molto divertente per te.
Per il saggio il divertimento  un problema; per l'idiota una soluzione.
E sia. Andiamo.
Non appena entr nella stanza, con Lucy subito alle calcagna,
Wes la vide come fosse la prima volta, vide l'impressione
che doveva fare a un estraneo - il buio, l'odore un po'
sgradevole anche se indefinito, la massiccia impalcatura di metallo sopra il letto, i segreti sussurrati dal PBS, la spaventapasseri
gialla assisa nel suo santuario - e decise che, tutto sommato,
non era poi cos male. Se lo descrivevi in un libro potevi calcare la mano e rendere tutto molto dickensiano, ma il fatto era che, date le condizioni di sua madre e la generale fatiscenza della famiglia, avrebbe potuto essere assai peggio, o cos credeva
Wes. Forse per lui era impossibile guardare la stanza con occhi davvero vergini, ma adesso gli sembrava semplicemente pi trasandata e opprimente del resto della casa e, per estensione,
di Wes stesso. Per il momento l'odore di garza medica prevaleva su quello dell'urina stantia; la moquette era lisa ma non umida n sporca; le tende alle finestre erano chiuse ma non era roba da signora Haversham; il sommesso gorgoglio della parlantina di Bob Ross calava sui mobili come un sottile banco di nebbia profumata; e persino sua madre mostrava un sincero anche se fragile tentativo di sorridere da sopra il colletto
merlettato della sua veste da camera. Era un posto dove potevi portare un amico di scuola, o quanto meno un certo tipo di amico di scuola, con una relativa sicurezza di suscitare in lui piet, persino compassione, ma senza orrore o ribrezzo.
Delia non era mai stata in quella stanza n aveva conosciuto sua madre.
Ma', questa  la mia amica Lucy. Ti dispiace se viene a salutarti?.
Entra, entra, Lucy. Un po' pi vicino, cara, per favore.
Lucy and verso il letto e senza esitare prese la mano protesa della madre di Wes e la guard dritto nell'occhio - l'occhio buono, che non era pi tanto buono.
Sei giovane, mio Dio.
Proprio cos. Ho sedici anni.
Credevo di meno. Sei una compagna di classe di Leslie?.
Lui  un anno avanti. Che sta guardando?.
Bob Ross. L'hai mai visto?.
Non ne ho mai sentito parlare.  bravo?.
Io lo guardo di continuo. Non riesco a sopportare altro.
Vuoi dare un'occhiata?.
Certo.
Lucy si sedette sul bordo del letto e si posizion in modo da non dare le spalle alla madre di Wes mentre osservava Bob Ross che dipingeva un capanno nei boschi. Le due guardarono la tv, e Bob Ross le ripag dicendo: E il vostro mondo due volte nell'arco
di tre minuti. Wes studi Lucy, il modo in cui fu subito assorta dalla trasmissione, il volto che guizzava e si contorceva per
lo stupore. Sulle prime pens che fosse tutta una scena a suo beneficio, come quando i bambini spalancano gli occhi e mostrano gioia e sorpresa mentre aprono un regalo deludente, ma se era una recita era fatta davvero bene. Natasa al pianoforte non sarebbe sembrata pi infantile e ignara. Proprio mentre questo pensiero attraversava la mente di Wes, Lucy si gir verso di lui con un sorriso vagamente malizioso e disse: Che stramboide.
Che ha detto Lucy?.
Ha detto che Bob Ross  uno stramboide.
Ha ragione. E uno stramboide totale. Ma adesso mi serve
il tuo aiuto, Leslie.
Okay, ma'. Perch non torni in camera mia, Lucy? Arrivo tra un secondo.
Lucy si alz e strinse la mano alla madre di Wes.  stato un vero piacere conoscerla, signora. E lo adoro, Bob Ross. Potrebbe
essere una vera e propria icona cult.
Mi chiamo Marion.
Arrivederci, Marion. E grazie ancora.
Quando Lucy fu uscita, Wes si port dal lato opposto del letto, tir via trapunta e lenzuola, e si pieg per infilare un braccio sotto la schiena di sua madre e cingerle la vita. L'odore di urina era pi forte da vicino, ma non eccessivo, a significare che non c'era stato nessun incidente ma solo qualche lieve perdita,
probabilmente nel sonno. Anche questo era un buon segno che non significava assolutamente nulla. Con la mano libera, Wes spinse le tibie per far ruotare sua madre, poi la inclin in avanti finch i piedi non furono sulla moquette.
Pronta?.
Lei annu, e Wes la iss in piedi, tenendola con fermezza per la vita. Sent i muscoli alla base della schiena tendersi quando sua madre si prepar a fare il primo passo, ma erano molto deboli e tremolarono un po', come se si stesse muovendo nel sonno. Per i primi due o tre passi alz addirittura i piedi dal pavimento, ma si arrese presto e prese a strisciarli sulla moquette, come se stesse sciando. Ci volle un minuto intero per attraversare
la stanza fino al bagno, e sua madre aveva gi il fiatone, e Wes, il volto premuto contro un lato della sua testa, inal il miasma vagamente tossico che filtrava dalla sua pelle. La parte pi difficile, come sempre malgrado le sbarre cromate installate in diagonale lungo le pareti del bagno, fu farla girare e contemporaneamente
sedere sulla toilette senza darle sgradevoli scossoni o irritarle le piaghe da decubito sul sedere in via di guarigione.
Il tutto andava anche fatto con una certa rapidit, perch lei lo chiamava solo quando aveva un bisogno davvero urgente, ma una volta seduta avrebbe dovuto sollevarsi di nuovo per calarsi il pannolone con le chiusure in velcro e raccogliere
in vita la veste da camera, cose che faceva con grande difficolt. Non mancava molto, pens Wes, al giorno in cui non sarebbe stata pi capace neanche di quello, e aiutarla sarebbe toccato a lui - almeno quando non c'era Narita - come a lui
era toccato il compito di accompagnarla al bagno. Dovevano ancora passare diversi anni prima che Nora fosse abbastanza grande e forte per farlo, ma a quel punto chiss in quali condizioni
si sarebbero ritrovati tutti loro? Wes aspett fuori dalla porta che sua madre finisse, perch sedersi sulla toilette era doloroso per lei, e farsi aiutare dal figlio adolescente rappresentava
un'umiliazione relativamente nuova alla quale non era ancora abituata, e preferiva farlo con meno clamore e in meno tempo possibile. Wes si appoggi allo stipite, chiuse gli occhi e lasci che la voce di Bob Ross gli scorresse addosso come un ruscello purificatore. La fresca sensazione del legno lucido dietro la schiena diede vita a un ricordo sensoriale della festa della notte precedente.
Wes non voleva tornare in soggiorno, dove Delia poteva vederlo, n voleva andare in cucina, dove era troppo affollato per parlare, ma il resto dell'appartamento era al buio e sembrava
chiaramente off-limits, tranne che per le coppie che si sbaciucchiavano poggiate alle pareti del corridoio. Wes non se la sentiva di suggerire di andare in camera di Lucy, e lei non glielo propose, cos in qualche modo finirono davanti alla porta aperta di un bagno in un corridoio laterale in fondo alla casa, che era abbastanza grande perch il baccano della festa giungesse
ai due come un lontano, incoerente mormorio di toni bassi e stridule risate. Wes aveva una certa nausea, e si preoccupava
di controllare la voce, ma per il resto sent che stava offrendo una credibile dimostrazione di naturalezza quando si poggi allo stipite con le mani dietro la schiena infilate nella cintola dei pantaloni. Lucy si mise contro lo stipite opposto, abbastanza dritta per evitare che le loro gambe si incrociassero.
La sola illuminazione proveniva dalla luce d'emergenza azzurrina
del bagno, ma era sufficiente a disegnare ombre sul naso e sulle labbra di lei, e a far risaltare i lustri capelli neri contro la canotta. Wes dava per scontato che Lucy avesse pronta una qualche sorta di discorso di apertura, una dichiarazione di
intenti, ma sembrava non avesse alcuna fretta di parlare, e rimasero
in silenzio per un tempo che parve piuttosto lungo, fissando
uno i piedi dell'altra. Wes trovava difficile credere che da un inizio cos infausto potesse venir fuori qualcosa di degno di nota, ed essendo il pi grande dei due sentiva che era probabilmente
sua responsabilit mostrarsi controllato, arguto e distaccato, ma era come se si fossero messi in trappola da soli andandosi a isolare l dove in pratica qualsiasi cosa si fossero detti sarebbe risultata pi intensa. Si chiese se Lucy non si aspettava semplicemente che lui facesse la prima mossa e la baciasse senza preliminari, perch magari era abituata cos in situazioni del genere, ma una tale audacia andava ben oltre le sue capacit. In passato aveva giocato con un certo successo la carta del goffo ingenuo, entusiasta eppure imbarazzato, eppure si sentiva stupido a provarci con Lucy, che era molto pi piccola
di lui e allo stesso tempo, immaginava, assai meno gravata da ideali romantici. Si rese conto con una momentanea fitta di panico che non aveva la minima idea di quello che stava facendo, e che forse sarebbe stato meglio per tutti se fosse rimasto a casa, steso a letto con Guerra e pace. Questo pensiero lo spinse a raddrizzarsi, e il movimento gli sblocc qualcosa nella gola.
I tuoi genitori che fanno?.
Cosa?.
Voglio dire, sono via?.
Per una settimana.
E tu sei qui da sola?.
La governante  rimasta, ma ha il fine settimana libero.
E non hai paura che....
 una a posto.
Be',  una festa grandiosa. Gran bella casa.
Grazie.
Vuoi bere qualcosa?.
Certo.
Wes sent il rumore dello sciacquone, e un minuto dopo sua madre lo chiam dal bagno, e lui entr. Niente incidenti questa volta, ma non era riuscita ad abbassare del tutto la veste da camera, e si vedevano le cosce, i muscoli che penzolavano dalle ossa come tende pieghettate, e prima di avere l'accortezza di distogliere lo sguardo Wes vide la chiazza di radi ricci grigi tra le sue gambe. Indietreggi mettendosi al suo fianco e la iss in piedi mentre fingeva di aiutarla solo a mettere le mani sulle sbarre di metallo. Tornarono lentamente al letto e lui ve la adagi, rimboccandole le coperte sotto le gambe.
Lucy mi aspetta di sopra.
 incredibilmente bella. E la tua fidanzata?.
No.
Vorresti che lo fosse?.
Mi piace un'altra, credo.
Che peccato, Leslie. Lei  quella giusta per te.
Ti serve altro, mamma?.
Sono stanca.
Wes prese un nuovo pannolone da un cassetto del comodino
e lo lasci sul lenzuolo accanto al cuscino, a portata di mano. Si chin e le diede un bacio sulla fronte. Sapeva che di l a non molto, forse pochissimo, sua madre sarebbe morta, e che proprio il modo in cui la stava guardando adesso sarebbe diventato
un ricordo che l'avrebbe reso triste per il resto della sua vita. Vedeva sempre adulti rattristati dai ricordi, e sapeva che doveva succedere anche a lui, era inevitabile. Cerc di vedere sua madre in quel momento come se fosse gi un ricordo, ma anche in quelle misere condizioni lei era fin troppo reale per una cosa del genere. Era viva - era ancora viva. Si chiese se fosse possibile, concentrando ogni particella della sua volont e del suo essere, trasformare in ricordo questa sensazione della sua realt, cos che negli anni a venire quello che avrebbe provato ripensando a lei non sarebbe stato un ricordo ma una realt.
Immagin se stesso di l a venti, trent'anni, in piedi accanto
al letto a guardare sua madre. La percezione della sua realt sarebbe stata cos forte che, persino dopo decenni, avrebbe annullato la verit del fatto che era morta da tempo. Sarebbe stato come se non fosse mai morta. Poteva chinarsi e abbracciarla,
poteva chinarsi e darle un bacio, poteva chinarsi e dirle...
qualcosa... e forse di l a trent'anni lei sarebbe stata viva come lo era adesso. Wes pens che forse qualcosa del genere era possibile,
ma sapeva anche che in verit lui non comprendeva bene come funzionasse la memoria.
Lucy dava le spalle alla porta quando Wes torn in camera, osservava il poster di Stuart Murdoch appeso sopra il letto, le mani intrecciate dietro la schiena.
Non ti facevo il tipo da poster delle rockstar sul muro. Pensavo
che fossi pi da Nietzsche, magari, o Sartre.
Sono i Belle and Sebastian, mica i Kiss.
Non li sopporto.
In pratica in questi giorni non ascolto altro. Ho tipo quattromila
canzoni nell'iPhone, e le scorro tutte e non riesco a trovare nulla che vorrei sentire. Com' possibile che non li sopporti?.
Com' possibile che ti piacciano? Con loro sembra tutto un grande segreto, come una battuta che devi essere super figo per capire, come se volessero sfidarti a dire che sei in gamba quanto loro.
Una volta qualcuno ha detto che tutta la cultura occidentale
 basata sulla segretezza.
Questo cosa dovrebbe significare?.
Be', pensa all'arte, i testi delle canzoni, i film. Le cose che non dici sono sempre pi importanti di quelle che dici. Non si potrebbe neppure scrivere un romanzo senza nascondere delle informazioni. Persino dire ti amo  del tutto insignificante se non aspetti fino all'ultimo, devi dirlo solo dopo che non l'hai detto.
Queste sono solo stronzate. Il vero amore si basa tutto sull'onest.
Se fossi innamorata di qualcuno glielo direi e basta. Ti amo.
Ma lui ti crederebbe? Prima deve pensare che non lo ami.
Ma che problema hai? L'amore non  che sofferenza e menzogne?
L'amore non  una cosa bella, divertente e festosa?
Voglio dire, non sono neanche sicura di essermi mai innamorata per davvero, ma ho sempre pensato che l'avrei capito perch mi sarei sentita tanto, tanto felice - senza piagnucolare e lamentarmi
come una stronzetta.
Non stavo parlando d'amore. Stavo parlando di cultura.
Gi, tu fai sempre cos.
Che significa?.
Tu non parli mai di quello di cui stai parlando. Ora capisco perch ti piacciono i Belle and Sebastian. Tutto torna.
Le conversazioni con te finiscono sempre cos?.
A volte perdo un po' la pazienza.
Lucy si lanci sul letto nella stessa posizione di prima, come se quel posto fosse suo. Wes not che gli ultimi bottoni della camicia erano aperti, a scoprire una minuscola porzione del ventre, e cerc di ricordare se erano cos anche prima e lui non se n'era accorto. Li aveva aperti Lucy mentre era via, per far succedere chiss cosa? Non credeva, ma d'altronde aveva anche pi o meno rinunciato a cercare di capire cosa Lucy volesse da lui, o cosa stesse per dirgli.
Tua madre  molto dolce. Cos' quell'arnese sul suo letto?.
Serve a sollevarla. Dovrebbe usarlo per alzarsi, ma non lo fa mai.
Che ha? Scusa, volevo dire: non sta bene?.
Ha la sclerosi multipla progressiva.
Che effetti ha?.
Ti rovina la vista. Indebolisce tutti i muscoli. Perdi l'equilibrio.
Sei sempre stanco. A volte non puoi mangiare, non riesci a parlare, non controlli la vescica. Uno spasso.
Guarir?.
No, andr sempre peggio. Ha gi avuto due attacchi di polmonite
perch sta sempre stesa sulla schiena. Anche le piaghe da decubito ti possono uccidere, se non fai attenzione.
Che sfga.
Gi.
Ma tu, cio, sei un bravo figlio. Quasi tutti i ragazzi sarebbero
in imbarazzo. Mi ha tipo stupita, quando l'ho vista, che me l'hai fatta conoscere come se niente fosse, che mi hai portata in camera sua. La tratti come una persona normale.
Lei  una persona normale. Una persona normale gravemente
malata.
Hai capito cosa volevo dire. Sei davvero molto gentile, e devoto. Perch ti chiama Leslie?.
E il mio nome.
Non  vero.
Mi hanno chiamato come Leslie Howard. Schiavo d'amore  il film preferito di mio padre.
E allora perch Wes?.
Hai idea di che significa per un ragazzo chiamarsi Leslie?
Nessuno riesce a pronunciarlo bene, pensano tutti che sia un nome da femmina. Ti fai chiamare Lez e tutti se ne escono con Lezinne. Ti fai chiamare Les e gi a dire Lesbo. Cos un'estate andai in colonia, avevo forse undici o dodici anni, e un tizio mi chiede come mi chiamo e io borbotto il mio nome, come facevo di solito. E lui mi fa: Wes? e io: Gi, Wes!. Quell'estate tutti mi chiamarono Wes, e io lo adoravo. Quando mi chiedevano il nome, quasi lo urlavo. Wes! Mi chiamo Wes!. Mi sentivo una persona nuova. E poi quando tornai a casa dissi a tutti di chiamarmi
Wes, e poi mi trasferii alla Dalton e fu pi facile. Nessuno pi mi chiama Leslie tranne mia madre.
Posso chiamarti Leslie, Leslie?.
No.
Allora, cos' questo saggio che devi finire entro luned?.
Devo rifare un compito d'inglese.
Hai un compito per luned e non hai cominciato ancora?
Miri a finire in un'universit pubblica dopo il diploma?.
L'avevo gi fatto, ma la Fielding non l'ha voluto accettare.
Come mai?.
 un po'... eccentrico.
Lo posso leggere?.
No.
 questo qui? Linguaggio e tropi narrativi nel manuale eccetera?
Ges, se non  da fusi nel cervello questo. Troppo tardi,
lo sto leggendo.
Wes poteva impedirglielo, ma a che scopo? And alla finestra
e si premette contro il telaio a ghigliottina, cercando il rigogolo
con lo sguardo. Si sentiva stanco e depresso dopo aver visto sua madre per poi ritrovarsi a parlare liberamente della sua malattia con una ragazza che era in pratica un'estranea, quando era sempre riuscito a tenere per s gli affari di famiglia, anche con gli amici pi intimi. Come aveva fatto Lucy a tirarglielo
fuori? Andava sempre cos, quando facevi sesso con una persona la tua risolutezza vacillava in ogni altro ambito? Era un effetto fisiologico, come il rilascio di un qualche ormone nel sangue? Wes detestava la parola vulnerabile - cose tipo non c' niente di male nell'essere vulnerabili - e detestava l'idea di essere vulnerabile, soprattutto perch gli sembrava perfetto per descrivere ogni aspetto del suo essere, e anche perch era un termine usato con grande libert da gente che non ci capiva nulla. Gli veniva il voltastomaco al pensiero che qualcuno potesse ficcarlo in una categoria cos oscena - come ridurre
Il Maestro e Margherita a un bel libro. Ma non c'era alcun dubbio: Lucy si stava comportando come fosse la sua fidanzata, con chiari diritti a invadere la sua intimit, e sembrava che lui glieli avesse ceduti senza lottare. Non permetteva mai che qualcuno
a parte i professori leggesse i suoi scritti, eppure eccola l rannicchiata sul suo letto. Wes sentiva di aver scambiato pi
emozioni e sentimenti con Lucy nelle ultime dodici ore che con Delia negli ultimi dodici mesi. Per certi versi non sembrava giusto; un po' troppo facile, forse. Che doveva fare - buttare dalla finestra tutto quel tempo di duro lavoro? Cerc di immaginare
la situazione in cui sul letto al posto di Lucy ci fosse stata Delia - ma d'altronde Delia non avrebbe mai letto il suo saggio sul letto perch non era il tipo da arrivare e gettarsi sui letti della gente e invadere i loro spazi privati. Delia era contegnosa, distante e cerebrale, tutte cose che Lucy non era, e che Wes amava in lei. E, ora che ci pensava, Lucy si era comportata cos con lui sin dall'inizio quella notte, spingendolo con la sicurezza dei suoi modi disinibiti a farle confidenze personali d'ogni tipo.
Non ricordava nulla di quanto si erano detti mentre vagavano insieme per l'appartamento, soprattutto dopo il terzo bloody mary. C'era come un profilo abbozzato dei vari argomenti che avevano affrontato - genitori, scuola, le elezioni, il suo risotto con le capesante della baia di Nantucket, ovviamente; nulla di vicino ai confini del tab privato - ma gli restavano pochissimi dettagli. Pi precisamente, Wes era in grado di ricordare gli argomenti che aveva cercato di evitare, soprattutto fidanzati, fidanzate e sesso, perch, sebbene tutta quella storia fosse un po' artificiale, lui immaginava che dovesse esserci un modo giusto di comportarsi, un modo in cui tutti, inclusi gli altri invitati
alla festa, recitassero la parte di persone che non avevano la minima idea di cosa il futuro avrebbe portato. Il suo ruolo, pensava
Wes, era quello del ragazzo innocente interessato solo alla mente di una ragazza incontrata per caso. Se parlavano di sesso, o del tipo di persona dalla quale si sentivano attratti o di quelle attratte da loro sarebbe stato come usare un effetto meccanico, una goffa svolta nella trama mirata a guidare i personaggi verso uno sviluppo predestinato, laddove Wes aveva invece sperato che si ritrovassero su quella soglia senza ben sapere come c'erano
arrivati, o almeno con la possibilit di fingere che fosse una sorpresa per entrambi. Serbava un chiaro ricordo di tutto
questo elucubrare, che era probabilmente il motivo per cui aveva difficolt a rammentare il minimo dettaglio delle loro conversazioni. Una cosa, senza dubbio, era che Lucy non era affatto come lui se l'aspettava, o come l'avevano spinto ad aspettarsela. Era pi simpatica, pi in gamba, pi dolce, pi divertente. E ricordava anche d'esser rimasto colpito dall'ironia del fatto che, proprio mentre si sforzava di evitare anche la pi lieve allusione sessuale, non riusciva a togliersi dalla mente che quella ragazza, quella ragazza cos bella e completamente vestita l accanto a lui aveva la pi completa intenzione di stendersi
completamente nuda sotto di lui entro la fine della festa.
Wes provava ad ascoltare ci che lei gli diceva, ma poi lo sguardo si fissava sulla bocca, e sulla piccola lingua che vi svolazzava
dentro e di tanto in tanto passava sui bordi delle labbra truccate, e allora la mente veniva subito mitragliata da tempestose
immagini di quella lingua dentro la sua bocca e di tutti i punti in cui i loro corpi avrebbero dovuto entrare in contatto perch ci accadesse. Oppure poteva star facendo l'eroico sforzo di ammirare i suoi capelli come un poeta rinascimentale, con l'idea trascendentale d'una delicata metafora, quando gli occhi vagavano verso le orecchie, e allora Wes si perdeva in un immaginario scambio di battute in cui le chiedeva, in tutta innocenza,
quale profumo portasse, e lei piegava di lato la testa e tirava indietro i capelli per invitarlo ad annusare, e all'improvviso
si ritrovavano nudi, lei con le caviglie intrecciate dietro la sua schiena e lui con le labbra a dare teneri baci sulla morbida pelle del suo collo. Eppure Lucy si era comportata con una modestia e una passivit cos coerenti per tutta la sera che era quasi come se si fosse lasciata prendere troppo dal personaggio che interpretava. Gran parte del nervosismo di Wes era dovuto a curiosit frustrata; si aspettava che fosse ben pi diretta e aggressiva. Cercare di capire la sua tattica era come godersi un thriller ben scritto in cui l'identit dell'assassino viene rivelata alla prima pagina e tutto il mistero non riguarda l'esito delle
indagini ma il loro svolgimento. Sapevi gi come sarebbe andata a finire, volevi solo scoprire come ci si sarebbe arrivati. Lucy era una ingnue assai convincente, ma d'altronde Wes non era un gran lettore di gialli.
Alla fine, dopo aver girato per tutta la casa a esclusione della stanza di Lucy, erano finiti di nuovo sulla soglia del bagno, seduti sul pavimento uno di fronte all'altra a gambe incrociate, entrambi con un bicchiere pieno in mano. A un certo punto Wes si accorse di aver completamente dimenticato che Delia era ancora l alla festa e lo stava aspettando; pochi minuti dopo si rese conto che in realt non gliene importava affatto. E poi, cosa ancora pi strana, gli sovvenne che da un po' di tempo, forse un intero bloody mary, aveva smesso di immaginarsi Lucy nuda e aveva cominciato ad ascoltare per davvero ci che lei gli diceva, soprattutto perch pareva interessata solo a fare domande su di lui. Wes aveva appena diciassette anni, ma era passato davvero tanto tempo dall'ultima volta che qualcuno gli aveva chiesto cosa volesse fare da grande.
Cosa vuoi fare da grande?.
Non dovette neppure pensare alla risposta, perch l'aveva provata mentalmente in tante occasioni, anche se nelle sue fantasie
era sempre Delia a fare la domanda, con la stessa benevola sincerit con cui gliel'aveva fatta Lucy, e con il medesimo interesse
chiaramente visibile nello sguardo.
Voglio diventare una brava persona.
Perch aspettare di diventare grande? Non puoi essere una brava persona gi adesso?.
Ci provo, ma ancora non mi riesce.
Cosa te lo impedisce?.
A quanto pare la difficolt di fare la cosa giusta mi paralizza.
Non  una cosa cos semplice come potresti pensare. Deve esserci un qualche metodo, una specie di trucco mentale, o una questione di prospettive, o qualcosa del genere.  come provare a distinguere qualcosa in una stanza piena di specchi.
Credi di averla individuata, ma allunghi la mano e non c',  solo un riflesso.
Qual  il problema? Non  cos difficile essere gentili.
Ma, vedi, essere gentili non  la stessa cosa che essere una brava persona. Tipo, non diresti che chi  gentile con un nazista  una brava persona, no? Tutti possono essere gentili. Il mio problema  capire come fare la cosa giusta, la sola cosa giusta.
Magari non esiste una cosa giusta.
Magari. Ma devi comunque cercarla. Almeno io la cerco.
Sai come ci si sente? Hai presente quando scrivi qualcosa per un compito e poi fai il controllo ortografico? Pensi di poter trovare
tutti i refusi, giusto? Ma non  cos, ne rimane sempre qualcuno,
perch a volte quando scrivi male una parola quella diventa un'altra parola, e il programma non trova l'errore.
Refusi del genere sono molto pi difficili da individuare. Non c' niente che non va nella nuova parola, solo non  nel posto giusto. E fuori contesto. Io sono cos. Non c' niente che non va in me, almeno io non credo ci sia, eppure sembro sempre una specie di errore. Non concordo col resto della frase, col modo in cui la pensano tutti gli altri intorno a me, o col modo in cui vivono le loro vite. E magari sono fuori posto per qualcosa di insignificante, una singola lettera al posto sbagliato, ma fa tutta la differenza di questo mondo. Magari non sono neanche un errore di ortografia, sono solo il prodotto di una punteggiatura imprecisa. Sono un punto interrogativo alla fine di una frase affermativa. Da oggi in poi dovresti dire a tutti che il mio soprannome  Refuso. Chiamami Refuso.
Quel monologo aveva lasciato Wes malinconico ed esausto, come se avesse evocato una sua nuova condizione esistenziale solo nominandola. Sapeva anche che autocommiserarsi a briglia sciolta non era un buon modo per arrivare al cuore di una ragazza, men che mai al suo letto, e questo non fece che accrescere
la tristezza e dare un nuovo significato al silenzio che a un tratto parve avvilupparli. Lucy poggi il bicchiere sulla moquette
accanto a s e fiss Wes con occhi celati dall'ombra, il viso sommerso
da un'onda di azzurro etereo proveniente dalla luce di sicurezza del bagno. Poi si mise su mani e ginocchia e si sporse verso di lui.
Sei davvero adorabile, Wes gli disse.
Mi chiamo Refuso.
Poi lei lo baci, e fu molto, molto bello.
Ehi, dove sei?. Lucy era in piedi proprio accanto a lui, vicino alla finestra. Eri tipo a milioni di chilometri da qui.
Che te ne pare del saggio?.
Sinceramente? Mi  sembrato geniale. Cos geniale che potresti fartelo pubblicare. E sprecato come compito per il liceo. Gli mise una mano sull'avambraccio.
Sai, tu non sei la mia fidanzata. Voglio dire, non  che per via dell'altra notte ora sei la mia fidanzata o cosa.
Lucy fece un passo indietro, la mano tesa davanti a s a mo'
di protezione, e Wes pot davvero vederla impallidire.
Accidenti! E questo da dove salta fuori?.
Non  per questo che sei venuta qui, non  tutto parte del tuo piano? Impadronirti di me?.
Lucy si accasci sul letto, il volto tra le mani. Prese due o tre respiri profondi. Oh, sei cattivo disse a voce bassa, e subito Wes seppe, senza possibilit di dubbi o elucubrazioni razionali, che non aveva capito nulla ed era troppo tardi per chiedere scusa. Il cuore prese a battere pi forte e si sent formicolare la pelle del viso, e and alla scrivania e cominci a sfogliare tra le sue carte perch non aveva la minima idea di cosa fare o dire. Gli sembrava di essere in un sogno, uno di quei sogni dove all'improvviso
ricordi che anni prima hai fatto qualcosa di orribile e te l'eri dimenticato fino a quel momento, tipo hai ucciso uno dei tuoi genitori e l'hai seppellito sotto le assi del pavimento. Sent Lucy alzarsi dal letto e attraversare lentamente la stanza, e aspett di udire il rumore della porta che si apriva. Ma poi sent la mano di lei nella sua, e si gir e Lucy era proprio l davanti a
lui, non piangeva neppure, ma gli occhi erano tutti strizzati come se stesse cercando di guardarlo attraverso una fitta nebbia.
Permettimi di chiederti una cosa, Wes.
Wes annu.
Ti descriveresti come libresco?.
Libresco?.
Voglio dire, a quanto pare hai un sacco di preconcetti sulla gente, sembra che non sai come ragionino le persone reali, come se tutto quello che sai l'avessi imparato dai libri. Libresco.
Immagino di s. Forse. Non lo so.
Te l'ho detto l'altra notte, non ti ricordi? Ricordi qualcosa dell'altra notte?.
Wes si strinse nelle spalle, troppo traumatizzato per azzardarsi
a parlare.
Sono stata davvero bene ieri, Wes. Eri fighissimo. E, s, ho pensato che poteva essere carino venire qui e parlarne con te.
Ma il motivo vero  perch volevo chiederti un'altra cosa, una cosa in realt cos semplice che pensavo magari di buttarla l mentre parlavamo d'altro. E questa cosa  che se casomai tu dovessi volere che succeda ancora dovrai portare i preservativi.
Preservativi?.
Profilattici. Voglio dire, credo che non ci saranno problemi,
ma non deve ripetersi pi.
Ho pensato... immaginavo....
Lo so cosa immaginavi. Ma neanche io prevedevo di perdere
la verginit ieri notte.
La verginit?.
Si apr la porta, e sulla soglia c'era il padre di Wes.
Pa', cazzo, perch non....
Non ti sembra di aver dimenticato qualcosa, Wesbo?.
Pap! Sto....
Hai dimenticato qualcuno? Tipo tua sorella, magari? Che mi ha appena chiamato in lacrime dal cinema?.
Merda!.
Proprio cos, merda.
Aspetta. Ci vado subito.
Lascia perdere. Ci penso io. Mi rendo conto che hai da fare.
Ma che non si ripeta mai pi. E suo padre and via.
Lucy era alla finestra, guardava fuori. Wes si chiese cosa doveva fare. Se fossero stati in un libro, o anche un film, probabilmente
sarebbe andato da lei, l'avrebbe abbracciata da dietro e le avrebbe sussurrato: Mi dispiace in un orecchio.
Era questo che lei si aspettava o desiderava? Di primo acchito sembrava la cosa pi giusta: scuse sincere, un tentativo di espiazione, l'invito a un'intimit emotiva - una serie ininterrotta
di gesti ben riusciti. Ma pi ci rifletteva e pi si allungava il silenzio tra loro, meno appropriato e adeguato gli sembrava quel gesto. Gli dispiaceva, questo era vero, e credeva che Lucy lo sapesse, forse anche senza bisogno di dirglielo, ma poich gli dispiaceva per fin troppe cose, anche alcune che non avevano nulla a che vedere con Lucy, chiedere scusa era quasi insignificante,
una facile via d'uscita, come mettere tutti quei problemi in una sola scatola con l'etichetta Wes  un coglione. Era anche una specie di menzogna, perch Lucy non avrebbe capito per cosa in realt le chiedeva scusa, e lui non voleva aprire bocca in quel momento solo per dirle una bugia. E non voleva che Lucy finisse in una scatola con altri problemi che non avevano nulla a che vedere con lei. Doveva avere una scatola
a parte e restare il problema Lucy. Wes poteva gestirlo quel problema, e credeva che forse sarebbe addirittura riuscito a risolverlo.
Mi piace anche Elliott Smith. Ascolto anche Elliott Smith.
Lucy rimase in silenzio ancora un po' prima di rispondere.
Bene. Elliott Smith va bene. Niente segreti.
E Lou Reed.
Bene anche lui.
Non sapevo che fossi vergine. Mi dispiace.
Ti dispiace che ero vergine, o ti dispiace che avevi dato per scontato che non lo fossi?.
Lo ero anche io. Non pensavo....
Vedi, io di te lo sapevo. Tutta la scuola lo sapeva. Buffo, per - a me domattina nessuno mi dar il cinque.
Oh.
Probabilmente ora dovrei andare.  meglio cos, non trovi?.
Puoi restare ancora un po'?.
Perch cos potrai trovare un migliaio di modi diversi per dire che ti dispiace? Ascolta, Leslie, Wesley, Wesbica, Lezinne
- lo so che ti dispiace. Voglio dire, basta guardarti, sembri un cucciolo bastonato. Va bene, lo so che ti dispiace. Ma vorrei sentirti dire invece qualcosa di intelligente, e non credo che succeder
adesso. Perch non rifletti, intendo rifletti davvero, su quello che mi vuoi dire la prossima volta che ci vediamo, qualcosa
di sensato? Non  meglio?.
Forse s. Possiamo vederci domani?.
Troppo presto. E in ogni caso domani faccio attacchinaggio per Obama in Pennsylvania.
Potrei venire con te.
Hai un saggio da scrivere, ricordi? Vedi, essere adulti  tutta una questione di priorit, Refuso.  tutta una questione di decidere
cosa  importante per te, perch non tutto pu esserlo. Non si pu essere una persona perfetta e un adulto allo stesso tempo.
Tu che ne sai? Hai sedici anni.
Mi hanno cresciuta degli adulti. Ne so pi di quanto vorrei.
Wes sent il cellulare che gli squillava nella tasca e lo lasci squillare. Lucy and da lui, gli poggi una mano sulla spalla, si alz in punta di piedi e gli diede un bacio sulla guancia prima di uscire in silenzio dalla stanza, e col tocco di quelle labbra sulla pelle Wes sent che qualcosa dentro di lui cedeva, anche se gi in quell'istante seppe di essere troppo stupido per capire cosa
fosse. Eppure c'era di buffo che questo non lo fece sentire affatto triste; in realt, comprendere che era troppo stupido per capire se stesso gli dava una sensazione positiva e gioiosa, come quando Lucy l'aveva preso in giro. Era come se gli avessero tolto un grande fardello dalle spalle - non il fardello dei problemi, ma il fardello della responsabilit. Era come se qualcuno fosse andato da lui e avesse lenito il suo dolore dicendogli: Tutto questo  troppo per te. Liberati di questo pesante fardello, Wes, e comincia a vivere, o qualcosa di altrettanto melenso. Meglio ancora, era come essere un bibliotecario di Babele che, dopo una vita di lavoro, aveva finalmente trovato l'uscita. Wes pens per un attimo che doveva essere cos che ci si sentiva quando si era innamorati, ma poi ricord che si era gi innamorato e non si era sentito affatto cos. E poi ricord il sogno del vitello divino
- ed era esattamente cos che si era sentito nel sogno quando aveva capito di essere in paradiso e che per tutta l'eternit non avrebbe dovuto fare altro che strigliare il vitello. E anche se Lucy non era la sua fidanzata, doveva ringraziare lei per come si sentiva, Lucy, che la notte prima aveva baciato e baciato.
Si erano scambiati effusioni intense e tenere per un bel po', poi Lucy si era alzata ed era andata in bagno. Wes aveva fatto per seguirla, ma lei gli aveva delicatamente chiuso la porta in faccia.
Ho bisogno urgente di fare la pip. Per qualche motivo che ora non ricordava pi - i tre pesantissimi bloody mary c'entravano qualcosa - Wes era andato in giro per l'appartamento. Non aveva idea di che ora fosse, o cosa stesse succedendo nel resto della casa, e fu sorpreso e un po' irritato quando vide che la festa andava ancora avanti a gonfie vele in soggiorno, anche se le luci erano spente e la musica era pi bassa ed erano passati ai lenti.
Alcune coppie ballavano abbracciate muovendosi lentamente in tondo, e diverse altre persone erano avvinghiate ancor pi strette una all'altra sui divani e dietro le tende. La stanza puzzava di fumo di sigaretta e sudore. Un po' malfermo sulle gambe, Wes si poggi allo stipite della porta e scrut nella luce fioca, senza
ben sapere cosa l'avesse portato l se non un vago bisogno di schiarirsi la testa o magari prendere un altro bicchiere, e poi lo sguardo gli cadde su Delia, seduta da sola nell'angolo di un divano bianco, all'altro angolo del quale un ragazzo ci dava dentro con una tipa, la mano infilata sotto la sua polo verde. Era davvero orribile vedere Delia l cos - Delia, la ragazza pi sicura e padrona di s di tutto l'Upper East Side - e Wes sent che probabilmente
doveva andar via approfittando dell'oscurit, solo che lei lo stava fissando dritto in faccia con un'espressione indecifrabile.
Fu come scoprire di essere osservato da un fantasma, o uno sbirro. Wes alz una mano in un gesto ambiguo che, lo cap gi prima di farlo, poteva esser interpretato o come un saluto o come un invito a smetterla e a lasciar perdere. Delia annu in modo solenne, cosa che Wes vide come un invito a raggiungerla,
un invito assolutamente impossibile da rifiutare.
Ehi. Sei ancora qui. Che ora ?.
Delia scroll le spalle con aria indifferente, ma cambi posizione
in modo da rendere chiaro che si aspettava che Wes le si sedesse accanto. Quando lo fece, lui sent il calore e persino l'impronta delle natiche di Delia sul cuscino sotto di s. Aveva lasciato un po' di spazio tra di loro, ma lei subito spinse la coscia sinistra contro la sua e gli allung le mani in grembo per prendere
la sua, che tenne stretta con una sorta di autorit perentoria
e possessiva mentre le loro spalle si sfioravano. Il profumo dello shampoo era ancora forte, ma in qualche modo ora pi che inebriarlo lo nauseava. Wes si gir dall'altra parte, toccato e imbarazzato dal proprio senso di vergogna e tradimento.
Ho la sensazione che tu mi stia evitando.
Cosa? No, niente affatto.  solo che, sai, mi sono lasciato prendere un po'. In realt ti stavo cercando, a dirla tutta.
Sai, Wes, io sono venuta a questa festa per stare con te.
Davvero?.
Non mi sembra che ci sia qualcun altro di interessante, no?.
Immagino di no.
Ho accettato di venire solo perch credevo ci fosse anche Jillian.
Chi  Jillian?.
La sorella di Lucy. L'ho conosciuta alla Dalton, prima che andasse al college. Poi quando mi ha chiamata per dirmi che non ce la faceva, era troppo tardi per tornare indietro. Non volevo offendere Lucy. Cos le ho chiesto di invitare te.
No,  stato James a chiederglielo.
Sono stata io. Sei qui grazie a me. Sei sempre stato qui grazie a me.
In quel momento, il cellulare nella tasca posteriore di Wes trill per l'arrivo di un messaggio e lui, fin troppo lieto per quella distrazione, lo prese con una mano tremante.
Vuoi ballare?
Mentre lo leggeva, alz lo sguardo per vedere se Delia l'aveva notato, e si ritrov a guardare dritto in faccia Lucy, ferma sulla soglia nello stesso, identico punto in cui si era fermato lui appena
un minuto prima, poggiata allo stipite col BlackBerry in mano, con un caldo sorriso e le dita della mano libera che frullavano
in un gesto di invito. Preso dal panico, Wes cerc di uscire dall'applicazione per i messaggi di testo, ma riusc invece a strusciare il pollice sulla tastiera e inviare una risposta, segnalata
da un trillo identico a quello di prima. Lucy abbass lo sguardo sul cellulare e si accigli, poi guard lui con la testa piegata
di lato e un'aria perplessa e ferita. Wes non aveva la minima idea dell'impressione che poteva farle adesso, con Delia che teneva una salda presa sulla sua mano, i corpi premuti uno contro l'altro dallo stinco alla spalla. Non doveva essere certo incoraggiante, ma Wes sentiva di non avere la forza per alzarsi e seguirla quando lei and via sparendo nell'oscurit del corridoio.
Delia gli diede un colpetto su una spalla.
Dove sei?.
Scusa. Cosa?.
Come cosa?.
Cosa stavi dicendo?.
Ges, Wes, che ti prende stasera? Puoi concentrarti, per favore? Sto cercando di dirti una cosa importante.
Giusto, scusa. Sai una cosa, per? Qui fa troppo caldo e io ho davvero, davvero sete. Se aspetti giusto un secondo torno subito da te, giuro. Vuoi qualcosa?.
No, non voglio niente. Ma torna, per favore.
Lucy non era in cucina, e non lo stava aspettando davanti al bagno. Pens che forse era in camera dei genitori, dove l'aveva portato prima per criticare con disprezzo la collezione di borse e scarpe d'alta moda nell'immenso armadio della madre, ma le luci erano spente e dal letto proveniva un susseguirsi di grugniti di circostanza. C'era una serie di porte chiuse lungo un corridoio
secondario, ma Wes sentiva di non avere il diritto o il coraggio per tentare la sorte. Alla fine, con la testa che gli girava, si ferm a riprendere fiato nel buio, i suoni della festa ridotti a un mormorio lontano, come un ricordo appostato appena di l dal confine della consapevolezza. Non aveva idea di quello che stava facendo. Cerc di rintracciare i resti di un qualsiasi pensiero
razionale cui aggrapparsi, ma non c'erano che frammenti sparsi. Quando Delia gli aveva chiesto: Dove sei? lui, per un brevissimo istante, aveva interpretato la domanda in senso letterale,
e anche in quel caso non avrebbe saputo come rispondere.
Ora, con le parole che echeggiavano in quella che pareva una sala vasta e deserta, riusciva a pensare solo a Dorothy che guarda nella sfera di cristallo. Sono qui a Oz e sto cercando di tornare a casa! Ma la sfera di cristallo era la sua mente, l'intera infinit delle sue stanze ora ululanti di vapori spazzati dal vento e immagini appena intraviste - Elvira Gulch, Delia, Natasa, Lucy, Sonja, il principe Andrej, Nora, Pierre, miriadi di pagine strappate da miriadi di libri in tutte le biblioteche del mondo o in una grande biblioteca universale, tutte gettate via nella tempesta
senza nulla cui aggrapparsi. Dove sei? non significava
niente in un posto come quello, niente per una persona come Wes, ammesso che tale persona esistesse. Ma gi metterla in quest'ottica ebbe un immediato effetto calmante, perch se Wes come persona non esisteva allora non c'era bisogno di preoccuparsi
tanto per le sue difficolt e i suoi problemi. Forse era come rendersi conto all'improvviso di essere in un sogno, non era altro che un sogno. Cose del genere non gli erano mai successe,
ma poteva immaginare quanto sarebbe stata liberatoria una simile illuminazione in caso di una sciagura o di un compito
impossibile da portare a termine, come lo schianto di un aereo o rubare la scopa di una strega. Fa' conto che sia tutto un sogno, questo startene in un corridoio buio col cuore che ti martella
nel petto, i capelli che puzzano di fumo altrui, scimmie volanti in ogni angolo e un iPhone che all'improvviso ti si materializza
in mano, il suo schermo variopinto che pulsa come un cuore, come un'anima, come la tua stessa anima nella notte.
Non  neppure necessario che il sogno sia tuo. Potresti essere una figura misteriosa, sconosciuta persino a te stesso, nel sogno del personaggio di un romanzo che ancora deve essere scritto.
Dove sei adesso? Wes si port il marchingegno al petto e cominci a digitare.
Giallo: Dove 6?
Bianco: Stanza da letto.
Giallo: Troppe. Quale?
Bianco: trovami
E lui Lucy l'aveva trovata, in una stanza buia come le altre, con uno squarcio di luce proveniente dalla porta mezzo aperta di un bagno interno. Uno spazzolino da denti rosa e un tubetto di dentifricio in una tazza bianca sul bordo del lavandino, accanto a una saponetta rosa. Tutto il resto era al buio.
Lucy?.
Refuso?.
Wes si gir nella direzione della voce, e quando la vista si abitu all'oscurit riusc appena a distinguere il suo profilo,
seduta a gambe incrociate e schiena dritta contro la testiera di un letto a due piazze. Attravers la stanza, consapevole della spessa moquette sotto i piedi che assorbiva ogni rumore, e si sedette ai piedi del letto, a cavallo dell'angolo.
Che significa bnkdl?.
Bnkdl?.
Ti ho chiesto vuoi ballare e tu hai detto bnkdl. Ho pensato
che forse era una specie di codice. O magari una battuta, visto che prima parlavi di refusi. O magari soltanto, sai, levati di torno.
Non era niente del genere.  stato solo un errore. Non volevo neanche inviarlo quel messaggio.
Va bene.  stato solo un po' strano, sai, quando ti ho visto seduto cos, dopo che noi....
Lo so, mi dispiace davvero. Delia se la sta passando male.
Ma se la caver.
Lucy rimase seduta l, immobile, all'altra estremit del letto. Wes non sapeva che fare. Quello era proprio il momento che aveva immaginato, e cercato di non immaginare, per tutto il giorno, ma ora che stava succedendo per davvero pens che forse la cosa che gli piaceva di pi era quando si stavano baciando nel corridoio. Era cos facile, e il collo di Lucy non sapeva di profumo ma di un sapone semplice e fresco, come se solo lei tra tutti quelli alla festa non fosse stata immersa in uno smog di tabacco e fumi di alcol. In qualche modo, questo suo essere semplicemente fresca e pulita l'aveva fatta sembrare
pi giovane, e Wes non aveva potuto farne a meno - gi mentre la baciava e sentiva la fresca mano di lei dietro la nuca, aveva aperto gli occhi e l'aveva vista come Natasa, con canotta e jeans trasformati in un qualche ampio abito di gala con le crinoline
e uno stretto girocollo di velluto nero intorno alla gola, strati su strati di tessuto che nascondevano e proteggevano le sue nudit. E se lei era Natasa allora lui era il principe Andrej, un decadente pervertito di mezza et che si eccitava con le
ragazzine, e all'improvviso aveva perso qualsiasi desiderio di andare oltre. Non che non fosse eccitato, ma ovviamente Lucy non era la vorace carnivora delle sue fantasie, cos le sue fantasie
cambiavano per adeguarsi a lei. Wes voleva proteggerla, e baciarla al buio sembrava il modo migliore per farlo. Tutto l'immaginario di quella giornata era evaporato nel soffio d'alito
dolce e caldo che dalle narici di lei gli era arrivato su una guancia. E adesso che erano l nella sua stanza voleva solo che Lucy lo invitasse a baciarla di nuovo. Gli faceva desiderare di avere ancora dodici anni, e di non sapere tutto quello che sapeva.
Posso chiederti una cosa, Lucy?.
Diciamo di s.
Perch mi hai invitato alla tua festa? Voglio dire, neppure ci conoscevamo.
Non ti ho invitato.
No?.
Sei un imbucato, compare.
Io un imbucato? Ma James ha detto che tu....
Allora l'imbucato  James. Voglio dire, non importa. Sei il benvenuto e tutto il resto. Voglio dire,  ovvio che sono contenta
che sei qui e cos via. Ma non ho invitato nessuno dei due.
Ho invitato solo i miei amici.
E allora Delia?.
Lei  amica di mia sorella. Non ho idea di cosa ci faccia qui.
Ah.
Ma dal momento che ormai ci sei, immagino che tanto vale che rimani.
Wes era rimasto, solo per svegliarsi in preda a un panico esistenziale
alle quattro del mattino e tornarsene a casa a piedi piangendo nell'oscurit.
Si stese sul letto, con il canto del rigogolo nelle orecchie. Quel verso gli era sempre sembrato una domanda complessa pronunciata
in una lingua molto concisa, ed era cos anche adesso, solo
che lui non aveva la minima intenzione di provare a rispondere, perch chiaramente non era indirizzata a lui. Aveva invece intenzione
di assaporare a fondo i ricordi dell'avventura della notte prima che per tutto il giorno aveva scansato con tanta assiduit, ma fin con l'addormentarsi, un sonno teatralmente privo di sogni, dal quale si svegli solo perch il cellulare si era chiss come arrampicato sulle lenzuola e gli stava squillando quasi direttamente in un orecchio. Solo per zittirlo, Wes lo afferr e rispose.
Che c'?.
Wesbica, sono James.
Va bene.
Ascolta, devo dirti una cosa, non so come la prenderai.
Allora?.
Allora ho appena finito di parlare al telefono con Jillian.
Era davvero....
Chi  Jillian?.
Ah, solo la tua nuova cognata.
Ma che cazzo....
 la sorella di Lucy. La sorella maggiore di Lucy.
Vai avanti.
Be', Jillian  un'ottima amica di Delia, e mi ha detto che Delia  davvero incazzata con te.
Ah s?.
Be', vedi,  venuto fuori che Delia ti aveva preso di mira l'altra notte.
Preso di mira?.
Be', vedi,  venuto fuori che voleva far succedere qualcosa l'altra notte, e per questo aveva chiesto a Jillian di chiedere a Lucy di invitarti.
Credevo che fosse stata Lucy a chiederlo a te.
Be', quello me lo sono pi o meno inventato. Volevo solo allontanarti da Delia. Ho pensato che se ti convincevi che sarebbe successo con Lucy allora l'avresti fatto succedere, e
l'hai fatto davvero. Come potevo sapere che Delia ti si voleva fare? Voglio dire, aspetta un anno intero, e sceglie proprio quella festa? Cos, in ogni caso, adesso lei  incazzata nera perch l'hai scaricata. Ho pensato che dovessi saperlo.
Grazie, testa di cazzo. Caso vuole per che, come al solito, tu non c'hai capito un cazzo. Vedi, Lucy mi ha detto che nessuno
ci aveva invitati. Ha detto che io e te eravamo due imbucati,
quindi Delia non pu certo aver chiesto a Jillian di chiedere a Lucy di invitare me.
E tu credi a Lucy?.
Perch non dovrei?.
Perch secondo te come faceva Jillian a sapere che sei andato alla festa? Perch mi ha chiamato? Deve aver parlato con Lucy, no?.
Quindi tu credi che Lucy sapesse perch Delia era alla festa?.
Forse. Io penso di s.
E credi che Delia sappia che sono andato a letto con Lucy?.
Forse. Delia e Jillian sono molto amiche.
Va bene. Va bene. Ora attacco. Devo ragionare su questa storia.
Ascolta, Wesbica, io.... Ma Wes aveva gi interrotto la comunicazione.
Rimase l steso, senza muoversi; sarebbe bastato spostarsi solo di un centimetro in qualsiasi direzione, o respirare troppo a fondo per rompersi un osso o perforarsi qualche organo interno. Ragionare era un compito delicato; in circostanze come quella un attacco incontrollato di ragionamento profondo
poteva davvero rivelarsi fatale. Erano necessari semplici passi da bambino, di quelli che potessero allontanarlo centimetro
dopo centimetro dal baratro senza smuovere il friabile terreno sotto di lui. Se fosse stato in un libro - ma non c'erano libri del genere, almeno non gliene venivano in mente, tranne
forse Le relazioni pericolose, ma Wes non ricordava pi la trama, o quali personaggi erano cattivi e quali ingenui - avrebbe
potuto capire perch Lucy gli aveva mentito, o che ruolo lui stesso aveva avuto in quell'inganno, o persino se tutto ci aveva ancora importanza. Doveva esserci da qualche parte un libro cos, il libro contenente la storia che si era appena svolta, o un libro su un ragazzo stupido come lui, proprio come lui -
un libro che si disintegra nell'istante preciso in cui sei consapevole
della sua esistenza. Questo era Wes - un ragazzo che sparisce non appena lo guardi. E gi mentre gli veniva questo pensiero si accorse che non era vero, perch un libro c'era, ed era poggiato sulla sua scrivania. Si alz per prenderlo, poi torn a letto e cominci a leggerlo con attenzione, girando a caso le pagine.
Per ordine del ministro dell'Esercito: Generale Cari E.
Vuono, capo del personale militare degli Stati Uniti.
Pagine 2-7. Cambiare la quarta frase, da Rilasciare il grilletto
a Rilasciare lentamente il grilletto. E aggiungere la seguente nota: Ai fini di questo testo, "LENTO equivale da 1/4
a 1/2 del normale tempo di rilascio del grilletto.
Attenzione: Con il caricatore inserito sul retro o nel suo alloggio anteriore, se l'arma viene fatta cadere o viene agitata con dei proiettili all'interno, potrebbe caricare un colpo.
Non esporre le munizioni ai raggi diretti del sole. Se la polvere
da sparo si surriscalda, potrebbe svilupparsi una pressione eccessiva al momento dello sparo.
Il materiale radioattivo utilizzato in questi strumenti  il gas tritio (h-3) sigillato in tubi di Pirex. Non presenta alcun rischio significativo quando  intatto.
Non fare fuoco se c' acqua nella canna, il fucile potrebbe esplodere.
Premere il grilletto e sparare.
Le zone dal clima caldo e secco sono di solito polverose e sabbiose.
Sono calde durante le ore diurne e fredde durante le ore notturne.
Fateci sapere se il fucile necessita di migliorie. Inviateci un rapporto sulle possibili migliorie. Voi, gli utilizzatori, siete i soli a poterci dire cosa non vi piace del vostro equipaggiamento.
Compilate un SF 368 (modulo per i rapporti sulle carenze qualitative). Speditelo all'attenzione del Comandante, dipartimento Armamenti, munizioni e comunicazioni dell'esercito
degli Stati Uniti: AMSMC-QAD, Rock Island, IL 61299-
6000. Vi invieremo una risposta.
Wes si chiese se l'indirizzo fosse ancora attivo, e poi cominci a piangere, e in quel momento Nora entr nella stanza.
Oh Cristo, un'altra volta disse con la voce di Bobby, e si mise a sedere sul bordo del letto accanto a Wes, che rotol sul fianco per girarsi verso il muro. Fu subito consapevole del bisogno di controllarsi in presenza di Nora, ma la mano di lei sulla spalla lo fece solo piangere pi forte. Almeno era capace di farlo senza singhiozzi e senza agitarsi troppo; non aveva neppure
tirato su col naso, anche se prima o poi sarebbe successo.
Decise che per il momento era meglio non dire nulla; emise invece un basso gemito gracchiante, quasi potesse convincere Nora che stava patendo per un qualche attacco di gastrite ma che lo sopportava stoicamente. Era in momenti come questo, ricord, che gli tornavano molto utili le tecniche buddhiste di visualizzazione che Delia aveva provato a insegnargli, e cos chiuse gli occhi e cerc di ricreare nella mente la scena
del sogno in cui strigliava il vitello. La sent vibrare fino ad assumere
consistenza: vide il vitello, e la propria mano sulla sua spalla, lo spazzolino da denti, e il verde paesaggio digradante;
ma non provava nulla, e si rese conto che il vero elemento critico
di quel sogno - il senso di serenit infinita e imperturbata
- era del tutto assente nella sua visualizzazione, e senza di esso il vitello era solo un animale come tanti, la povera creatura muta che era esplosa nello spazio infinito per fornire a lui le animelle.
Ma poi affior un'altra visione, pi promettente, e la segu con interesse e un nascente distacco.
A che pensa Leslie? chiese Bobby.
Sto pensando a un fiume di un libro che ho letto una volta.
Affascinante.
In questo libro, una donna viene scelta per essere la consorte
del diavolo al suo ballo annuale. Le viene data una crema magica che la rende invisibile, e una scopa che le fa attraversare
in volo mezza Russia. Lei vola sopra le foreste mute e le pianure erbose. E alla fine la scopa rallenta e la lascia sul bordo di una scogliera sopra un fiume nero, da qualche parte in mezzo al nulla. Dall'altro lato c' un accampamento di rane che suonano flauti e tamburi. E lei dalla scogliera si tuffa nel fiume, e gli schizzi arrivano fino in cielo e spruzzano la luna. Per qualche motivo questa cosa me la ricordo sempre - l'acqua che vola alta e splende alla luce della luna, e poter nuotare nudi nel fiume nero in un paesaggio naturale nel mezzo della notte..
Immagina - tutto da solo in un fiume nero, un posto sperduto sotto la luna piena, e la sensazione di essere assolutamente al sicuro e felice.
Nora rimase in silenzio, e Wes seppe che stava visualizzando la scena di Margherita nel fiume e creando i propri dettagli, perch era cos che funzionava la mente di Nora. Un giorno, sperava, avrebbe letto quel libro e l'avrebbe adorato come lui e avrebbero avuto un'altra cosa in comune; ma, d'altro canto, Nora non era libresca.
Quante dita ha una rana?.
Non lo so.
Non penso che una rana possa suonare il flauto, per via delle zampe palmate.
Sono rane magiche.
Okay.
Me ne star qui a letto per un po' finch non mi sento meglio, va bene?.
Vuoi che Bobby rimanga con te?.
 tutto a posto. Scendo tra qualche minuto.
Okay.
Com'era il film?.
Una stronzata.
Mi dispiace che mi sono dimenticato di te.
Balle.
Che ora ?.
Non lo so. Le sei? Le sei e mezza?.
Tra un po' comincio a preparare la cena. Mi vuoi dare una mano?.
Figo.
Quando Nora and via, Wes non si mosse. Non muoversi sembrava decisamente il modo giusto di procedere. Cerc di ricatturare la visione del placido fiume a mezzanotte, ma adesso gli veniva in mente solo la scena del suo sogno nella sala di lettura
dove il jet si inclinava sopra Bryant Park mentre piombava urlante verso le finestre della biblioteca. A Wes l'occultismo non interessava, ma cominciava a vedere il sogno, con la sua serie di enigmi uno dietro l'altro, come la premonizione di un disastro.
La questione era: la sua attuale situazione era il disastro l previsto,
o doveva succedere di peggio? Eventualit impensabile.
C'era anche qualcos'altro che non andava, ma restava sospeso appena al di fuori della comprensione periferica di Wes. Rimase steso e tese l'orecchio per sentirne il richiamo, come di un uccello non visibile che canta dai rami alti di un
albero, cos almeno avrebbe potuto focalizzare la mente nella giusta direzione. C'era silenzio; in realt, tutti i suoni del mondo si erano stranamente zittiti, o forse ovattati, quasi sulla citt fosse calato un immenso lenzuolo bagnato, e Wes apr gli occhi e vide la causa del problema - il sole era tramontato, chiss come, e lui era steso al buio. Quando era successo? Si era addormentato
senza accorgersene? Era gi buio quando l'aveva chiamato
James, quando era passata Nora? Tese l'orecchio: un camion cambi rumorosamente marcia su Hudson Street; due autisti si scambiarono una rabbiosa raffica di colpi di clacson;
un paio di scarpe coi tacchi a spillo avanzava incerto su per Perry Street, si ferm per qualche istante quasi si fosse accorto che qualcuno l'aveva sentito, poi prosegu. Sembrava solo, ma ovviamente non c'era modo di saperlo; poteva comunque avere accanto un paio di scarpe dalla suola morbida con le quali scambiarsi
confidenze, ma nulla nell'andatura pareva indicare tale compagnia. Era ovviamente questo il problema quando ascoltavi
rumore di passi nella notte - per chiss quale motivo ti sembravano
sempre solitari, che lo fossero o meno. Era quasi come se volessi che fossero soli, perch c' qualcosa di simile al battito
del cuore nel suono di passi solitari che echeggiano in una silenziosa strada di acciottolato, il cuore quasi si adegua naturalmente
al loro ritmo. Squill il telefono, perso da qualche parte nel groviglio delle lenzuola, ma Wes non si disturb a cercarlo.
La suoneria, che imitava lo scampanellio metallico dei telefoni a disco di prima che lui nascesse, era stranamente in armonia con il disincarnato messaggio di solitudine inviato dalle scarpe coi tacchi. Wes pot immaginare la portatrice di quelle scarpe fermarsi in strada per il suono lontano di un telefono che squillava a vuoto. Si fermava come aveva fatto poco prima, si guardava intorno confusa e si chiedeva perch si sentiva osservata; poi scuoteva il capo - era solo un'impressione,
l'effetto della luce dei lampioni attraverso i rami mossi dalla brezza - e riprendeva il cammino. Wes si chiese quante
erano le probabilit che in quello stesso istante Lucy si sentisse cos, che l'immagine della donna coi tacchi a spillo fosse un messaggio che gli aveva inviato lei telepaticamente, come il messaggio
d'amore che l'aliena professoressa Fielding gli aveva inviato nell'aula 405; anche se Lucy sembrava un tipo pi pragmatico,
poteva essere anche un messaggio involontario, come quello che riceve Obi-Wan Kenobi dopo la distruzione di Alderaan. Wes
credeva di sapere benissimo cosa significava sentire un milione di voci che urlano e all'improvviso vengono zittite -
gli sembrava che gli succedesse una decina di volte al giorno.
Sospir e si alz a sedere, sentendo l'iPhone che scivolava e gli si fermava contro una coscia. Allung una mano, lo prese e attiv lo schermo. Erano le 18,47 del 1 novembre 2008. C'era una chiamata senza risposta, nessun messaggio. La chiamata senza risposta era di Lucy, ma Wes non ce la faceva ad affrontare
altre novit, belle o brutte. Si sentiva come Andrej sul letto di morte, nauseato dalla prospettiva di un'altra ondata di ottimismo
alcolico. In una situazione come quella in cui si trovava lui adesso, il solo corso d'azione possibile era eseguire un cieco dovere. C'erano animelle da cucinare, una madre da nutrire.
Mentre scendeva dabbasso pos l'orecchio sulla porta della stanza di sua madre e, riconosciuto il ronzio sedato di un telegiornale,
si affacci. Lei si gir con un sorriso storto e lo sguardo vuoto e aperto di chi non potrebbe riconoscere un intruso a due metri di distanza. Wes attravers la stanza e and a sedersi delicatamente
sul letto accanto a lei; sua madre gli carezz il dorso della mano e torn a concentrarsi sulla televisione.
Ti serve qualcosa, mamma?.
Ho fame.
Sto proprio andando a preparare la cena. Vuoi qualcosa da bere?.
Solo un po' di budino, Leslie caro.
Niente budino stasera, ma'. Preparo una cena vera.
Che cucini?.
Mamma! Le animelle, ricordi?.
Lei si gir a guardarlo con stupito orrore, un'espressione resa ancor pi grottesca dall'occhio danneggiato che pareva fissare
qualcosa dietro la spalla sinistra di Wes. Si strozz e dovette tossire al primo tentativo di parlare, ma al secondo riusc a emettere una sorta di sussurro gracidante da rana. Animelle?
Perch mai stai preparando le animelle?.
Perch mai? Mamma, me l'hai chiesto tu, ricordi? Parigi?
La borsa?.
Non so di cosa stai parlando, Leslie. Io le odio le animelle.
Non potrei mai averti chiesto di prepararle.
Non le hai mai assaggiate, quindi come fai a sapere se ti piacciono o no?.
Le ho assaggiate eccome. Le ho mangiate in luna di miele, guarda caso. Devo proprio dirtelo chiaro e tondo che non mi piacciono, dannazione?.
Sconfitto, Wes chin il capo mentre si aggrappava alla mano della madre, fresca, morbida e inerte. Fuori, lo sapeva, dietro le tende pesanti e le finestre sigillate, anche la sera era fresca e morbida, magari profumata come l'alba da una brezza proveniente
dal bosco autunnale delle Catskill, dal Berkshire, dalla valle dell'Hudson e, pi a nord, dalla vasta oscurit sussurrante degli Adirondack, screziati di stagni e laghi profondi, freddi e sonnecchianti. E sopra tutto questo una luna d'argento, gibbosa
e cerulea, sotto la quale nuotare - nuotare con infinita delicatezza, senza rumore, senza frangere la superficie, fino al centro di un lago, e l girarsi sulla schiena e galleggiare, e l invitare
la brezza a lavar via quel sapore di decomposizione che gli restava appiccicato in bocca e nei polmoni. Wes chiuse gli occhi e sent che funzionava, l'acqua purissima, il cielo purissimo, per il pi breve degli istanti sent l'impossibile condizione onirica di anedonismo che l'aveva avviluppato mentre se ne stava adagiato
sul collo del vitello. Nessuna persona, niente cellulari, niente libri, nessuna malattia, niente strade, niente testi di
canzoni, niente sesso, nessuna sensazione se non l'eterna e ineluttabile
pulizia. Wes si sent sopraffare da una solidariet e da un dolore quasi messianici per il tragico destino di Bob Ross, che aveva anche lui ambito a un'impossibile purezza ed era stato condannato a passare un'infinit di ore e decenni sotto le luci calde di uno studio televisivo, annaspando goffamente per comunicare la propria visione a una congrega di ciechi insensibili.
Wes apr gli occhi e scopr che sua madre era di nuovo concentrata
sulla televisione.
Se non ti piace quello che c' per cena, allora ti porter il budino. Che te ne pare, ma'?.
Mi sembra perfetto, Leslie caro.
In cucina, mentre cominciava a preparare gli ingredienti per le animelle, Wes si rese conto che da alcuni secondi o minuti -
non era ben sicuro - si stava girando e rigirando una frase nella mente. Qual  il significato di qualsiasi cosa?. Se si metteva enfasi su qualsiasi cosa poteva sembrare la risposta a una domanda, come se qualcuno gli avesse chiesto: Qual  il significato
di circumnavigare? o Qual  il significato di tutto ci?. La frase continuava a ripetersi, insignificante, con quell'irritante
e parimenti insignificante enfasi sulle ultime due parole, senza nessun chiaro desiderio di ricevere risposta. Per esperienza, quando una frase gli restava cos impressa era perch faceva parte del testo di una canzone o di un brano di conversazione origliato, ma in questo caso non era possibile, perch non c'era musica in casa e non c'erano state conversazioni
se non quella fatta con sua madre, nel corso della quale non era stata pronunciata nessuna frase che somigliasse anche solo vagamente a Qual  il significato di qualsiasi cosa?. Da dove veniva, allora, e lui cosa doveva farsene? Poteva solo ipotizzare
che fosse un messaggio del suo subconscio, inviato da una qualche postazione di comando sotterranea per spingere il s cosciente a un difficile lavoro di analisi, ma la frase era cos vaga e portentosa che se ne poteva soltanto ridere. Chi
mai poteva rispondere a una domanda del genere?  gi
abbastanza difficile identificare il significato di una cosa qualsiasi.
Con tutti gli ingredienti disposti sul ripiano davanti a s, Wes scopr che aveva dimenticato di provvedere al contorno.
Potevano andar bene spaghetti di soia, polenta o riso, ma una rapida esplorazione degli stipi rivel che non c'era nulla di tutto ci. L'unica alternativa possibile, a meno di non voler tornare
al negozio, era un pacco di pur in busta e circa cento grammi di gorgonzola dolce, che al padre di Wes piaceva mangiare
a colazione con un bicchiere di vermut secco. Wes sper che il formaggio bluastro mescolato al pur istantaneo potesse in teoria funzionare come plausibile sostituto del risotto. Pens a Bobby e al suo amore per tutti i formaggi dal sapore forte, e questo gli ricord che aveva promesso a Nora di farla partecipare
alla preparazione della cena. La trov nel cortile sul retro, seduta sotto la luce di un singolo faretto da giardino insieme al padre, china sulla scacchiera di Mastermind appollaiata su un rotolo per cavi di metallo capovolto e piazzato in mezzo a loro due. Crispy se ne stava stesa sulla pavimentazione crepata, ansimando.
Il cane  uscito?.
Siediti e taci, paparino.
Wes trov una sedia e si accomod, girato verso il fondo del cortile. Il cielo adesso era piuttosto buio, di uno scuro color porpora, ma da sotto il sicomoro se ne vedeva ben poco. Il rigogolo
si era zittito. Wes sent una specie di serenit scendergli addosso, non una serenit piacevole come quella del suo sogno, ma una rassegnazione contingente. Guard suo padre, il volto corrucciato per la concentrazione e fisso sulla scacchiera del Mastermind. Gli sovvenne che la sola caratteristica vincente di suo padre era la disponibilit a continuare a giocare contro Nora, che non perdeva mai. Non ci vogliono tante qualit -
pazienza, coerenza, giustizia e un altro paio, magari - perch un figlio possa venerare il padre, e il tempo in cui Wes aveva
venerato il suo sembrava sia assurdamente recente sia irrimediabilmente
perduto. Wes ancora ricordava se stesso a quell'et, i problemi che lo ossessionavano e lo preoccupavano, il modo in cui credeva di sentirsi, la logica contorta e fine a se stessa di quel ragazzo bramoso. La cosa terribile per chi perde fiducia nel proprio padre non  guardarlo cambiare e vacillare, pens Wes, ma guardare se stessi crescere e acquisire una comprensione maggiore, una comprensione che lenta ma inesorabile rivela che il padre non  affatto cambiato ma  stato sempre cos, anche ai tempi in cui sembrava perfetto in ogni senso. Wes poteva ancora richiamare alla memoria un momento, pi o meno all'epoca
dell'11 settembre, in cui a scuola era stato emotivamente sopraffatto dalla percezione di quanto fosse meraviglioso e fortunato
nascere negli Stati Uniti, il paese migliore del mondo. Il professore doveva aver detto qualcosa di ispirato, o forse qualche alunno aveva perso i genitori nell'attentato, perch tutta l'aula era esplosa in una reazione di entusiasmo. Wes aveva provato quei sentimenti anche per suo padre. Ed era pi che una semplice emozione, quella certezza di essere il ragazzo pi fortunato e felice del mondo ad avere un padre come il suo. L'amore
per il padre - l'orgoglio di avere un genitore cos affascinante,
simpatico, sofisticato, buono e benvoluto da tutti - era una vera e propria repubblica emotiva nella quale lui aveva avuto la benedizione di nascere, vivere e gioire. E anche se Nora era troppo piccola per ricordare quei tempi felici, anche lei si era sentita cos, Wes lo sapeva. I bambini lo sanno fin dove possono
spingersi, ma se Wes e Nora avessero mai osato porre la scelta tra mamma e pap quando facevano il gioco di chi lasciare uccidere dai rapitori, entrambi avrebbero senza dubbio scelto la madre. Era strano, guardando suo padre, pensare che in passato era la stessa persona di adesso.
Wes ricord un tizio che aveva visto per strada pochi giorni prima mentre tornava a casa da scuola. Era un uomo anziano, con radi capelli ingrigiti e pancia prominente, con una giacchetta
da baseball in poliestere azzurro e lo stemma degli Yankees.
C'era una donna piuttosto bella con il tipico aspetto da segretaria,
ben curata e tutta in tiro, che camminava verso di lui, e quando si erano incrociati il ciccione aveva rallentato e si era girato per guardarla andar via. Era stato solo un istante, di quelli che vedi centinaia di volte al giorno per strada, ma per qualche motivo Wes aveva avuto un lampo di intuizione netta, anche se non proprio accecante. Aveva saputo con assoluta certezza che, in quel momento, il tizio aveva dimenticato chi era e si immaginava
come forse era stato un tempo, giovane e speranzoso con tutti i capelli in testa e un futuro, il tipo di persona che forse avrebbe avuto una possibilit con una donna come quella.
Questa visione l'aveva fatto sentire in pena per quell'uomo, almeno finch non era arrivata la distrazione successiva e lui se n'era dimenticato del tutto. Ma adesso che guardava suo padre gli torn in mente. Wes non aveva idea del perch avesse intuizioni
del genere sulle anime degli uomini di mezza et, ma a quanto pare era cos. James gli ripeteva di continuo che si comportava
troppo spesso come uno pi grande. Probabilmente era perch aveva trascorso tutta la vita a osservare un individuo che era maestro nell'arte di vedersi come ci che non era. A dispetto di tutte le prove in senso contrario, suo padre ancora si guardava allo specchio e si vedeva pi giovane, ma perch la cosa fosse convincente doveva mentire a tutti e mentire a se stesso. E Wes all'improvviso cap quanto era stanco di tutte quelle menzogne;
era un'abitudine spossante, distruttiva, senza nessun aspetto positivo. Sua madre aveva la reale possibilit di riprendersi. Suo padre avrebbe davvero finito quel romanzo un giorno e sarebbe tornato a dedicarsi a chi aveva bisogno di lui. Nora avrebbe superato,
meravigliosa e integra, gli anni in cui era stata trascurata e lasciata a se stessa. Delia lo amava, solo non lo sapeva ancora.
Wes era forte e affidabile, la bussola morale e il collante che avrebbe tenuto tutto e tutti insieme e uniti. Sarebbe stato spaventoso,
stordente anche, lasciare andar via tutte quelle bugie,
ma se non voleva finire per diventare il tipo di individuo che non si riconosce allo specchio, doveva trovare un modo per farlo.
Suo padre alz il capo e i loro sguardi si incontrarono, fissi uno negli occhi dell'altro per qualche istante di astratta curiosit.
Wes si chiese se suo padre avrebbe provato a sorridergli. E
invece gli parl come riprendendo una conversazione interrotta appena qualche secondo prima.
Ho fatto una grande scoperta.
Ah s? Quale?.
Dopo quasi quarant'anni, ho deciso di perdonare Paul McCartney per aver sciolto i Beatles.
Questo che dovrebbe significare?.
Il padre di Wes torn a guardare la scacchiera. Era solo una battuta.
Le battute dovrebbero far ridere.
Suo padre si accigli, all'apparenza per la sfida logica del gioco, ma pi ovviamente per la sfida di reagire all'ostilit di Wes.
Il quale era interessato a cosa potesse dirgli adesso. La luce del faretto era impietosa col suo volto - gli occhi gonfi e rossi, la spruzzata di grigio sulle tempie, il labbro inferiore che pareva farsi ogni giorno pi pendulo e lucido, l'ombra infranta del naso sulle guance che parevano cera fusa, le tremule pieghe di pelle sotto il mento - e Wes si concentr su ciascun dettaglio come se stesse facendo un critico esame di se stesso allo specchio. Anche se suo padre era di diversi centimetri pi basso, da giovane era stato abbastanza simile a lui, ma Wes sapeva che lui non sarebbe mai stato come suo padre da grande perch quelli non erano effetti dell'et, ma della mancanza di carattere. Nulla si getta via;
la mente  immensa, e le stanze in cui vengono conservate le azioni e le sensazioni del passato possono essere in ali lontane e dimenticate, ma non si perdono mai n vengono murate. Il miasma che emanano alla fine infetter l'edificio intero, credeva Wes, e sul volto di suo padre lo vedeva trasudare da ogni poro dilatato, e lo sentiva nell'alito a ogni sua banale osservazione.
Ti chiedo scusa se non sono capace di divertirti.
L'incapacit di divertirmi dovrebbe essere l'ultimo dei tuoi problemi.
Wes, sto cercando di fare una partita. Se hai qualcosa da dirmi allora dillo e basta.
 proprio questo. Non ho nulla da dirti.
Suo padre sospir e Nora lanci un'occhiata ansiosa a Wes, ma lui la ignor.
Qualcuno ha portato a spasso il cane?.
Perch non lo porti tu, visto che non hai di meglio da fare?.
Ma che cazzo! Ho fatto la spesa e le pulizie e ho badato a mamma tutto il giorno, e adesso devo preparare la cena.
Io non ci sar.
Pap! Questa dovrebbe essere una cosa di famiglia. Te l'ho detto.
Lo so, e mi dispiace, ma avevo gi altri programmi ed  troppo tardi per cambiarli.
Ti sentirai triste in quel seminterrato tutto da solo.
Nora si alz e spar in un angolo buio del cortile dietro il sicomoro.
Wes, perch sei dovuto venire qui a rovinare una serata tranquilla e piacevole? Io e Nora stavamo bene senza di te.
Mi dispiace, sto disturbando le tue attivit ricreative?.
Esatto. Per favore, non cercare di litigare con me senza motivo.
Non voglio litigare, ti sto solo dicendo come mi sento.
E ti fa stare meglio?.
Sto alla grande. Non ho dormito la notte scorsa, ho passato una giornata orribile, sto facendo io tutto il lavoro in casa e a te non te ne frega un cazzo.
Me ne frega eccome. Raccontami la tua giornata.
Non ho intenzione di raccontarti niente.
Allora perch mi rompi le palle? Te l'ho chiesto io di venire
qui a sputare veleno? Perch devi rovinare la vita a tutti solo perch ti senti di pessimo umore?.
Non mi sento di pessimo umore. Sono solo stufo di prenderla
nel culo dal mondo intero.
 cos che ti senti? Credi che tutto il mondo ce l'abbia con te?.
Non  cos?.
No, non lo . Sei intelligente, sei bello e sei sano. Vivi in una splendida casa in una citt grandiosa, circondato da persone che ti vogliono bene. Non corri il rischio di morire di fame, di colera o di dissenteria. Ricevi l'istruzione migliore del mondo e hai un incredibile futuro davanti. Quante persone credi che possano dire le stesse cose? E secondo te stanno tutte a piangersi
addosso, a frignare e a comportarsi di merda? Allora, hai avuto una brutta giornata - non sar l'ultima. Ma, Cristo, datti una mossa e smettila di rendere la vita un inferno proprio a chi vuole solo che tu sia felice.
Wes si alz. Prendi nota, pa': tu non capisci niente.
Su questo hai ragione. Wes, mi dispiace davvero, sinceramente,
se te la stai passando male. Sono a tua disposizione in qualsiasi momento tu ne voglia parlare, ma non sar il tuo
punching ball. E, tra l'altro,  assolutamente ingiusto nei confronti di tua sorella.
Nora, andiamo. E ora di preparare la cena.
Dal fondo del cortile non arriv alcuna risposta, cos Wes si volt e and via.
Si sentiva molto, molto meglio quando arriv in cucina -
meglio, in effetti, di quanto si fosse sentito per tutta la giornata, come dopo una lunga e riposante dormita, una doccia fredda e una produttiva sessione di scrittura, tutto in rapida successione.
Si sentiva proprio come gli capitava di solito dopo aver terminato
un saggio per la scuola particolarmente incisivo. Non sapeva bene cosa avesse fatto per potersi sentire cos, ma probabilmente
c'entrava qualcosa il discorso a muso duro con suo
padre, cosa che pensava di dover provare a fare forse pi spesso. Se era questo che intendeva la gente con opporsi alle autorit, Wes era del tutto a favore. Se era cos che si sarebbe sentito Barack Obama alla Casa Bianca, lui era del tutto a favore. Mise la mano nella tasca posteriore dei pantaloni e prese il telefono. Scrisse un messaggio.
X favore, cena con noi. Un piatto extra di extra croccante.
Mise il telefono sul ripiano, dove era sicuro di sentirlo squillare.
Dalla finestra della cucina guard gi nel cortile sul retro.
Nora e suo padre avevano ripreso la partita. Anche da lass Wes vide che Nora era sulla soglia della vittoria. Distolse lo sguardo.
Tutti gli ingredienti del piatto pi ridicolo nella storia del mondo erano sparsi davanti a lui sul ripiano della cucina, come i tasti di un improbabile organo a canne. Wes tolse i mattoni dal piatto che copriva le animelle, poi lo pul con uno svolazzo della mano, come un mago che estrae un coniglio dal cilindro. Le animelle
sembravano un'automobile appena uscita dal compattatore,
solo pi simili a un cervello, con tutti i lobi e le pieghe schiacciati in una superficie piatta e lucente dal colore di una nave da guerra, tutte intrecciate di filamenti azzurrini. Wes consult
il ricettario, che era rimasto aperto alla pagina giusta l sul ripiano, poi inizi a darsi da fare.
Mise a bollire l'acqua in una piccola pentola, poi pass a sbucciare e tagliare l'aglio e lo scalogno, cosa che gli fece venire in mente Delia, per le tante volte che in quella giornata si era ritrovato a piangere. Si chiese se tutte quelle lacrime indicavano che era immaturo da un punto di vista emotivo o, al contrario, se non era pi progredito di tutti quelli che conosceva. Di sicuro n James n qualsiasi altro diciassettenne di sua conoscenza piangevano con tanta regolarit, posto che piangessero mai, e probabilmente non fantasticavano mai su vitelli beatificati o remoti fiumi siberiani. Pens che con ogni probabilit Delia avrebbe apprezzato, perch piangere rivelava un tipo di apertura
e di consapevolezza dei propri sentimenti che erano
prerequisiti necessari per lo sviluppo della capacit di controllarli.
D'altro canto, avrebbe probabilmente trovato il modo di attribuirsene
il merito, e di far sentire Wes piccolo, in debito con lei per questa superiore consapevolezza. Era cos che faceva Delia, con lui e con i suoi altri amici e ammiratori - si aggirava in una sorta di aura ultraterrena che ti faceva nascere il desiderio di entrarci e condividere la sua trascendenza, ma quando c'eri dentro scoprivi che era pi come una pulsazione elettromagnetica
che ti rendeva impotente e ti privava della volont. E magari aveva questo potere su di te anche se non ti piaceva pi di tanto, come Wes cominciava a sospettare fosse nel suo caso. Si chiese come mai non se n'era accorto prima. Perch Delia era sul serio un po' fredda, vero?, e c'era qualcuno a cui piaceva davvero sentirsi menare per il naso in un continuo gioco a rimpiattino?
Ma d'altronde era proprio questo che Wes aveva cercato, senza saperlo; magari si era sentito attratto da lei proprio perch il modo in cui si comportava in presenza di Delia e sotto la sua influenza pareva confermare tutte le cose negative che pensava di se stesso nei momenti peggiori. Cio che era crudele, narcisista
e lasciava che alla fine fossero gli impulsi pi deboli a guidarlo,
e che solo lei poteva guidarlo nel campo minato della sua stessa anima. Wes aveva gi letto abbastanza libri per sapere che era perfettamente possibile innamorarsi di una persona sbagliata,
o diversa da quella gentile e generosa della quale avresti voluto innamorarti. Ci nonostante, era profondamente disturbato
dall'idea che l'amore potesse rivelarsi anche una forza distruttrice, quando per tutta la vita gli era stato insegnato, e lui ci credeva davvero, che fosse l'unica cosa in grado di salvare tutti, che potesse salvare Nora e lui stesso. Ma ecco Nora - non era proprio lei la sola persona al mondo che Wes amava con tutto il cuore, e non la trattava di merda pi e pi volte? Questo significava che Nora era per Wes ci che Wes era per Delia?
Wes faceva sentire Nora come Delia faceva sentire lui - piccola e inutile, ma troppo debole per staccarsi da lui perch non
aveva altri a cui rivolgersi? Era tutto complicato; al confronto Guerra e pace sembrava un libro per bambini.
L'acqua sul gas aveva cominciato a bollire. Wes prese un grosso pomodoro, vi incise una X alle estremit con un coltellino
e lo mise nella pentola. Per i circa venti secondi che lo lasci a bollire, fece un sincero sforzo di schiarirsi la mente, di non pensare, ma gi mentre portava la pentola al lavello e vi faceva scorrere l'acqua fredda, il permanere del pensiero sui libri per bambini gli ramment un libro che sua madre gli leggeva spesso quando era piccolo. In questo libro, una madre tira su il figlio fino a quando non diventa adulto, e ogni passaggio di et  rappresentato
da una o due pagine di illustrazioni. In ciascuna fase della sua vita, il figlio viene mostrato intento a fare qualcosa che manda la madre su tutte le furie, ma alla fine lei gli rimbocca ogni volta le coperte e gli canta una ninnananna. Ti amer per sempre, ti vorr sempre bene, finch vivo sarai il mio bambino.
Gliela canta quando  un neonato, un poppante, un bambino,
persino un adolescente ribelle e scapestrato, e quando lui cresce e cambia casa la madre attraversa furtiva la citt, si arrampica fino alla finestra della sua stanza da letto, avanza strisciando
sul pavimento e lo tiene tra le braccia, cantando quella canzone. Alla fine, la donna invecchia e giace moribonda a letto, troppo debole per cantare, e il figlio completa il ciclo cullandola tra le braccia e cantando a lei la canzone. Gi da bambino, come doveva essere quando sua madre gli leggeva quel libro, Wes aveva sentito che c'era qualcosa di profondamente perverso nella storia, che per certi versi non era affatto un libro destinato ai bambini, e l'illustrazione della madre anziana che striscia sulla moquette illuminata dalla luna nella stanza da letto del figlio adulto lo turbava con la nervosa premonizione di una catastrofe imminente. Alla fine la madre di Wes aveva capito che il libro lo metteva a disagio e aveva smesso di leggerglielo.
Molto tempo dopo lui aveva appreso che l'autore l'aveva scritto in memoria dei suoi due bambini morti alla nascita, e questa
nuova informazione aveva richiamato le strane, inarticolate sensazioni di terrore che tanto tempo prima il libro aveva evocato
in lui. Sebbene quella storia personale mettesse il libro in una nuova luce - era stato scritto per tenere viva in eterno la memoria di due bambini morti - Wes non era comunque riuscito
a conciliare la compassione per lo scrittore con l'idea che ci fosse qualcosa di sbagliato nella sua opera, che quel libro cercasse di comunicare qualcosa su amore e attaccamento che nessun bambino avrebbe mai dovuto provare a capire. E ora, mentre se ne stava davanti al tagliere a pelare e tagliare il pomodoro,
e ne penetrava l'interno per raccogliere la polpa con il dito indice e ripensava al libro, si accorse che ancora non ne afferrava il messaggio segreto n capiva il suo istintivo ritrarsi da esso, proprio come quando aveva quattro anni. Sono l'amore
e il bisogno che ci spingono ad agire contro i nostri stessi interessi, o sono i nostri difetti che ci portano a cercare l'amore senza capire nulla della sua natura, proprio come un timido topolino  attratto dall'odore del formaggio, senza sapere se  un raro tesoro o una trappola mortale? Ancora peggio, era possibile
che non ci fosse nulla di sbagliato nel libro, e che fosse stato Wes a interpretarlo nel modo pi sinistro immaginabile?
E in tal caso, questo c'entrava qualcosa con la sua capacit di capire quanto gli era accaduto oggi? Perch Wes sembrava sempre intento a rincorrere la sua stessa coda? E poi una lucetta parve accenderglisi nella mente. Cosa gli aveva detto Lucy? Tu non parli mai di quello di cui stai parlando. E se
- solo per ipotesi - lui non fosse mai stato innamorato di Delia?
Se fosse stato solo una specie di folle sogno nevrotico? Forse era Wes quello che strisciava sulla moquette alla luce della luna. Forse era Wes che piombava come una meteora attraverso
la finestra della sala di lettura. L'iPhone trill. Era la risposta di Lucy.
bobross e animelle, conquistatore? c vediamo tra un p.
Wes fiss il telefono. E quando, dopo circa trenta secondi, lo
schermo si oscur lui premette il pulsante per riaccenderlo e rest a fissarlo per altri trenta secondi. Conquistatore. Nessuno l'aveva mai chiamato conquistatore. Non era nemmeno sicuro di cosa significasse, o di cosa Lucy avesse inteso dire, ma gli dava una bella sensazione. Non ricordava che Delia avesse mai detto qualcosa di cos piacevolmente misterioso a lui o, men che mai, su di lui. Eppure, dato il caso clinico cui era ridotto appena qualche ora prima, Wes non pot fare a meno di chiedersi quanto sarebbe stato facile lasciar semplicemente perdere tutta la faccenda di Delia. Da una parte, chi si  mai fermato a pensare
anche per un secondo a Rosalina, la tipa di cui Romeo era infatuato prima di conoscere Giulietta? Dall'altra, Romeo riesce ad andare a letto con Giulietta il giorno dopo averla conosciuta;
la storia sarebbe stata completamente diversa se lei l'avesse tenuto a distanza per tutto un maledettissimo anno. Wes sospir;
forse era semplicemente troppo suscettibile. Forse tutti i pensieri
malevoli che stava facendo su Delia erano solo il risultato della stanchezza. Potevano restare amici, probabilmente, forse;
poteva lasciare che continuasse a istruirlo sui fondamenti del buddhismo. Ma ovviamente non sarebbe mai pi stato come prima, e c'era qualcosa di triste in questo. Non si trattava neppure
del fatto che era un intero anno della sua vita, un bellissimo sogno, quello che si sarebbe lasciato alle spalle. Era tutta un'idea di s, di chi era e delle cose che un tempo gli erano sembrate importanti, che doveva lasciarsi dietro. Quelle visioni ora sarebbero
appartenute al suo passato, per sempre. Wes pens che si sarebbe sentito cos quando fosse uscito di casa per andare al college - emozionato, speranzoso, un po' impaurito ma anche malinconico. Se anche alla fine se ne fosse pentito - se anche in qualche modo avesse finito col rinunciare alla parte migliore di s - non poteva pi essere quella persona. Ma ovviamente questo lo sapeva gi. Gli dispiaceva pensare che a suo padre avrebbe fatto davvero bene apprendere quella lezione, e prov una passeggera fitta di compassione per quel vecchio stronzo.
Aveva lavato e asciugato i funghi, e si stava accingendo a tagliarli quando avvert la presenza di Nora sulla soglia. Si gir e le sorrise, per mostrarle che non c'erano problemi; lei gli sorrise
di rimando con qualche esitazione, ma rest l dov'era.
Li sai tagliare i funghi?.
Lei scosse il capo, e Wes le fece cenno di entrare.
Ti faccio vedere.
Le si mise accanto, le guid la mano tenendola per le spalle, e le mostr come tagliare lo stelo e affettare i funghi. Con il volto sopra la testa di Nora, Wes not che non si lavava i capelli da un po'; sembravano unti e avevano un odore come di cera amara. Quando sua sorella ebbe preso l'abbrivio, lui torn al pomodoro e lo tagli a fette sottili, poi prese dal frigo una bottiglia
di Vernaccia mezza vuota, chiusa con un pezzo di carta stagnola tutto accartocciato. Dalla finestra sent un gruppo di passanti che scoppiavano a ridere all'improvviso, e una risata baritona rimase sospesa nell'aria pi a lungo, rotolando come lo scoppio di un tuono. Wes si ferm ad ascoltare il gruppo che si allontanava verso Hudson Street, poi abbass lo sguardo su Nora e le ferm gentilmente la mano con la sua. Lei alz su Wes occhi pieni d'ansia.
Lo sto facendo male?.
Sai una cosa?.
Cosa?.
Sei la migliore. Io ti adoro davvero.
Nora arross di piacere, anche se sembrava allo stesso tempo confusa.
S?.
Davvero, davvero s.
Nora e Wes si guardarono per un momento o due, poi lei torn a tagliare i funghi, con un ritmo ora impercettibilmente diverso, o cos sembrava a Wes. Lui stacc un foglio dal rotolo di carta da cucina e lo us per asciugare le animelle su entrambi i lati, dopodich le cond con sale e pepe. Vers un modico
quantitativo di farina in una ciotola poco profonda e vi pass dentro la carne, assicurandosi di coprire ogni piccola crepa e cavit. Poi cerc una grossa padella sotto il ripiano, la mise sul fornello a fuoco medio, la lasci scaldare per qualche secondo e ci aggiunse due cucchiai di olio. Cercava di concentrarsi sul compito che stava svolgendo, di restare nel presente, evitando di lasciarsi distrarre da pensieri contorti. Scaldandosi, l'olio si allarg fino a coprire il fondo della padella. Quando Wes giudic
che fosse abbastanza caldo afferr le animelle tra pollice e indice di entrambe le mani, le agit per far cadere nella ciotola la farina in eccesso e le depose delicatamente al centro della padella. Sfrigolarono per un po' ed emisero una piccola nube di vapore. Wes impugn la padella per il manico e la smosse per evitare che la carne si attaccasse al fondo. Poi accese il forno a duecento gradi, si assicur che la pentola fosse piena d'acqua e la mise su un fornello a fiamma alta. Nora si allontan dal piano di lavoro - aveva finito di tagliare i funghi e invitava Wes a valutare
il suo operato. Aveva svolto il compito con coscienza e una sorta di professionalit, e lui annu con approvazione.
Vedi questo formaggio blu? Voglio che prendi un piattino e ce lo sbricioli dentro, pezzi piccoli pi o meno come piselli.
Te la senti?.
A cosa serve?.
Per le patate.
Gnam.
Mentre Nora era occupata con il formaggio, Wes sminuzz l'aglio e tolse i gambi al cavolo cinese. Diede un'altra scrollata alla padella. Non era sicuro di credere, come un tempo, che ci fosse un modo giusto e uno sbagliato per fare le cose, ma di sicuro gli sembrava cos quando cucinava. C'era un numero preciso e finito di ingredienti; bisognava lavorarli in un ordine particolare e combinarli in un modo specifico; dovevano in teoria attraversare una trasformazione fisica predefinita tramite l'applicazione della giusta quantit di calore in un apposito crogiolo; lo scopo era, alla fine del procedimento, che i vari elementi
agissero uno sull'altro e si fondessero nel singolo prodotto ideale cui si mirava e ambiva sin da prima di muovere il primo passo - ancora prima di comprare e preparare gli ingredienti.
Wes non riusciva a pensare a un'altra attivit nella sua vita o nella vita di chiunque altro nella quale controllo, padronanza e capacit di visione fossero applicati con fini cos soddisfacenti e prevedibili. La gente diceva che gli scrittori erano guidati dal bisogno di creare un mondo sul quale potessero esercitare un controllo totale, ma Wes sapeva per esperienza personale e per aver osservato suo padre che nella scrittura spesso finivi col creare qualcosa di molto diverso da quello che avevi in mente prima di iniziare. Questo non era e non poteva essere vero con la cucina. Se cominci con l'idea di fare una torta ti conviene, e tanto, finire col fare una torta - e precisamente il tipo di torta che avevi in mente - perch qualsiasi altro risultato  per definizione
un fallimento. Se cominci con l'idea di fare delle animelle
con funghi e cavolo cinese e finisci col fare qualsiasi altra cosa non sia animelle con funghi e cavolo cinese, allora hai commesso
qualche terribile errore. Ma anche quando sbagli c' qualcosa di semplice e rassicurante nel sapere che certe regole e certe procedure, se seguite a dovere, devono portare e porteranno
a certi risultati. Se capisci cosa vuoi, e precisamente cosa ti serve per ottenerlo, allora non dovresti ritrovarti con il cuore infranto o la mente confusa. Puoi congratularti con te stesso e la gente ti amer e ti ammirer per la tua capacit di seguire le istruzioni. In teoria era cos.
Wes sollev un'estremit delle animelle con una spatola da cucina, ne valut la superficie inferiore, poi rigir tutto il pezzo. La carne era di un perfetto colore bruno dorato, croccante
e lucida, proprio come richiesto dalla ricetta, ed era avvolta da una nube di vapore che profumava di nocciole, terreno
e qualcosa di simile a un sudore piacevole, sessuale. Wes fu per un attimo distratto da un ricordo sensoriale delle prprie
labbra all'interno della coscia di Lucy, ma con Nora l accanto che guardava nella padella come Macbeth in cerca del proprio destino nel calderone delle streghe, decise di non indugiarvi.
E adesso?.
Tagliami un quadrato di carta stagnola, grande pi o meno cos.
Wes pens che doveva esserci un modo per rendere la vita pi simile al cucinare - una serie di ricette da seguire fedelmente
per ottenere risultati prevedibili. Perch non doveva riuscire
ad allineare tutti questi ingredienti e trarre da essi un senso perfetto? Magari non doveva fare altro che dirsi: Okay, amavo Delia, o pensavo di amarla, ma ora vedo che forse non era cos, o non lo  pi. Perch non avrebbe dovuto funzionare? Eppure
non funzionava. Mancava qualcosa. Era come provare a infornare una torta, diciamo, ma per ogni ingrediente elencato nella ricetta ce n'erano tre segreti che dovevi scoprire da solo.
Cos, quando dicevi: Amavo Delia gli ingredienti segreti potevano essere Desideravo Delia, Amavo l'idea di amare Delia e Ho inventato Delia, o forse erano tre cose completamente
diverse; quando dicevi: Pensavo di amare Delia gli ingredienti segreti potevano essere Tu non sai cos' l'amore,
Tu avresti amato chiunque e Tu non hai mai compreso i tuoi desideri; e quando dicevi: Non la amo pi quello che dovevi aggiungere era Non amer mai pi, Non amer mai e
Amo un'altra. Oppure no. Come cazzo ci riusciva la gente?
Si limitavano a chiudere gli occhi e tiravano a indovinare?
L'acqua nella pentola bolliva e Wes abbass la fiamma.
Quando Nora torn Wes prese un foglio di carta da forno e lo sovrappose a quello di carta stagnola. Poi lui e Nora ripresero la vigilanza sulla padella. Dopo un minuto o due, Nora gli si appoggi addosso, e lui le cinse le spalle con un braccio.
Continua a sembrarmi schifoso.
Non lo .
Puzza come un cane bagnato.
Pass un altro minuto e Wes controll di nuovo la superficie inferiore delle animelle con la spatola, decidendo che erano pronte. C'era poco da girarci intorno - se prima sembravano uno stronzo deforme, verrucoso, grigiastro e lucente, ora avevano
pi che altro l'aspetto di un bellissimo, dorato, croccante, fragrante... stronzo. Wes le trasfer sulla carta da forno e le inforn
insieme a un grande vassoio ovale. Port la padella al lavandino e sciacqu via gran parte del grasso, facendo attenzione
a indirizzare il flusso direttamente nello scolo per non creare altro casino. Poi rimise la padella sul fornello, alz un pochino la fiamma, prese una cucchiaiata di burro dal panetto e la lasci cadere nella padella, girandola per farla sciogliere un po' pi in fretta. Quando il burro cominci a scurirsi, Wes pass davanti a Nora per prendere il tagliere e vers i funghi nella padella, rimestandoli con un cucchiaio di legno.
Li vuoi girare?.
Va bene.
Guard Nora che girava i funghi come fossero gioielli fragili e preziosi, e quando ebbero perso gran parte del liquido diventando
di un marrone chiaro, vi aggiunse aglio e scalogno.
Continua a girare.
Trit un po' di pepe nella padella e vi aggiunse un pizzico di sale, poi ci mise i pomodori insieme a mezzo bicchiere di vino.
Nora indietreggi spaventata dal violento sbuffo di vapore che si alz, ma Wes le si port accanto e la spinse gentilmente verso i fornelli, dimostrandole che non aveva nulla da temere. Alz la fiamma e il vino cominci a ribollire con vigore, disfacendo i pomodori.
Continua a girare.
Wes trov un vecchio vassoio di legno nella dispensa, lo port in cucina e ci impil sopra quattro piatti, quattro bicchieri, quattro coltelli, quattro forchette e quattro tovaglioli di carta, poi torn da Nora. Coi pomodori quasi dissolti svuot nella
padella la vaschetta di brodo di vitello, lasci che cominciasse a bollire, poi abbass la fiamma lasciando a sobbollire la salsa.
Mi fai un favore, biscottino? Vai a vedere se mamma  sveglia?.
Va bene.
Wes alz di nuovo il gas sotto la pentola e mise i fiocchi di patate in una ciotola di acciaio inossidabile. L'acqua riprese a bollire quasi subito; lui ne raccolse una tazza intera e la vers sui fiocchi, che si sciolsero subito in una sostanza budinosa.
Wes aggiunse il gorgonzola sbriciolato alla miscela e gir finch non si amalgam del tutto. Assaggi, poi aggiunse sale, pepe, burro e una spolverata di paprica presa dal portaspezie. Riflett che nessuna persona poteva ragionevolmente identificare quel piatto come pur di patate, ma aveva una sua bizzarra unicit, un suo perch, che sperava altri potessero trovare intrigante.
Tornato ai fornelli, la salsa di funghi si era addensata a sufficienza,
e Wes ne valut la consistenza con il fondo di un cucchiaio,
che si ricopr di una patina setosa e scintillante dal colore dell'argilla bagnata. Wes aggiunse cavolo cinese, prezzemolo e un'abbondante dose di burro, li mescol alla salsa e abbass al minimo la fiamma mentre prendeva dal forno le animelle calde.
Usando un paio di pinze da ghiaccio tolse dalla salsa gran parte delle foglie di cavolo e cre un letto di verdure al centro del piatto, sul quale trasfer le animelle, poi con un cucchiaio vers la salsa direttamente sulla carne. Et voil - ris de veau aux champignons
sur lit vert. Bon apptit.
Nora si materializz sulla soglia. C' qualcuno per te.  una ragazza. La tua fidanzata, credo. Lucy era ferma dietro di lei.
Usc dall'ombra, terribilmente bella, e sorrise.
Bonjour, Les-l disse, con un accento francese da cartone animato. Spero che les animl siano pronte. Sacre bleu!.
Nora, lei  Lucy. Lucy, Nora.
Non sapevo che Wes avesse una fidanzata finch non me l'ha detto James.
Nemmeno Leslie lo sapeva finch non gliel'ha detto James.
Lei non ....
Non dire nulla di stupido, Leslie.
Ti permette di chiamarlo Leslie?.
Io posso chiamarlo come voglio. Sono la sua fidanzata. Di solito lo chiamo Refuso.
Refuso? Posso chiamarti anch'io Refuso?.
No. Credi di farcela a portare questo vassoio, biscottino?.
Forse, ma  meglio di no.
Okay. Lucy, io porto i piatti e tu il cibo. Attenta, forse scotta.
Wes sal le scale reggendo il vassoio, mentre dietro di lui Nora sussurr qualcosa a Lucy che la fece ridacchiare. Fuori dalla stanza della madre, Wes si gir ed entr di schiena, aprendo la porta col sedere. Lucy lo segu subito e poggi delicatamente
il piatto su un angolo del letto, poich nella stanza non c'erano altre superfici orizzontali sgombre. Sua madre era seduta, i capelli da poco pettinati e una linda veste da camera a coprirle il torace.
Nora mi ha detto che c' Lucy. Ciao tesoro.
Lucy piazz un bacio su una guancia della madre di Wes e si sedette accanto a lei sul bordo del letto. Solo in quel momento Wes si accorse che si era cambiata. Adesso indossava un abito nero corto, fatto con un qualche tessuto lucido, e una specie di cardigan color porpora lungo fino in vita.
Sei stata davvero gentile a invitarmi per la cena, Marion.
Mia madre e mio padre sono via per il weekend, cos quando Wes mi ha detto che preparava le animelle....
Tutti e quattro guardarono le animelle, la carne nuotava in una pozza del colore del petrolio greggio che luccicava e si increspava in risposta alle vibrazioni del materasso. A Wes venne in mente la zattera della Medusa, con i funghi che, per non morire, si aggrappavano al loro patetico vascello come
marinai impazziti e affamati. In televisione, Bob Ross elencava i colori necessari a completare il dipinto che si preparava a eseguire:
bianco titanio, giallo-verde, terra di Siena, marrone seppia, rosso d'alizarina, verde foglia, giallo ocra, giallo indiano e rosso acceso. Wes prese un coltello dal suo vassoio e inizi a tagliare le animelle in quattro parti uguali, mentre Nora se ne stava ansiosamente ferma alle sue spalle. Contro la lama, la carne non aveva la stessa consistenza di una bistecca, o anche di una punta di petto; oppose una minima resistenza ed era untuosa, sembrava pi che altro un budino molto denso. Ciascuna
delle quattro parti era grande quanto un grosso hamburger.
I tuoi genitori ti permettono di restare a casa da sola, Lucy?.
Doveva venire mia sorella dal college, ma qualcosa l'ha trattenuta
all'ultimo minuto, anche se da sola io me la cavo.
Be', non lo so, ma sono contenta che tu sia qui. Leslie si d troppo da fare, non ha nessuno della sua et che gli faccia compagnia.
Io sono qui solo per la sbobba.
Hai sentito che ha detto? Ti puoi sedere anche pi vicino se vuoi, Lucy.
Grazie. Lo far.
Wes prese il primo piatto e vers un po' di salsa, sulla quale adagi un letto appassito di cavolo cinese per accogliere la porzione
di funghi e animelle. Accanto vers una cucchiaiata di patate, che ricevette una spruzzata finale di salsa. Wes reput la presentazione abbastanza professionale, in un contesto di basse aspettative, magari il piatto proposto da uno dei primi concorrenti
eliminati nella trasmissione Top Chef. Pass il piatto a Nora, che con fare solenne lo accoppi a coltello e forchetta avvolte in un tovagliolo di lino arrotolato e lo appoggi delicatamente
sul vassoio da letto che aveva gi posizionato in grembo alla madre. Era l'unico vassoio del genere in tutta casa - loro tre
avrebbero dovuto tenere i piatti in equilibrio sulle ginocchia.
Nora pass poi a tagliare met della porzione della madre mentre Wes ripeteva la preparazione del piatto prima di darlo a Lucy, che adesso si era stesa sul letto accanto a sua madre.
Vuoi che ti aiuti con la forchetta, mamma?.
Credo di potercela fare da sola, stasera.
Penso che qui ci voglia il vino giusto, e voi? Marion, va bene se beviamo un bicchiere di vino?.
Credo che un bicchiere non far male a nessuno, cara.
Lo vado a prendere io. Metti in pausa.
Wes serv Nora, che aveva recuperato la vecchia sedia a rotelle della madre prendendola dall'angolo in cui era rimasta inutilizzata per diversi mesi. Poi scese di corsa i due piani di scale fino alla tavernetta, dove il padre teneva il vino in un armadio a muro nel corridoio. Non ne sapeva granch di vino: la maggior parte delle circa trenta bottiglie sembrava generico vino da tavola francese, ma poich molte avevano ancora l'etichetta
col prezzo riusc a sceglierne una di Brunello che costava almeno cinque volte pi delle altre. Nell'ufficio di suo padre dall'altra parte dello stretto corridoio The Band eseguiva Up on Cripple Creek a volume basso; dalla fessura sotto la porta chiusa si vedeva una lama di luce, ma non c'era modo di sapere se suo padre fosse l o meno. Wes prese un cavatappi e sal le scale due gradini per volta.
Nora aveva abbandonato la sedia a rotelle ed era seduta sul letto con Lucy e la madre, che erano piegate in due dalle risate.
Bobby stava arrivando alla fine dell'elaborata e spassosa storia di un cane peloso.
Bobby l'ha pagato quel formaggio, Bobby ha aspettato quel formaggio, Bobby ha sofferto per quel formaggio, e Bobby vuole quel formaggio ORA!.
Wes stapp la bottiglia e riemp tre bicchieri, versandone appena un dito per Nora, poi li pass alle ragazze sul letto, che brindarono a voce alta. Nora scol il vino in un sorso solo e
porse spavalda il bicchiere per averne ancora, ma Wes la ignor e afferr il telecomando.
Non dobbiamo guardare Bob stasera, Leslie, se preferisci chiacchierare.
Oh, no, Marion, ti prego! Possiamo vedere una puntata?.
Per me va bene, cara.
Si accomodarono, sistemandosi i vestiti e sprimacciando i cuscini, poi Wes fece ripartire la trasmissione.
Ai piedi del letto era rimasto un piatto per Wes. Questi aveva dimenticato di riscaldare i piatti, e cos la salsa aveva formato una pellicola poco attraente sul fondo del suo, e lui la spinse con la punta della forchetta verso il bordo, dove assunse l'aspetto di una tenda in miniatura tirata gi da un forte vento. Wes si port il piatto sotto il naso - non odorava di urina, a differenza dei rognoni; e neppure di pesce, come l'unica volta che aveva assaggiato
il cervello, impanato e fritto in modo da somigliare alle crocchette di pollo per uno scherzo a una festa di Halloween; e nemmeno odorava di stalla, come la trippa. Aveva un innegabile odore di terreno ricco e fertile, un buon odore per Wes, anche se ammetteva che la maggior parte della gente potesse trovarlo un po' troppo maturo.
Bob Ross era gi a buon punto col suo quadro. Wes riconobbe
subito la puntata, che aveva visto diverse volte, una in cui, prima di cominciare, Bob aveva gi coperto gran parte della tela con un verde molto scuro, quasi nero, lasciando un buco bianco al centro. Alla fine quel buco sarebbe diventato una radura lontana in un bosco buio, con la luce che veniva da un punto in alto a destra e un sentiero che si snodava attraverso la foresta in quella direzione. Il colore prevalente era il lavanda, e la sensazione che Bob pareva voler suscitare era di calma e serenit,
come una poesia romantica, quasi lo spettatore stesse passeggiando
in una foresta vergine al crepuscolo, quando a un tratto veniva colpito da una visione, un'ispirazione, o cose cos.
Bob non parlava mai e poi mai di Dio, ma Wes sospettava che
fosse profondamente religioso, con una vena di animismo. Quel quadro, per esempio, secondo Wes evocava un viaggio pericoloso
verso la salvezza, o l'esperienza di chi  morto e segue la luce. La metafora non poteva spingersi oltre, certo, perch di l a venticinque minuti Bob avrebbe finito il quadro e sarebbe passato a quello successivo senza un istante di riflessione, ma nel suo attuale stato d'animo Wes si sentiva molto affabile nei riguardi di Bob e pronto a giudicare la sua opera con la pi generosa equanimit. Era assai meglio guardare Bob Ross in seno alla sua famiglia, per quanto fosse andata a puttane, che starsene di sopra a letto a cercare di mungere da Tolstoj perle di saggezza sull'amore mal riposto.
Questo  un quadro super per una giovane amica perch sembra preso dritto da una favola. Potete aggiungerci qualsiasi tipo di personaggio volete.
Questa l'ho gi vista.
L'abbiamo vista tutti.
Wes poggi il piatto sulla moquette e tagli un bel pezzo di animelle, sul quale impil fettine di funghi. Ebbe un attimo di nausea quando si infil il tutto in bocca e cominci a masticarlo pensosamente, ma forse pi che per l'aroma - che, doveva ammetterlo, era un po' forte - era per le dimensioni della porzione.
Aveva letto da qualche parte che il senso del gusto era costituito tanto dalla chimica degli odori quanto dalla reazione delle papille gustative, e mentre masticava si impose di continuare
a respirare dal naso. Le animelle, scopr, sapevano proprio
di ci che sembravano e odoravano - un boccone di fegato mischiato a una manciata di argilla o torba molto ricca, ma in un modo tutt'altro che sgradevole. C'era qualcosa di leggermente
strano nella consistenza - una via di mezzo tra budino bollito e banana matura - ma veniva compensato dalla salsa ricca e speziata. Tutto sommato Wes era propenso a credere che a modo loro le animelle fossero buone, e checch se ne dicesse quanto meno il gusto era meglio dell'aspetto.
Non  fantastico poter prendere un pennello cos grande e creare qualcosa che sembri cos delicato? E potete farlo - potete farlo davvero.
Posso, Bob! Io posso davvero!.
Silenzio. Non vedi che  in estasi?.
Wes si gir a guardare verso il letto, dove Nora si era insinuata
tra la madre e Lucy e se ne stava rannicchiata nella piega del braccio di quest'ultima, una guancia delicatamente poggiata sul gomito. Erano tutte ipnotizzate dalle chiacchiere di Bob Ross, e non avevano neppure assaggiato il cibo. Wes si chiese cosa ne avrebbe pensato Delia di quella scena - le animelle, la cena davanti alla tv, Bob Ross. In realt non doveva rifletterci pi di tanto per sapere che l'avrebbe detestata in ogni suo aspetto. Delia, ovviamente, era vegetariana, quindi non c'era neppure bisogno di dire che avrebbe disapprovato le animelle.
Come Wes l'aveva spesso vista fare, gli avrebbe tenuto una concione
su quanto fosse sbagliato mangiare altri animali, sulla crudelt
degli allevamenti intensivi e dei mattatoi, sul karma negativo che si accumula mangiando carne, che era tutto molto bello e giusto, per quanto riguardava Wes. Ma Delia avrebbe anche sentito il bisogno di dimostrare la propria mentalit aperta perch non era una vegana dogmatica, mangiava uova e latticini purch fossero prodotti in modo umano, come se Wes andasse convinto da qualcuno col quale poteva identificarsi, quasi fosse incapace di capire le sue tesi senza che gliele imboccasse
a quel modo. Non era tanto quello che Delia diceva, perch in una certa misura aveva senso, ma il modo in cui lo diceva - quel tono calmo e autoritario, l'imperturbabile pazienza, lo sguardo fermo che calava dall'alto, l'implicita condiscendenza.
In aggiunta a tutto ci, come se non bastasse, Wes aveva la sensazione che Delia avrebbe trovato qualcosa di particolarmente
sbagliato nelle animelle, rispetto alla carne normale,
quasi fossero in una specie di categoria super-carnosa a s stante. Probabilmente non avrebbe detto nulla, perch
sapeva essere diplomatica, ma sarebbe stato difficile godersi la cena con lei in giro, sapendo cosa pensava.
La gente non creder mai che potete realizzare tutti questi dettagli usando un vecchio pennello pazzo come questo, ma potete. Potete fare qualsiasi cosa, se ci credete. Aiuta mentalmente,
quando decidete di voler dipingere un quadro, realizzarlo
diverse volte nella mente e immaginare bene le pennellate.
Capite cosa volete realizzare prima di iniziare, ma fatelo mentalmente.
Lucy disse: Possiamo mettere in pausa un momento? Devo fare una domanda. Wes mise in pausa. Lucy si drizz a sedere e per un attimo chiam a raccolta i pensieri mentre gli altri la guardavano curiosi. Si schiar la voce.
Dove accidenti vuole andare a parare, secondo voi?.
Non ti seguo, Lucy.
Voglio dire, perch Bob Ross  cos strano? Cosa sta cercando
di dirci, considerando che personaggio che ? Chi  Bob Ross?.
Bob Ross  un topastro impazzito, ovviamente. Lo sanno tutti.
Tu chi credi che sia?.
Non riesco proprio a inquadrarlo. A volte penso che sia tutta scena - voglio dire, ci ha fatto milioni di dollari con questa cosa, no? - ma poi penso che ci sia qualcos'altro sotto, qualcosa di sinistro, forse persino spaventoso.
Sai, ha passato diversi anni nell'aeronautica militare, e ha sempre detto che una volta uscito dall'esercito giur a se stesso che non avrebbe mai pi urlato con nessuno.
Quindi  una specie di trauma? Tipo che se dovesse alzare di nuovo la voce sveglier questo mostro che dorme dentro di lui? E quindi passa tutta la vita a sussurrare?.
Forse. Mio padre crede che fosse solo un gran truffatore, che sapeva di vendere spazzatura a degli idioti perch era bravo in quello che faceva, ma secondo me non  affatto cos. Io penso
che fosse davvero sincero sulla sua arte e ci credesse davvero, non solo perch secondo lui era bella, ma perch la vedeva come il suo dono al mondo, come la medicina. Come se gli fosse successo qualcosa di brutto, e fosse riuscito a guarire, e allora volesse condividere la cura. Non gliene fregava un cazzo se i veri artisti ridevano di lui, perch sapeva di poter aiutare la gente.
Ti pare sensato?.
Lucy lo stava fissando con grande concentrazione, e cos Wes non pot interpretare il suo sguardo, come se lei stesse preparando
una risposta furba e sarcastica. Ma poi la vide arrossire,
e doveva essere un gran bel rossore visto che era gi abbronzata e l'illuminazione nella stanza era scarsa, e Wes cap che stava pensando qualcosa di molto carino e tenero su di lui, e arross a sua volta, cosa che Lucy not. E Nora guardava tutta la scena con una tale aria di stupore che chiaramente doveva aver capito con esattezza cosa stava succedendo. Lucy si limit a scuotere il capo e sorrise.
Tu che ne pensi, Marion? Bob Ross era un genio?.
Wes si rese conto che sua madre non era ben riuscita a seguire la conversazione, che stava cominciando a spegnersi, come se per certi versi quella per lei fosse stata una giornata molto impegnativa. Sorrise, girandosi verso ciascuno di loro con una scrollata delle spalle e un'aria di desolata tristezza, quasi fosse sul ponte di una nave che si stava allontanando dal molo. Ma poi si accigli, un'espressione concentrata, come se stesse ricordando qualcosa che tempo addietro l'aveva infastidita
e lei avesse deciso di risolverla, per poi dimenticarsene fino a quel momento.
Bob Ross  l'ignoto. L'inconoscibile.
Figo.
Wes fece ripartire la trasmissione.
Un po' di tempo fa mi  arrivata una lettera, e diceva: Bob, tutto nel tuo mondo sembra cos felice. Poco ma sicuro. E per questo che dipingo.  perch posso creare qualsiasi mondo io
desideri, e posso renderlo felice quanto mi pare. Ascolta, se vuoi roba triste, guarda il telegiornale. Il nostro  un mondo tranquillo. Non ce la vogliamo la roba triste nei nostri quadri.
Bob aveva quasi terminato il dipinto. Wes ricordava male -
non era un sentiero quello che si snodava al centro del quadro verso la radura, ma un ruscello gorgheggiante. Bob Ross metteva
sempre dell'acqua nei suoi dipinti per esibire la propria bravura con i riflessi e le increspature, che era in grado di realizzare
con sorprendente realismo con appena una o due pennellate
o col bordo del suo coltello da pittore. I quadri di Bob erano notevoli nella loro vuota immobilit - nessun animale al pascolo o in caccia, e anche le nuvole sembravano sospese in un momento di bonaccia, come se la Terra stessa trattenesse il respiro e si mettesse in posa per l'artista - quindi l'acqua era necessaria a dare alla scena un senso di movimento e sonorit.
In occasioni molto rare nel quadro poteva esserci un vecchio capanno con il tetto cadente e le finestre buie, ma sembrava sempre abbandonato o, quanto meno, visitato solo di tanto in tanto dai boscaioli che passavano giorni interi nella foresta. In ogni caso non c'erano mai esseri umani nei quadri di Bob, ed era impossibile immaginare che nel mondo esistessero cose come strade asfaltate, centrali elettriche, scie di aerei nel cielo, SUV o citt. Era parte di ci che rendeva le sue opere cos ineffabilmente
tristi.
Wes abbass lo sguardo sul piatto e scopr con stupore di aver finito quasi tutto, restavano un po' di pur e verdure. Non ricordava di aver mangiato dopo il primo boccone. Nora, che di solito era piuttosto avventurosa col cibo, aveva fatto un tentativo
ma le animelle l'avevano sconfitta e ne restavano ancora tre quarti nel piatto. Il pur, invece, era finito. Si accorse che Wes la guardava e con una mano indic il vuoto nel piatto dove prima c'era il pur, poi si pass l'altra in cerchio sul ventre.
Bobby ha gradito formul con le labbra ma senza parlare, quindi torn a concentrarsi sulla televisione.
Ora, dovete cominciare a prendere decisioni importanti.
Lasciate viaggiare l'immaginazione. Pensate dove vi piacerebbe vivere se foste un albero. Quest'albero, lui vive qui accanto al ruscello. Ha una delle visuali pi belle. Guarda di l dal torrente e tutto gli succede davanti agli occhi. Questo  il vostro albero, quindi fatelo come pi vi piace, in qualsiasi modo vi piaccia. Nel vostro mondo potete avere tutto, tutto.
Era appena successo qualcosa, e ora Wes credeva di sapere cosa. Aveva sempre immaginato che, se fosse riuscito a convincere
Delia a guardarlo a fondo negli occhi, lei ci si sarebbe vista come la vedeva lui, e avrebbe capito che la vedeva come nessun altro, e l'amava come nessun altro. Wes ne era convinto, ma quello che capiva  quanto sia difficile convincere qualcuno a guardarti negli occhi con la fiducia e la pazienza necessarie a vedere quello che tu vuoi mostrare. Non era l'amore a essere difficile; era comunicare l'amore. Era la disponibilit dell'altro a essere amato e a cercare l'amore. E quello che era appena successo
a Wes era che aveva guardato negli occhi di Lucy proprio come aveva sempre sperato che Delia guardasse nei suoi, e l c'era un messaggio ad attenderlo. Il significato era fin troppo ovvio, l'intenzione meno esplicita di quella che aveva in mente per Delia, ma era chiaramente un messaggio indirizzato solo a lui. E poteva essere anche una specie di specchio, un ritratto, un quadro di Wes. Questo era riuscito a capirlo; ma proprio non era in grado di riconoscersi in alcun modo in quell'immagine.
Cosa precisamente vedeva Lucy quando lo guardava? E se fosse stato Wes, e non lei, a imbattersi in una scena di famiglia come quella? Gli venne in mente un libro o un film, non ricordava
quale, in cui l'eroe moribondo fluttua disincarnato sopra il campo di battaglia dove  stato ferito a morte, e guarda in gi con compassione e comprensione infinita tanto per gli uccisori quanto per gli uccisi. Wes immagin di fare la stessa cosa l, nella stanza di sua madre malata. Che avrebbe visto? Una donna fragile e morente, quasi pazza per il dolore e trattata con
indifferenza, confusione e orrore dai figli e dal marito assente;
una ragazzina bellissima e perfetta, nata per essere generosa, gentile e amorevole, ma gi fermamente avviata verso una vita fatta di miopi inseguimenti a cose che da lontano sembravano amore ma si rivelavano poi tutt'altro; un ragazzo, rabbioso e rancoroso, egocentrico e pieno di autocommiserazione, una mosca che si dibatte nella tela di un ragno, un malvagio e una spia, cliente eterno al mercatino delle idee e delle emozioni di seconda mano, vestito con gli scarti altrui ma senza uno stile proprio, imbronciato d'una vanit offesa ma geloso e invidioso di tutto e tutti. Se fosse stato in Delia o in Lucy, che avrebbe pensato di un ragazzo del genere? Se fosse stato James, o Nora, o la professoressa Fielding, un ragazzo del genere gli sarebbe mai piaciuto? Poteva lui, come il soldato moribondo, provare compassione e comprensione per un ragazzo del genere?
E ricordate, noi qui non facciamo errori. Non esistono errori, solo piccoli incidenti felici.
Lucy scivol gi dal letto e si sedette sul pavimento accanto a lui, portandosi un dito alle labbra e facendo un cenno del capo verso Nora e la madre, che dormivano abbracciate dietro di loro.
Lucy premette una spalla contro la sua, gli avvolse una mano al bicipite, ma tenne gli occhi fermamente incollati alla televisione, dove Bob si preparava a firmare il quadro e chiudere la puntata.
Quale che fosse il messaggio che Lucy aveva in serbo per lui, pareva intenzionata a conservarlo per un altro giorno.
Questo piccolo pezzo di tela  il vostro mondo e su di esso potete fare tutto ci che il vostro cuore desidera. Potete creare qualsiasi illusione volete. Potete trovarvi la pace e la tranquillit,
o scatenarvi grandi tempeste. Dipende solo dal vostro stato d'animo. Dipingere  semplicemente un modo per catturare un istante di tempo e di umore e metterlo su tela. E forse tra cent'anni qualcuno guarder il vostro quadro e sapr che avete vissuto una splendida giornata, e che oggi avete provato per davvero la gioia di dipingere. Dio vi benedica.
Cominciarono a scorrere i titoli di coda e part la sdolcinata sigletta con lo xilofono, ma Lucy non si mosse. Per un attimo Wes pens che si fosse addormentata anche lei, ma poi sent le dita che gli tamburellavano sul braccio. Emanava lo stesso profumo
di sapone che aveva alla festa, le unghie erano corte come quelle di un ragazzo, ma splendevano di smalto trasparente.
Wes si gir e stava per baciarla, ma ci ripens.
Vuoi restare? le chiese.
Lei esit un attimo, poi scosse il capo. Mi vengono a prendere
a casa alle sei di mattina. In ogni caso....
S, possiamo.
No,  questo che ti sto dicendo, non possiamo....
No, mi riferisco a Obama. La Pennsylvania. Yes We Can.
Lei sbuff e smorz una risata contro la sua spalla. S. Possiamo.
Ma non stanotte.
Mi dai una mano?.
Insieme, raccolsero i piatti sporchi e li impilarono sul vassoio facendo meno rumore possibile. Sua madre non aveva neppure sfiorato il cibo, ma anche Lucy ne aveva mangiato a malapena met.
Non abbastanza croccante, eh?.
A Parigi le fanno meglio.
Non avevo abbastanza pur.
Prese il pesante vassoio dalle mani di Lucy e le pass quello vuoto, poi andarono in cucina. La bottiglia di vino era vuota.
Wes era troppo stanco per pulire, ma poich sapeva che sarebbe stato il primo a svegliarsi era sicuro che i piatti sporchi sarebbero
rimasti l ad aspettarlo il giorno seguente. Malgrado la spossatezza, ebbe la presenza di spirito di far scorrere un po'
d'acqua sui piatti e riempire le pentole, in modo che l'indomani sarebbe stato pi semplice pulire il tutto. Nora comparve sulla soglia, stropicciandosi gli occhi, e Lucy le carezz la schiena, tra le scapole.
Meglio se vado, Refuso.
Non te ne andare, Lucy. Puoi dormire in camera mia.
Mi dispiace, biscottino.
Leslie di solito cucina meglio di cos.
Gli conviene, se vuole che torni in questo ristorante. Mi hanno detto che fa un risotto da urlo.
Chi te l'ha detto?.
Lui.
Zuccone.
Quando ci rivediamo?.
Luned mattina, ovviamente.
Wes si sporse per salutarla con un bacio casto. Lei gli sussurr:
Ottimo lavoro a un orecchio, poi and via.
A Bobby piace Lucy.
Anche a Refuso.
Vai a dormire?.
No. Meglio se provo a cominciare coi compiti. Vuoi venire in camera mia?.
Certo.
Insieme, si inerpicarono in silenzio su per le scale, e Wes si ferm nella stanza della madre per rimboccarle le coperte e spegnere
le luci. In cima alle scale Nora devi verso la sua stanza.
Ancora prima di aprire la porta della propria Wes sent una corrente
d'aria fredda sui piedi scalzi, e una volta entrato fu accolto da una raffica di vento e dallo stormire delle foglie. Senza accendere
la luce, and alla finestra e si affacci. La calda serata era diventata una notte d'autunno, e nel cielo erano persino visibili alcune stelle lucenti. Il vento per strada soffocava tutti gli altri suoni della citt, e Wes assapor la sensazione di freddo sul viso prima di girarsi e chiudere la finestra. Prese il portatile e la copia di Guerra e pace dalla scrivania. Gli era venuto in mente che forse la scena del soldato morente veniva da l, e se riusciva a ritrovarla forse gli avrebbe dato quell'ispirazione di cui tanto aveva bisogno per il compito. Ma gi mentre sfogliava il libro si rese conto che non poteva assolutamente venire da Guerra e
pace perch il soldato, chiunque fosse, muore sul campo di battaglia,
mentre il principe Andrej viene ferito a Borodino ma muore solo molto pi in l. Ci nonostante, continu a scorrere il libro, a malapena capace di ricordare di cosa parlasse. Mille pagine di nulla; neanche diecimila sarebbero sufficienti a descrivere un minuto della vita di una persona reale, pens. Ma il saggio andava scritto, con o senza ispirazione. Si imbatt sugli appunti che aveva scarabocchiato in fondo al libro, e gli cadde lo sguardo sul pezzo relativo a Petja.
- La morte di Petja. Una forzatura a che scopo se non il pathos? Alla fine, la sua morte  necessaria perch Natasa si concentri sulla madre e sul dolore di qualcun altro, ma  solo una svolta nella trama. Vale cos poco la vita di un ragazzo?
Mai identificato con Petja, una specie di boy scout, ma fa rabbia lo stesso.
Forse poteva tirarci fuori qualcosa. Dimostrare, seguendo la parabola di un personaggio minore quale Petja, come Tolstoj manipoli i personaggi per sostenere i fini programmatici dei suoi romanzi - una sorta di analisi decostruzionista che strappasse
via la carne del cosiddetto realismo per rivelare il nudo scheletro dell'ideologia sottostante. Wes era pronto a scommettere
che mai nessuno nel corso della professoressa Fielding aveva scritto un tema su Petja, o anche solo dedicato a questo personaggio pi di una considerazione fugace. Sarebbe stato un tour de force molto astuto. Ma proprio mentre cominciava a scaldarsi per quella trovata, Wes sent l'entusiasmo che si sgonfiava
come un pallone bucato. Non che fosse una cattiva idea, ma all'improvviso si era visto - impegnato e malizioso, intellettualmente
disonesto e arrogante, troppo interessato a fare sensazione
e segnare un punto - e si sent stordito dalla stanchezza.
Era stanco di Guerra e pace, dell'idea stessa di Guerra e pace, ma pi di ogni altra cosa era stanco di se stesso, dell'incredibile
quantitativo di energia necessario a mettere in strada tutto quel carnevale. Era meglio spaccarsi la schiena, come un vecchio mulo, piuttosto che tenere in piedi quella farsa. Era pi onesto consegnare di nuovo il testo sul Manuale, con tutti i suoi difetti, e prendersi la F che sarebbe arrivata, anche se significava rovinarsi
le prospettive per il college, piuttosto che cercare qualcosa di interessante, originale e coinvolgente da dire riguardo a Guerra e pace. Gi mentre pensava queste cose Wes sapeva che era poco verosimile che le tramutasse in azione, che era solo l'esaurimento
a parlare e che entro la mattina seguente avrebbe elaborato un qualche piano di riserva, ma in quel momento era cos sinceramente stufo e stanco di se stesso che la prospettiva di un Armageddon accademico lo riempiva di una specie di esultanza mistica ed estatica, come un santo medievale. Ripens al sogno di quel mattino, e le lampadine da contare e l'aereo che crollava acquisirono un certo senso alla luce delle esperienze della giornata. Ci aveva visto giusto, dopo tutto, quando aveva ipotizzato che la mente sapesse il fatto suo e capisse cose che erano troppo difficili da comunicare alla coscienza. Anche quando Wes arrivava a disprezzare la sua mente e tutto quello che gli faceva passare, quella continuava a lavorare per conto suo. Questi pensieri furono interrotti da uno strano rumore proveniente dalla cucina due piani pi sotto, e lui si ferm ad ascoltarlo con attenzione proprio mentre entrava Nora, in pigiama e pantofole, libro alla mano.
Cos' quel rumore?.
Quale rumore?.
Di sotto. Ascolta.
Nora si ferm sulla soglia e pieg la testa di lato. Indossava il vecchio pigiama Paul Frank, pieno di faccette di scimmia, che metteva spesso nei momenti di stress, anche se adesso, ovviamente,
le stava fin troppo stretto e la faceva sembrare un piccolo
fenomeno da baraccone. Wes la osserv con affetto e sorrise.
Deve essere pap che lava i piatti.
Santa merda, mi sa che hai ragione.
Nora si gett sul letto accanto a Wes e cominci a sfogliare il libro che si era portata.
Che leggi?.
Ho un castello nel cuore.
Di che parla?.
Parla di una ragazza che vive in un castello in rovina con la sorella e il padre, che era uno scrittore famoso ma non lo  pi, e lei  stufa di tutto ma  super in gamba, e allora lei e la sorella si innamorano di certi ragazzi ricchi che si trasferiscono l vicino, o una cosa del genere.
 europeo?.
E che ne so? L'Inghilterra  europea?.
 un libro per bambini o per adulti? Voglio dire,  una lettura
da liceo inglese?.
Non lo so.  della stessa signora che ha scritto La carica dei
101.
Wes sospir e chiuse gli occhi. Quale che fosse la soluzione, avrebbe dovuto aspettare il giorno seguente, era troppo stanco per pensarci. Ascolt Nora che girava le pagine del suo libro e respirava pesantemente dal naso, e cap che poteva addormentarsi
in quel preciso istante, ma sentiva che gli restava ancora una cosa da fare. Apr gli occhi, e per caso lo sguardo gli cadde sulla libreria sopra la scrivania. Si alz a fatica dal letto, attravers
la stanza e prese il piccolo, malconcio romanzo cartonato infilato tra due grossi, sfavillanti manuali di testo. Era Il quartiere
dei fornai. Lo riport con s verso il letto e lo esamin.
Anche se non l'aveva mai letto, non era la prima volta che lo teneva tra le mani, ma cap che per certi versi era la prima volta che lo vedeva davvero. La copertina era una specie di pastiche di un romanzo dickensiano, con la litografia del diciannovesimo secolo di un fornaio che con la pala mette una pagnotta in un forno di mattoni, il contorno in vezzosa
filigrana e un arzigogolato occhio vittoriano che secondo Wes faceva sembrare scadente
il libro, come se l'editore non si fosse potuto permettere un vero grafico. Anche la carta chiaramente non era delle migliori, e Wes si chiese se al tempo della pubblicazione suo padre si fosse reso conto di quanto poco impegno c'aveva messo l'editore a rendere attraente il suo lavoro. Wes gir il volume e lesse le citazioni sul retro. Un debutto impressionante...
cattura l'esultanza e la dolce agonia del primo amore.
L'autore mostra un talento ben maggiore della sua et... una promessa da tenere d'occhio. Persino i blurb - creati non da scrittori veri e propri ma da anonimi recensori che scrivevano per qualche giornale - sembravano poco convinti, tutt'altro che esaltanti, e Wes prov pena per il padre. Era sicuro che il libro fosse quanto meno meglio di come l'editore lo faceva apparire.
Quando tutta quella storia fosse finita, decise Wes, si sarebbe finalmente fermato e l'avrebbe letto.
Punt i piedi contro la parete e distese la schiena, poggiando la testa sulle ginocchia di Nora. Lei gli carezz i capelli e us la sua fronte come leggio mentre mormorava: Bravo, paparino.
Direttamente sopra di lui c'era la crepa nel soffitto, e Wes si concentr su di essa. In realt era una crepa assai modesta, di sicuro non grande abbastanza da impedire alla sua mente di vagare. Chiuse gli occhi. Sent che stava andando alla deriva, ma in un ultimo momento di lucidit comprese all'improvviso che aveva sempre interpretato male il testo di quella canzone. And it really doesn't matter ifl'm wrong, l'm right. Where I belong l'm right. Where I belong. Per come Paul McCartney pronunciava
le strofe, Wes aveva sempre pensato che dicesse: E non importa se mi sbaglio, ho ragione. Nel posto a cui appartengo io ho ragione. Nel posto a cui appartengo quasi a voler insinuare
che anche quando si sbagliava aveva comunque colto qualcosa di essenziale e inespresso. Ma in realt il testo aveva molto pi senso letto in un altro modo. And it really doesn't matter ifl'm wrong. l'm right where 1 belong. l'm right where i
belong. E non importa se mi sbaglio, sono proprio nel posto a cui appartengo. Proprio nel posto a cui appartengo. Wes pens che in questo modo era pi ovvio e meno interessante, ma funzionava, e anche la rima era migliore. Si augur che questa intuizione non gli avrebbe impedito in futuro di godersi la canzone, ma come poteva impedirglielo se la canzone permetteva
due letture e non una sola? Valeva la pena rifletterci. E
poi si ricord cos'era che gli restava da fare prima di considerare
finita la giornata.
Ti va una passeggiata?.
Nora non alz lo sguardo dal libro. Sono in pigiama.
Allora? Metti una giacca. E una notte meravigliosa, e Crispy ha davvero bisogno di uscire.
No, sto bene qui.
Wes si drizz a sedere, trov le scarpe da ginnastica sotto il letto, se le mise e le allacci. Si spinse verso il bordo del letto, chiam a raccolta le energie e si alz con un grugnito ovattato, coi palmi premuti sulle ginocchia, come un vecchio. Poi prese la felpa col cappuccio dal pavimento e and verso la porta. Sul letto, l'iPhone emise un trillo cristallino. Nora alz il capo e guard il cellulare, poi Wes, che aspettava con una mano sul pomello. L'iPhone trill due volte, tre, poi con un delicato rigurgito elettronico devi la chiamata alla segreteria. Wes gir il pomello e apr la porta.
Torno tra poco.
...
.
...
FINE.